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Chiariamo.
Quella voce che Quantum of Solace sia un grave passo falso nella saga dell’agente 007 può averla messa in giro solo chi abbia presente il ciclo craigiano e poco altro perché, ma veramente? Ma ve li ricordate i film con Brosnan, per rimanere nel passato recente? Io ho ancora le crisi epilettiche quando ripenso a Il mondo non basta. Tuttavia è innegabile che rispetto al film di rifondazione della saga, il mai troppo lodato Casino Royale (chiariamo, io lo amo d’un amore purissimo ed incrollabile), abbia costituito un bel passo indietro.
Quando si è cominciato a parlare di franchise in crisi, di taglio di sceneggiatura e location per ridurre al minimo il budget richiesto alla moribonda Mgm io avevo i sudori freddi. Invece poi è uscito il primo trailer ed è stato un ottima rassicurazione.

Volontariamente ho evitato di seguire una campagna promozionale martellante, che credo abbia mostrato i 3/4 del film, e me ne sono andata al cinema sapendo che stava piacendo, e molto, a molti. Vi consiglio di fare lo stesso. Andate sulla fiducia, perché ne vale la pena. E lo dico anche a te, amica mia fangirl, fidati.

Nella prima parte discorsi a caso, ma dalla scritta [SPOILER] procedete su un campo minato.

Skyfall è davvero un buon film ma è ancor più un film eccelso nella galleria ormai affolata di lungometraggi dedicati a James Bond.
Personalmente è un film chiarificatore, il tassello che mancava per mettere davvero la parola fine a Casino Royale (e che furbamente fa un po’ finta di non vedere Quantum of Solace). L’aspetto eccezionale è che chiude il ciclo di Craig, della prima parte della vita del Bond di Craig, come se tutto fosse stato preordinato dall’inizio, mentre invece proprio no, manco per sbaglio. Se Casino Royale era un film di rottura estremo, che godeva nel negare (quasi) fino alla fine tutti gli stilemi del canone, dal Bond misogino e invulnerabile, alle battute e drink classici a (OMISSIS sennò mi partono spoiler), qui invece veniamo accompagnati fino a ritorno di tutti quei dettagli, ma a cui finalmente viene dato un background, non sono aggiunte posticce messe lì, tutto ha un senso. Casino Royale ha volutamente disfatto il passato, Skyfall torna a tessere tutto in maniera più articolata: i due film hanno in comune il protagonismo del lato umano di Bond (non a caso invece Quantum tornava al Bond quasi macchina e risultava freddissimo).

