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Oh, siamo appena a Febbraio e siamo già qui a parlare del film sci-fi rivelazione dell’anno…scorso. Gente che si strappava le vesti, mentre io mi facevo due calcoli e devo dire che è uno dei ritardi più contenuti visti negli ultimi tempi. Come stiamo messi male.

Looper Joe Joseph Gordon Levitt

No, poi davvero volete sapere da me se va visto o no? Ok, allora. Anche se rimane il fatto che al primo che l’ha visto a settembre dell’anno scorso e ci ha sfrantumato su quanto sia bello e su quanto sia arrivato in ritardo, senza manco essere andato al cinema a far capire che anche nel Bel Paese piacciono questi film qui, gli tiro un cartone dritto sul naso.

Pur non essendo l’esordio di Rian Johnson alla regia, questo film profuma d’esordio in cui uno ci mette veramente tutto se stesso, dalla sequenza iniziale alla chiusura. Johnson scrive e dirige un film in cui riversa veramente tantissimo, con un’energia e una smania di far bene che in genere dopo qualche prova al botteghino si mitiga sempre.

Innanzitutto c’è da registrare una sceneggiatura che fonde ambizioni a cavallo tra action (a un certo punto, tutti hanno in mano una pistola più o meno grossa e cominciano a spararsi, provandoci pure un certo gusto) e noir, immerse in un setting veramente fantascientifico, senza tirare in ballo ibridi paraculi. Forse però il rimando più forte è quello noir, dato che ci troviamo di fatto davanti a un killer professionista in un scenario futuristico senza futuro, perché continuamente negato da chi viene da “più avanti”, rendendo tutto quello che c’è in mezzo passato che deve ancora succedere, in uno scenario metropolitano ai margini dell’azione ma sempre opprimente e fatiscente.
Per quanto riguarda la fantascienza, siamo nel già battutissimo campo dei viaggi del tempo e timeline multiple che richiedono un po’ di attenzione durante la visione ma che sono seguibilissime, checché ne dica la critica italiana. Purtroppo, anche se l’idea in sé (omicidi su commissione da effettuare nel passato data l’impossibilità di  occultarli in un futuro in cui tutti sono schedati, avvalendosi di Looper poi a loro volta eliminati dal futuro, dando così ai personaggi un senso di fine incombente) regge alla perfezione il film, una precisa scelta di montaggio tende a mandare a quel paese tutta la continuità della storia, lasciandovi nel post visione a scervellarvi posizionando i vari Joe vecchi e Joe giovani a spasso nel tempo. Forse, evitando in toto di mostrare dall’inizio lo svolgimento del passato di Joe/Bruce Willis, Johnson si sarebbe risparmiato parecchie domande sul film a cui ha risposto con un “beh, ma i viaggi del tempo sono un po’ magia”, che sinceramente, beh, vaffanculo Jhonny e la tua quasi magia! Se è fantascienza, non è magia, checcazzo. Scusate, è un argomento che tira fuori il peggio di me.

Forse è meglio concentrarsi sulla fantascienza indiretta, quella non soggetta a spiegoni e suggeritaci quasi esclusivamente sul piano visivo: auto malamente convertite ad energia solare per mancanza di carburanti, siccità incombente, droghe oculari, città ghetto, fallimento delle modifiche genetiche. Forse per esigenze di budget ma anche per precisa scelta stilistica, il futuro ci rimane sempre un po’ precluso come al protagonista e ne possiamo dedurre i contorni col contagocce, sulla base di quanto i “futuri” decidono di svelarci. Sotto questo punto di vista, il film fa veramente centro, regalando un opprimente senso peggiorativo al futuro, ancor più angosciante data la situazione già drammatica del presente, ma senza urlare alla catastrofe.

