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re della terra selvaggia posterMi astengo da considerazioni politiche di sorta sul doppio mandato come presidente degli Stati Uniti di Barack Obama ma come critico cinematografico sarebbe stato molto, molto peggio, anche in una prospettiva ultra-oltranzista stile FOX News.
Diciamocelo, il principale sponsor e traino mediatico di questo microscopico film è stato che al Presidente nero era piaciuto, ribadendolo più e più volte in piena stagione di premi.
Siamo di fronte a un classico esempio di film tutto sommato risibile esploso dal Sundance non si sa bene perché, premiatissimo anche a Cannes 2012 e da lì, con endorsement presidenziale, il passo verso gli Oscar è stato breve. Se posso capire perché a un certo tipo di pubblico sia piaciuto (in sintesi, perché è un film furbo, ecco perché!) che sia stato candidato anche a Miglior Regia è un oltraggio che non ho ancora digerito, viste le esclusioni ben più rilevanti che ha determinato.


Beast of Southern Wild è un macello, un esempio visivo del concetto inglese di a mess. Sostalzialmente quello che si è percepito del film, oltre che è piaciuto ad Obama e che ha per protagonista una bimba carinissima, è quello che vedrete sullo schermo.
Louisiana, comunità in precarissima condizione economica, bimbi allo stato brado vivono la natura in maniera primitiva e liminare ma con un’umanità superiore e toccante ai MALVAGI DOTTORI BIANCHI CHE VOGLIONO DIVIDERE HUSHPUPPY DAL SUO AMATO VECCHIO, anche se un po’ tocco. Così proprio, tutto maiuscolo. Trovo molto più disturbante un film su una comunità nera che insiste su ogni stereotipo esistente sulle stesse (e sulla Lousiana magica, maledetta e selvaggia), pollo fritto incluso, che un film che è razzista perché “oh, non c’è manco uno di colore” (vera testimonianza riferita a un film in costume ambientato nella Francia del ‘500, giuro).
La trama suppergiù è questa. Con cosa viene riempito il resto dei 93 minuti di pellicola? Con passaggi confusi, rilanci sempre più azzardati de “ecco il magico Louisiana nero e se non ti piace, sei razzista!”, e qualche tocco di magico per davvero, ma nelle battute molto avanzate del film, quando ormai sarete ricoperti dell’amalgama confusa e spesso incoerente della storia di Hushpuppy.

Non è ben chiaro quale sia esattamente l’intento del film (a parte di farti sentire in colpa per quelli che definiremmo WHITE PEOPLE PROBLEMS), data l’accozzaglia di scelte non prese e strade narrative percorse a metà. Quello che è chiaro è che ha funzionato, imbroccando clamorosamente l’elemento principale, ovvero la recitazione penetrante e intensa di Quvenzhané Wallis.
Quello che davvero mi lascia ba-si-ta, anzi, sconvolta, è come la pochezza registica di Benh Zeitlin non abbia di fatto affossato la pellicola ancor prima del suo lancio. Ok il ridotto budget e la troupe scarnissima e gli attori non professionisti, ma la media della regia delle pellicole pezzenti fatte con due lire o poco più è ben superiore a questa, ma di tanto! Confusa, dispersiva, ondeggiante, fa esattamente quello che una regia dovrebbe evitare: rende ancor più difficile comprendere la storia attraverso le immagini. Peggio che peggio: cerca pure di essere pretenziosa.
Storia che più che realismo magico è confusione finto-realistica + regia dilettantesca (e si, budget davvero pezzente) = proiezione stampa piena di dormienti o direttamente cadaveri.
Poi però ti senti un po’ male a dire il peggio di film su gente che sta così male ma si sente così viva, poi la bimba è tantoooo carina e poi piace a Obama! Mica sono razzista, è che dormivo. Quindi ricamiamoci su un pezzo sul Lousiana magico e vada come vada. Nella mia mente, è stato il senso di colpa collettivo a generare questa distorsione mostruosa.
Ma io no. Solo Dio perdona, magari la critica ufficiale pure. IO NO, MAI.

beast of southern wild hushpuppy bestia

…e quel tocco di Spike Jonze e Dave Eggers che fa sempre autoriale.

Lo vado a vedere? Se a livello di sensibilità posso ammettere che il mio cuore di pietra possa non essere stato toccato a sufficienza da questo confuso marasma di infanzie difficili e realismo magico, a livello registico siamo decisamente nel territorio dell’indifendibile. A questo punto, se siete proprio così hipster, riguardatevi “Where the Wild Things Are” / “Nel Paese delle creature selvagge”.
Ci shippo qualcuno? No scusami, stavo ripensando alla regia di Zeitlin e mi fa troppo male il cuore.
Coefficiente film PESO? Certi non lo ammetterebbero mai nemmeno sotto tortura, ma che noiaaaaaa.

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