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ender's game locandinaCon mano tremante e notevole apprensione mi accingo a segnalarvi due novità in dirittura d’arrivo nei prossimi mesi, due adattamenti cinematografici di libri amatissimi a livello internazionale.
Trattandosi di me, non posso esimermi dal cominciare da Ender’s Game, uno tra i titoli più conosciuti a livello internazionale del genere fantascientifico. Lo so, voi penserete “da quando?” e io vi risponderò “nel mondo civillizzato, dall’inizio degli anni Ottanta”.
Si tratta di un ciclo generalmente relegato nel filone della letteratura per ragazzi (vai a capire perché) i cui primi due capitoli hanno fruttato a Orson Scott Card la vittoria sia al premio Hugo che al Nebula per due anni consecutivi, impresa a tutt’oggi mai riuscita ad altri.

Del libro vi parlerò in un prossimo futuro, avendo appena concluso la rilettura del primo volume. Sul film invece preferisco assumere una posizione vagamente scettica. Il motivo è presto detto: pur trascurando le difficoltà tecniche a cui green screen e computer grafica tagliano le gambe, uno degli ostacoli che ha impedito fino ad oggi l’adattamento di questo classico è la crudezza di quanto narrato, ancor più acuita dal fatto che i protagonisti di vessazioni e angherie sono bambini che per buona parte del libro hanno dai 6 ai 10 anni. Il mio timore è che essendo stato opzionato da Summit, il copione accentui più gli allenamenti alla guerra e la lotta contro il nemico alieno, trascurando tutta la riflessione legata politica su quanto gli adulti stiano facendo a questi giovani cadetti. Inoltre molta narrazione del libro avviene a livello onirico e molto del sentito di Ender avviene a livello mentale/inconscio, quindi le opzioni sono due: o grandi ondate di voice over, o tabula rasa dei contenuti che hanno fatto del libro un classico moderno. 

Dal trailer poco si può intuire, ma anche qui le impressioni sono contrastanti. Da una parte il cast della famiglia Wiggin sembra veramente eccellente: molta della riuscita del film dipenderà dall’interpretazione fornita di Ender e Asa Butterfield ha già dimostrato di sapersi muovere bene in “Hugo Cabret”. Ben Kingsley copre un ruolo piuttosto importante e sembra una scelta azzeccata. 
Harrison Ford come colonnello Graff è la fonte di principale preoccupazione. A voler essere cinici l’enorme fama di Ford deriva una selezione di grandi classici in cui ha avuto la fortuna di ricoprire un ruolo ben definito che molto gli si confà: l’uomo ruvido e un po’ sbruffone, ma con un grande senso di giustizia e una bella che ama seppur dimostrandolo un po’ rozzamente. Il ruolo, declinato in chiave comica o drammatica, ricalca alla perfezione buona parte dei personaggi di Ford a cui state pensando, ammettetelo.
Con l’età poi, diciamolo, si è un po’ imbolsito e se la sua recitazione, che non è mai stata caleidoscopica, oggi è parecchio…fissa. Il mio timore è che la sua scelta per interpretare un personaggio centrale come Graff derivi dalla volontà di renderlo positivo, eliminando l’intero castello di ambiguità e doppio gioco che tratteggia il suo rapporto con Ender. Onestamente, non credo che Ford possa regalare l’interpretazione sottilmente ambigua che Graff meriterebbe. 
Altro enorme punto a sfavore, la regia di Gavin Hood, che firma anche la sceneggiatura del film. Per intenderci, è quello che ci ha “regalato” il mai troppo insultato “Xmen the Origins”. Ahiahi…

Sulle uscite omofobe di Orson Scott Card che hanno dato avvio a una campagna di sabotaggio non mi pronuncio nemmeno, fortunatamente non dovrebbero influenzare la qualità del prodotto finale. Non capisco nemmeno tutto questo stupore, dato che è un mormone entusiasta. 

Uscita Italiana: il Gioco di Ender arriverà sui nostri schermi il 30 ottobre 2013


Prima buona notizia: i distributori italiani hanno ignorato lo stucchevolissimo titolo italiano della versione cartacea. The Book Thief arriverà da noi col titolo di “Storia di una ladra di libri”. Lo so, avete visto i nazisti e già siete partiti col piede sbagliato. Invece no, il libro è un vero gioiello e ve lo consiglio a priori; non solo è davvero originale e meritevole di lettura, ma è così ben scritto e congegnato che rappresenta un ottimo consiglio per quasi ogni tipo di lettore. Se potete recuperatelo prima dell’uscita del film. 
Sulla pellicola invece, uh, qualche dubbio ce l’ho.
Vero è che dal trailer si possono ricavare poco più che impressioni ma…che fine a fatto la voce narrante del libro, una delle caratteristiche più intriganti della narrazione? Non me ne voglia la piccola protagonista Sophie Nélisse, ma questo primo assaggio sembra pronto a banalizzare e appiattire la storia al livello del solito film strappalacrime sulle povere popolazioni vessate dai nazisti. Il libro si assesta su ben altro discorso, fornendo invece uno spaccato molto vivido e mai troppo lindo della vita di coloro che i nazisti li avevano voluti in casa e sulle conseguenze di questa permanenza. Liesel è tedesca, così come la quasi totalità del cast, non fatevi ingannare dalla presenza dell’ebreo nascosto in cantina. Il libro è una storia di guerra, coming of age e amore per i libri, il film sembra più una caccia al premio facendo leva su vicende drammatiche, bambini dai capelli boccolosi, Geoffrey Rush e Emily Watson. Spero di sbagliarmi. 

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