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Avrei film ben più in ritardo ben più pressanti di cui parlarvi, però voglio assicurarmi che, nel caso vi avventuriate al cinema a vedere Warm Bodies, io possa poi dirvi “ve l’avevo detto”.

Nicholas Hoult Teresa Palmer Warm Bodies

Fissiamoci intensamente.


Lo so.
Lo so che voi avete visto che alla regia ci stava Jonathan Levine (“50/50”), avete visto che il trailer in fondo sembra anche spiritoso e quindi siete andati su IMDb, avete constatato che Levine aveva pure scritto la sceneggiatura e avete mormorato “andata!”.
In fondo il libro di Isaac Marion da cui è tratto il film è di fatto un successo editoriale, ben radicato in una fascia d’età superiore a quella della trilogia a cui tutti finiscono per comparare questo film. I punti di contatto sono molteplici (insomma, sempre storia d’ammmore tra tizia normale e mostro dell’immaginario collettivo rielaborato è) ma i nomi coinvolti sembrano vagamente più affidabili e, complice la Summit che ha fatto i soldi con la non-sopracitata trilogia, uno si aspetta anche una produzione un attimo più in grazia di dio.

Eh. Lo so, infatti il paragrafetto sopra è tratto direttamente da un mio ragionamento personale. Purtroppo però ci troviamo di fronte a un mirabile caso di diabolico montatore di trailer, in grado di evitare le insidie del rosso alla Scorsese e di far sembrare un film interessante cavando giuste giuste le uniche scene salvabili dell’intero film. Temo non sia nemmeno figo come Cameron Diaz. Comunque. Warm Bodies non è nemmeno un film mediocre in toto, è un film dal gusto fortissimo di occasione sprecata. Purtroppo, non so nemmeno dire con esattezza contro chi puntare il dito. 

Partiamo quindi dagli innocenti: in cima alla lista, sicuramente Nicholas Hoult, che ce la mette veramente tutta per dare il massimo in un film in cui non solo è il protagonista in quanto tizio figo, ma pure come narratore della storia (credo che il fatto che il punto di vista fosse quello di uno zombie sia stato uno dei selling point del libro). Nell’anno del tentativo di lancio planetario di Hoult (sperando che non finisca come con Taylor Kitsch), il ragazzo incassa un primo mezzo disastro, ma non per colpa sua. Il problema è che l’intera pellicola scarica sulle sue spalle tutto l’onere della narrazione, senza preoccuparsi di quanto la cosa risulterà pesante per lo spettatore. E quindi via di minutaggio di voce fuori campo senza sosta, dato che è uno zombie, quindi per buona parte del film si limita a grugnire o poco più. Stiamo parlando di decine di minuti di voice over, una cosa assolutamente insostenibile anche per storie ben più strutturate. Giustamente la persona al mio fianco ha fatto notare che dovrebbe essere l’adattamento di un libro, quindi si suppone che quello che nel cartaceo viene descritto attraverso i pensieri del protagonista venga spiegato in sala utilizzando altri sistemi, magari di natura visiva. Macché.

Rimanendo nel comparto attori, c’è ben poco da salvare. Rob Corddry spicca su tutti per bravura, ma giusto perché non c’era concorrenza di sorta. Se Analeigh Tipton risulta simpatica nello stereotipatissimo ruolo dell’amica del cuore scafata (però se salvi Pretty Woman dalla musica fighetta, ti stimo sorrella!), Teresa Palmer non fa molto per convincerci che non l’abbiano scelta solo in virtù dell’impressionante somiglianza con Kristen Stewart. Svogliata è dir poco. Certo che la caratterizzazione a suon di decisioni stupidissime, commento tipo a qualsiasi cosa “Oh cazzo!” e tendenza a servodellaglebizzare R. (il protagonista zombie) non è che fornissero elementi di entusiasmo, però c’è gente che fa con dedizione anche le peggio porcate…ma non è certo il caso dell’annoiatissimo John  Malkovich, anche lui costretto a uno dei padri più piatti del decennio (padre sceriffo > padre militarista di Warm Bodies).

