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venezia 70 locandinaInnanzitutto, se io e WordPress non litighiamo troppo, questo post rimarrà in evidenza sopra i restanti aggiornamenti. Date un’occhiata più in basso e ricordatevi che, scazzo a parte, verrà aggiornato giorno per giorno per tutta la kermesse. Se un numero imprecisato di giornalisti italiani se ne sta spaparanzato nella DiSaronno Terrace al Lido sorseggiando cocktail e passando il tempo a lamentarsi sui social network di quanto gli scocci vedere i film in concorso (che le selezioni parallele troppo sbatti!), di quanto non vedano l’ora di andare alle feste e di quanto i film facciano schifo SPOILERANDOLI IMPUNEMENTE (per ora impunemente, per ora!), allora perché non mandano gente più motivata al Lido non posso scriverne anche io pur essendo lontana mille miglia dal Lido? Almeno non spoilero al livello che in confronto a Repubblica.it sembrano seguire una policy rispettosa delle anticipazioni. Ahah, non esageriamo.
[AGGIORNATO AL 6 SETTEMBRE]

28 Agosto : Gravity, Gerontophilia

eva riccobono, madrina della mostra L’evento del giorno è sicuramente l’anteprima mondiale di “Gravity”, il nuovo film hollywoodiano a firma Alfonso Cuaròn. Si tratta di un thriller fantascientifico ambientato nello spazio, con due astronauti che lottano contro il pericolo deriva (quindi morte) dopo un incidente alla stazione spaziale. I due sono tra gli interpreti meno spacciabili come scienziati di sempre: George Clooney e Sandra Bullock. Il primo però fa la gioia di tutti i paparazzi italiani e fa arrivare la Mostra persino su Studio Aperto, la seconda è più che apprezzata da alcuni critici per la sua performance. A dispetto dei miei grossi dubbi, il film ha più o meno convinto tutti, eccettuati i critici che hanno qualcosa di personale contro lo spazio (quasi tutti italiani, per inciso), conquistandosi parecchie aggettivazioni più che ragguardevoli da chi è space-friendly. Seguendo le dirette twitter mi sembra quasi di averlo visto, ma non per la loro estrema professionalità, bensì per gli spoiler dilaganti. Ps: vi odio. [TRAILER] Il resto della giornata sonnecchia in attesa dei primi film in concorso e del red carpet serale.  Per le giornate degli autori, oggi ci sono “La belle vie” (ancora bambini contesi, a meno che si urli al capolavoro l’ho già dimenticato) e il canadese “Gerontophilia” di Bruce Labruce, che già dal titolo è tutto un programma. La trama? Anche meglio. Un adolescente passa il tempo a limonare le coetanee ma in realtà si sente attratto dagli anziani di sesso maschile. Così approfitta di un lavoretto estivo per mettere in atto una fuga d’amore con un ottuagenario. Potrebbe essere folle, porno al limite del pedo o romantico da lacrimoni: il problema è trovare qualcuno che lo commenti su twitter, regista escluso. Almeno i giornalisti italiani si tranquillizzano: l’espressione “film scandalo” è già spendibile all’apertura della kermesse. [CLIP] sandra bullock george clooney venezia 2013 Dopo la proiezione gremita pare proprio che Bruce Labruce abbia fatto centro: sembra già romanticume piangeronissimo da qui. Se ne sente parlare più che bene e la descrizione più gettonata è “la versione indie di Harold e Maude”. Siccome oggi è il primo giorno, sono talmente votata alla causa che mi sono fatta una mezza idea persino sul film tedesco Wolfskinder, di cui ho percepito che 1- si parla di bimbi in fuga dai comunisti malvagi 2-agli animali succedono cose brutte 3-ha delle pretese di culturalità così esibite che non urteranno giusto quelli dei circoli cinefili dove nessun film dopo il 1930 è più che passabile. Pesissimo e pretenzioso, in una giornata con un paio di scoperte. Il film giapponese Jikoku de naze warui? di Sion Sono è una roba dedicata alla yakuza tutta matta con tanta carneficina dentro che tempo dieci minuti dalla fine della proiezione ed era un “tarantiniano” in ogni commento. E di questo, che lusso, abbiamo persino il trailer, forse perché già passato al Far East Film Festival. A quanto pare però non è così potentemente weird ma toccante da diventare un cult assoluto come “Memories of Matsuko”. Serve una certa predisposizione al genere. [TRAILER]

