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Se c’e’ una cosa che l’esperienza cinefila mi ha insegnato e che se una release di un certo peso arriva in contemporanea con gli Stati Uniti nell’estate cinematografica italiana, potrebbe essere una fregatura.

Attenzione! C’e’ qualche [SPOILER] minore in agguato!


ombreggiatura strategica sul sedere, perché sono un’eroe tormentato!
The Amazing Spider-Man di Marc Webb è un onesto reboot che fa il compitino a casa, intrattiene per un paio d’ore nei cinema estivi italiani nel momento in cui se cerchi un film vagamente guardabile, ti ritorna indietro l’eco. Sennò lo recuperi nella domenica pomeriggio di fra qualche anno su Italia1. Sam Raimi però non lo tiriamo nemmeno in ballo, perché sta un paio di livelli più in alto.

Ovviamente la pellicola parte con l’handicap notevole di dover raccontare di nuovo una storia più che conosciuta (roba che son finita a discutere sulla genesi dell’uomo ragno con mia madre).  Certo, sono loro che han voluto rifare a tutti i costi il reboot di una saga parecchio recente raccontando la stessa storia con attori diversi, mica io (tono acido). Ok, ma si sono messi in 6 a scrivere una sceneggiatura svogliata, senza ritmo e buttata giù senza un minimo di volontà di suonare innovativi. La storia aveva dei passaggi obbligati (la puntura del ragno, la morte di zio Ben, la scena dell’allenamento, la storia d’Amore, il momento patriottico con bandiera inclusa, la genesi del cattivo), ma questi si susseguono a passaggi ermetici, si percepisce proprio che sono una lista che viene via via spuntata, senza tentare di sorprendere lo spettatore in qualche modo. Questo significa che il film entra nel vivo dopo oltre un’ora di girato, di girato in cui avete già ampiamente presente cosa succederà. Un altro problema è che il poco che è stato cambiato è di una prevedibilità e di una banalità sconcertante (vedi successivo paragrafo sui liceali). Anche il cattivo, Lizard, nonostante come sempre si sia preso un attore che aveva la faccia lucertolosa già prima della CGI (scusami Rhs Ifans, sarà il trucco!) viene creato con una serie di passaggi così telefonati che risulta molto più interessante il topolino di laboratorio cannibale rispetto all’uomo lucertolone. Che poi, fermiamoci un attimo e ripetiamo: ho fatto tutto questo perché volevo un braccio. Ecco.

Insomma, il problema più grosso del film è la sceneggiatura. Per quanto riguarda la regia, nonostante l’orrore suscitato dalla scelta di Marc Webb (quello di 500 days of Summer), non c’e’ nulla di troppo terribile, anzi, un paio di scene sono parecchio azzeccate. Tra tutte, la super scena patriottica, mano sul petto, bandiera al vento e lucciconi perchè COME SONO BRAVI QUESTI NEWYORKESI (poi qualcuno mi spiega perché Spider Man è il supereroe privilegiato per questo tipo di scena che io, nella suo essere posticcia e un po’ gratuita, ADORO). La scena delle gru è un tantinello lunga, ma è veramente girata da dio. Anche la ripresa in prima persona degli spostamenti di Spidey, che nel trailer faceva un sacco “ok, ora premio X e R2 e freccia in su e mi attacco a quel palazzo, poi salvo subito”, è limitata ad un paio di sequenze sul finale e non è troppo molesta come temevo. Se poi qualcuno di voi si aspettava tutte le canzoncine indie dato il regista, vorrei porre fine alle vostre paure; niente canzoncine indie. Peggio. La colonna sonora, composta da musiche d’orchestra col pathos classico, è così ovvia, petulante nel sottolineare il cambio d’atmosfera, già sentita, ripetitiva e MOLESTA e rimpiangerete amaramente le musichette indie. In genere solo le colonne sonore migliori si fanno notare. Questa invece si fa notare per il fastidio che procura.

Ma ascolti ancora i Cani? Sono così mainstream!  

E adesso arriviamo alla ciccia, adesso parliamo dei LICEALI. Perché? Andrew Garfield va per la trentina, Emma Stone ha 24 anni. Ergo, inserirli in un ambiente costellato di gente che limona sul tuo armadietto, calzettoni e nastri tra i capelli è vagamente ridicolo. PEGGIO. Questa versione di Spider Man urla “nessuno mi vuole bene, sono solo, ho il mondo contro!”: Peter Parker è un adolescente problematico. A scuola viene tartassato dai bulli, vuole tanto bene al suo skateboard, ciondola da un piede all’altro e non guarda negli occhi i suoi genitori adottivi (e qui che lusso ragazzi, Martin Sheen e Sally Field son perfetti!). Magari sarebbe stato sostenibile se interpretato da un ventenne, ma da un trentenne alto un kilometro…mi veniva da piangere. La goffaggine della scena in cui viene morso, la implausibilità con cui si muove in una grande azienda di ricerca di biotecnologia…lacrime amare. IL PEGGIO però non è questo. Il peggio è quando Peter si toglie le lenti a contatto, indossa gli occhiali paterni e

ed è subito un hipster. Guardate la faccetta saccente.

Quest’impressione è ulteriormente confermata dal fatto che il film è terribilmente confusionario a livello storiografico. In che cavolo di era siamo? I cellulari hanno gli schermi a colori e ci sono le uova biologiche, ma Emma Stone gira con degli abitini a pois e Peter Parker ha una macchina fotografica con flash e rullino. L’unico compromesso che può far stare in piedi questa accozzaglia di riferimenti temporali è che la coppia protagonista del film sia una maledetta coppia di fighetti hipster. Ehi, ciao Mark Webb.
Loro due insieme sono assolutamente adorabili ed è chiaro che, in carenza di qualcosa di solido, il film si affidi totalmente alla loro interpretazioni, salvandosi grazie ad esse. La loro relazione, senza sorprese, è la parte più interessante e genuina del film. In essa si inserisce uno dei pochi lati superiori alla versione di Raimi, ovvero il fatto che questo Peter ha più un retrogusto da comics. Fa le battutine cretine, riesce ad essere anche stronzo, distratto ed egoista, dando il vita ad una genesi del supereroe (la morte di zio Ben 2.0) più drammatica e da pugno nello stomaco. Quando non è impegnato a piangersi addosso e a urlare “il mondo mi odia”, ovvio.

Lo vado a vedere? So che sembra che io l’abbia massacrato, ma volevo spiegare per bene perché secondo me il film non riesca a raggiungere la soglia dei film con i supereroi che hanno un perché. In ogni caso è una pellicola più che dignitosa, la parte tecnica è eccellente e costituisce una più che valida attrattiva estiva. Se però il genere non vi entusiasma, potete anche saltarlo.
Ci shippo qualcuno? Il tizio che tormenta Peter con Peter? Naaa, Emma Stone e Andrew Garfield sono troppo adorabili assieme per pensare ad altro.
Coefficiente comprensibilità della scena dopo i titoli di coda? Basso. Però questa storia del mistero sul padre di Peter mi fa paura.

Da questo film ho imparato una cosa importante: il vero pesce hipster è il Branzino.

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