Altro componente veramente riuscito sono i personaggi, nonostante non abbia apprezzato in toto il casting. Adesso so che voi mi attaccherete la pippa di Joseph Gordon-Levitt che si studia i film di qualche decennio fa di Bruce Willis ma sinceramente ho trovato più efficace il lavoro di CGI e make up sui tratti facciali (e ancora una volta un tot di scelte di sceneggiatura e regia che, tra mutilazioni e confronti di profilo, calibrano alla perfezione il progressivo gioco delle somiglianze) che questo tanto decantato studio del personaggio. Ha fatto quello che qualsiasi professionista avrebbe fatto e il risultato è buono, ma bon, fine. Anche perché se Gordon-Levitt non fosse di fatto musa e produttore di Johnson, si sarebbe anche potuto scegliere qualcuno che non avrebbe dovuto faticare così tanto per crearsi attorno l’aria del duro. Per Bruce Willis, a parte l’inquietudine di continuare a fare la copia vecchia di se stesso (cos’è, la terza volta?), vale un discorso un po’ diverso: di fondo la sua parte è una versione enormemente più sfaccettata, ma comunque identica al suo ruolo canonico, quindi ci sta.
Mi sono*veramente* piaciute le rappresentazioni dei personaggi in sé, la mancanza di un equilibrio morale del film, i continui ribaltamenti di prospettiva umana che coronano in un destino ineluttabile per quasi tutti i personaggi, che nel tentativo di fare ciò che è giusto finiscono irrevocabilmente per plasmare la propria rovina, con un mondo nelle mani di un protagonista dall’animo e dalla vita così vuoti da essere sinistri. Il fatto che poi proprio l’aridità interiore di Joe giovane sia la componente che gli permetta una visione meno interessata e che sia proprio l’amore salvifico a condurre Joe meno giovane ad alcune delle azioni più abiette per un essere umano non è un messaggio che vi riuscirà di digerire facilmente.

Looper Bruce Willis

“La Belle Aurore”, eccolo lì il delicato citazionismo cinefilo.

Ora però mi incazzo, siete avvertiti. Ammiro tutto, lo helvetica fighetto dei titoli e la comparsa graffiante del titolone, il montaggio folle della vita di Joe giovane (un minuto scarso in cui il regista prendere in mano la cinepresa e dà il 120%, come urlasse “guarda, guarda, è questo quello che so fare!”) e i piccoli dettagli retrò (il locale a luci rosse che cita Casablanca). Anzi, questi elementi alzano decisamente il livello d’interesse verso un film che vuole dire qualcosa di diverso e sa come farlo. Ok. Mi piace anche il fatto che non sia tutto digeribile senza proteste, che ci siano delle sbavature e delle incongruenze, perché in genere sono figlie dell’eccessiva voglia di dare il massimo. Meglio che ispiri opinioni forti, anche se negative, che essere del tutto insipido no? Significa che sa colpire.

Ecco. Quello che veramente mi fa incavolare è l’intero comparto femminile e il messaggio che si porta dietro. Non mi riferisco al già abbastanza irritante ruolo facile della prostituta per forza, vedi Piper Perabo, la sempre adorabile Emily Blunt (che ha dalla sua un continuo rifiuto/negazione del suo ruolo materno) e la corollaria Qing Xu. Facciamo che tutto ciò è figlio di due generi (il noir e la fantascienza) in cui la donna è marginale e oggetto sessuale per definizione, con l’aggiunta di un presente/futuro in cui pare ben evidente che l’emancipazione se la sono scordata tutti. Ok. Però perché la redenzione maschile delle proprie colpe passa per lo proprie azioni, con Joe giovane che redime se stesso eroicamente e quella femminile passa attravero il parto? *bestemmia*. Son tutte prostitute dolenti che redimono giorno per giorno la propria carne solo in funzione dei figli (che non a caso sotto tutti maschi, a partire dall’inquietantissimo Pierce Gagnon, capace con il suo sguardo diabolico di farti parteggiare per Joe non più giovane all’istante), incapaci di espiare se non attraverso la gravidanza. Mai una che sia una prostituta perché sì. Joe può essere un killer a cui non tange di coppare la gente e non c’è nulla di sbagliato in questo, ma sia mai che una decida di mettersi da parte i soldi vendendo il proprio corpo e assicurando il proprio futuro se non in funzione di un poppante al seguito. E ovviamente sì, il fatto che i Looper sian sono uomini è comunque vagamente insultante.

Looper Emily Blunt

Almeno a Emily Blunt gli fanno imbracciare un fucile, almeno quello!

Lo vado a vedere? Pur non essendo perfetto, rimane comunque un ottimo film noir fantascientifico, assolutamente da non lasciarvi sfuggire. Godendo di un budget un filo più alto della sconfortante media di categoria e di un sacco di idee sottopelle, risulta migliore di “Chronicle” (e il suo fottuto found footage) e Attack the Block per quantità e qualità delle idee, ma non raggiunge la compiutezza di Moon.
Ci shippo qualcuno? Immagino che si possa farlo specie tra varie copie di se stesso, ma in questo caso non è davvero il punto.
Livello di angoscia verso il futuro nel post visione? Altino. Non è proprio un film PESO, però è tutto fuorché rassicurante.

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