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La recensione arrabbiata, nonostante mi sia data parecchie ore per sbollire e tentare di far scivolare via le sensazioni “di pancia” del dopo visione.

Siccome partirò a razzo con gli [SPOILER], fuori dal cut vi lascio due righe di lapidaria opinione: Prometheus voi (noi) appassionati di fantascienza non lo meritiamo. Men che meno lo spettatore che non subisce la fascinazione di un film che non è un prequel/sequel/capitolo della saga di Alien, però cazzo, non prendiamoci in giro, sparare il titolo a comparsa per stanghette, quella nave spaziale, quella protagonista con quell’intimo significa creare una semiretta che congiunge i due universi. Anche se tenti di cancellarla, il segno rimane. Purtroppo.


La vera tragedia di Prometheus (oltre al fatto dell’uscita italiana a meno di un mese dall’uscita mondiale del Bluray, intendo) è che idea di base è meravigliosa. Non inedita (first people, ma stavolta si chiamano Ingegneri) , ma assolutamente un’ottima pensata per andare a riscavare nell’universo creato da quella pietra miliare di Alien, senza però finire nell’assurdo (già fatto in passato) o rinnegare quanto visto creando un guazzabuglio (già fatto, di nuovo).

Se dovessi puntare un dito, stavolta accuserei Damon Lindelof di questo scempio. E’ dai tempi di LOST che la sua ossessione per le grandi domande della razza umana e la guerra tra fede e razocinio crea opere ispirate e disastri a tempi alterni, solo che ultimamente, davvero, non ci siamo.
Il film si apre con quello che poi scopriremo essere il sacrificio di un novello Prometeo alieno, che si dà la morte in un paesaggio terrestre primordiale per permettere, attraverso il spargimento del proprio DNA, la genesi della razza umana.  Due minuti esaltanti.
POI.
Poi succede di tutto, ed è proprio questo il problema. Succede tanto, troppo, troppo urlato, telefonato, sottolineato, calcato: verrete investiti da una montagna di informazioni dirette (e per i simpatizzanti Alien, Lovecraftiani convinti, e amanti delle simbologie deliranti degli Illuminati da un’ecatombe di simbologie e strizzatine d’occhio indirette) tanto buttate lì quanto confuse e, quel che è peggio, stereotipate. Il film non diventerà che una massa di mezze frasi borbottate. In questo caos brilleranno le debolezze del film, le risoluzioni scontatissime, i momenti grotteschi e parecchie svolte da alzarsi e urlare “Signor Lindelof, MA ANCHE NO!”.

Su Twitter ieri si sosteneva che il film è talmente coraggioso nell’affrontare certi bisogni esistenziali dell’uomo da dover essere giudicato con più indulgenza nei suoi gruvieriani buchi di sceneggiatura. Per me la risposta è NO.
E’ vero, quando ti imbarchi in una storia che esplora l’origine della vita, la creazione, l’esistenza di Dio e la fede in un contesto fantascientifico la possibilità di scadere nel ridicolo è altissima. Però da una parte sta il coraggio di provare a far bene, dall’altra la voglia di farsi fighi spaziando da un dubbio esistenziale all’altro, fottendosene della coerenza interna del film dal momento che si è troppo impegnati a sparare più alto.

In questo Prometheus è l’antitesi assoluta di Alien, che non era certo estraneo a queste tematiche. Però ciò che in Alien è veicolato per sottrazione, attraverso una pellicola che vive di non detto, di tensioni, di sguardi, di sapiente regia, di costruzione di personaggi lontano dallo stereotipo del giovane-figo-famoso attore hollywoodiano, qui è URLATO, CITOFONATO E ASPETTA CHE TE LO RIDICO PERCHE’ E’ IMPORTANTE. A quanto pare, dal 1979 ad oggi al pubblico è scomparsa qualsiasi capacità di fare due più due senza che i personaggi sullo schermo debbano girarsi a spiegarglielo (tendenza diffusissima e davvero irritante).

