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Cosa c’e’ di più estivo di un buddy movie, quelle pellicole con protagonista una coppia di sbirri o estremamente sgamati o estramamente idioti, talmente sopra le righe da farti ghignare più o meno volontariamente? Non molto.

Nonostante questo, 21 Jump Street in Italia non se lo è filato proprio nessuno, ad eccezione di una sparuta ma agguerritissima rappresentanza di estimatori che operava sistematici raid sul web. Sarà perché non si può nemmeno parlare di una vera e propria promozione? Sarà che è uscito in quattro sale in croce (e non vi dico la fatica per riuscire a recuperarlo a poco più di una settimana dall’uscita)? Potrebbe essere. Fatto sta che negli Stati Uniti ha incassato una montagna di bigliettoni verdi (mi sto già calando nella parte). Incuriosita dal successo, minacciata dal web e spronata da una pseudo estimatrice di Channing COLLO Tatum, mi sono lasciata convincere a dargli una chance, nonostante non sia proprio il mio genere prediletto.

…e mi sono proprio divertita. Divertita tipo risata grassa ed incontrollabile.
Credo che sia questo il maggior pregio della pellicola e non oso immaginare che effetto possa fare su chi predilige i film sganassa e fracassoni.

21 Jump Street in origine era una serie televisiva, ricordata per la presenza di Johnny Deep e come esempio classico dei telefilm a sfondo umoristico poliziesco di fine anni 80. A quanto mi è parso di capire, è anche piuttosto lontana dal tono del film (cosa che ovviamente ha fatto incazzare a morte i fan dell’originale).
A differenza di altri adattamenti disastrosi (Starsky & Hutch), gli sceneggiatori hanno deciso di troncare da subito con la strada filologica e di rimaneggiare un bel po’ la storia di base, ambientandola nel nuovo millennio. Dopo aver visto come la storia dei due poliziotti imbranati costretti ad infiltrarsi in un liceo come studenti per sventare un pericolo spaccio di droga sia stata realizzata e tutto il corredo di uscite su di giri, soluzioni che un po’ strizzano l’occhio alla cultura degli ’80, un po’ ai meme internettiani, un po’ a battute fulminanti e genuinamente nuove, beh, non mi sono stupita di trovarci l’operato di Michael Bacall in veste di sceneggiatore. L’uomo che ha rimaneggiato Scott Pilgrim fumetto per tirarci fuori il film. Alla regia poi c’e’ un’altra coppia inconsueta, Phil Lord e Chris Miller, che in genere si occupano della produzione più che della regia. Il loro ultimo lungometraggio però è Piovono Polpette, quindi un tot di fiducia se l’erano già guadagnata in partenza. Da questo cast tecnico all’insegna del “ma che c’azzecca?” ne è uscito fuori un film fatto bene, gradevole da vedere e *grondante* cultura pop e sotto derivati, dal montaggio che non disdegna la divisioni in capitoli, le animazioncine sceme, gli screencaps in un crescendo notevole a una marea di battute e frecciatine. Anzi, l’ampiezza di riferimenti è tale che bisogna essere veramente dei fattoni di serialità televisiva, gruppi musicali per fighetti, fenomenologia dei gruppi tipo liceali di oggi (una sorta di divisione della mensa di Mean Girls aggiornata con gli ultimi arrivati, gli hipster) e della serie originale stessa per riuscire a stare dietro a tutto. Insomma, è probabile che più tempo trascorriate a cazzeggiare al pc più ridiate.

La storia stessa si presta a questo crescendo di gag, partendo dal presupposto che il nerd sfigato Jonah Hill, ai suoi tempi vessato dai tipi fighi e palestrati come Channing Tatum, ora può diventare facilmente il ragazzone più cool di una scuola in cui ecosostenibilità, il rispetto per razze-culture-orientamenti sessuali differenti, voti notevoli nelle materie scientifiche, cibo vegano e cultura geek sono considerati indiscutibilmente trendy. Con grande sgomento di Channing Tatum, che con la sua interpretazione dello spaccone palestrato ma non molto sveglio ci regala un’altra perla del suo repertorio “ma ci è o ci fa?”. E’ incredibile come sia sostanzialmente impossibile valutare se abbia capito la vena ironica insita nel suo ruolo oppure no. Al loro fianco, una marea di menzioni onorevoli, con ruoli sembre pronti al ridicolo o al cameo canzonatorio, vedi alla voce Ice Cube. Tra i giovani ecosostenibili ritroviamo Brie Larson (già terribile ex in Scott Pilgrim) e Dave Franco, vero fratello di James Franco e ulteriore elemento destabilizzante nel mio cervello che pensava (forse erroneamente) che la possibilità di una carriera cinematografica non fosse ereditabile geneticamente.

Ho finito. Non vi citerò nemmeno una delle uscite spassosissime del film o dei notevoli camei sparsi qua e là, perché vi meritate di godervele tutte senza troppe anticipazioni (e l’inesistente promozione italiana non dovrebbe aver intaccato questa possibilità).


Notate l’espressione da genio di COLLO e quella da Franco di Dave Franco

Lo vado a vedere? Lo recupero? Dato che ormai trovarlo in sala è un’impresa, ti consiglio di recuperarlo non appena il gran caldo ti faccia venir voglia di un film genuinamente divertente, scemotto, senza essere stupido. Se poi non sei un cultore dei buddy movies, beh, ma che stai aspettando?
Ci shippo qualcuno? E’ la stessa struttura del buddy movie e la presenza di COLLO a fornire la risposta. Personalmente li ho percepiti proprio come amici maschi, ma è evidente che il film marcia anche su quel versante.
Coefficiente COLLO? Eh, fa il poliziotto idiotissimo. Alto.

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