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pacific rim locandinaGuillermo Del Toro aveva già dimostrato di essere un gran regista autoriale, un ottimo direttore di cinecomics, ma la prova del mega blockbuster estivo americano ha triturato nomi ancora più blasonati, specie con budget di questo livello e la sfortuna notoria di Warner Bros. Quella che per ogni mega hit del botteghino piazza almeno una cinquina di catastrofi commerciali all’anno.
Del Toro però supera la sfida americana ad alto rischio e alto profilo brillantemente, dimostrando ancora una volta che vale la pena barcamenarsi tra i mille progetti che ogni anno intraprende e poi a furia di sì ma forse però mette da parte.
Pacific Rim è la sintesi perfetta di tanto monster movie (anche quello di infimo livello) e di tanta cultura robotica made in Japan, riarrangiate in chiave americana(ta), senza però perdere specificità e l’estro creativo.

Tenendo bene a mente che Pacific Rim è innanzitutto un film d’azione inscritto nel specifico genere delle creature aliene più o meno incazzate col genere umano e con il suddetto ben disposto a rispedirle a suon di mazzate al mittente, è il film dell’estate, senza se e senza ma. Magari con una bibita, un po’ di pop corn e un IMAX 3D all’altezza della mostruosa (ahah) capacità tecnica della squadra di Del Toro.

Recensione praticamente spoiler free con qualche accenno alla trama, [SPOILER] rilevanti sempre segnalati.

Quando il genere di riferimento di un film è forte come quello dei monster movie (tutte quelle “bestie strane”, ovvero kaiju, che hanno popolato per decenni i cinema giapponesi e le produzioni di infimo livello di mezzo mondo) bisogna scegliere: abbracciare la tradizione o rifiutarla e fare tutto di testa propria. Guillermo Del Toro sceglie la prima via e non manca un solo stereotipo che gli amanti degli anime robotici o dei filmacci sopracitati conoscono a menadito.
Pacific Rim è quindi un film in cui l’invasione aliena si svolge a tappe (canoniche) forzate, imprimendo alla pellicola un ritmo più che sostenuto, ottenuto grazie al sostanziale appiattimento della trama su uno standard già ampiamente rodato, almeno per gli appassionati. La firma del regista e del suo team si fa spazio nelle crepe visive e narrative, nei rimandi saggiamente dosati, nell’ironia sfrenata verso i colleghi americani e la tradizione orientale, nell’enorme forza visiva generata dall’ottima gestione delle sequenze action e della realizzazione computerizzata.

La sceneggiatura stessa parte da un’ottima intuizione di Travis Beacham, allestendola in una struttura ben collaudata, sfruttata poi per creare svolte inaspettate e sorprendenti, destinate all’esaltazione del pubblico degli appassionati. Non che lo spunto iniziale di un’invasione aliena che non viene dalle stelle ma dalle profondità marine del Pacifico via tunnel spazio-temporale non fornisca scene adrenaliniche destinate ad accontentare ogni amante dell’action, sia chiaro. Il punto è che mentre un promettente cast viene quasi totalmente appiattito su stereotipi da manuale, gli alieni Kaiju (dal giapponese “bestie strane”)  e i robottoni difensori della terra Jaegers (dal tedesco “cacciatore”) mettono a segno una serie tale di scene memorabili per creatività ed estro da far sbarellare ogni estimatore. L’intento è quello di rende una pellicola decisamente calcata sul versante delle botte da orbi mai ripetitiva o banale. Così i Kaiju sono progressivamente più grossi, più numerosi e più letali, sfoderando sempre nuove modalità offensive e richiamando ora le movenze di King Kong, ora la pericolosità di Godzilla, ora un alieno random decisamente incazzato. Questa progressiva evoluzione del nemico che “apprende” dal contatto con gli umani è solo uno degli innumerevoli rimandi consci o incosci a Neon Genesis Evangelion e alla tradizione robotica giapponese. Il consiglio è quello di non imporsi di fare la conta, rischiando di perdersi un ottimo film tra un rimando e l’altro. Da qui in poi fate conto che vi abbia fatto una lista lunghissima con tutti i rimandi a NGE e padri e figli e continuiamo.

