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Come, non siete andati all’anteprima del 21 agosto a vedere Batman? Non avete ceduto alle lusinghe della Warner Bros? Quei geni della WB Italia che, accortisi di aver fatto un gigantesco errore a tenersi il carico da novanta per quando anche la concorrenza avrebbe tirato fuori i suoi assi, hanno deciso di inventarsi questa “anteprima” a cinema unificati con un 5/6 spettacoli al giorno tentando di far cassa prima che Madagascar 3 monopolizzasse la voglia di cinema degli italiani orfani di cinema, intendo.
Io sì, ma più per la voglia di andare in sala dopo tanto digiuno che per la smania di anticipare la visione dell’ultimo capitolo della trilogia di Nolan che, diciamocelo, negli anni si è parlato così tanto e così esageratamente dello stesso che quando penso ad un suo film in uscita su un totale di voglia X esiste sempre una percentuale di rifiuto incondizionato Y. E non è che i suoi due precedenti film con l’uomo pipistrello mi avessero conquistato, anzi. Com’è andata stavolta?

Facciamo che vi mollo un avviso di [SPOILER], a differenza della home page di Corriere.it e voi fate attenzione.

The Dark Knight Rises è un bel film e, per quanto mi riguarda, sicuramente più godibile ed avvincente dei predecessori. Finalmente Nolan molla un po’ la presa su quella pretesa di realismo che contraddistingueva il suo Batman (solo un po’) finendo per infrangere numerosi suoi dictat ma risultando decisamente meno pesante ed esagerato. Insomma, Batman guarda dall’alto di un grattacielo la sua Gotham in difficoltà. Serve a qualcosa? E’ razionale? No e no, ma è fottutamente supereroistico e il mantello che sventola nerissimo è più commovente di tante altre pensate “realistiche” che sinceramente, anche no.

Sul comparto tecnico andiamo avanti veloce: tutto visivamente bello, tutto girato uber bene (a parte, dicono, i combattimenti, ma a me delle pizze e dei calcioni volanti non è mai importato granché), tutto preciso, tutto ben fotografato, tutto fatto con un sacco di grana spillata alla Warner, tutto giustamente sottolineato dalla classica colonna sonora d’effetto di Hans Zimmer, tuuuuuuuuuuum.

Passiamo al comparto personaggistica. Prima cosa che mi urge dire, che hanno detto tutti e che non si aspettava nessuno: cosa non è riuscita bene la Catwoman di Anne Hathaway? Assolutamente perfetta, insieme a Blake allenta i momenti peso connaturati alla presenza di quel depresso recluso in casa di Wayne, aumenta la varietà di punti di vista e fornisce un alleggerimento notevole a Batman che si aggira tutto cupo per Gotham. Gli elementi di base ci sono tutti, dall’agilità felina al background opposto a quello di Wayne, ma  la Hathaway riesce decisamente a creare una Selina nuova, gradevole, con una sua personalità diversa da quella bartoniana, quella di casa DC e … no, fingiamo che quella roba là non esista. Inoltre, cosa non irradia hair porn? In ogni sua scena, sia pre che post acrobazie e sparatorie, i capelli della donna gatto sono assolutamente per-fet-ti. Così perfetti che puoi percepire la tizia armata di pettine pronta a sistemarle ogni capello ribelle in ogni pausa disponibile. C’e’ persino un vago accenno di inquadratura fanservice di lei che va in moto. Insomma, sembra quasi che Nolan abbia preso apposta un’attrice che non ci azzeccava niente per poi farsi dire quanto sia stato bravo a renderla assolutamente perfetta. Bravo Nolan. 


Anche il Bane di un ipertonico Tom Hardy è più che ragguardevole; innanzitutto perchè la costruzione del suo personaggio, a parte qualche scivolata stile “è malvagio malvagissimo” è costante per tutto il film senza incedere in esagerazioni drammatiche tipo…ecco, non ho dovuto nemmeno dirlo, voi sapete che è così e tutto il mondo ci è cascato in pieno. Il suo personaggio si risolve solo sul gran finale e un suo possibile ritorno è stato costruito in una maniera per una volta discreta.
Un po’ deludente per chi già sospettava dove si andasse a parare è invece la Talia di Marion Cotillard…insomma, è come Liam Neeson con quel pizzetto là, con l’aggiunta del finto figlio di Ra’s al Ghul per menarla per le lunghe. Talia c’ha un ottimo potenziale (voglio dire, DAMIAN!), ma il film si limita a tenerla sullo sfondo per tenere in serbo il colpo di scena finale, svilendo un po’ il suo personaggio. Le rimane giusto il tempo di chiarire che Bane è il suo servo della gleba e di morire (?) nella caduta rovinosa di un camion mentre Gordon abbracciato ad un ordigno nucleare ne esce illeso. EH.
Il Robin/Nightwing di Joseph Gordon-Levitt viene sostanzialmente pimpato per mezzo film in una vera e propria genesi di un supereroe, anche troppo lunga e particolareggiata, il che si spera ci risparmierà la stessa in un prossimo capitolo, vero? A parte questo, in un film strapieno di gente coi rimpianti e disillusa dalla Giustizia, il buon poliziotto che crede negli ideali è assolutamente caldeggiato per controbilanciare un po’ il tono. Nolan, c’era bisogno di tutta quella menata sul fatto che odi i Robin, a posteriori?
Sul personaggio di Christian Bale, invece, ci sarebbe un discorso lunghissimo da fare. Sintetizzando; Batman è nella fase Rocchio (tipo che sì, passano mezzo film a dirgli quanto vecchio sia con di fianco Gary Oldman ancora commissario che lo ha rassicurato da bambino) e in un momento particolarmente suicida, causa eventi dello scorso film. La conclusione logica sarebbe la morte del singolo e non del simbolo, come indirettamente suggerito da Alfred. Però quando mai un  supereroe muore veramente, nel senso, definitivamente? Insomma, stretto tra due strade scontate e poco soddisfacenti, il film sceglie la terza via, ovvero di farlo morire in sacrificio dopo aver compreso appieno la complessità di Batman simbolo, ma poi no, vai Alfred, facciamoci sto Fernet. E va bene, ci sta, a parte che la cupezza della trilogia se ne va un po’ a quel paese. Dipende tutto da come (e se) si deciderà di mettere da parte Bale, ricambiando l’eroe sotto la maschera.

