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Quando vedo i mega concertoni negli stadi e nei palaqualcosa, mi si stringe il cuore. Certo, deve essere bellissimo vivere il momento collettivo, ma vuoi mettere il piacere puramente scaccione dei concerti Visual Kei?

Ok, per chi non ha proprio le basi, veloce ricognizione: cos’e’ il Visual Kei?

A spanne, dato che per ognuno è una cosa diversa ed è il terreno l’ideale per dare l’inizio ad una scazzottata tra metallari dal cuore trash.

Se il Giappone il circuito di livehouse grandi come la vostra cameretta (non è un modo di dire, ci sono locali che con 100/150 persone portano a casa il sold out) e con un rimbombo terrificante crea un ambiente stile serra per le formazioni più casalinghe ed assolutamente deliranti che possiate concepire, con gente che sopravvive con una fanbase di 20 persone (storia vera), in Italia la storia è un po’ diversa.
I fan sono sempre nell’ordine delle decine ed infatti alla fine troverete sempre qualcuno che in realtà conoscete da una vita sul web. Il problema è che si scatena il deliquio da chi ha una sola possibilità di vedere i propri idoli ogni 20 anni e spesso sta ancora alle scuola medie. Risultato: gente in coda dalla mattina prestissimo per concerti a cui si presentano 200 persone a stare abbondanti (questo l’ho fatto pure io svariate volte) e soprattutto una LOTTA MORTALE per rimanere a ridosso delle transenne (se ci sono). Si lavora di gomiti, ginocchia e… voi non avete un’idea. I numeri insomma sono un po’ quelli Giapponesi per la maggior parte dei gruppi, ma la missione diventa molto meno possibile perché tutti sono impegnati in una guerra di posizione, cosa che in Giappone sostanzialmente non esiste.

Poi esistono le eccezioni, e qui parliamo di una di queste. KAYA.
Tutto maiuscolo, perché siamo ad un livello di parossismo trash tale che il minuscolo non gli/le renderebbe giustizia.
Kaya, uno che pare una ma con una vena trans autentica diversamente dalla maggior parte delle band, uno che potrebbe mimetizzarsi su disco radio senza colpo ferire, sembrare una battona e contemporaneamente è anche un professionista del palco (e sicuramente di altro) che canta più che discretamente.
I concerti di Kaya sono un’esperienza, non nel senso dell’arte che blablabla, ma nel senso che passi da momenti di esaltazione perché si mette a cantare la tua hit trash preferita a momenti in cui tentare di non ridere fortissimo è veramente dura (aka quando arriva il suo corpo di ballo formato da 4 ballerini gayerrimi e da due travioni vestiti in lamè) a quando fa il Lentone presissimo e parte il momento commozione. E nel climax emotivo, finge vistosamente di piangere, SEMPRE.

Da citare (da 0:37, occhio al volume delle casse, dal vivo è decisamente peggio) , in grado di gelare il sangue nelle vene anche a chi frequenta le peggiori bettole promiscue. E’ talmente un caso umano che copre la bottiglietta d’acqua con un vestitino in pandan col suo.


La fanbase europea di Kaya è sparuta come quella in patria (vorrei farvi presente che ha fatto fallire la sua etichetta almeno 2 volte), ma il concerto di Milano, che prevedeva il nostro in collaborazione con Satsuki, ha registrato l’incredibile affluenza di tipo 50 persone (sempre a voler essere generosi). C’e’ da dire che il Legend 54 è sostanzialmente un buco, quindi si è evitato l’effetto film western, ma ragazzi, che tristezza!!

Anche perché Kaya in trasferta non si porta i ballerini, ha tutte le basi tunze che non richiedono musicisti di sorta e soprattutto non poteva attaccare i pipponi perché (quasi) nessuno capiva il giapponese. Povero.
In effetti l’atmosfera sulle prime canzoni (ROSE KINGDOM, la canzone ufficiale degli esercizi con lo step, ha aperto il concerto. EMOZIONE!) era parecchio freddina e il nostro sculettava e smossettava come un matto con poco feedback.

Ma Kaya è un professionista del malaffare e non saranno 50 sprovveduti a metterlo in difficoltà. Bardato nell’outfit di ophelia + parrucca rossa da squaldrina, ha cominciato ad usare dei trucchetti da professionista. Innazitutto leggendosi il foglietto con espressioni classicissime come “Buonasera” “grazie” “Sono Kaya” “Piacere” “Come va?”, il tutto translato in Giapponese…dubito che in molti abbiano percepito l’italianitudine di quanto stava urlando.

