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E’ bastato lamentarsi del fatto che Attack the Block da noi latitasse ancora nel nulla perché magicamente venisse annunciato, anche se un po’ in sordina. Dovrei lamentarmi pubblicamente più spesso (ne approfitto per dire PROMETHEUS A OTTOBRE!? Seriamente?). Anticipato del trailer italiano più brutto, falsante e blocca-voglia-di-andare al cinema che si ricordi a memoria di internauta, Attack the Block è approdato nei nostri lidi, yay!

Andate a vedere Attack the Block, vi divertirete. Fine, spegnete il computerino e andate a vivere la vostra vita.

Attack the Block locandina art
Poster art trovata qui. L’illustrazione vince sempre, lo sapete.

Per chi di voi ha invece bisogno delle mie infinite spiegazioni, dirò questo: Attack the Block è il film scifi rivelazione dell’anno (scorso) è decisamente meglio di Chronicle ed è adatto ad un pubblico sostanzialmente più vasto dei quattro stronzi che come me aspettano “i film con gli alieni e le astronavi” (cit.).

Attack the Block prima di essere un film di fantascienza presentato come realisticamente inserito in un contesto quotidiano (yawn, ancora?), è un film inglese, in ogni senso possibile (tranne per il fatto che nessuno beve tea) e orgoglioso di esserlo. Innanzittutto uno dei protagonisti è un block (da noi tradotto un po’ svogliatamente blocco, cosa che mi ha dato dei brividini per tutto il film), il palazzone dove si svolgere la presunta invasione aliena. Che non si trova in uno di quei quartieri fighetti dove girano i film inglesi di un certo spessore, bensì in un angolo di Londra battuto da gang di tempistelli, spacciatori di droga-rapper wannabe e gente parecchio strana in generale. Insomma, Attack the Block sa essere piacevole nel suo essere spaccone, volgare e pieno di slang e riferimenti alla cultura pop (questi si tradotti parecchio bene da qualcuno che NE SA). In altre parole, è un mix di Misfits e Skins in versione light, con l’aggiunta degli alieni. Parlando degli alieni in questione, la loro genesi e come il loro comportamento venga spiegato senza improvvisi colpi di genio o botte di culo sono parecchio curati, così come il loro design, curato per risultare credibilmente alienoso anche se i soldi per la CG (e i soldi in generale) stavano ad un livello vicino allo zero.

Joe Cornish, che come regista è relativamente nuovo del giro (potreste averlo visto in azione in Le avventure di TinTin, per quel che vale), ha servito qualcosa di assolutamente delizioso, sia per come viene girato (con sequenze sempre azzeccate, altro che found footage che fa venire la nausea) sia per la voglia di inserire soluzioni narrative personali, fresche e adatte al discorso adolescenziale di contorno, data l’età dei protagonisti. Una delle svolte finali poi è proprio un atto d’amore verso il Regno Unito, anche se ritratto dalle retrovie. Insomma, lo terremo d’occhio.

Riguardo al cast, i volti sono relativamente giovani e poco conosciuti, ma sono decisamente capaci e soprattutto con la faccia giusta per intepretare la gang di rapinatori minorenni che uno si immagina agisca per le stradine di Londra. Menzione d’onore al protagonista, John Boyega, che riesce a non far diventare antipatico il classico ragazzo che “le circostanze della vita mi hanno costretto a diventare un duro e a nascondere la mia anima d’adolescente sotto il piumone di Spiderman”. Roba che in altri contesti ci sarebbe stato da strapparsi i capelli. Tra i comprimari poi si esalta una galleria di figure caricaturali notevoli, che dovete gustarvi da voi.

Menzione obbligatoria per la colonna sonora che, nonostante sia sostanzialmente di genere rap gangsta, è studiata troppo bene per far storcere il naso.


Le faccette rassicuranti dei protagonisti di Attack the Block

Lo vado a vedere? Ti diverti un sacco, ghigni e ridi come un matto. E poi ci sono gli alieni e gli adolescenti debosciati inglesi. Che vuoi di più?
Ci shippo qualcuno? Mhhh. Direi di no, ma qualcuno con una fervida fantasia e l’amore per le passioni adolescenziali potrebbe smentirmi.
Coefficiente lucette azzurre? L’alieno lucetta azzurramente con i denti. Quindi in un certo senso, le lucette azzurre di JJ ci sono e stiamo tutti tranquilli.

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