In questo senso, è una trilogia compiuta, la fondazione del mito che si conclude, mito che ora trae linfa vitale dal un tempo contestatissimo Daniel Craig, che invece ancora una volta ha saputo dimostrare di essere la persona con il fisico, la faccia e il tono giusto per incarnare tutti gli aspetti più romanzati del personaggio rendendolo reale e, ancor di più, umano. Insomma, se Bond può aprire un vagone con un’escavatrice, saltarci dentro e nel rialzarsi sistemarsi il polsino, è perché l’aura di Craig lo rende sostenibile.
Il suo essere molto solido, senza guizzi recitativi, lo rende la base ideale per piazzare uno dei più riusciti cattivi da romanzo di spionaggio degli ultimi anni, ovviamente toccato al versatilissimo Javier Bardem (in omaggio, una nuova pettinatura assurda). Silva è la classica ombra del passato che costruisce il passato di un Bond (e di una M/Judi Dench sempre in controllo) che altrimenti spunta dal nulla. Di più, è assolutamente eccelso nel rendere attuale il classico cattivo da coreografia, quello che non manca di avere un gusto intrinseco per il melodramma, oltre che ad essere completamente devastato psicologicamente.
[SPOILER] Basta quell’entrata plateale con l’ascensore e quel lungo monologo con metafora accattivante fatto mentre cammina verso Bond per far guadagnare a Bardem almeno una nomination da qualche parte. Silva è intrigante, gradasso, meravigliosamente macchiettistico eppure, eppure non risulta vecchio, fuori tempo massimo.
Sul fronte gnocca Bond Girl, torniamo ai grandi classici, ma non si rinuncia a giocare con lo spettatore. Naomi Harris è tutto fuorché la classica spalla sexy del nostro e infatti quando arriva la risoluzione, il film sembra dirci “e chi poteva essere, visto come tiene testa a Bond?”. Bérénice Marlohe
invece, pur essendo dotata di quella bellezza devastata della Bond Girl oscura, viene sacrificata all’altare di quella che prova l’alta mortalità del post intercorso con Bond (mai, MAI nella prima ora di film, ragazze, è letale!) ma era necessario. Era necessario in un film che si apre con la risoluta Eve e fa di nuovo annegare Bond, ricongiungendolo all’ombra di Vesper per mezzo dell’ennesimo quasi annegamento, da cui si libererà nell’ennesimo annegamento parte due, sul finale, poco prima di espiare completamente il suo passato (quell’ombra fuggitiva nei titoli, che appare poco dopo il crollo della figurina di Craig, nessuno riuscirà a persuadermi che non sia Eva Green).
A fronte di parecchi personaggi compiuti (principalmente le ombre familiari di Bond e il loro surrogato, M) vengono introdotti altri personaggi: Ralph Fiennes rimane in pausa fino alla fine per evidenti motivi di trama e verrà forse sfruttato in futuro. Il contestatissimo (perché è ggggiovane) Ben Whishaw invece si ritrova in mano un ruolo che è sempre stato marginale (il portagadget), ora riscritto come comodo sparring partner di Bond e connessione con uno spionaggio che non può più negare il lato informatico. Sto già pregando ardentemente che Bond sia costretto ad irrompere in casa sua mentre lui lavora in pigiama con un pattern a monumenti di londinesi, sappiatelo. Peccato che nel momento in cui partono gli spiegoni e il ritmo dell’azione permette di soprassedere a certe forzature negli avvenimenti, Q venga sacrificato sul lato professionale a fronte del capitolo sul passato di Bond.

Se sul fronte personaggi sapevo mi sarei dilungata, sul fronte tecnico la facciamo breve: è tutto perfetto. Di più, è tutto da estasi mistica. La sceneggiatura, seppur forzata verso metà film, sa accostare svolte classiche a una costruzione coerente di Bond plus il discorso di chiusura del cerchio di cui sopra. Neal Purvis e Robert Wade son quelli di Quantum (ma anche di Casino Royale), quindi immagino che l’aggiunta di John Logan (che in effetti ha all’attivo parecchi film dalle sceneggiature eccelse) sia stata provvidenziale.
Sam Mendes sia lodato, perché è un regista nel vero senso della parola. Ti caccia lì delle sequenze d’azione coi fiocchi e poi, appena il ritmo rallenta, infila quelle costruzioni raffinatissime e magistrali che appartengono al suo genere elettivo, il film semiautoriale leccatissimo. La regia è assolutamente protagonista (la scena del lago ghiacciato, l’ascensore di Silva, lo specchietto in cui si riflettono i killer e potrei continuare per molto) e aiuta tantissimo un film che dura quasi due ore e mezza a mantenere viva l’attenzione.
L’aspetto che però rasenta l’assoluto e che stramerita ogni cacchio di nomination da qui a febbraio è la fotografia. E’ vicinissima al manierismo (e giusto un filo didascalica), ma non si può non rimanere folgorati da una palette cromatica nettissima, che alterna blu/grigi freddissimi a roventi gialli/rossi e quando necessario, li sporca, li fa avvicinare e riflettere tra loro. Amplifica e decuplica l’onda emotiva del film in almeno un paio di occasioni: il senso di silenziosa tensione nel palazzo a Shanghai, il grigio lacrimare pioggia di una Londra umida e tragica e poi l’incendio a Skyfall. L’incendio a Skyfall è un capolavoro, checcavolo! Tra la regia e la fotografia di quel dio di Roger Deakins (nove nomination agli Oscar, nessun premio), ti pare di sentirlo, il calore di quel fuoco!
Al capitolo titoli di testa, direi promossi. Moderni nel loro essere sfacciatamente digitali (oh, a me ricordano le illustrazioni di Franco Brambilla) ma con un filo logico-spoileristico degno dei migliori Bond. Bravo Daniel Kleinman (che dopo quell’apertura anonimissima di Quantum, ci voleva poco). Ah, non so se lo sapete, la canzone sui titoli di testa la canta Adele.

