Segnalando / Uscite Urania Maggio 2014

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cover biancaUrania 1606 - Un mondo per gli artefici di Charles Sheffield
Qui sono un po’ in difficoltà, perché parrebbe trattarsi di un libro ancora inedito (in Italia) di Charles Sheffield e il titolo non tradotto letteralmente rende difficile capire di quale opera si tratti, specie per chi come me è a digiuno dell’autore. Sarà Trader’s World (1988), storia di misteri e spionaggio in un mondo post atomico nelle mani di gilde come quella dei commercianti? Sembra essere abbastanza congruente, ma non ci metterei la mano sul fuoco.
Lo leggerò? Concentriamoci innanzitutto sul tentare di capire che libro di Sheffield sia, poi ne riparleremo. Comunque dato che Urania stessa non ha inserito anteprime negli scorsi volumi, immagino non sia esattamente un titolo imperdibile.

[IN AGGIORNAMENTO]

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Segnalando / Nomination fantascientifiche 2014

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Per l’appassionato di fantascienza la Pasqua ha riservava un dessert tanto goloso quanto la colomba (da sostituirsi con il dolce tipico della vostra zona in questa nazione di esasperati localismi gastronomici); proprio il 20 aprile infatti sono stati annunciati i finalisti dello Hugo Award, uno dei più importanti premi nell’ambito della letteratura di genere. Si è rivelato un boccone piuttosto amaro, dato che parecchi dei titoli che l’hanno spuntata non sono esattamente rare primizie che chi aveva già avuto modo di assaggiare non faceva che consigliare. Dato che con queste ultime nomination si chiude la panoramica sulla rosa di libri di genere che quest’anno saranno protagonisti della sfida, ho pensato di cogliere l’occasione al volo e fare il punto sulla situazione per chi, pigro come la sottoscritta, aspetta di conoscere le nomination e i vincitori prima di decidere quali titoli recuperare dell’annata. hugo 2014

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Recensionando / The Amazing Spider-Man 2 : Il potere di Electro

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asm1Dopo un inizio parecchio deludente, rieccoci qui a parlare dell’Uomo Ragno hipster, parvenza adolescenziale (a essere generosi col dawson cast) e un nessuno mi capisce! grosso così. Devo essere sincera: la voglia di vederlo non era esattamente ai massimi e la scoperta che la durata dichiarata era di 142 minuti mi ha portato a un passo dalla resa. Tuttavia non potevo esimermi, non dopo aver ammirato la zazzera bionda e il talento di Dane DeHaan in “Chronicles” e “Kill Your Darlings“. Il rimpiazzo di James Franco (ehm) con un talento simile era l’unico movimento qualitativo ascensionale, in netta controtendenza con il resto del franchise, ormai pericolosamente vicino all’irrilevanza. E a quella zazzera bionda (e a una strepitosa colonna sonora) qualcuno deve un enorme grazie.

NOTA: Così come richiesto da SONY, la recensione che segue è assolutamente spoiler free. Attenderò la fine di aprile (ovvero: avete una settimana, cocchi!) e poi inserirò un paio di considerazioni ben più spoiler. Quindi leggete pure senza timore.

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Recensionando / Transcendence

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trascendence locandinaState per leggere un post dedicato a un film affossato da uno dei trailer più fuorvianti degli ultimi anni. Difficile vedere quel promo e non pensare “che stronzata”, ipotizzando il solito film che sfrutta l’allure fantascientifica applicandola senza troppe cerimonie a contesti action, thriller o, come in questo caso, catastrofici.
Niente di più falso. Scorrendo i credits c’è un indizio preciso della direzione che il film prenderà. Ancora una volta Christopher Nolan compare nelle vesti di produttore, coadiuvando il debutto alla regia di Wally Pfister (spero vivamente di non doverlo pronunciare mai ad alta voce), suo fidato direttore della fotografia. Il risultato è “Transcendence”, un’opera fortemente influenzata dal vivaio nolaliano, sia per tematiche che per forma stilistica.
Un fallimento, sì, ma fecondo di idee e di possibilità. Quando i nomi coinvolti qui riusciranno a far funzionare i pezzi senza intoppi, allora ci daranno un filmone, altrochè.

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Recensionando / Divergent, il libro e il film

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div dou A chi bazzica sporadicamente l’ambiente YA e le community di giovanissimi lettori, il fenomeno Divergent potrebbe sembrare la ricapitalizzazione del successo della trilogia di Hunger Games, supposizione del tutto corretta. La trilogia di Divergent è nata sì come un tentativo di bissare il successo dell’apripista distopico, però ha conosciuto un successo tale da diventare un fenomeno a sé. Per darvi un’idea di quanto sia seguita e amata questa saga, all’uscita del terzo e ultimo volume si è assistito a un vero e proprio linciaggio dell’autrice per una scelta particolarmente impopolare tra i suoi giovani lettori, che non hanno esitato ad insultarla e minacciarla, mettendo sottosopra ogni angolo letterario della rete e generando parecchi dibattiti tra autori YA vicini al loro pubblico, divisi tra chi professa la libertà del lettore e chi reclama un limite tra scrittore e lettore.
Un tale capitale letterario non poteva rimanere a lungo senza una controparte cinematografica e a farsi avanti è stata proprio la Summit, lo studio indipendente collegato alla Universal e fautore del successo di Twilight.