Warm Bodies Nicholas Hoult Teresa Palmer

Ehi, per un intero minuto avevi smesso di fissarmi!

Sul comparto tecnico, niente di terribilmente imbarazzante o esaltante. Ecco, una nota a parte la merita la colonna sonora, che mischia pezzoni retrò a canzoni piuttosto carucce e orecchiabili. Il problema è che si tratta di brani così noti che l’effetto colonna sonora della pubblicità della wind è molto, molto forte. Nota di merito alla povera truccatrice che non solo le avranno dato due lire per fare tutti gli zombie, ma in più continuano a far piovere nel film, mettendo a dura prova la sua opera. Tizio/a, ti sono vicino/a.

Adesso passiamo ai colpevoli. Mi verrebbe da dire Jonathan Levine, non so quanto a ragione però. Sicuramente la regia c’è; è evidente dopo 3 minuti che non si assisterà di certo a cose imbarazzanti viste in precedenza dalla Summit e che anzi, qualche spunto qua e là lo si spende pure (l’inquadratura che si inclina quando R. reclina il sedile, la mega zoomata all’indietro per farci vedere quanto fosse una decisione di merda quella di Julie di proseguire a sola).
L’impressione però è che sia tutta fatica sprecata, perché qualche ricamino non può salvare un film senza trama. Non parliamo di buchi narrativi, parliamo di brandelli di narrazione sospesi nel vuoto. Sotto questo aspetto il film si divide nettamente in due parti: il primo tempo in cui, tutto sommato, uno se la può godere (ma solo disattivando il cinismo post adolescenziale) e il secondo tempo, in cui fare della facile ironia sarà l’unico modo per uscirne vivi. Quando infatti il film può risollevarsi e dare un senso alla storia, tentando di appassionarci…il vuoto assoluto.
Tutte le domande che ci sono state poste sull’inizio dell’apocalisse zombie, sulla natura delle residue comunità umane, sulla divisione tra umani, zombie e zombie scheletrici vengono sostanzialmente liquidate a più riprese a suon di “è la forza salvifica dell’Ammmore”. MA TI PREGO. Io ero prontissima a soprassedere sulla squadra di recupero medicinali (composta da preziosissimi giovani umani) più babbiona e meno offensiva del cosmo e su un sacco di altre porcate simili, se a un certo punto fosse arrivata una spiegazione, anche uno spiegone tirato via malissimo e ficcato a forza (magari in voice over). Invece niente. Il film continua ad affastellare situazioni e decisioni al limite dell’umanamente comprensibile (e molto oltre il condivisibile), ignorando qualsivoglia richiesta implicita di comprensione e schermandosi da ogni legittima domanda con uno sgangherato “ma loro si amano”.

Perché la colpa è di Levine? Non avendo letto il libro, non posso escludere che questi problemi siano completa eredità del tomo di Isaac Marion (che magari si limita a sistemare meglio i propri elementi e risulta meno ridicolo). Il punto è che la materia di partenza è comunque migliorabile e, se ti pone un’incongruenza grave, puoi risolverla da te. Se non ne sei in grado o non ne hai il coraggio, delega a chi, per definizione, tradisce fonti originali a beneficio di altri media: lo sceneggiatore.

Warm Bodies R Julie

Fissiamoci, ma da più vicino ancora, così magari capiamo il senso della storia.

Lo vado a vedere? No. Non è che essere giusto un filo meglio di “Twilight” renda automaticamente un film degno di visione, o i nostri standard sono davvero così minimi? Ribadisco, no. A meno che non vi piaccia veramente tanto Nicholas Hoult (24 anni, è legale).
Ci shippo qualcuno? Là fuori c’è materiale di molto migliore su cui concentrare i vostri sforzi di fangirl.
Coefficiente Zombie? Un film così gli appassionati di zombie li fa incazzare a morte, sicuro.

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