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Vi piace l’ironia di Shrek? Non il gusto camp un po’ più adulto e amaro tra le pieghe, proprio le battutine e i ribaltamenti alla Shrek? Vi piacciono le atmosfere stucchevoli, iperirrealistiche ma sognanti? Vi piacciono le scelte obbligate delle favole tradizionali?

SI’ – SI’ – SI’ —> andate a vedere Mirror Mirror di Tarsem
Se avete qualche no di mezzo, ecco un suntino un po’ più dettagliato.

 Mirror Mirror è un film di Tarsem in cui Tarsem non si nasconde (e dopo questo e Immortals, sono abbastanza sicura che gli piaccia un mondo la scala cromatica che in generale mettiamo sotto il nome di giallo, vedi sopra). Non è un abominio, non è un capolavoro; meglio ripassarsi un po’ i capisaldi del regista, vedere se vi aggradano e decidere di conseguenza.

Questa rielaborazione di Biancaneve si pone un po’ a metà strada tra il post-Shrek delle eroine toste + battutine-tormentone e la fiaba tradizionale. Infatti non stiamo parlando di una rielaborazione compiuta, perchè ai bivi fondamentali (principe-far da casalinga ai nani-matrimonio-dubbio gusto nell’accostamento dei colori primari) l’eroina propende sempre per la scelta canonica. Invece c’e’ un poco di svecchiamento ironico dei personaggi di contorno: oltre che alla citatissima interpretazione rutilante e cougar di Julia Roberts (forse qua e là poco spontanea, ma rimane il suo ruolo più riuscito degli ultimi anni),  la comicità spinta sul Principe che diventa più centrale ma non meno babbeo del solito e un focus non approfonditissimo ma decisamente riuscito sui sette Nani. Tutti veri nani, ci tengo a precisarlo, ma per una volta sfruttati singolarmente e non come gruppo per riempir qua e là la trama. Personalmente, ho adorato la complicità tra Napoleone (Jordan Prentice) e Neve; qualcosa di simile si è già visto in zona Abc con Once Upon a Time, che rimane però una svolta fresca e senza la forzatura dell’ironia a tutti i costi. Lily Collins non deve far molto, a parte risultare dolce e adorabile per buona parte del film. Ci riesce egregiamente, aiutata da un visetto dolcissimo che nemmeno i tanti vituperati sopracciglioni riescono ad indurire. Certo, se il film fosse più coraggioso e, almeno alla fine, avesse preso la strada meno buonista e più crudele (simile al dono delle scarpe nelle versioni più antiche), avremmo potuto valutare meglio la prestazione della Collins.

In mezzo a tutto questo, una valanga di trovate, soprattutto visive, che rendono la resa del film rutilante, stupefacente a tratti, ma sempre impegnata nella corsa alla sorgente di stupore successivo più che a solidificare quanto già mostrato.
Il pezzo forte del film, a cui il resto del versante tecnico ammicca molto e sembra realizzarne uno spot di dimensioni epiche, sono le creazioni di Eiko Ishioka, sempre sopra le righe, dai colori vivissimi ma armonizzati tra i vari personaggi in scena. Personalmente non amo moltissimo questo genere di forzatura che vira nel regno del finto da manichino, ma non si può negare che senza le scene corali con costumi a tema come il ballo e il matrimonio, la pellicola sarebbe meno memorabile.

Sul karaoke finale vorrei evitare commenti, perché finora ho evitato il turpiloquio e vorrei continuare così fino a fine post. Diciamo che non se ne sentiva il bisogno, ecco.

Lo vado a vedere? Risposta ad inizio post. Ma se non ti piace Tarsem / Biancaneve / i costumi di Eiko Ishioka, no.
Ci shippo qualcuno? Mah, magari qualcosina c’e’ ma direi che tendenzialmente è meglio godersi lo scontro Roberts/Collins sperando in un catfight che non arriva.
Sean Bean muore? Sì, no ma è come se lo fosse. In tutta la pellicola viene dato per morto, e appare giusto negli ultimi 5 minuti per sposare la figlia e mettersi un abito simil medioevale meno pezzente del solito.
Fottuto Cervo Metaforico? YES! La camera di Neve è piena di decorazioni cerbiattose e, durante il ballo a tema “animali in bianco” oltre che al bellissimo Uomo Tricheco, una delle maschere è proprio quella di un cervo.

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