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Se c’è un fattore che può indurmi a correre al cinema a vedere un film, quello è la presenza di James McAvoy, da sempre invischiato in film più o meno decorosi in cui a un certo punto fa azzurreggiare gli occhi e versa una emozionante single manly tear. Ovviamente dall’uscita di “Xmen First Class” la lista dei motivi per cui un film con McAvoy va tenuto d’occhio si è ulteriormente allungata.

Trance poster tube

Fototestimonianza metropolitana.

Il nostro però ultimamente, causa nascita di un figlio, aveva rallentato il ritmo, gettandoci nel panico. Ora però il Regno Unito si prepara a fronteggiare un’invasione di film mcavoy-centrici, che non si sa bene se e quando approderanno anche da noi.
Eccoli, nel dettaglio.

Welcome to the Punch poster

Trance di Danny Boyle


Dopo gli stagliuzzamenti di “127 ore” avevo giurato a me stessa che non mi avrebbe avuta in sala mai più e lui, malvagissimo, è ricorso a McAvoy, ben sapendo che non avrei potuto dire di no. Al McAvoy semi-nudo in mezzo film e coinvolto in una serie di dinamiche facilmente fraintendibili con Rosario Dawson e Vincent Cassel (che ormai fa solo l’erotomane), per l’esattezza. Vista da qui sembra la classica pellicola sul chi tradisce chi a sfondo psicologico, con una bella dose di scene zozze di contorno. Purtroppo so da testimonianze di prima mano che il montaggio folle del trailer non si limita al trailer: Danny Boyle mantiene il ritmo da videoclip (oltre al solito gradiente arancio-blu) per tutto il film.
Il commento (convincente) di James McAvoy a proposito è stato: “non so se nel film si veda di più la mia faccia o il mio sedere”.

Andata.

Uscita italiana: non pervenuta.

Welcome To the Punch di Eeran Creevy 


Così ad occhio, un action molto rumoroso con un mistero e qualche colpo di scena (la butto lì, della tipa non mi fido), di uno che ha fatto l’assistente alla regia per un bel pezzo prima di conquistarsi la sua cinepresa. Quell’aggeggio glielo ha ficcato in mano Ridley Scott, che produce la pellicola.
Diciamoci la verità: nonostante il trailer non sembri malaccio, non se ne parla granché bene in giro. Non male, non bene: una cosa dimenticabile. Il problema è che non sono quanto “in giro” possano soppesare la rilevanza di tutto un sottotesto tra nemici giurati che invece in questi lidi costruiamo con una facilità impressionante. Da “La Talpa” poi Mark Strong è un sorvegliato speciale.
Mi incuriosisce anche la possibilità di rivedere Andrea Riseborough, che in “Oblivion” mi ha *veramente* colpito e che qui non me la racconta giusta.

Andata, anche se a quanto pare per Eeran Creevy esiste solo il gradiente del blu neon.

Uscita italiana: non pervenuta.

Filth di Jon S. Baird


Arrivati al terzo trailer avrete notato un certo trend di promo vm 18 / red band, violenti, pieni di sesso, droga e musica di dubbio gusto.
Insomma, il nostro puppy eyes tenta di trasformarsi in un dirty puppy eyes e “Filth” sembra la pellicola più distensiva e ironica (o forse è solo il sottofondo degli Scissor Sisters, chi può dirlo).
Da dove esattamente sia uscito questo Jon S. Baird sto ancora tentando di capirlo, però la regia da quel poco che si vede non sembra malaccio, anzi.
La preoccupazione è più che altro legata al doppiaggio di un film che da qui sembra un’accozzaglia di parolacce, in-jokes e altre espressioni gergali inglesi che McAvoy ci fornisce tra una tirata e l’altra. Per la cronaca, la cazzonaggine del personaggio si avvicina molto al vero carattere dell’attore, almeno a prestar fede a quanto dicono i suoi colleghi.
Dal trailer si nota poco, ma ci dovrebbero essere anche Imogen Poots e Jaime Bell, che dovrebbe fare il suo partner poliziesco e su cui stiamo già investendo tutte le nostre speranze.
Altro fattore di profonde meditazioni, il titolo, che qui si spera ardentemente che i titolisti italiani, con un afflato di coraggio, traducano con “SVUNCIO”. Ah, per chi non fosse pratico di espressioni dialettali, sarebbe il milanese di “unto”. Provate a dirlo ad alta voce…apprezzatene le note onomatopeiche, percepite la guaina oleosa sulle vostre dita. Ecco.

Uscita italiana: non pervenuta.

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