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Stavolta veramente non c’è bisogno che io stia qui a farvela lunga, siete maturi abbastanza. Guadatevi il trailer e decidete se vederlo oppure no. Infatti se c’è una cosa che non manca a questo ennesimo rimaneggiamento fiabesco, calato a forza da MTV studios e dal produttore Will Ferrell (sto infierendo, sì) in un guazzabuglio pulp, horror e un po’ steam punk, è proprio l’onesta.
Il promo rende perfettamente l’idea di quel che vedrete: qualche versante sorprendente il film ce l’ha anche, ma è sostanzialmente la versione lunga di quegli spezzoni, in virtù e debolezze.

hansel e gretel gemma arterton gretel

Il momento lungamente atteso in cui posso mettere un sacco di foto di Gemma Arterton

Insomma, se siete in grado di capire l’ironia e il divertimento dietro alla violenza volutamente esagerata e lo spatter imperante, fateci un pensierino, magari dopo il 9 maggio, che vi costa 3 euro. Insomma, se siete un po’ più maturi della critica che lo ha massacrato perché “ma come è violentoooo!”, mancando completamente il punto.

Pur calando nel suo genere di riferimento, Hansel & Gretel: Witch Hunters non è esattamente un film memorabile. Ha comunque qualche motivo di attrattiva parecchio inaspettato, che vi spiegherò in dettaglio e mild SPOILER dopo il cut, solo per il gusto di poter parlare un po’ di Gemma Arterton.

QUI la versione ridotta e spoiler-free su LoudVision.

Sono anni che mi porto dietro la croce di essere un’estimatrice della bellezza e del talento di Gemma Arterton e questa condizione mi porta un enorme quantitativo di sofferenza. Non al livello di quella inflittami da Eva Green, regina incontrastata di filmografia tra l’imbarazzante e il traumatizzante, che non a caso era tra i nomi tirati fuori da Tommy Wirkola prima che la lista dei no lo portasse a considerare la Arterton. Tuttavia anche lei, nonostante le sue recenti dichiarazioni, non fa che ficcarsi in film che alla fine li vedo sì, ma sentendomi una vittima sacrificale.
La verità è che questo rifacimento dei Grimm più nero e immerso di humour nero dell’originale (e in un certo senso, fedele all’originale, dato che narra il dopo e maneggia il prima, lasciando intatto quanto già dato) non è manco lontanamente il film peggiore della sua filmografia, anzi. Fatto che dovrebbe indurla a riflettere sulle sue scelte o sul suo agente.

Comunque. In un certo senso, pur partendo con tutte le premesse più demoralizzanti, questa Gretel è un passo avanti nella carriera della Arterton. Buffo, considerando che il progetto, messo in campo sin dal 2009 dalla Paramount per spazzar via gli Hansel & Gretel degli studios rivali (si parlava anche di un adattamento sci-fi, naufragato con tutti gli altri concorrenti), con quattro soldi quattro (50 milioni di dollari di budget, un ideatore sceneggiatore regista semi-sconosciuto norvegese, gli MTV studios a metterci le mani e Will Ferrell, mi ripeto) casting e location votate al risparmio. Che Wirkola me lo può ripetere fino a domani mattina che lui *voleva* veramente girare in Europa (il film è germano-americano, per l’esattezza) e che non era una scelta obbligata dal budget, che tanto non ci credo.
Insomma, ad un certo punto nel 2007 questo regista horror-humour e giù di lì (quello che la stampa vi classificherebbe come “tarantiniano”, nel senso superficiale e banalotto del termine) se ne esce con questa pensata e gli dicono “fermo lì, vediamo se gli americani ci mettono la grana”. Davvero. Il progetto parte un paio di anni dopo, viene chiamato uno sceneggiatore a riscrivere quanto messo giù da Wirkola, poi il credit appare e scompare ad intermittenza, lasciando supporre che quanto vediamo sia soprattutto opera sua.
Un appunto: amici, guardiamo in faccia alla realtà. Inutile insultarmi perché dico che Wirkola è un regista norvegese semi-sconosciuto. Lo so, “Dead Snow”! I nazi-zombie! Il problema è che lo sappiamo io, voi irrecuperabili e un numero di spettatori pari a quelli che videro “John Carter” al cinema. Rassegnatevi, semisconosciuto era, forse con questo e il probabile sequel dovuto al successo commerciale smetterà di esserlo. Sempre tra gli appassionati di questo genere qui.

Gretel Gemma Arterton cacciatori di streghe

Da queste premesse imbarazzanti ne esce un film che, considerandone le premesse e l’assunto iniziale (film fracassone che si diverte a squartare le comparse e a dire le parolacce, magari ficcandoci pure qualche congegno steampunk), non è negativo. Non è memorabile e non motiva il vostro ulteriore interessamento se non vi interessa questo filone cinematografico in generale. Però è onesto, virtù sempre più rara di questi tempi.
Onesto innanzitutto per la realizzazione e il livello tecnico. Niente di esaltante, ma la fattura è sorprendentemente migliore a film di ben più alta taratura che si rifanno a questi canoni. Evidente dal 3D frivolo ma non fastidioso, tutto sommato gradevole e dagli effetti speciali contenuti ma curati. Evidente che il regista e il comparto tecnico non si approcciano svogliatamente perché “tanto è una baracconata, portiamola a casa il più in fretta possibile, apri tutto”. No, a loro il genere sembra piacere abbastanza e il risultato è che ci si sono impegnati. Non riesce tutto alla perfezione, ma fila quasi sempre tutto liscio. Occhio ai credit poi, perché vi si annidano nomi insospettabili, tipo Hans Zimmer che revisiona il lavoro sulle musiche di Atli Örvarsson.

