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Dopo un paio di pellicole convincenti (Venere Nera, Cous Cous), Abdellatif Kechiche ha fatto il botto, portandosi a casa la Palma d’Oro in un’edizione veramente agguerritissima del Festival di Cannes.
Il merito è da attribuirsi più che al dibattito interno alla Francia su diritti civili e unioni omosessuali (come puntualmente sottolineano dalla stampa italiana) a un’amalgama di elementi perfettamente combinati che riesce raramente a un regista, in genere una volta nella carriera (non per volerla gufare a Kechiche, ci mancherebbe).
Trovare una graphic novel d’impatto, adattarla per il grande schermo e soprattutto riuscire a trovare due interpreti strepitose sia analizzando le loro singole interpretazioni che l’alchimia sprigionata quando appaiono entrambe sullo schermo, distillando il tutto in un film diviso nettamente in due capitoli e dalla lunghezza non proprio consueta di tre ore e spicci. Un sacco di cose potevano andare storte, invece il film fila via senza intoppi o cali vistosi, lasciando lo spettatore con la voglia irresistibile di un terzo capitolo, di una risoluzione che forse, nella vita vera non c’è.
Con i primi caldi e le ultime grosse uscite ormai pressanti (“Into Darkness” e “Man of Steel”), i cinema italiani si preparano alla desertificazione di rilievo. La risposta per i cinefili è solitamente il recupero coatto di quanto perso nelle settimane di calca cinematografica.
Ahhh, quanto mi è difficile parlarvi di Stoker senza mollarvi un “è bellissimo” e chiudere lì l’intera questione. I più informati tra voi sapranno già che la critica non si è esattamente sperticata per l’esordio in lingua inglese di Chan-wook Park, rimanendo generalmente positiva ma freddina.
Finalmente ci siamo, è giunto il momento di confrontarci su uno dei film che ha alimentato l’hype durante questo rigido inverno. Premesse doverose: Into Darkness mi è piaciuto, molto, mi ha entusiasmato nel post-visione. Ho da subito chiarito che è un ottimo blockbuster estivo e un ottimo trastullo per i trekkiani non puristi (insomma, se siete ancora scandalizzati da “Star Trek”, non vale neanche la pena di fare un tentativo), ma non mi sono mai sbilanciata nel descriverlo come un ottimo film.
Michael Chabon è una di quelle anomalie del mercato editoriale italiano difficili da descrivere. Più che noto nel mondo anglofono (difficile non esserlo, quando porti a casa un Pulitzer), da noi tende a latitare. I suoi titoli più noti sono tutti tradotti da Rizzoli, ma molti necessiterebbero di una ristampa, dato che sono sostanzialmente fuori catalogo. L’autore però non è mai balzato all’onore delle cronache letterarie del Bel Paese e in generale rimane all’interno del confine d’interesse di quanti abitualmente seguono il mercato letterario in un’ottica molto inglese/americana.
Non fraintendetemi, lungi da me lamentare di dovervi descrivere continuamente film di fantascienza (ma proprio con le astronavi, lo spazio e tutto il resto!) in questo anno 2013 così ricco sotto questo punto di vista. Certo che però ogni tanto sarebbe gradevole non stroncare veementemente ogni film di fantascienza che capiti a tiro. Un po’ meno, un po’ meglio, per favore.
Certo che a volte sono davvero cretina. Mentre ero al cinema a vedere Silver Lining Playbook la mia opinione sintetica era “Cioè, in pratica è The Fighter in chiave commedia con il ballo”. 122 minuti di film e secondo voi mi ha mai sfiorato anche solo il dubbio che il regista potesse essere lo stesso? No. Ehm.
Indipendentemente dal risultato finale, come portatrice di vagina attendo con ansia ogni film di Kathryn Bigelow. Perché la Bigelow proprio non ce la fa a non fornire ogni volta memorabili personaggi femminili ultra-cazzutissimi, perché la sua volontà è così ferrea e il suo approccio a tutto così netto che finisce per influenzare anche le sue eroine.
Mi astengo da considerazioni politiche di sorta sul doppio mandato come presidente degli Stati Uniti di Barack Obama ma come critico cinematografico sarebbe stato molto, molto peggio, anche in una prospettiva ultra-oltranzista stile FOX News.
Ammetto che, dopo essermi premurata di vedere almeno tutti i candidati a miglior film agli Academy Award (il che, da quando sono raddoppiate le nomination, è diventato davvero impegnativo), non ho finito il giro di pareri sugli stessi, ma insomma, quanta roba interessante è uscita che richiedeva la mia urgente attenzione?