pacific rim becket mako

Dove estro proprio non se ne trova è nella caratterizzazione del cast: la psicologia e il design di Kaiju e Jaegers (sviluppati da settimane di sessioni di brainstorming di creativi chiusi in una stanza senza finestre) è decisamente più studiata della solita accozzaglia di personaggi canonizzati in base al passaporto. Tempo dedicato al loro sviluppo: 5 minuti, non di più, giù al baretto.  Nell’ordine. Idris Elba è talentuoso, ma proprio non ce la fa a non essere il carismatico militare nero con problemi di salute, un passato oneroso alle spalle e un’ombra patriarcale che si staglia sulla rispettosa e ligia al dovere ragazza giapponese di turno, ovvero Rinko Kikuchi. Del Toro dice che le sia stata consigliata dal collega spagnolo Inàrritu, che l’aveva scritturata per Babel. Meno male che l’apprezza, perché sennò avremmo potuto additare la sussidiarietà del suo personaggio a una mera questione razziale. Che dovrebbero dire il team russo e cinese, defilatissimi insieme ai loro robot e vittime del facile giochino Russia – biondi, duri, robot lento ma massiccio, Cina – tre gemelli indistinguibili che si muovono a suon di Kung Fu? La parte dello strafottente se la becca il team australiano, salvo poi “no dai protagonista, ti stimo”, oltre a un gigantesco father issue che finisce dritto dritto in single manly tears e fanfictions. Non sarebbe poi stato il caso di riconoscere il potere del petroldollaro e ficcare anche un team mediorientale, magari non di terroristi? L’americano protagonista, un Charlie Hunnam sprecato per quel minimo sindacale del soldato geniale ma poco incline a seguire le regole (yawn!) ovviamente salva il culo a tutti dal minuto primo. Dal suddetto minuto e per una decina dei successivi, non manca il tormentone di questo 2013: il voice over molesto che traccia le linee guida dell’universo filmico. Almeno questa volta è correlato da un montaggio di immagini particolare e mai banale
Sempre in tema di elementi canonici: l’esercito è assolutamente inutile e pronto a farsi massacrare, la Seele politica è foriera di idee suicide verso il genere umano,  

[SPOILER] tipo costruire un muro indistruttibile per fermare gli alieni, WTF a secchiate, talmente WTF che giuro aspettavo una cospirazione governativa al varco, per non parlare dell’idea kamikaze di tagliare i fondi all’unica robotteria che si frappone tra il genere umano e l’estinzione. [/SPOILER].

Unico comic relief e spunto distintamente guillermiano, il team di turno di science bros (sì, soprattutto in quel senso), costituito da un matematico sul tedesco andante dallo stile retrò, il capello leccato con la riga a lato e una gamba zoppa e un biologo tra il nerd e il rock che assolutamente nessuno potrà convincermi non sia una bonaria presa in giro di J.J.Abrams. Chiunque abbia visto anche solo in cartolina il suddetto (e Cloverfield!) non potrà non fare questo collegamento vedendo un peraltro ottimo Charlie Day in scena. Quell’occhialetto, quella pettinatura, quella nerderia aggiunta! I due sono i personaggi di gran lunga più riusciti, insieme all’immancabile cammeo di Ron Perlman, che già dal nome del personaggio (Hannibal Chau) promette scintille. I due scienziati forniscono il comic relief con i loro continui bisticci su teorie scientifiche che si risolvono in una profonda stima reciproca (inserire qui mia occhiata allusiva), creando una solida e convincente cornice motivazionale per la venuta degli alieni e i loro intenti.

[SPOILER] L’antefatto e la risoluzione del problema kaiju sono veramente solide, uno degli aspetti migliori del film. Tirare in ballo i dinosauri come protocolonizzatori (richiamandoli subito dopo nel bellissimo kaiju-pterodattilo a sorpresa) sfiduciati dall’atmosfera terrestre per poi ritenersi soddisfatti quando migliaia di anni dopo l’ambiente pieno d’ozono e di smog si addice ai loro gusti (come al solito, è ancora colpa nostra!) funziona alla grande. Soprattutto perché consente il continuo potenziamento degli alieni senza forzare la sospensione di incredulità dello spettatore. Quando ti dicono che gli alieni prima mandano gli esploratori e poi gli esemplari che menano pesante, non fa una piega. Poi io avrei perdonato qualsiasi cosa dal Kaiju morto che partorisce e il momento very Alien che segue in poi. [/SPOILER].

pacific rim idris elba

non manca ovviamente il discorso motivazionale del generale nero carismatico.

