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Arriva l’autunno, nei cinema d’oltreoceano si batte la fiacca. Qui in Italia invece comincia un periodo frizzantino, con decine di uscite interessanti che si sarebbero dovute spalmare sui tre mesi estivi, invece le si getta a mazzi in poco più di tre settimane. Complice l’andamento non proprio entusiasmante dei film Pixar in Italia, anche Ribelle (sottotitolo the Brave, vero titolo Brave…il concetto è quello) è stato posticipato a Settembre.
Peccato, perché non vedevo l’ora di gettarmi a capofitto nelle ridicole polemiche che hanno seguito l’uscita americana del film.

Brave ribelle illustrazione

(bellissima illustrazione presa da qui)

Come probabilmente avrete già avuto modo di leggere (o di sperimentare personalmente) Brave si inserisce perfettamente nella curva discendente delle ultime produzioni Pixar, pur risalendo dal punto più basso mai raggiunto, saldamente occupato da Cars 2.
Personalmente non l’ho trovato così inutile come si è tentato di descriverlo in giro. Si sapeva che Brave sarebbe stata la prima fiaba made in Pixar e, gioco forza, sarebbe stata più vicina a tematiche e registri propri della Disney. Brave non ha difetti specifici, è un film autenticamente rivolto ad un pubblico di piccoli spettatori, a differenza di tanti osannati film precedenti, che tendevano a tradire questo risvolto, strizzando l’occhio agli adulti in sala.

Non che questo giustifichi una prevedibilità più che accentuata nelle svolte narrative principali e una caratterizzazione che latita pesantemente al di fuori del rapporto Merida – Elinor. Il film comincia prendendo una strada ben precisa e apprezzabile, mettendo per una volta al centro un travagliato rapporto madre/figlia, tralasciando quasi completamente la controparte maschile della famiglia. Anche il fulcro centrale dell’azione, il matrimonio di Merida tanto voluto da Elinor quanto osteggiato dalla giovane, è quasi un pretesto per porre al centro le loro dinamiche, inserite in una versione idilliaca della Scozia medioeval-qualcosa, ghirigori celtici, kilt indossati senza mutande e capelli pel di carota inclusi. Il problema è che poi si devia nettamente tornando di preopotenza sul sentiero principale, in via Disney, privando la pellicola dello spunto d’originalità su cui era costruita. E’ il risultato del brusco affiancamento di Mark Andrews alla prima indipendente Brenda Chapman, una sorta di “volevamo fare vedere che da noi ci sono pari opportunità ma poi ci abbiamo ripensato e ma anche no”? Forse. Indubbiamente il film soffre per la mancanza di un’impronta originale che lo guidi dall’inizio alla fine, finendo per essere un guazzabuglio di scelte rimaneggiate, come la travagliata realizzazione dimostra.

Cosa rimane? Rimane un film dignitoso, un’ottima pellicola per il pubblico più giovane, un piacevole intrattenimento che manca della personalità necessaria ad essere un nuovo classico in stile Disney, essendo lontano dai classici Pixar.
La Pixar continua ad essere alla canna del gas della creatività. Personalmente però credo sia un problema interno, accentuato da un mercato ormai riempito da studi avversari in grado di sfornare anch’essi piccoli gioielli (per rimanere nel medioevale europeggiante, vedi l’ottimo Dragon Trainer). Rimane il grande merito di aver aperto una strada anche inesplorata e aver creato alcuni piccoli capolavori e molti titoli dignitosi. Ora però è tempo di pensare ad un rinnovamento stilistico e anche di  gestione interna, perché ormai la riproduzione a stampino di quanto fatto in passato non basta più.

Riguardo al corto introduttivo La Luna; come sopra. Prevedibile e abbastanza banalotto, oltre che misteriosamente simile ad una pubblicità occulta ai pan di stelle.
Sul doppiaggio italiano stavolta nulla da dire. Nessuna introduzione di vip a casaccio, solo un solido cast di doppiatori esperti. Le canzoni del film sono state affidate a Noemi, forse per continuità cromatica con Merida stessa.

Questo intero post però è da rileggersi alla luce dell’effettiva maturità del pubblico in sala, che ha dimostrato di non essere ancora pronto ad una pellicola con una giovane donna che sia descritta diversamente dalla controparte del suo lui o alla disperata ricerca dello stesso. Secondo alcune associazioni di genitori (e anche alcuni insospettabili giornalisti), Merida nasconderebbe un’inclinazione omosessuale/ sarebbe una lesbica fatta e finita (in base alla morigeratezza della fonte) perché, capito, ha una quindicina d’anni e non sembra per niente interessata al trio d’idioti che le presentano come bacino d’interesse per la scelta di un marito. Insomma, ha 15 anni e non è interessata al matrimonio! E’ sospetto! DEVE ESSERE LESBICA!!

Lo vado a vedere? Se hai figli piccoli al seguito o ami le favole classiche del canone Disney.
Ci shippo qualcuno? Merida e i suoi capelli sono hair porn purissimo. Lo sforzo tecnico maggiore del film è gestire la chioma rossissima della protagonista, con apposite scene fanservice dedicate. E se ogni tanto la qualità generale del film si abbassa, chissene, la chioma di Merida è per-fet-ta.
Coefficiente kleenex? Ci sono grandi classici come “io ti odio! Sei un mostro! Perché nessuno mi capisce!?” ma d’altronde sono grandi classici perché sono più che collaudati, quindi magari sì.

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