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Esistono persone belle al mondo, persone che mentre tu sei a lavorare ti comprano in anteprima al Cartoomics manga che sanno che vorresti leggere, senza che non solo glielo abbiate chiesto, ma che proprio ti sia venuto in mente.

Esistono persone malvagie come me che postano la foto del suddetto volume su Twitter, così da suscitare invidia di quel sparuto gruppo di amanti di josei in Italia. A queste persone vorrei ricordare che io a Lucca non ci vado mai.

Ma esistono anche persone che potrebbero adorare Supplement di Mari Okazaki. Il problema è che non sanno nemmeno che esista. A questo porrò rimedio io!

Il problema di questo manga non è la qualità in sè.
Il primo volume di Supplement (conosciuto in Giappone come Supplì) conferma quanto già sapeva chi aveva acquistato la raccolta di storie brevi Shibuya Love Hotel.

Mari Okazaki è una disegnatrice con uno stile accattivante, a tratti fashionista, ricercato e accessibile a tutti. Il suo gusto femminile, le sue donne avvenenti e dalle movenze eleganti, i suoi uomini virili ma ricercati non mancherebbero di conquistarsi un target femminile (e non solo). Inoltre la sua inclinazione in bilico tra design moderno e gusto classico dell’illustrazione giapponese gli conferiscono una personalità unica e riconoscibilissima.

A livello di contenuti, la Okazaki sembra molto versata sullo slice of life (spaccato di vita) di donne, con una netta predilezione per storie dove si scontrano lavori massacranti e vita sentimentale complicata dalla cronica mancanza di tempo e riflessione. Sì, è un po’ peso.
Rispetto però a Shibuya Love Hotel, che rimane il metodo migliore per approcciarsi all’autrice trattandosi di una raccolta di storie brevi che sostanzialmente forniscono un assaggio delle qualità della Okazaki, Supplement si impone da subito come una storia organizzata e di più ampio respiro. 10 volumi in tutto, che promettono nel loro incipit non solo una denuncia ma un’analisi profonda e, forse, una possibile soluzione del disagio che Fuji, la protagonista, vive a causa della dimensione totalizzante del suo lavoro.

La chiave di volta della storia arriva con la presa di coscienza della 27enne che la sua relazione con il ragazzo è ormai morta e sepolta. Il puzzo del cadavere è stato coperto per molto tempo dal suo impegno assoluto verso l’agenzia pubblicitaria dove lavora. Dopo la rottura si apre una falla in Fuji, che le permette di cominciare a pensare a sè stessa e a quanto abbia trascurato la dimensione personale della sua vita e di entrare finalmente in contatto con un universo di colleghi e collaboratori che le orbitano attorno. Ovviamente la Okazaki sfrutta la presa di coscienza della sua donna in carriera per tratteggiare marginalmente tutti i suoi compagni di lavoro, introducendo da subito spunti interessanti (il migliore riguarda indubbiamente la 50enne single).

Il punto è questo: come tematiche e stile di narrazione (raccontato così sembra piuttosto peso, ma la Okazaki non fa mancare momenti di tenerezza, riflessione, tavole con virate di pura illustrazione e persino siparietti comici) esiste una larga fetta di pubblico femminile italiano che potrebbe amarlo, rispecchiandovi i propri problemi e affezionandosi ai protagonisti. Il problema è che questa fascia di pubblico è esattamente quella che latita dal mondo del fumetto e del manga in particolare. Per quanto sia ben fatto, dubito che una 15enne possa trovarlo stimolante quanto una 30enne. Il problema è che le trentenni ancor prima di avere pregiudizi a riguardo, non ne conoscono proprio l’esistenza.
Ok, stavolta ci siamo risparmiati le vignette numerate, ma ci vuole tanto, chessò, a inviare una decina di copie a blogger femminili di riferimento, che possono avvicinare la parte di questo target più propensa alle novità e all’uso della tecnologia? A quanto pare sì.

Per non parlare della reperibilità. Non so a che punto della catena distributiva stia il problema, ma non è immaginabile raggiungere un target più vasto se queste pubblicazioni stanno solo in fumetteria. Su amazon trovate tutto di Mari Okazaki, ma in lingua francese.

La morale della favola è : Supplement mi è piaciuto e promette bene per il futuro. Ve lo consiglio. Ma tanto a meno che non siate le solite personcine che mi hanno già chiesto informazioni sull’edizione GOEN e che hanno ben presente dove reperirne una copia, anche se foste incredibilmente interessati, è ben difficile che riusciate a reperirlo.
Insomma, finirà che tra un paio di anni saremo lì a chiedere in fiera quando uscirà il prossimo volume e loro ci risponderanno “oh, ma non vende niente ‘sto Supplement.”


Com’e’ l’edizione GOEN? Non malaccissimo, ma sei euro sono tanti. Solite cose; la cover è carina ma le illustrazioni in b/n sono scurissime, ci sono i soliti errori di inversione e il solito repentino vuoto di congiuntivi. Pochini questo giro, ma ciò non toglie che dia comunque fastidio. La carta mi sembra buona, ma forse per chi tra voi odia quella sparata bianca sarà troppo bianca (e un po’ trasparentina). Le note invece sono ottime.

L’illustrazione l’ho rubata da qui. Se siete interessati a leggere una buona recensione è il caso di darci un’occhiata, come a tutto il sito in generale, perché lo SMO è una vera risorsa.

Consiglio vivamente la lettura di un’intervista all’autrice che parla della genesi di quest’opera, delle sue parti autobiografiche e della sua decisione di diventare mangaka. La trovare QUI

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