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Recensionando / The Grand Budapest Hotel

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tgbh 1Vincitore del gran premio della giuria a Berlino in un’annata dalla selezione parecchio deludente, The Grand Budapest Hotel conferma il livello impressionante di coerenza narrativa e stilistica che Wes Anderson riesce a mantenere pellicola dopo pellicola. Tanti altri sceneggiatori e registri dallo stile così marcato ci hanno insegnato quanto sia facile rompere l’equilibrio che rende eccesso e stravaganza gradevoli, non riuscendo mai a replicare i fasti d’inizio carriera. Ad Anderson invece si può solo rimproverare l’andamento orizzontale della sua linea qualitativa, appena intaccata da un crescente immobilismo di tematiche e soluzioni narrative. Il resto è da applausi.

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Visitando / BEST ACTRESS. Dive da Oscar

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diveAhhh, gli Oscar! Anche chi non è ossessionato dal premio cinematografico più famoso e seguito al mondo (checché ne dica Kechiche) come la sottoscritta si sarà accorto come negli ultimi anni sia diventato estremamente rilevante il contenitore, oltre al contenuto. Non si tira l’alba solo per sapere chi ha vinto ma anche chi indossa chi, chi ha detto cosa, chi è arrivato accompagnato con chi altro e, ovviamente, l’inquadratura in primo piano di Leonardo DiCaprio mentre perde per l’ennesima volta.
Il divismo cinematografico nasce con Hollywood, certo, ma si alimenta e si rinfranca in quella notte magica in cui un vestito o un acceptance speech può rendere un’attrice famosa una diva, l’oggetto del desiderio e della curiosità dello spettatore da casa, un’icona indimenticabile.
La mostra che ha aperto i battenti in questi giorni alla Mole Antonelliana celebra proprio il divismo declinato al femminile, raccontando le donne, le attrici, le stelle che in 86 anni di premiazioni hanno stretto la statuetta dorata come migliore attrice, da Janet Gaynor a Cate Blanchett.

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Recensionando / Nymphomaniac: Volume 1

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nymph 2Facciamo che diamo per assodato che io, tu, noi si sia già oltre la polemica sulla pornografia / la mancata carica controversa del nuovo film di Lars von Trier, perché siamo adulti e non pruriginosi, certi servizi da tiggì della sera li abbiamo superati.
Nymphomaniac è un lungo film che narra per capitoli la vita sessuale di una ninfomane, dalle prime turbe infantili fino ai suoi 50 anni, quando un solitario cultore della pesca e della musica classica la trova riversa senza sensi in un vicolo vicino casa. Incuriosito dalla donna, se la porta nella casa e le offre un tè mentre lei gli racconta vari episodi della sua vita per provargli quanto sia una persona orrenda. E se non siete nuovi al cinema di Lars von Trier, avrete già intuito una forte vena ironico-depressiva che permea il tutto.

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Recensionando / Una storia per l’essere tempo

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atfttb6Una storia per l’essere tempo di Ruth Ozeki, Ponte delle Grazie, 2013, 520 pp.
A tale for the time being (2013) era uno dei candidati al Booker Prize 2013 che mi attiravano di più, a partire dalla bellissima copertina originale che non vedete qui a lato. Questa è la più che dignitosa immagine di copertina di un’edizione italiana arrivata con celerità sorprendente e, da quel poco che posso desumere senza averla confrontata con l’edizione inglese, ben tradotta e adattata da Elisa Banfi.
Complice un’edizione italiana dignitosa e un’ambientazione giapponese contemporanea, ho deciso di cominciare il mio sempre sommario e precario recuperato dei candidati al Booker proprio da qui e, in tutta sincerità, il sentimento prevalente è stato di delusione.
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Recensionando / Her

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herIl grande ritardatario tra i nominati a Miglior Film per l’Oscar 2014 (dai, che quest’anno ci è andata di lusso), Her di Spike Jonze è un film di Spike Jonze. Per quanto lapalissiano possa suonare, al di là di meriti oggettivi e difetti discutibili, il gradimento di questo film dipende molto dalla vostra lunghezza d’onda emotiva. Si sovrappone almeno in parte con quella del sceneggiatore/regista di raffinate e sensibilissime pellicole, sì o no? Ecco la vostra risposta.
Parlando a livello personale, mi posizionerò a livello mediale. Non sono così socievole da poter bollare come cagata pazzesca l’effettiva difficoltà del protagonista della pellicola a relazionarsi a persone in carne ed ossa, capitolando alla tentazione di lasciarsi cullare dall’alternativa più comoda, solo apparentemente meno problematica, dell’intelligenza artificiale. Tuttavia non mi sento di gridare al miracolo circa la visione futuristica sulle relazioni umane e la tecnologia proposta da Jonze perché dai, raga, seriamente, ma dove sarebbe tutta questa pensata rivoluzionaria?

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