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Un mesetto fa ho avuto la fortuna di poter assistere ai Trafalgar Studios di Londra allo spettacolo Macbeth con James McAvoy protagonista.
Diciamo che più che la fortuna è stato il mio appostarmi per tempo sul sito che vendeva i biglietti a 15 sterline per gli spettacoli del lunedì, lottando con le centinaia di acquirenti armati di carta di credito.

Macbeth James McAvoy

…ammettiamolo: l’attrattiva principale era ovviamente vedere James McAvoy dal vivo, in un contesto teatrale in cui non deve essere poi tanto male, dato che è stato nominato a un Oliver Award nel 2010. Ora riceve quella di Best Actor per questo spettacolo, che è così forte nelle sue posizioni da suscitare un paio di riflessioni da condividere con voi.

Innanzitutto la location, i Trafalgar Studios. Trattasi di un teatro adiacente alla centralissima Trafalgar Square, che mi ha parecchio stupito dato che all’interno il palco è minuscolo, molto più piccolo di tanti teatri della provincia milanese. Vi dirò, ero in quinta fila ma la sensazione era quella di essere a ridosso del palco. Altra particolarità, una serie di poltroncine sono poste dove normalmente ci sono le quinte, il che costringe gli attori ad una sorta di recitazione a 360°, che in un certo senso risulta anche più naturale.

Tuttavia trovo che lo spettacolo e la messa in scena fossero un po’ sacrificate, soprattutto considerando le scelte stilistiche di Jamie Llyod (regista) e Soutra Gilmour (scenografo).
La scelta è stata quella di riunire un cast dal forte accento scozzese (o almeno, così dicono) e di utilizzare il testo originale shakesperiano nella sua forma lirica, ma contestualizzandolo in una sorta di futuro distopico, in cui la Scozia ha ottenuto l’indipendenza ma sembra in qualche modo sconfitta e ridotta in macerie. Se la vostra reazione a “futuro distopico” è stata “ancora!?!?!?”, ecco, ci troviamo sulla stessa lunghezza d’onda.
Quindi ci ritroviamo in un mondo fatto di pochi arredi arrugginiti, di personaggi guerriglieri e armati fino ai denti, di gente sporca, sfiduciata e stravolta. Certo, questa scelta fornisce anche un contro-altare ironico a certi passaggi dell’originale, su tutti quando il vecchio re elogia l’ambiente salubre del castello dei Macbeth mentre sul palco vediamo uno scantinato più simile a un rifugio post-atomico. Il problema però è che mantenendo una fedeltà piuttosto rigorosa al testo, soprattutto nel 4 e 5 atto con tutta la fuga degli eredi in Inghilterra e il loro successivo ritorno suona fuori contesto, così come, in genere, è abbastanza irritante non capire bene come la Scozia sia diventata, su due piedi, un paesaggio post-atomico.
Capisco che l’accendersi della secolare questione dell’indipendenza della Scozia tramite referendum abbia fornito un trampolino di lancio a questa interpretazione (e i tanti spettatori “politici”, tra cui Tony Blair), ma insomma, menate ecologiche, post-moderne e post-atomiche messe lì giusto per non le ho particolarmente gradite, specie perché un filino esagerate.
Un filino esagerate nel senso che scorrono FIUMI di sangue finto, teste mozzate, urla, sudore e tanto altro che sono un filo sopra l’accettabile.

Claire Foy James McAvoy Macbeth

In generale sono piuttosto d’accordo con la recensione dello Indipendent, che è McAvoy-centrica, così come lo spettacolo in sè. L’adattamento punta evidentemente a dare particolare risalto all’interpretazione del lento consumarsi del protagonista dopo aver ucciso il suo sovrano, guidato/ingannato/giustificato dalla profezia delle tre streghe. In particolare l’eliminazione del personaggio di Hecate, che nell’originale spinge le tre sorelle a ingannare Macbeth, rende tutta la chiave interpretativa più chiara e psicoanalitica, rendendo il Macbeth di Mcavoy fortemente connotato come un novello tiranno sempre più preda di una follia che gli fa vedere nemici ovunque.
L’interpretazione di McAvoy è adrenalinica fin dalla sua entrata in scena, in scivolata, schiantando un’accetta a terra a mezzo metro da una poltrona della prima fila (roba che io ho ringraziato il fato di avermi posto in quinta fila, perché sarei morta di paura senza ombra di dubbio, dato che ho fatto un salto così dal mio posto). In particolare poi alcuni cambi nella seconda parte dello spettacolo gli permettono alcuni monologhi veramente spettacolari, volti ad esaltarne la recitazione tesa e piena di energia drammatica. Per farvi un esempio: le tre apparizioni del quarto atto non sono bambini insaguinati ed incoronati come nella tradizione (creepy!), bensì spiriti che “posseggono” Macbeth. Di conseguenza, McAvoy impersona queste possessioni facendo lo spiritato ed emettendo una voce profondamente gutturale e innaturale, mentre beve copiosamente un liquido bluastro delle streghe, che dovrebbe facilitare questo processo spiritico. Molto intenso.
Altra notazione: la musicalità. Solo nel recitato di un paio di attori, tra cui lo stesso McAvoy, ho potuto apprezzare questa benedetta “musicalità” del benedetissimo unrhymed iambic pentameter con i giochi di parole, le allitterazioni e compagnia cantante. Pensavo fosse un po’ una menata degli ossessionati da Shakespeare e invece è vero, ha un ritmo che aggiunge ulteriore pathos alle vicende sul palco, soprattutto nei monologhi più famosi.

Sul resto del cast invece faccio un paio di nomi che mi hanno molto colpito: Allison McKenzie (una strega, uno degli assassini e Lady Macduff) era di un’intensità tale che rapiva lo spettatore, nonostante le sue parti fossero abbastanza marginali. La classica attrice che anche in una scena molto affolata, richiama su di sè lo sguardo. Non si può dire lo stesso di Claire Foy, su cui invece riponevo grandi speranze per un contraltare adeguato al McAvoy con la sua Lady Macbeth. L’ho trovata molto impostata, quasi scolastica per come si muoveva e recitava sul palco. Mancava di naturalezza e, cosa ben peggiore, faceva passare in secondo piano un personaggio che contende al protagonista il trono di più affascinante ed intrigante (basta vedere la produzione parallela ad esso dedicata). Aspettavo con trepidazione la scena del sonnambulismo in cui si lava le mani e invece…invece è stata una mezza delusione. Il resto del cast era eccellente, ma non posso non citare il Duncan di Hugh Ross, che come attore ha un’impostazione così shakesperiana da percepire tutta la vividità e la modernità del ritmo del racconto shakesperiano. Ottimo anche Mark Quarteley come Malcolm.

Macbeth James McAvoy Trafalgar studios

Per chi era venuto qui solo per il pettegolezzo, posso solo dirvi che James McAvoy coperto di sangue con la barba lunga e un pantacollant turchino attillatissimo come pigiama è uno spettacolo. E no, non sono io quella che è svenuta ed è stata da lui soccorsa interrompendo lo spettacolo.
Possiamo consolarci con Ewan McGregor che prende le difese del nostro su twitter quando viene attaccato dalla BBC.