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elysium locandinaSu Elysium film nudo e crudo ci sarebbe veramente poco da dire. Neill Blomkamp aveva messo in chiaro da subito che stavolta si sarebbe dedicato a una storia fantascientifica sì, ma semplice, canonica, concentrandosi sull’inclinazione più spiccatamente action del suo secondo lungometraggio. Il secondo film per chi ha esordito con tale successo e tale qualità è un po’ come il secondo album: angoscia, apprensione e spesso delusione.
Neill Blomkamp invece, oltre a creare, scrivere e dirigere il suo film d’azione, riesce agilmente a mantenere la promessa: Elysium è tutto lì, una visione distopica affascinante a cui si affianca la storia personale di un eroe abbastanza canonica, volutamente esplicita nel suo lato più critico, asservita a venire alle mani quando necessario. Non è che essere diretto nell’approccio ed esplicito nella denuncia lo renda un film meno blomkampiano, anzi.

Elysium è una sorta di mondo – stazione orbitante dove i riccastri si rifugeranno nel prossimo futuro, lontano dall’inquinamento e la miseria della terra. Separati geograficamente dai miserabili, godono dei vantaggi di una medicina capace di curare preventivamente un gran numero di patologie e di una difesa fornita da guardie robotiche che, ironia del destino, vengono prodotte dagli stessi miserabili che sognano di lasciare la terra.
La terra, inquinata e ridotta a un’unica enorme favela a cielo aperto, è vittima delle estreme conseguenze dei problemi sociali e ambientali che hanno creato la netta divisione tra città per ricchi fortificate e baraccopoli, tipiche del Sud America o del Sud Africa di Blomkamp. Solo che Max vive a Los Angeles, ormai indistinguibile da una delle tante megalopoli brasiliane. Buona parte del film è ambientato su questa terra senza redenzione e Neill Blomkamp dimostra ancora una volta di essere uno dei pochi a saper introdurre convincentemente il fattore “sporco” dell’umanità, la polvere, il fango, il sudore, la fatiscenza a pochi metri di distanza dal lusso tecnologico più futuristico.
Anche qui, il messaggio è cristallino: su Elysium son tutti caucasici, belli, puliti al limite della sterilizzazione, raffinati, Los Angeles è un miscuglio gorgogliante di etnie e passati di povertà a prevalenza sudamericana: l’unico tratto unificante dei suoi abitanti è il desiderio di trovare un metodo più o meno legale per arrivare su Elysium, per viverci o approfittare delle macchine in grado di guarire gravi patologie. 

elysium kruger frey

In questo carnaio si muove il Max di Matt Damon, ex galeotto e uomo di fatica del boss locale deciso a rimanere sulla retta via ma spinto dagli eventi sulla vecchia strada, di fronte alla concreta possibilità di realizzare il suo sogno e raggiungere Elysium. Max è il classico uomo a cui si presenta una occasione che a tratti sembra poterlo redimere e poi distruggerlo, sospeso tra interesse personale e simpatia verso le sofferenze dei suoi simili. Il suo personaggio di fondo non ha mai scelta, immerso com’è nel canone di genere e in una realtà distopica che non gli lascia che qualche minuscolo spazio di manovra. Matt Damon è perfetto non solo per la fisicità estrema prestata al personaggio, ma anche per la semplicità con cui incarna un uomo semplice, descritto dai suoi errori più che dai suoi desideri.
Il tocco veramente originale sta in tutto il cast, stavolta definito a ragione multietnico: Damon è veramente una mosca bianca in mezzo ad attori famosissimi in patria, come nel caso di Diego Luna e Alice Braga. Il senso di spaesamento ricreato dal vedere un gruppo di protagonisti spiccatamente non caucasico su uno sfondo evidentemente altro (il film è stato girato anche nelle zone povere del Brasile) con un linguaggio ibrido tra inglese ed espressioni latinoamericane evidenzia come la realtà non addomesticata del cinema di Blomkamp sia uno dei suoi tratti più innovativi e riconoscibili.
Su tutti però si impone Sharito Compley, ancora una volta affidatario di un personaggio memorabilmente sgradevole e inquietante. Il suo Kruger è un mercenario violento e crudele, talmente divertito dalla possibilità di agire ai limiti della legge per sfogare i suoi istinti guerrafondai da mettere al primo posto non andare su Elysium, ma lavorare per Elysium. Sulla Terra dà la caccia alle mezze tacche criminali coinvolte nelle attività di sbarco clandestino su Elysium via navette spaziali. Kruger è tanto cattivo per il gusto di esserlo senza per questo essere caricaturale, tanto da risultare l’ombra più lunga sulla moralità interna del film, più della cattiva deputata Jodie Foster. Non è colpa dell’attrice: voci volevano che il ministro della difesa elysiano assetato di potere dovesse essere interpretato da un uomo, almeno inizialmente. La caratterizzazione sui suoi desideri e scopi occulti è talmente standard che Delacourt avrebbe potuto interpretarlo/a chiunque, senza scomodare nemmeno la fretta con cui viene tolta dalla scena quando non più necessaria.

