Segnalando / Uscite Urania Dicembre 2014

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Schermata 2014-11-20 a 22.41.36Urania 1613 – Punto di Convergenza di Charles Sheffield
In risposta ad anni e anni di richieste di completamento del Ciclo del Heritage Universe, di cui Urania con il solito spirito rabdomantico ha pubblicato solo il primo e il terzo volume su quattro, viene completato….ahahah, scherzetto. Ci sono utenti del blog che da quando ho memoria chiedono i volumi mancanti ma niente, piuttosto Urania ristampa solo i due volumi già editi. Meno male che a Natale siamo tutti più buoni. Per infidia nella scelta del titolo, forse il punto più basso della parabola nefasta de i capolavori.
Punto di Convergenza (Convergence, 1997) è il terzo volume della saga che i suoi numerosi estimatori li ha, una space opera sui generis con  perfino qualche accenno amoroso.
Lo leggerò? Il romanzo in sé dovrebbe essere una lettura niente male e comunque comprensibile dati i legami tenui con i volumi precedenti, ma la mia voglia di sovvenzionare queste prese per il culo sta a zero.

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Recensionando / Hunger Games: il canto della rivolta – parte I

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mockingjayIl 2014 è stato l’anno dell’esplosione del fenomeno young adult al cinema e a chiuderlo degnamente arriva il precursore e ad oggi miglior risultato di una produzione per la maggior parte deludente (fidatevi di me, ho visto *tutti* i film del listone che vi avevo proposto a inizio anno).
Hunger Games, precursore, successo mondiale, apripista, ma anche produzione sempre più colossale e catalizzatore di un cast sempre più a prova di bomba.
Le premesse per l’ennesimo buon film ci sono tutte, ma non mancano anche le insidie di questo terzo capitolo: la mancanza dell’elemento centrale dell’Arena e la scellerata decisione di Universal di dividere l’ultimo libro in due film (girati però in un’unica sessione), per batter cassa anche nel 2015. Se la prova del botteghino è già vinta, come è andata a livello qualitativo?

Il post è assolutamente privo di spoiler.

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Recensionando / The Lego Movie

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legoIn colpevolissimo ritardo vi parlo di The Lego Movie, cospargendomi il capo di cenere e insultandomi per aver aspettato di non aver niente di meglio da fare su un volo intercontinentale per recuperare uno dei migliori film d’animazione dell’ultimo quinquennio.
Se lo faccio è perché so che in molti hanno fatto il mio stesso errore, pensando che l’ennesimo salvifico brand che la Warner Bros. è riuscita a creare dal nulla (o meglio, dall’accordo con la nota casa produttrice dei mattoncini per bimbi che devono sottolineare la loro intelligenza anche quando giocano) (#TeamPlaymobil) fosse lo sfruttamento commerciale di un brand infarcito d’umorismo becero e di citazioni al posto di solide idee (insomma, la prima Dreamworks).
Sbagliatissimo.
Non che il film non sia saldamente costruito su una serie impressionante di mattoncini di cultura pop, ma è solo il godibile involucro del geniale, graffiante script di Phil Lord e Christopher Miller, capace di fruttare più di 250 milioni di euro nei soli Stati Uniti a fronte di un investimento di 60. In altre parole, vedete di recuperare il primo prima di venir investiti dai prossimi capitoli della saga.

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Recensionando / Lo sciacallo

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nightcrawlerIn attesa che un produttore italiano regali al mondo il film definitivo sulle bassezze del telegiornalismo contemporaneo girando un film cupo e sordido intitolato “Studio Aperto”, ci pensa Jake Gyllenhaal a riempire questo vuoto nel nostro cuore, producendo e recitando nel ruolo di protagonista assoluto ne Lo Sciacallo (adattamento italiano su cui mi trovo abbastanza d’accordo dello splendido titolo originale “Nightcrawler”).
Il film segna anche il debutto alla regia di Dan Gilroy, uno che come sceneggiatore si è già distinto parecchio nell’ambito drammatico/action: suoi gli script di The Bourne Legacy, Real Steel e dell’indimenticato The Fall.

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Recensionando / Ancillary Justice

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ancillaQuarantasette anni, originaria del Missouri, Ann Leckie ha esordito nel mondo della fantascienza con l’effetto di un ciclone, capace di travolgere un’intera annata di produzione letteraria. Ancillary Justice è senza ombra di dubbio il libro SFF dell’anno: il primo volume della trilogia Imperial Radch, ha venduto ad oggi più di 30000 copie (contro una media per esordio di 1000), vincendo Hugo Award, Nebula Award, Arthur C. Clarke Award, BSFA Award, Locus Award e Kitschies Golden Tentacle.
L’impresa compiuta da Ann Leckie è ancora più eccezionale se si pensa al sottogenere a cui il libro appartiene, quello della space opera (quando la gente dice di non amare la fantascienza perché detesta Star Wars, in realtà sta dicendo che non gradisce la space opera, ovvero avventure a sfondo spaziale dal piglio epico, più slegate dal conformismo scientifico). La space opera di stampo classico sta vivendo un certo revival negli ultimi anni, dopo un lungo periodo in cui sembrava aver perso il suo appeal presso il pubblico. Questo fino all’arrivo del libro della Leckie.