Il punto di partenza, si diceva, è meraviglioso: non si parla di xenomorfi, bensì della misteriosa creatura aliena che si trovava nell’astronave del primo capitolo, squarciata da un facehugger.
Alien la presenta solo di sfuggita e lo sfruttamento di un soggetto marginale per creare un’intero ciclo è notevole. Grazie al ritrovamento di alcuni antichi resti archeologici, Elisabeth Shawn e il suo compagno scoprono un filo rosso conduttore (la presenza di esseri antropomorfi dalla rilevante altezza che indicano agli umani una galassia) che potrebbe essere l’invito dei creatori all’uomo a farsi avanti e fare domande. Per provare la teoria di Elisabeth (indubbia protagonista di una pellicola che, a differenza del veterano, non sa bilanciare per nulla i suoi personaggi e non lascia manco lontanamente il dubbio su chi sopravviverà a fine film), credente e desiderosa di stabilire un contatto con gli Ingegneri, la Weiland Corp. organizza un’esosissimo viaggio per atterrare sul pianeta che si presume possa essere la terra d’origine dei creatori.
Facendola breve (riassuntone con finale della trama di Prometheus per chi non l’ha visto, c’era ma non l’ha capito o era troppo ferito nell’animo per farci caso):

arrivato sul pianeta, il gruppo scopre una struttura sotterranea coi cadaveri dei creatori e misteriosi contenitori a tenuta stagna. A causa della curiosità/cattiveria dell’androide, della stupidità dei membri dell’equipaggio e di sfighe casuali, alcuni membri vengono contagiati.
C’e’ chi muore subito, male e giustamente avanti fatto “pucci pucci, bello, vieni quiiii!” ad una versione aggiornata del facehugger, c’é chi muore contaminato e poi si ripiglia diventando non si sa bene cosa come il compagno di Elisabeth e c’è chi, come quest’ultima, è costretta ad un parto cesareo autoindotto per essere rimasta incinta di una forma poliposa di Alien. Un macello.
Nel frattempo David l’androide scopre un superstite tra gli ingegneri; al suo risveglio però l’amaro calice della consapevolezza. I creatori per qualche motivo avevano deciso di sbarazzarsi della loro creazione e la struttura si rivela essere una delle numerose astronavi piene di armi battereologiche (più o meno Alien) da spedire sulla terra. L’ingegnere tenta di far decollare l’astronave, ma il sacrificio degli uomini dell’equipaggio (comandante nero + due tizi diversamente razziali, di cui uno distintamente asiatico…welcome back, stereotipo di sopravvivenza razziale!) fa collassare l’astronave schiantandocisi addosso con la sua, facendo diventare l’altra la carcassa del primo film. A questo punto, solo Elisabeth è rimasta viva e, con la testa ancora funzionante del robot smembrato, sblocca una delle altre astronavi aliene per andare sul pianeta natio dei creatori e farsi dire perché ci volevano coppare tutti (dall’espressione risoluta e dai 5 minuti finali che riscattano parecchio, forse è anche pronta a mollargli la simpatica minaccia batteriologica).

Raccontato così, è un film fichissimo, uno di quei film che mi manderebbe in pappa completa il cervello a furia di ripercorrerlo e ripensarci. Invece è un film (come avrete desunto) deludente e sconclusionato se analizzato singolarmente. Contando però la parentela a cui finge di non essere interessato, è un film terribile. Dato che stavolta il budget o gli attori o le riscritture (dei, avessero messo qualcuno di più autorevole di Jon Spaihts a litigare con Lindelof e a metter mano sulla sceneggiatura!) non possono aver causato danni paragonabili al terzo o al quarto capitolo, se ne desume che da un script traballante è venuto fuori questo.
Si parla di 40 fantomatici minuti redentori che dovrebbero rattoppare la storia, ma il problema è a monte, in un film che ci mette tantissimo ad ingranare e anche quando lo fa rimane a tratti lento e poco coinvolgente.