Sul comparto tecnico, siamo al terzo film encomiabile dell’estate. Dove sono finiti i blockbuster con quella CG posticcia che faceva pianger sangue? I robottoni sono un tripudio di design, dettagli realistici e pianificazione ingegneristica della loro struttura, così come la controparte aliena. Lo stacco tra scene completamente in CG e scene girate negli studios canadesi è veramente minimo, esaltato da un IMAX spettacolare e una riconversione 3D con un motivo d’esistere (e io odio visceralmente il 3D). Il film sprizza soldi da ogni fotogramma, esempio: le cabine di pilotaggio dei Jaegers, detta conn-pods, sono state ricostruite in set a grandezza naturale e poi montate su strutture che permettessero di muoverle in ogni direzione. Quelli che vedete sono attori veramente sballottati e annaffiati da fiumane d’acqua. La varietà di setting utilizzata è un altro punto di forza: coste, profondità marine e città portuali, per rendere le mazzate sempre variegate. Due parole per la scena della nave cargo usata come mazza che già aveva suscitato il delirio dal trailer: figata assoluta, ne voglio una anche io.
Il dettaglio in più che ti aspetti da un film di Del Toro è frutto di un lavoro certosino del magnifico direttore della fotografia Guillermo Navarro (ormai abbonato a penombra e oscurità, dopo il già scurissimo Hannibal), della costumista Kate Hawley (a leggere dei dettagli della realizzazione della armature -che pesano 13 kg- mi veniva male per lei) e di set e location che con la loro oscurità e mancanza di colore ben dipingono un mondo atonale, un’umanità priva di colore e luce perché troppo impegnata nella disperata lotta per la sopravvivenza. Azzecatissima anche la OST di Ramin Djawadi (tre parole: Game of Thrones), anche se rimango dell’idea che sia più un uomo sigla che un uomo OST, dato che perde progressivamente mordente quando la durata si fa notevole. Il resto è tutto Guillermo Del Toro, uno che gira scene di mazzate tra alieni e robot, poi dice di essersi ispirato a “Il Colosso” di Goya, guardi il quadro e la forza visiva di un rimando pittorico lontanissimo è veramente tutta lì, in una pellicola futuribile.
La trama è così ben svolta da coronare in un finale, un vero finale, un finale che mette fine al film in maniera netta, decisa, del tutto dimentico dell’ammiccatina a possibili sequel. Erano anni che non vedevo in questo genere di pellicola una fine così netta, per nulla intaccata dalla piccola scena extra subito dopo il primo blocco di titoli (uomo avvisato…)

pacific rim sidney kaiju

La parola “indistruttibile” in questo genere di film non può che essere un modo di dire.

Lo vedo a vedere? Imperativo morale per gli amanti di alieni, action, americanate e robottoni, consiglio più che solerte a chiunque sia sicuro di tenere bene botta a film molto action. Nel genere specifico, il migliore dell’anno, sicuro, e uno dei migliori di sempre, almeno a livello tecnico.
Ci shippo qualcuno? Riformulo: chi non ci shippo? Suvvia, parliamo di un film in cui i due piloti entrano uno nella mente dell’altro tramite “stretta di mano neuronale”, ovvero scansione completa di ricordi ed emozioni reciproca. Difficile non percepire una scopata mentale in ogni singolo processo di drift, anche in quelli (numerosi) che sconfinano nell’incest. Inoltre la rivalità tra protagonista e ragazzetto australiano che lo sfotte mandava vibrazioni inequivocabili, così come ragazzetto e Idris Elba. O ragazzetto e padre. O ragazzetto e cane, a ben vedere. Mi spiace Rinko Kikuchi, butta così ‘sto giro, non c’è manco un’altra donna con cui sistemarti, ti becchi il protagonista.
Gli unici non impegnati in scopate mentali, i due scienziati, sono la mia puntata per un’eventuale esplosione su Tumblr. La comicità, l’intesa, i litigi e

[SPOILER] “lo faresti per me?” con tanto di occhi scintillanti e scopata mentale con l’alieno, mwuahahahah![/SPOILER]

sono praticamente una tappa obbligata per ogni fangirl in quanto tale. La scena del ponte con l’alieno mi ha strappato un AWWW anche al cinema.
Coefficiente “spara spara ci stanno massacrando”? Eh, a pacchi. Se non è quello, è una citazione da Neon Genesis Evangelion.

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