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Non solo è uno dei film più belli di un 2011 cinematografico un po’ avaro, il secondo titolo importante di  Tomas Alfredson è un film che cresce nel post visione. In sintesi, La Talpa è un film veramente meritevole e se siete stati così sprovveduti da perdervelo nonostante il calore dedicatogli dalla critica, filate immediatamente a recuperarlo.

Incentrato su un intrigo di spionaggio reso celebre dal romanzo di John le Carré, la pellicola non ricalca le classiche modalità di racconto tipiche della Guerra Fredda: niente azione, niente rocamboleschi inseguimenti, niente gadget prototecnologici.
Che il film sia guidato da Alfredson è palese nel suo approccio alla storia; divisi tra la Repubblica Ceca e il Regno Unito, i destini dei protagonisti sono tratteggiati attraverso lunghe sequenze d’atmosfera, dialoghi sussurrati, un gusto innegabile per il racconto visivo, cinematografico ante litteram, senza troppe spiegazioni di contorno. Il che potrebbe anche essere descritto come un non succede niente esteso alla durata della pellicola. Sta molto al gusto dello spettatore dare il giudizio finale, ma se accorderete la vostra viva attenzione al rompicapo del film ne verrete ripagati. Non tanto con una risoluzione inaspettata e raggelante, quanto piuttosto con una scena finale che va a chiudere un bellissimo ritratto di relazioni umane prima che lavorative.

Sarebbe sciocco negare che a tratti il continuo cambio di nomi in codice e l’aggiunta di interconnessioni tra personaggi fuori scena renda il film a tratti poco fruibile, ma pare sia un’eredità del romanzo. Sicuramente Alfredson è impegnato a restituirci l’atmosfera opaca e malinconica di un mondo vicino ad un cambiamento ma ancora chiuso, tutto ripiegato su sé stesso nella presunta ricerca di una falla che sta aiutando il Nemico. A voler proprio trovarci un difetto, alle volte sembra quasi che sceneggiatura e regia ci lascino la mano, troppo interessate a cogliere un’atmosfera che a raccontarci qualcosa di effettivo.

La scelta però paga, soprattutto nella descrizione della magnifica Regina Nera di Gary Oldman, giustamente premiato con una candidatura all’Oscar. Un’interpretazione in sottrazione, che lascia agli atteggiamenti più che alle parole il compito di lasciarci intuire, più che dirci. Sarebbe ingiusto però non ricordare il resto del cast, che non fa che alzare il livello già ottimo del lato tecnico. Un Benedict Cumberbatch che colpisce al cuore nell’unica scena in cui scorgiamo la sua vita personale, un intenso Mark Strong finalmente premiato da un ruolo autenticamente complesso, un Tom Hardy che conferma che oltre il muscolo qualcosa c’e’, un Colin Firth che continua ad esplorare le fragilità umane con grande intensità.
E poi, invisibile eppure così fondamentale, il personaggio di Karla, il capo dello spionaggio nemico.  Le sue qualità sovraumane, la sua dedizione, il suo scorgere l’unico punto debole di un funzionario modello come Smiley: di lui sappiamo sostanzialmente tutto ciò che ci interessa, ne ammiriamo la capacità di influenzare così tanto la vita oltremanica, eppure il merito va completamente agli attori sopracitati, che effettuano di fatto la propria caratterizzazione e quella di questo conturbante deus ex machina.

Rispetto a Lasciami Entrare, la pellicola riesce anche a raggiungere un notevole livello tecnico che con i finanziamenti del film precedente era impensabile. La ricostruzione degli interni del Circus (potenziata con un uso efficacissimo e discreto di CG), la resa malinconia e “da guerra fredda” degli esterni in Repubblica Ceca, la fotografia ora fumosa ora sui toni acidi del giallo e del verde.
Come poi non ricordare il lavoro di Jacqueline Durran sul vestiario dei protagonisti, discreto eppure eccezionalmente elegante, tanto da attirare l’attenzione dello spettatore sui bellissimi completi indossati da Cumberbatch anche nei momenti di massima tensione narrativa.

Lo vado a vedere? Assolutamente sì, ma solo nel caso tu riesca a sopperire alla mancanza di ritmo incalzante e spiegoni che il film impone. Siamo abbastanza vicini al concetto di film PESO, a giudicare dagli sbadigli in sala. Se invece ti piacciono i film visivi pieni di non detti e non soffri ritmi narrativi molto rallentati, alza le terga dalla sedia. Come ha detto il mio vicino di poltrona dopo essersi fatto spiegare da me chi fosse la Talpa e cosa fosse successo “una volta che l’hai capito, è veramente una figata.”
Ci shippo qualcuno? [SPOILER!] ritratto di relazioni umane prima che lavorative è la mia rielaborazione della descrizione terra terra che gira su tumblr, più o meno un gary stu in cui tutti vogliono Gary Oldman per sé. Nella pellicola ci sono solo due donne; una muore (però a me piaceva un sacco) e l’altra è una pensionata grassoccia. Il resto dei personaggi o è canon spudorato o è praticamente servito su un piatto d’argento. Il grande mistero è come non esistano delle meme pazzesche e gigabyte di gif. Personalmente ho amato tutta quella confessione di Smile nei riguardi di Karla e il fatto che poi il russo avesse conservato il suo accendino (e distrutto il rapporto la moglie), facendo partire nel mio cervello una visione stile smirking smile del misterioso Karla. Altre hanno sospirato per lo sguardo finale che Mark lancia a Colin prima di porre fine alla sua vita (io però avevo le lacrime agli occhi nella scena della perquisizione dell’appartamento, quando Colin trova la foto e se la mette nel taschino vicino al cuore, ohmammina!) Unanime è il giudizio sulla scena del tracollo di Yuki Eiri di Benedict che caccia il suo amante e poi piange straziato. 15 secondi sconvolgenti, anche perché le maledette che continuavano a dirmi “No, ma vallo a vedere il film!” non mi avevano assolutamente avvisato e io sentivo l’impulso irrefrenabile di urlare “OHCAZZO! O-M-G! E’ Canon, veramente! E’ un via libera ufficiale così commovente per cui poi io potrò dubitare con pieno diritto di qualsiasi personaggio di questo attore! Alfredson, tu mi vuoi regalare tutto questo!?” e quindi mi agitavo come una posseduta sulla poltroncina, emettendo urla silenziose. Anche perché, guardaroba metrosexual escluso (conosco gente che quando ha visto la cravatta azzurra ha pensato a White Collar), questa scena dall’impatto emotivo devastante ti piomba tra capo e collo all’improvviso e insomma, mi sono persa dei pezzi successivi perché ero troppo sconvolta.  Posso dirlo? Quella storia del mentore tra Gary e Benedict e la confessione sul passato amore di Karla suonava parecchio sospetta. E sicuramente ci sarà qualcuno che Colin e Gary li ricamizza per la storia della moglie, e qualcun altro che la storia di Benedict che piglia a pugni Tom è quantomeno curiosa. Guardate quanto è lungo questo paragrafo e ditemi se, voi fangirl e fanboy sempre assetati di nuovi pairing, non dovreste vedere un film così. Qui ci caccio un intero gregge di ShipSheep.

Coeffiente kleenex? Se non vi si congelano i dotti lacrimali per il tracollo di Yuki Eiri ad opera del Cumberbatch, altissimi.

Insomma, se all’uscita mi aveva soddisfatto, più ci penso e più sento il bisogno di possederne una copia in home video.
Quindi caccio anche la super raccomandazione speciale dell’ammiccante

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