Onesto poi per la sua sobrietà. Ovviamente non in senso lato, ma se c’è un versante che ha veramente suscitato il mio rispetto è stato l’approccio al materiale e alle scelte ricorrenti del genere in questione. Non mancano le esplosioni roboanti, le scene di combattimento esageratissime e con finale splatter (c’è persino una rovesciata rallenti alla Matrix e non ho ancora citato tutte le armi steampunkose) ma sono dosate con misura, senza trascurarle ma senza indulgervi.
Così il film è quasi scevro da fanservice, una prova di sobrietà enorme coronata dalla decisione di non sfruttare le grazie di Gemma Arterton, focalizzandosi sul suo carattere più che sulle sue curve.

Onesto perché in un film sulle streghe, mette al centro i personaggi femminili senza connotarli come vengono connotate le donne in generale al cinema. So di lanciare un azzardo, ma Hansel & Gretel fa in piccolo quello che faceva “Zero Dark Thirty”, senza nemmeno sottolinearlo come fosse una cosa diversa dal naturale. Gretel è una cacciatrice di streghe, sorella alla pari con Hansel (che anzi, è del tutto secondario e accessorio), con un passato di abbandono che le pesa ma non la rende vittima, bensì personaggio attivo. Mostra con parsimonia le sue forme (giusto qualche impercettibile indugiare sui suoi attillati pantaloni di pelle nelle scene d’azione) e per tutto il film se ne va in giro senza bisogno di un love interest per riportarla al suo posto nell’ordine cosmico del creato cinematografico. Anzi, dei personaggi maschili che incontra o li affascina con la sua semplicità (e se una è Gemma Arterton, è credibile che riporti sulla retta via un troll) o gli rompe il naso, nel caso siano dei cazzoni. Il finale poi è incentrato sul rapporto complicato tra Gretel e la madre scomparsa, che le ha lasciato una pesante ed eccitante eredità tutta da esplorare. Gemma Arterton ha per le mani un personaggio interessante, anche se viziato da dialoghi prevedibili. Ne tira fuori una prova degna.

Onesto infine per come gestisce l’evidente voglia/necessità di lasciare lo spazio e stuzzicare l’idea di un sequel. Il finale c’è, il film è concluso, ma lascia discretamente la porta aperta dietro di sè, mostrandolo allo spettatore, senza però spingerlo sulla soglia e poi tenerlo sui capelli senza dargli una linea di demarcazione precisa che concluda la vicenda. Questa è di gran lunga la dote più invidiabile, che persino gente come Tim Burton dovrebbe rispolverare.

Gemma Arterton Gretel candela

Adesso parliamo di tutto quello che non va nel film, ovvero della sua prevedibile prevedibilità. Tommy Wirkola sarà anche un discreto regista (qui senza particolari guizzi e un po’ canonico, ma tutto sommato reattivo) ma era dal trailer che avevo dei dubbi sulla sua capacità di sviluppare efficacemente la sua pensata originale. Perché dal trailer avevo intuito una delle svolte cardine della storia, senza nemmeno sforzarmi. Il problema non è il materiale, che non manca di una certa inventiva, ma come viene presentato allo spettatore. Wirkola mostra troppo presto le sue carte, crede di farle intravedere invece rende chiarissimi i suoi intenti e il percorso della sua storia. Certo, il pubblico è molto smaliziato, ma Wirkola è troppo ingenuo nel lasciare piccoli indizi che in realtà sono fari abbaglianti sulle svolte principali della trama, che per di più ci viene presentata come “misteriosa”.
Così il segreto della Mina di Pihla Viitala non è tale fin da subito e finisce per suscitare più stupore la conseguenza del soggiorno presso la casa dei dolciumi sulla salute di Hansel che il potenziale di Gretel.

Sempre a dei difetti di sceneggiatura va attribuito lo squilibrio tra personaggi e tra protagonisti. Hansel di fatto è inutile, immusonito da una minore profondità caratteriale rispetto alla sorella e da un Jeremy Renner incolore e malcollocato. La verità è che continuavo a pensare “Ma Gretel non dovrebbe essere la maggiore dei due?”, davanti a un Renner maggiore sulla carta di QUINDICI anni.
Famke Janssen fa il possibile per rendere interessante il personaggio della strega cattiva Muriel, che se già non fosse canonico di suo, gode di un repertorio di battute ancora più trite del suo retroterra fiabesco. Encomiabile il suo sforzo, dato che è da anni che ripete nelle interviste di aver accettato perché doveva pagare il mutuo e stava lavorando troppo poco per rimanere in pari con le rate e portare avanti il suo progetto. Chissà se vale lo stesso per “Hemlock Grove”.

Famke Jenssen muriel Hansel e gretel

Forza Famke, che con questo ci rimettiamo in pari con le rate. Forza.

Lo vado a vedere? Apri il trailer. Clicchi play, vedi, decidi. Oppure vai a vedere due ore di Gemma Arterton che armeggia con armi steampunk e fa sorrisi dolcissimi imprecando al contempo.
Ci shippo qualcuno? Questo film è talmente sobrio che riesce difficile persino a me vederci qualcosa tra Muriel e Gretel. Ero partita pure con le peggiori intenzioni, ma niente. NIENTE.
Coefficiente vergogna al botteghino? Eh, un po’ infamante lo è, specie se non avete più i brufoli.

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