Ridley Scott ha le sue colpe, ma non dimentichiamo che è un regista. Nel ’79 venne chiamato perché si era fatto un nome ed era noto per saper amalgamare e gestire gli effetti speciali. La sua regia nel 2012 è più spenta, decisamente più convenzionale (le musichette da film dell’orrore di serie B nei momenti di tensione…un insulto!) di un tempo, tanto che ad ammaliare è l’impressionante comparto tecnico (niente da dire, sono sicura che in versione home video sarà veramente interessante scoprirne di più), da cui però una regia sottotono viene mangiata viva. Sfortunatamente non c’era più nessuno così affamato di far bene da preservare nell’epoca del green screen quel realismo dello spazio e degli alieni che ha permesso ad Alien di invecchiare così bene, tanto da essere assolutamente all’altezza ancor oggi, ancor più di questi ben fatti modelli a computer grafica, ma che non avranno MAI il calore e l’immortalità dei set e degli alieni originali.

Ora che mi sono presa tutto il tempo per dirvi perché il film non mi è piaciuto, mi prenderò anche un bell’elenco puntato per sottolineare quello che mi ha fatto veramente inviperire e che rende il tutto insalvabile:

  • La cospirazione da veri ossessionati della Setta degli Illuminati, mollata lì di malagrazia e veramente gratuita. Rincasando dal cinema sapevo che tutto il discorso internettiano sarebbe svoltato verso il cospirazionismo e infatti. Il problema non è il simbolismo cristiano (l’annunciazione di David ad Elisabeth, questo uso pedissequo dei nomi biblici, i continui riferimenti al Natale, il costante sacrificio per le sorti dell’umanità tutta, le triadi in schermo continuo, il “su le mani Isma!” finale che temo volesse alludere alla crocifissione, la lavanda dei piedi del padre, solo per citare i primi che mi vengono in mente) ma come viene mollato lì gratuitamente. Io *TEMO* con tutto il mio cuore che il famoso motivo per cui gli Ingegneri volevano farci il mazzo fosse legato in qualche modo a quella simil teoria ufologica di Cristo come messaggero di una razza aliena, ma alla fine si siano vergognati di aver pescato pure da lì e abbiano glissato. Se ci pensate, aggiungendo quel particolare tornano un sacco di cose (pure l’immagine della crocifissione Alien nella sala col Testone) e io *TEMO* il Prometheus che porta in dono scene tagliate.
  • I comprimari, tutti. Tranne quando danno ad Elisabeth della sonora cogliona perchè “è una spedizione scientifica, quindi non ci servono armi”, che chi se ne frega se siamo su un pianeta abitato da una razza di cui non sappiamo nulla a parte che ci sono superiori tecnologicamente di molto spanne. Tornando ai comprimari, se il tentativo era di farne della gente giusta perché sopra le righe, beh, fallito su tutta la riga. In particolare sul biologo e sul geologo, credo di aver sinceramente goduto per loro morte. Anche perché, *bestemmia*, come fai a fare pucci pucci vieeeeeni ad una specie aliena che sembra un rettile (mentre è un facehugger, quindi peggio)? E sei pure un biologo, cavolo!
  • La gestione di Meredith/Chalize Theron. Dopo la sua stupida morte, una delle più ridicole del decennio, mi stavo veramente mangiando le mani. Come personaggio, era semplicemente gigantesca in potenza. Una donna a capo di un’azienda multimiliardaria che deve assistere impotente alla morte del padre che ha creato una sua versione maschile robotica per rimpiazzarla come figlio prediletto (a sua immagine e somiglianza, e qui il reparto trucco, parrucco e costumi è stato DIVINO). Lei, umana e imperfetta, di riflesso ha sviluppato una personalità algida e robotica, nel vano tentativo di riacquistare l’amore del padre attraverso l’emulazione della freddezza di David, che ovviamente odia come se non ci fosse un domani. Il tutto è stupendo e mi sono gingillata tantissimo all’idea che rimanesse lei viva LEI, primo personaggio nella saga a incenerire un tizio contaminato pur di non farlo salire a bordo dell’astronave a contaminare tutti. Invece no, le vengono riservate scene dall’imbarazzante (lo scambio di battute sessuali col capitano) all’irritante (vedi punto successivo), non dedicandole abbastanza spazio. Nonostante questo, Theron rulla tantissimo. Ed è hair porn purissimo, con i suoi capelli che ci comunicano la rigidità del personaggio più di mille parole.
