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Ci sono film che non esistono.
Con questa citazione così high brow mi accingo a parlarvi della (quasi) opera prima di Mike Mills, scoperta assolutamente per caso. Ora, stando alle cronache, è persino uscita nei cinema nostrani lo scorso dicembre, ma in quanti e per quanto non è dato sapere.
Siccome sono una personcina a modo, l’ho recuperato da Blockbuster, partendo da un’esiguo monte informazioni:
-Ewan McGregor che sta con Mélanie Laurent
-Christopher Plummer che fa l’anziano omosessuale
-Un cagnolino sottotitolato

E questo è, in sintesi, quanto ho ricavato:
-E’ la versione cinematografica di Tristezza a Palate
-Strapparvi le gengive dai denti potrebbe essere meno straziante
-Ewan McGregor è uno dei massimi esponenti viventi della faccetta afflitta

Beginners è passato inosservato e comincio a capire il perché. Rimane per me un mistero come uno con un background così indie-ebraico sia riuscito a mettere le mani su un cast del genere. L’unico motivo per cui si è parlato della pellicola (che si è cuccata un golden globe) è per la figura omosessuale in ballo, quella dell’attempato padre del protagonista. Christopher Plummer in effetti ci regala un marito che, alla morte della moglie fa il suo coming out pacato col figlio e cerca disperatamente di ottenere parte della felicità che gli è stata preclusa in giovinezza. Oliver però non sembra così disposto a passar sopra sul cambiamento repentino del padre e su un’infanzia costellata di ricordi della madre, decisamente sopra le righe e alternativa, ma senza traccia del padre.
Quindi potremmo riassumerla con un “mio padre è gay, mia madre è scema!”

Per quanto riguarda la tristezza a palate, vi fornisco un veloce campionario: la pellicola si apre rivelandoci che il padre di Oliver è morto di cancro, proprio mentre riusciva ad ottenere un po’ di felicità. Olivier da parte sua pare totalmente incapace di costruire una relazione duratura, anche con la bella attrice Anna (ebrea, perché è un chiodo fisso della Laurent). Non pensiate che Anna sia felice, ANZI! Vive in lugubri alberghi a causa del suo lavoro, con un padre che le telefona per dirle che sta per suicidarsi. Il padre e la madre li escludiamo in partenza perché si sono scelti a vicenda in un’epoca in cui la felicità non era raggiungibile. Persino il cane comincia a guaire in maniera straziante se Oliver si allontana da lui.

Chiariamo; a me i film con il dramma dentro piacciono un sacco. Ma a tutto c’e’ un limite. Qui siamo oltre, così oltre che Olivier crea un booklet per una band emergente che si intitola “Storia della tristezza”. In pratica è il booklet di Mariottide.

Il tutto è ulteriormente aggravato dalla volontà di confezionare un prodotto che profumi di indie ma che si rivela irrecuperabilmente PESO. La durata è considerevole, ma diventa psicologicamente infinita quando assistiamo ai vagabondaggi dei protagonisti per la città, agli sguardi verso il nulla, al sole che sorge e ad altre immagini poetiche che paiono piazzate lì esclusivamente per causare una caduta palpebre irreversibile.

Poi possiamo star qui a discutere quanto volete di quanto l’interpretazione sommessa di Ewan McGregor sia ancora una volta emozionale e che salvi sostanzialmente il film e un personaggio egoista e antiemotivo (insieme al cane che, essendo sottotitolato, gioca la facile carta del “ahhhh checccarino!”). Di quanto Mélanie Laurent lo aiuti risultando deliziosa e straziante. Di quanto certe modalità narrative siano fuori dai canoni e di sicuro impatto. Fatto sta che io salverei giusto quel che si vede nel trailer (e “storia della tristezza”).

Mike Mills, so che hai tante cose da dirci, ma stringi e taglia la prossima volta. Ti prego.

Lo devo vedere? Solo se ti vuoi veramente del male, se ami Mariottide o le faccette tristi di McGregor.
Ci shippo qualcuno? Niente gay friendly, qui ci sono i gay veri, bambina.
Coefficiente film PESO? Livello vicino ai massimi storici
Coefficiente kleenex? E’ così straziante che blocca i dotti lacrimali.

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