Lo vado a vedere? Io sono addentro al canone e dai, che io apprezzi (diciamo così) Daniel Craig e la sua democratizzazione del fanservice (credo di non esagerare affermando che passa tipo il 35% del film a petto nudo in scene graziosamente fanservice) mi pare indubbio. Detto questo, il film sta incassando vagonate di soldi e sta piacendo anche a gente non sospetta, critica e pubblico. Io ve lo consiglio davvero, senza ombra di dubbio uno dei film d’azione migliori dell’anno. Purtroppo però, nel salvare la saga, a mio parere è stato concesso un po’ troppo a livello di storia e regia a quanto è successo di rilevante negli ultimi 5 anni di cinema occidentale. L’influsso di nuovi filoni rampanti e di un certo modo d’intendere il cinema d’azione (ovvero con una mancanza di autoironia e volontà romanzesca) si sente tantissimo. Pur essendo meno epico e per certi versi girato di rigetto, Casino Royale rimane insuperato, solo un po’ meglio come film, ma indubbiamente superiore come film su Bond. Qui c’è tantissimo Bond, eppure potrebbe essere per contro un altro zerozero qualsiasi, e non il nostro Bond. Detto questo, ehi, meraviglia. Meraviglia e una stretta di mano a Daniel che non ha mollato cazzotti a nessuno in un film la cui tagline è tipo “sei un decrepito!” detto pure dalla Dench, eccheccavolo!
Ci shippo qualcuno? *urlo liberatorio*. La vedete l’immagine qui sopra? E’ solo l’antipasto. Quel lieve accenno ormai presente nella quasi totalità dei film lo copre già Q, che appena comincia a battibeccare con Bond, che ribatte prima piccato poi da grande spia navigata, beh, apposto. Quello del pigiamino e del teino prima di dormire era un colpo bassissimo comunque.
Il tutto eclissato dalla morboso triangolo epidicomosessuale tra Bond M e Silva, che, ahhhhhhhhhh, Silva. Come posso dirlo senza produrre gridolini estatici? Silva e il suo giocare sulla sessualità sua e di Bond, Silva e il suo provocare  fisicamente Bond, Silva e il suo sguardo che passa dall’amore fraterno all’amore carnale in meno di un secondo, Silva che coppa la tipa di fondo solo perché si è fatta Bond, Silva che ce prova, Silva che si fa rispondere da Bond che lui, uè, di homo stuff ne sa (giustificando di fatto un qualsiasi intercorso PRE con Q che si sviluppa nelle vostre menti), Silva che passa il suo ditino malizioso sul torace devastato di Bond…..GYAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAH (va che brava, quanto ho resistito)! In sala mi è salito un disperato urlo silenzioso della fangirl in incognito che levati (anche se inferiore a quella scena de La Talpa, che stava per venirmi un embolo).
Ma l’aspetto davvero esaltante è che Judi Dench è un’ancora così solida e Daniel Craig è così testosteronicamente maschio che continua ad essere credibile che lui sia il Bond delle Bond Girl e questo qui. Commozione.
Ship SheepShip SheepShip Sheep

C’è il fottuto cervo metaforico? Voi che dite? 
…e non fatemi i superiori a dire che è una citazione da Thunderball (approposito, ma che goduria citazionistica non è ‘sto film?), non prima di aver riflettuto su cosa succede a M dopo averlo visto. E’ metaforicissimo, pur essendo di pietra.

Ora cambio pure head al blog. Daniel persiste, ma mettiamo un cappottino, che fa freddo.

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