  • Il pedante sottolineare svolte telefonate. Io sfido qualcuno a non aver capito dalla *prima* scena che Weiland senior era il padre di Meredith. E invece con che enfasi le piazzano in bocca quel “padre” nella scena della rivelazione!! E vogliamo parlare della scena in cui David spegne la telecamera attraverso cui Meredith a bordo della nave vede cosa sta facendo e le tocca pure dire “Ha spento la telecamera, quel figlio di puttana!”...l’ho capito, cazzo, ci arrivo, guardo le espressioni, faccio causa-conseguenza! INVECE NO, tutto, tutto, tutto ti viene sbattuto in faccia come se non fosse altamente prevedibile (gravidanza più chiamata dell’anno?) e sottolineato che se lo spettatore avesse la perspicacia di un lemure.
  • L’androide David. In un certo senso è il personaggio migliore, essendo piazzato lì con una risma di battute alla mano, la prima caratterizzazione del film (e forse la più accurata) e giusto uno poco fico a interpretarlo. Il problema è che è forse il personaggio con lo spettro di sentimenti più complesso (odio, gelosia, vendetta, complesso di edipo, amore, rabbia, malizia, menzogna, senso di meraviglia, non gli manca niente) e quindi come androide non è assolutamente credibile. Già che c’erano, potevano piantarci una cosa tipo “ah, ma mentre vi siete distratti io ho sviluppato delle emozioni umane!” che era meglio. Ash rimane insuperato. Detto questo, il Fassbender che ghigna mentre si fa la tinta è awwww.
  • L’inutile compagno di Elisabeth. Non solo interpretato mediocremente. Non solo irritante ed inutile quasi come lei (prima che si ripleyizzi, OVVIO. Il piano vendicativo a fine film è una delle sequenze che lo salvano dal baratro dell’odio assoluto ed incondizionato). E’ anche il fautore del plot hole più grave del film: che cosa è diventato esattamente, quando si rialza la seconda volta dopo essere stato incenerito? Era talmente sparato lì che non so nemmeno se lo voglio sapere.
  • Perchè fare un film che mi spiega perché c’e’ un Alieno morto al posto di comando della nave semidistrutta in Alien se poi, porca vacca, NON LO FAI MORIRE AL POSTO DI COMANDO? Come si fa a crearsi una grana di coerenza così marcata sul punto da cui origina il film stesso, ma come si fa? L’ultimo creatore è inequivocabilmente morto nella navicella di emergenza, non al posto di comando. E siccome David ci ha detto che c’era solo un sopravvissuto, con lui è morta anche la continuity della saga.
  • Le nuove metamorfosi dello xenomorfo. Ora, non vorrei suonare “si stava meglio quando si stava peggio”, ma l’Alien polpo gigante sembrava disegnato sul credo che più grande è (più sembra una vagina multipla) più fico è. Beh, NO.

Lo vado a vedere? Se sei un appassionato del genere o della saga, assolutamente sì, anche se ti farà male. Io ero stata avvisata più e più volte, però film di fantascienza così genuinamente e apertamente fantascientifici (pure con le astronavi) realizzati a questo livello tecnico ne escono pochissimi, a distanza di anni, perciò devi, anche se sarà terribile. In caso contrario no, assolutamente. Non si vede manco Fassbender nudo e sono sicura che per la Theron in intimo qualcuno abbia già provveduto.
Ci shippo qualcuno? Assolutamente sì, ma ovviamente. Se uno è malizioso, l’astio tra David e il compagno di Elisabeth è sospetto.
Per non dire l’astio della Theron contro la protagonista. Ma quello che vince TUTTO (compresa la ) è l’accoppiata David/Meredith: umano/androide, forse uomo/donna, incest, steampunk e praticamente è come se la Theron limonasse con sè stessa uomo. Speriamo che qualcuno si sia già prodotto in fanfiction.
Coefficiente fantascienza con le astronavi? Altissimo, se amate la fantascienza non potete sottrarvi, che chissà quando arriva la prossima dose.

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