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Parlando di 1984 con un conoscente mi è stato fatto presente che, quando recensisco libri, sono più PESO dei film dell’Europa dell’est in periodo URSS. Senza sottotitolo.
LO SO. Però per una volta lasciatemi sforzare di non sbragare dopo due righe per rendere omaggio al genio di George Orwell.

Espletato però l’omaggio, vorrei fare una considerazione personalissima sulle impressioni che mi suscita Orwell come autore dietro le righe. Personalmente eh.
Per me è il classico Genio con deriva sessista e allupamento per la figa giovane.


La prima volta che lessi 1984 non notai assolutamente la cosa, ma ero troppo impegnata a farmi travolgere dalla Disperazione Nera. Credo fosse una delle mie prime distopie letterarie, pensate un po’ che impatto. Poi uno attacca la serie infinita di Urania Collezione ad unico argomento “E’ finito il mondo e tutto fa schifo” e ci fa un po’ il callo. Spoiler: ci si rimane di merda comunque, sempre.

Nella seconda rilettura però una cosa mi ha fatto girare veramente i coglioni che non ho. I PERSONAGGI FEMMINILI. Badate, ci sono critici maschi che hanno tentato di rileggere la cosa sottolineandone l’importanza è tentando di mitigare quello che a me sembra un dato di fatto, ovvero che Orwell sia un misogino della miglior tradizione.

Quindi scorriamole un po’, queste belle figure femminili:

  • La Madre: Winston non si ricorda granché e la associa più che altro alla sua vaporizzazione e al suo essere stato un bambino assolutamente tiranno e insopportabile. Questa donna è già una santa per non averlo strozzato in un raptus omicida. Ci viene descritta come un donnone, non molto intelligente, che quando scompare il marito diviene apatico e senz’anima (toh!). C’e’ anche una sorellina assolutamente inutile, che come unico attributo ha quello di essere fragile e malaticcia, quasi mezza morta (e mezza scema).
  • La Moglie: Katherine è il culmine dell’orrore. Roba che mentre leggevo auguravo tutto il male possibile a Orwell. Ci viene descritta come l’essere più stupido della terra, profondamente invischiata nelle politiche di partito, incapace di pensare qualcosa che non le sia stato indottrinato. Per Winston equivale sostanzialmente ad un pappagallo. Quell’immortale descrizione di lei che giace come un manichino di legno sotto di lui che stantuffa, come da volere del partito, è una delle più aberranti e maschiliste mai scritte nel Novecento (e nel Novecento c’e’ Moravia!)
  • Julia: giovane, bella, molto arrapante e arrapata, Winston la ama ma ci mette poco a capire che anche lei, CHE SORPRESA, è stupida. Per l’esattezza, quando non parla di qualcosa che egoisticamente le interessa, si assopisce. Ci viene più volte ripetuto che è incapace di formulare la benché minima critica sul Partito. A lei interessa solo infrangerne le regole (fare sesso) sopravvivendo. Tutto ciò in cui è più afferrata attiene la sfera sessuale. Ha anche delle attribuzioni semianimalesche, ovvero di dormire sempre e comunque in ogni situazione (come gli animali appunto). Winston lo tradisce subito e sul finale del libro è anche un po’ stronza. Impossibile leggerne una descrizione senza immaginarsi Orwell in versione vecchio depravato. Julia è un sogno erotico facilmente sacrificabile all’economia del romanzo, in favore della tragicità di Winston
  • La Prolet: Un donnone che stende il bucato canticchiando canzoncine diffuse dal Partito. Sostanzialmente la connotazione è positiva, è la chiave del futuro! Spesso però è questa positività viene stravolta sottolineandone l’ignoranza completa, come il suo persistere a cantare canzoncine ritenute sciocche da Winston.
  • La Vicina: Appare giusto per una scena, venendo descritta come un personaggio sgradevolissimo. Ostaggio dei suoi due terribili bambini, ormai pronti a denunciarla alla psicopolizia, sfrutta Winston per fare i suoi lavori di casa quando il marito è fuori. E’ anziana, brutta e ci viene più volte detto che la della polvere persino nelle rughe. E no, stranamente non viene descritta come intelligente.

Invece quali sono le due figure più attive e personalizzate del romanzo? Winston e O’Brien, ovviamente. Winston se ci pensiamo bene alle volte si comporta come una vera merda, eppure è indiscutibilmente l’eroe tragico del romanzo. Attraverso i suoi occhi O’Brien, il suo aguzzino, diviene una figura mitica, antologica nella sua connotazione paterna, nel suo carisma, nella sua folla capacità di aderire al doublethink. Dall’intelligenza spiccatissima, che sto qui a dirvelo.

Insomma, come accade in buona parte della letteratura a tema fantascientifico, il futuro è qui, ma solo un pene munito può esserne protagonista.

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