Punto debole del film è sicuramente la coerenza. Soprattutto partendo con 40 minuti di intenzioni di realismo che allontanano la crescita del ritmo e considerando che avere dei plot hole notevoli in un film lungo 2 ore e 45 minuti con un budget astronomico non è la stessa cosa che averne in un film lungo 1 ora e 30 minuti con un budget contenuto. Vi dirò, quando il film decide di ingranare e fornire tutta una serie di spiegazioni cazzare pur di arrivare al suo scopo, a me è andato più che bene. E’ un film di superereroi, anzi, se lo avessero impostato dall’inizio come tale, tutta una serie di vaccate tipo…

  1. Batman ha una vertebra fuori posto e viene curato con un pugno alla schiena e una terapia a base di stare appeso per un cappio passato sotto le ascelle, penzolando dal soffitto
  2. Il commissario Gordon rimane chiuso 20 minuti a stretto contatto con un reattore nucleare che sta per essere fatto esplodere dopo mesi di decadimento ed esce dal camion non verde e non radioattivo
  3. Un uomo (un uomo!) chiede a Selina se non sia scomodo girare con un tacco 10 in puro acciaio mentre saltella da cassaforte a cassaforte e lei dice di no. MA PER FAVORE!

…sarebbero state percepite senza troppi problemi.

L’aspetto che più mi ha infastidito però è una certa retorica tagliata con l’accetta su molti aspetti politico-sociali contemporanei. Mentre lo smacchiatore di Selina e il controllo digitale che impedisce una possibile redenzione futura di chi ha un passato sporco viene subito lasciato da parte, nel film hanno grande spazio dinamiche stile banchieri di Wall Street vs movimenti Occupy. Niente di male, in fondo Bruce è un’esponente dell’un per cento che si sente in dovere di difendere deboli e oppressi ma solo al riparo di una maschera. Ok. Con l’entrata in scena di Bane però il tutto si radicalizza fino a creare una sorta di comunismo dittatoriale stile kolkhoz, mantenuto sotto la minaccia delle armi e regolarizzato con processi farsa alla Stalin, buoni solo a tirare di nuovo in ballo Cillian Murphy. Sembrava veramente uno spottone sul comunismo malvagio stile McCarthy/Berlusconi e non mi sarei nemmeno troppo stupita se ad un certo punto si fosse pasteggiato a base di bambini. Invece no: i cattivi (Talia e Bane) agiscono sulla base di un’eredità ideologica non loro e che non mettono mai in discussione, lasciando gioco facile a Batman e ai militari di sostenere la repressione con la forza e il martirio del superuomo come unica strada possibile. Ma anche no, di nuovo.
Da uno che si fa figo come Nolan mi sarei aspettata un discorso meno a sinistra i cattivi a destra i buoni, mettendo almeno in bocca a Talia a Bane una giustificazione che rendesse la loro posizione più condivisibile e perciò tingesse di ambiguità il tutto…e se fosse Batman, a sbagliare? Invece niente. Zero. ZERO.

Lo vado a vedere? A meno che tu non abbia preconcetti o non sia amante del genere, direi di sì, anche perché immagino sia essenziale anche per affrontare le chiacchiere da bar o da twitter. E poi fatelo per la Warner, che dopo Harry Potter perde pure i Batman di Nolan e c’ha ancora Zack Snyder e il settore marketing a far danni al botteghino.
Ci shippo qualcuno? Purtroppo Tom Hardy e Joseph Gordon-Levitt non si incontrano nemmeno per sbaglio, ma voglio dire, con Gordon-Levitt in giro non credo ci sia rischio di rimanere delusi. Con Gordon, magari? L’ha pure piantato la moglie e c’e’ tutta questa dinamica Oldman-Cumberbatch stile La talpa da non sottovalutare.
Coefficiente ghigno da lettore di comics? Eh, qualche perla c’e’, come Bane che spezza la schiena a Batman. Cose che devono succedere e succedono.
Voglia di fare il casting? Due e mezzo, ma giusto perché si sono sforzati con Anne Hathaway (Ellen Page era troppo bassa). Se fossi Di Caprio, sarei personalmente risentito.

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