Se lo svolgimento della disperata lotta alla sopravvivenza di Max è tanto canonico da risultare invariabilmente prevedibile, tutto lo spunto creativo del regista è focalizzato sulle scene d’azione e di combattimento. Qui l’ibridazione con altri media e canoni è lampante, così come la voglia di Blomkamp di provare qualcosa di nuovo. Rallenti, inquadrature da videogioco sparatutto in terza persona, persino una rielaborazione futuribile di un duello tra samurai. Potranno scadere talvolta nel ridicolo, ma nei loro momenti migliori rendono l’approccio visivo alla storia imprevedibile, contemporaneo, avvincente.

Elysium però soffre di un difetto difficilmente arginabile: con tutta la buona volontà del mondo, è difficile sedersi sulla poltroncina trascurando il fatto che sia un film del creatore di “District 9”. Il problema principale del film è che abbraccia un approccio meno sottile e riflessivo del predecessore, ma non lo fa pienamente, non quanto l’amicone Del Toro che ha veramente realizzato un gioiosa caciara per il proprio diletto con “Pacific Rim”, riuscendo a lasciare da parte tutto quel bagaglio di significati altri che di solito sono compresi nei suoi lavori. Blomkamp invece non si lascia andare davvero, un po’ vuole divertirsi (e si vede) ma poi non riesce a lasciare da parte tutti i suoi convincimenti, quello in cui crede e quello contro cui lotta, per non parlare della sua eredità culturale abbastanza inconsueta.
Tutto questo altro se lo porta dietro appena scrive una riga o gira una scena, ma se in “District 9” diventava il perno su cui costruire un film dalla personalità fortissima e dall’impatto dirompente, qui diventa quasi un handicap, un impiccio al mantenimento di un tono più leggero e un ostacolo. Ostacolo perché certe tematiche, con poco tempo e cura a disposizione, finiscono per sembrare posticce, pretenziose, sicuramente mal sviluppate. Insomma, se devo menar le mani per bene non posso anche denunciare la supremazia economico culturale dell’uomo bianco, ecco. elysium matt damon max

Lo vado a vedere? Elysium è sicuramente un discreto film d’azione, un buon film fantascientifico e una splendida distopia la cui complessità Blomkamp decide di affrontare a viso aperto, esplicitamente, quasi dividendo tutti in buoni e cattivi, bianchi e “di colore”, ricchi e poveri. Pur avendo fatto quanto promesso, è davvero difficile per un’entusiasta di “District 9” non accostare le due pellicole e purtroppo, pur avendo scopi e messaggi diversi, non è un confronto che questo film possa reggere.
Ci shippo qualcuno? In questo genere di film sono più concentrata sul dettaglio futuribile che su quello fangirlistico, ma tra tutte le amicizia virili di Max saprete trovare qualcuno che faccia al caso vostro.
Uscita italiana: 29 Agosto 2013.

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