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Premetto che forse la comprensione complessiva del film è andata un po’ a puttane. Insomma, uno dice “proviamo ‘sto IMAX che ce l’hanno in Repubblica Ceca, quello vero, mentre noi in Italia no!” e cosa scegli? Scegli Mission Impossible Ghost Protocol, che tanto ci son le scene d’azione e il parlato non è fondamentale. In inglese, col sottotitolo inutile in ceco, ma tanto ce la si fa no?
Non proprio, per due motivi:

  1. Jeremy Renner alterna a frasi in inglese frasi pronunciate con un accento così ermetico che pensavo parlasse in ceco.
  2. Per fare gli sboroni, oltre che lanciarsi dal grattacieli, Tom & compagni parlano in russo. E se ha il sottotitolo in ceco può essere un problema.

Detto questo, facciamola breve: MI4 è un bel capitolo della saga di Mission Impossible. Quindi intrattenimento a manetta, inseguimenti spericolati, fighe combattenti, gente dei telefilm che muore subito (Josh Holloway con una nuance più castana del solito), i russi cattivissimi, l’agente Ethan che c’ha delle sfighe pazzesche, maschere, tecnologia tamarra, la scena del grattacielo.

Come saga, MI ci ha abituato ad essere più influenzata dal regista di turno che da un tentativo di sequenzialità. Non che gli anni non passino, lo scorgiamo dal viso e dal pettorale non più sodo di Tom Cruise, dalle nuove location piene di soldi di riferimento (Dubai*), da un certo scetticismo di fondo che serpeggia verso la tecnologia (infatti i gadget dell’episodio sono uno più fuffo dell’altro, tanto che viene il sospetto che siano stati ordinati da un rivenditore di Hong Kong su Ebay). Non per usare paroloni, ma un lieve scetticismo verso il modernismo tecnologico ci sta tutto. Poi c’e’ un megattentato realizzato da uno che entra ed esce dal Cremlino come gli pare e piace e Ethan stesso ci mostra che fai un corridoio, giri a destra, esci da un cancelletto e PAM! sei fuori dal Cremlino, ma appunto, è Mission Impossible.

Il cambiamento più rilevante dopo il terzo capitolo snaturato, scivolato troppo nel drammatico (cosa faceva paura Philip Seymour Hoffman, PAURA!) è la direzione di Brad Bird, uno che dal curriculum all’indole personale sembra essere perfetto per creare azione pura, coinvolgente ed elettrizzante, sforzando i meccanismi del reale e sfiorando la cagata pazzesca senza farcelo intuire troppo. Non vi dico quante craniate prende Ethan (quella al rientro dalla stanza dei server produce il THUND! distinto del piccione spiaccicato sul vetro, per non parlare della scena finale). Ovviamente c’e’ la scena ai confini della possibilità con grattacielo. Forse il meglio del peggio digeribile è la lente a contatto stampante wireless, ma anche la corsa a piedi nella tempesta di sabbia ha un certo che di puttanata che merita una citazione. Sennonchè Brad Bird scansa agilmente il pericolo di strafare, piazzando lì un paio di riprese canoniche (la ripresa del grattacielo visto dall’alto) con altre più personali e originali. Poi, sul finale, ci ricorda che lui è un regista d’azione sì, ma l’azione con un grande cuore dietro.

Anche la sceneggiatura sta al gioco, rispolverando un po’ i classici del genere. Megacaso di tradimenti e spionaggiocontrospionaggio con uno scienziato pazzo (Fringe anyone?) che vuole far partire un’atomica…aspetta, com’era la vaccata? Ah sì, perchè se ci scanniamo tutti uno contro l’altro quei pochi che sopravvivono sono i migliori tra di noi. EH.
Menzione d’onore per i cattivissimi russi che fanno la figura dell’ispettore Zenigata con Ethan. Roba da gelare i contatti diplomatici con Hollywood. La scena del cornicione è esemplare, con Ethan che potrebbe saltare, e il russo lo lascia fare non si sa bene perchè. Ethan però temporeggia, perchè pensa “attutire la caduta dal terzo piano atterrando su un cassonetto pieno di immondizia? Naaa, TROPPO FACILE! Ecco, mi lancerò utilizzando la cintura per scivolare su questo filo dell’alta tensione e planare leggiadro su quel camioncino in moviment…THUND!” Craniata.
LOL PURO.

Insomma, la casa offre i suoi classici. Se siete amanti del genere, è proprio il caso di darci un’occhiata. Non che manchino i difetti. Renner, per esempio, è relegato al ruolo di spalla, sottolineandone un milione di volte la sudditanza psicologica verso il fighissimo Ethan e innescando una gravissima spirale di shippaggio fangirlistico. Insomma, lui vive nel dramma perchè ha mollato la moglie di Ethan in albergo da sola mentre la doveva proteggere, preferendo stalkerare Ethan che faceva jogging. Perchè!? Perchè gli fa certe faccette? E perchè Ethan gli fa lo spiegone finale con tanto di occhi “no, non te ne andare, io non ti porto rancore e voglio essere tuo amico!”? AAAAAHHHH, SOSPETTO.
La spalla comica la copre di nuovo Simon Pegg, quindi sapete che aspettarvi. Nota *dolentissima* sul comparto figa combattente; Paula Patton si ritrova un personaggio lì in bilico dal farsi Ethan/William, ma niente. RIMANE VESTITA TUTTO IL FILM. Nel timore di, boh, renderla la figa da asporto per completare il team, si sono scordati di caratterizzarla in toto e la Patton sta lì, sperduta, non sapendo bene se fare la seria, la sexy o quella incazzata. Un tedio colossale. Oh sì, ero la fidanzata di Josh Holloway e voglio tanto male alla tipa bionda spia russa/francese che lo ha coppato. Fine caratterizzazione, intorno al minuto 10 del film. Seriamente. Ad un certo punto ci infilano pure un catfight e io speravo tantissmo in una cosa *epica* (no, non mi precludo nessuna sfumatura del fangirlismo, manco quelle da camionista calendaro), ma niente. Lascia invece un’ottima impressione Léa Seydoux, alle prese con uno stereotipo vivente: tizia spia bionda occhi azzurri che vuole i diamanti e li nasconde nella borsa di Prada (o Gucci? Annoso dubbio). Seriamente.

Lo vado a vedere? Se il concetto alla base dell’intera saga ti piace, sì. Se hai sempre martoriato l’anima ai tuoi amici dicendogli quanto ti faccia cagare la saga, mh, dunque, NO.
Ci shippo qualcuno? Qui scatta direttamente la ShipSheep
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Probabilmente non era voluto, ma tutta la storia legata alla morte della moglie e la venerazione ft senso di colpa di Renner verso il veterano Tom…EH.
Coefficiente mi sistemo il ciuffo e salto nel vuoto? Altissimo, of course.

*Una delle cose che adoro di queste pellicole è che il presupposto è che tu spettatore sia mezzo deficiente. Non basta scrivere DUBAI grosso così, no! Loro ti mettono pure le dune, la tempesta di sabbia, le scritte in arabo sui cartelli dell’autostrada e UNA MANDRIA DI DROMEDARI. Così, per andare sul sicuro.

 

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