[recensione spoilerfree]

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Recensionando / Sils Maria

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sils1Avevo già addocchiato questo film durante il suo passaggio a Cannes 2014, non tanto per il riscontro della stampa, quanto piuttosto perché chi come me sente il bisogno d’indulgere di tanto in tanto in film a tematica lesbica (supposta, suggerita, piaciona, romantica, drammatica, piangerona, PESO, fanservice o chiaramente indirizzato a un pubblico maschile) deve per forza di cose rimanere sempre vigile. Se amate i film da slasher impenitenti e pensate che la cinematografia vi trascuri, provate a cercare quelli che io chiamo lesbofilm. Le alternative sono tre: darsi al porno, scavare negli esordi delle attrici già affermate (quando sono meno schizzinose in fatto di ruoli) o rimanere sempre all’erta per intercettare quelle due, tre uscite all’anno che vale la pena recuperare.
Capite la mia parziale delusione quando, spinta dall’insistente chiacchericcio sulla componente lesbo di Clouds of Sils Maria, in sala mi sono ritrovata a vedere un film autoriale vagamente PESO che parla di tutto (teatro, vecchiaia, lesbismo, amore, morte). Parla e basta.

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Recensionando / La storia della principessa splendente

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kaguya1Mentre lo studio Ghibli vive un difficile momento di riassetto post (supposto) addio al cinema di Hayao Miyazaki, arriva nei cinema italiani l’ultimo lavoro di quella che ormai è un’istituzione dell’animazione mondiale, un progetto scritto e diretto da Isao Takahata, dopo una difficile gestazione decennale.
La storia della principessa splendente è il campione dell’amarcord animata, con il suo stile squisitamente pittorico e un sapiente uso in sordina delle tecnologie più innovative, che entrano prepotentemente in scena solo nei picchi narrativi della storia. Non solo: è l’omaggio di un uomo e un’artista a una delle mitologie fondanti la cultura stessa del Giappone, i cui echi sono rintracciabili in una marea di prodotti culturali del Sol Levante, da più rigorosi ai più pop.

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Recensionando / Interstellar

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interstellarTra poche ore arriverà anche nelle sale italiane uno dei film più attesi dell’anno, il ritorno di Jonathan e Christopher Nolan alla fantascienza. Un film enorme, ambizioso, audace e molto, molto fantascientifico. A seguire trovate una serie di considerazioni personali in qualità di amante del cinema e della fantascienza, il tutto in termini vaghissimi e completamente privi di spoiler, per rispettare la volontà del regista di sorprendere spettatori quasi del tutto ignari di cosa si troveranno di fronte. Più che una recensione è una serie disconnessa di considerazioni, perché sarebbe davvero difficile dare un giudizio effettivo al film senza potersi sbilanciare più nel dettaglio sul suo sviluppo narrativo.
Vi anticipo in estrema sintesi quello che ne penso: Nolan non è il mio regista preferito, non amo alcuni sui film osannatissimi, lo apprezzo ma lo trovo un regista troppo ingombrante, un artigiano capacissimo ma non al livello che la sua fama suggerirebbe. Interstellar ero pronta a snobbarlo (come buona parte della critica ha fatto) invece l’ho amato. Non per la precisione stilistica e narrativa di The Prestige e Memento (al momento i suoi lavori migliori secondo la sottoscritta) ma perché è una splendida pellicola di hard scifi e un’incessante appello allo spettatore a ritrovare fiducia verso il futuro.

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Recensionando / Frances Ha

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Frances1Girato interamente in quel di New York quasi clandestinamente, in  rapporto 1,85:1 e in bianco e nero, Frances Ha si qualifica al primo sguardo come una pellicola indie fatta e finita, con speranze pressoché nulle di sfondare al botteghino italiano. Questo però non giustifica una ricorsa di quasi due anni della sottoscritta, che peraltro a differenza di molti di voi vive nei pressi di una delle città più cinematograficamente ricche di sale nell’intera penisola. Eppure questo piccolo film di cui si è parlato tantissimo tra i cinefili e che è entrato in molte top 10 del 2012 sono riuscita a recuperarlo appena una settimana fa, proiettato per un unico giorno in quel di Milano, in una rassegna chiamata “Rivediamoli” ma che di fatto costitutiva il primo e unico passaggio milanese di questo film, certamente di nicchia ma meritevole di una programmazione meno affrettata.

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Recensionando / La spia

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most wanted1Non ho mai fatto mistero della mia totale, assoluta adorazione per il film “La Talpa”, perciò mi fa molto piacere vedere come la lezione di Alfredson su come sia ancora possibile fare un film di spionaggio assolutamente perfetto abbia spinto tanti produttori a investire su questo filone. Produttori europei impegnati a rivalutare un genere affossato da una serie di pellicole americane che avevano ridotto l’intelligence a un guazzabuglio roboante di gadget supertecnologici e vendette personali #perlalibertà, dividendo il mondo in americani buoni costretti a fare cose brutte per fermare gli arabi cattivi.
A most wanted man continua il lavoro di rilancio del genere affrontando il passo successivo; se infatti “La talpa” era aiutata nel suo porre di nuovo l’accento sulla componente umana dall’ambientazione tecnologicamente arcaica della Guerra Fredda, stavolta l’ambientazione è praticamente contemporanea.

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