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Ray Bradbury è morto ieri, all’età di 91 anni.
Ha vissuto una vita lunga e piena, ci ha donato un paio di capolavori (senza se e senza ma) e parecchi titoli di ottima fattura. Con la sua morte, innegabilmente, se ne va un nume tutelare della fantascienza.


Non solo, se ne va uno dei pochi autori di genre fiction capace di imporsi sugli scaffali delle librerie in bella vista, alla portata di ogni tipo di lettore. Con un paio di titoli magistrali è riuscito ad uscire dal triste angolino impolverato dove tanti suoi simili sono confinati. D’altronde, la struggente malinconia di Cronache Marziane e i vaticini mediatici di Fahrenheit 451 erano troppo potenti, troppo in grado di mettere a fuoco di contorni di un futuro fino ad allora indistinto per passare inosservati.

Resta il fatto che relegarlo come un grande della fantascienza e basta, significa fare un torto terribile alla Letteratura (con la L maiuscola) tutta. Chiunque abbia letto Cronache Marziane lo sa. E a chi non lo sa, consiglio caldamente Cronache Marziane, perchè raramente un titolo ha così tanto da dire in ogni singolo rigo, coniugando tanto contenuto ad un’amalgama di sentimenti veramente forti. Se ne va un grande all’alba di una nuova era, quella dell’ebook, l’unica forse in grado di mettere una parola fine alla minaccia al libro cartaceo descritta di Fahreneit 451.

Qualcuno però è rimasto scontento. Roberto Bertinetti, giornalista de Il sole 24 ore ad esempio. In questo coccodrillo elogia le virtù dello scrittore e il suo lascito all’umanità tutta, come è giusto che sia. Salvo poi chiudere l’articolo con una frase che demolisce tutte le buone intenzioni precedenti, ghiacciando il sangue nelle vene. È il solito snobbismo del recensore dell’inserto domenicale, che lo porta a proporre, con un guizzo finale terrificante “[…] i libri. Da non considerare più, per favore, appartenenti al genere della fantascienza”. Bene, smetto un attimo il mio tono pacato e serioso per infilare un fine francesismo che può solo rendere parzialmente la valaga di male parole che quell’ultimo rigo ha suscitato: BITCH PLEASE. Bello in grande, senza risparmiare sul maiuscolo.

Devo ammettere però che è notevole. Con una manciata di parole, Bertinetti condensa ANNI di sufficIenza, mal sopportazione, pregiudizio, disinformazione e chissà quanto altro che la carta stampa italiana e la percezione culturale media hanno riservato al genere. Un po’ come il fantasy, prima che qualche italiano cominciasse a scriverlo con successo, costringendo le stesse persone a capriole espressive per cambiare la loro posizione in merito. Un po’ come per il giallo e il noir, osteggiatissimi dal Fascismo ma sopportati di malagrazia per via del successo economico che hanno procurato a Mondadori.


la sapete ormai quella storia delle copertine illustrate e del potere devastante che hanno su di me

Chiariamo: non è così solo in Italia, la ghettizzazione della genre fiction persiste nel mondo così come persiste una cerca sufficienza verso il romanzo, almeno rispetto al saggio. Però di appelli a bonificare il genere di provenienza di Bradbury per renderne possibile l’incensazione in altre lingue non mi è ancora capitato di leggerne.

A questo punto preferisco condividere con voi una testimonianza di qualcuno che ha capito TUTTO, di Ray Bradbury.

(e mentirei se vi dicessi che non so il testo A MEMORIA)

“E concluse, mentre il sonno si tramutava in sogno, che sì, certamente, irrevocabilmente, sì, senza dubbio, così era stato sempre e così sarebbe continuato ad essere per sempre” – Ray Bradbury, Cronache Marziane

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