Poi ha tirato fuori la risata schecca, che suscita sempre un sussulto raggelante al cuore.
Poi a cominciato a dirigere il pubblico come manco il più consumato animatore dei villaggi vacanza, visto che non tutti conoscevano i furi ufficiali (ovvero i ballettini che in patria tutti i  fan fanno a comando, coordinatissimi, aggraziatissimi, con un espressione concentratissima sul volto).
Nota: Kaya è uno di quelli che le furi se le pensa e poi le insegna al pubblico. D’altronde vi ricordo che lui ha un corpo di ballo.
Insomma, per ora che siamo arrivati a Chocolat (un capolavoro assoluto del bon ton trash!) il pubblico era caldo e partecipe del delirio. Tra parentesi, siccome nell’unica occasione in cui avevo assistito ad un suo concerto due anni fa Chocolat non l’aveva fatta, al suo annuncio ho avuto tipo una reazione veramente isterica. Sul palco, oltre ai soliti comodini + candelabri (per chi non è del giro: vi giuro!), c’era pure una trave. Kaya si è messo a flirtare con la trave sculettandogli addosso. CHE PERLE.

Ovviamente poi non è mancata Rose Jail, il momento magico in cui Kaya tira fuori l’aurea battona che solo lui sa fare, limonando gente random tra il pubblico (in genere i maschi più machi che trova, ma si narra di donne a cui abbia succhiato svariate dita e del celebre “Ah, se fate registrazioni video vi mangio l’uccello, UAHAHAHAHAHAHAHAH!“). Sì, anche ‘sto giro a limonato duro un tipo. E anche ‘sto giro ha coinvolto il pubblico nella dinamica padrone/schiavo in cui comincia a farti sgolare come un ossesso nell’ultima parte di canzone.
C’e’ stato anche un tentativo di dialogo in cui, spinta dagli insegnamenti del maestro Vincenzo Mollica, gli ho chiesto se gli piaceva l’Italia. E lui ha risposto con un acuto altissimo che sarebbe “I love Italyyyyyyyyyyy!” Che ovvietà paracula, che emozione.

In mezzo sì è anche svolto il concerto di Satsuki, di cui a me non tange nulla, sorry. L’unica cosa che ho notato è che dopo un tot di canzoni visual base (e una suonava tantissimo come Mizarable di Gackt) si è preso veramente male e ha fatto un brano LUNGHISSIMO con una nenia stile Enya investita da un tram in cui hanno anche acceso la palla da discoteca e…ok, avete presente quando nei film si drogano e parte quella musichetta allucinata mentre la telecamera comincia a roteare disperatamente? ECCO. 5 minuti così, seguiti da altri lentoni che poco centravano con le canzoni precedenti. Tipo switch completo di genere. Ma il batterista era talmente buzzurro che era ok. Ovviamente qui è scattata la pausa bagno. XD

Poi Satsuki e Kaya sono tornati sul palco e OH MIO DIO, Kaya indossava l’outfit da Snow con il cappellino di Node of Scherzo, parrucca bianca INCLUSA. Ero vicina ad avere un mancamento, anche perché Kaya ha interpretato insieme alla band Glitter Arch. Capite? Kaya che canta con DEGLI STRUMENTI VERI DAL VIVO come base? Un ossimoro in termini. Emoscion.

Alla fine, dato il tentativo di fare cassa con gli official goods e le orde di gente presente, si è tenuta una signing session e io, che ho paccate di singoli fuffa di Kaya, ovviamente non avevo dietro niente. Merda.
Poco male, ho stretto la mano a Kaya (le mie cellule sono ancora un po’ sconvolte, per fortuna che aveva i guantini) e gli ho detto che se torna in Italia (c’e’ anche un po’ d’Italia, no?) deve cantare Carmilla, perché è la mia canzone preferita. D’altronde il momento emozionale mi permetteva solo quest’elaborazione linguistica e come motivazione era gretta ma molto realistica. E  Kaya mi ha risposto “PROMISU” (promise nell’inglese giapponesizzato). Vincendo tutto. Ve lo racconterò almeno 15 volte ciascuno.

WordPress mi ha gentilmente informato che due disperati sono giunti su questo blog cercando la setlist. Io in queste cose sono una vera chiavica, ma a memoria, ecco quello che mi ricordo.

SET LIST a spanne
Rose Kingdom
Ophelia
Vampire Requiem
Curse of Rose
Medusiana
Novelle Mariee
Masquerade
Chocolat
LENTONE
Silvery Dark
Chocolat
Epicurean
Rose Jail
Glitter ArchQuesto è quanto ha scritto sul suo blog il nostro. La traduzione è ad opera dei fan che gestiscono questa pagina.

 
“Ti amo!!!!!!!!”:
“Sono arrivato a Monaco, qui sono le 4 del pomeriggio. Ieri sera c’è stato il concerto a Milano (*´ω`*) Grazie mille a tutte le persone che si sono radunate e che mi hanno dato supporto! C’erano persone che sapevano perfettamente le furi, e che hanno cantanto insieme tutto il tempo! Sono stato veramente felice quando avete cantato il coro di Chocolat ・°・(ノ▽`)・°・
Grazie davvero a tutti quanti!! Tornerò sicuramente!!! La prossima volta sarebbe meglio tornare in un fine settimana eh? ^^;(questa volta per colpa dello schedule ho dovuto fare concerti durante la settimana…)”

(le foto le ho prese del Blog di Kaya, perchè ai concerti visual è proibitissimo fare foto. Le pubblicano loro, solo quelle in cui sembrano fighi).

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