sandra bullock george clooney venezia 70 red carpet

Sandra Bullock sul red carpet vestita da Alex Perry

29 Agosto : Tracks, Via Castellana Bandiera, Die Frau des Polizisten

Comincia la gara ufficiale, le proiezioni si moltiplicano, i pareri si fanno più contrastanti. In mattinata i responsi dei due film in concorso sono positivi ma tiepidi. Su Tracks di John Curran sono tutti d’accordo su un fatto: ci sono un sacco di cammelli, nonostante uno non è che si aspetti il deserto australiano pieno così degli stessi. Convince anche Mia Wasikowska che, a meno di vestiti orridi sul red carpet, sarà la fotina del giorno. Detto non senza un briciolo di sana polemica, mai uno che si porti una cavolo di locandina insieme al film che presenta, dannazione. Su questo viaggio avventuroso in solitaria per l’attraversamento del continente australiano, confermate le mie aspettative: molta fotografia leccata, molto autocompiacimento paesaggistico (che ci sta tutto) ma forse forse un filo noioso. [CLIP] via castellana bandiera locandinaSu Via Castellana Bandiera siamo ancor più tiepidini. Se ho inteso correttamente, si tratta di un lavoro teatrale approdato sul grande schermo che però non ha risolto completamente la staticità e l’approccio fisso che l’origine da palcoscenico impone. Il film è un sorta di duello di nervi condotto da due donne bloccate in un vicolo palermitano, una di fronte alla macchina dell’altra, nessuna intenzionata a cedere il passo alla rivale. Sul finale, ovviamente spoilerato dal primo giornalista italiano rimasto scontento dallo stesso e sentitosi in dovere di pregiudicare la visione del film al resto del mondo, si sfocia in quella sorta di surrealismo paradossale che fa molto teatro. Emma Dante se la cava bene e non viene presa a sassate, il che è già un grande risultato per un’esordiente italiana in mostra. Un punto in più perché ha già reso disponibile la locandina, brava! [TRAILER] Die Frau des Polizisten di Philip Gröning invece suscita forti reazioni che danno un’idea molto precisa del contenuto, anche se data la tematica di abusi e violenza domestica, che fosse un film PESO pareva abbastanza ovvio. L’impressione più diffusa è che è riuscito a resistere ai 175 minuti della proiezione si senta un sopravvissuto, uno di quelli che questa storia potrà un giorno raccontarla. Ovviamente in numerosissimi (una cinquantina) e spesso superflui capitoli, esattamente come nel film. In molti cinefili hardcore ne difendono la qualità tecnica (montaggio a parte) e l’approccio cinematografico classico, ma l’impressione netta è che non abbia abbastanza materiale buono da riempire la metà del minutaggio dichiarato. mia wasikowska red carpet venezia 70

30 Agosto : The Canyons, Joe, Night Moves

Il terzo giorno al Lido è all’insegna della dubbiosa competenza recitativa, per la gioia degli amanti del gossip e dei parrucchini. Attesi su red carpet Nicholas Cage, il pornoattore James Deen e Lindsay Lohan, che invece dà forfait generando un prevedibile sciame di commenti acidi. Dati i nomi citati, non sorprende che la mattinata comincia all’insegna dell’insoddisfazione di quanti escono dalle proiezioni mattutine. the canyons locandinaAlla presenza dell’autore Bret Easton Ellis si consuma il pubblico ludibrio su The Canyons, film fuori concorso giudicato generalmente tremendo con punte di vero orrore. Qualcuno tenta di capire se la deriva porno kitsch intrapresa da quello che avrebbe voluto essere un thriller paranoico tra ventenni sfaccendati nella Los Angeles odierna sia un vizio di forma o una ricercatezza malriuscita, ma in generale pare che James Deen non sia del tutto fuori contesto, data la piega della pellicola. Al film in concorso di David Gordon Green, Joe, non va molto meglio, strappando il plauso di alcuni ma senza convincere fino in fondo nessuno. Sarà che qui si comincia a venire a noia della dura vita dei boscaioli nella rude provincia americana, specie se il selling point del film indipendente è l’interpretazione di Nicholas Cage. Niente di tremendo ma purtroppo pare richiami tanto altre pellicole già viste, a parte Cage con la barba da ex detenuto sperso per i boschi, intendo. Insomma, questo cliché della provincia americana tomba del sogno americano e incubatore di inquietudini e violenze ancestrali non passa di moda. [TRAILER] alguna chicas locandinaSempre fuori concorso, spaventa Wolf Creek 2 di Greg McLean, sequel del horror australiano campione d’incassi in patria. In breve, pare faccia veramente saltare i nervi: mi fido e scusate se non verificherò. D’altronde quei rompipalle che “no, noi non facciamo le vacanze convenzionali come gli altri, troppo mainstream! Noi andiamo a battere le distese naturali australiane popolate solo da killer psicopatici!” non sono la categoria che più di ogni altra si merita di morire in modalità atroci? E no, non mi sono dimenticata nemmeno il film d’animazione italiano L’arte della Felicità, solo volevo rispettare il silenzio adottato dalla stampa italiana per evitare d’infierire su quello che almeno era un buon progetto. Spendo due parole su Algunas Chicas perché, pur non avendo ancora capito se è bellissimo o una completa ciofeca, ha una locandina della madonna. Sezione orizzonti, film argentino sulla depressione femminile: detta così sembra una cosa indigeribile, invece a quanto pare butta più sul fronte “Pretty Little Liars” tutti hanno un segreto, però per alcuni lo fa bene, per altri è sul livello del telefilm sopracitato. night moves locandinaLa serata si chiude con la prima proiezione dall’orario e casistica veramente ingrate di Night Moves di Kelly Reichardt. Molti erano impegnati a recuperare altro quindi farsi un’idea precisa è ancora una volta complesso, ma da subito è chiaro che non mancano fieri sostenitori e decisi detrattori. Sul fatto che la regia spacchi di brutto però sembrano essere decisamente tutti d’accordo. Sul cast, composto da Dakota Fanning, Jesse Eisenberg e dal primo Sarsgaard della rassegna (Peter) invece non una parola, mentre io ero molto curiosa. Il film vorrebbe essere un ecothriller su tre ambientalisti decisi a mettere in evidenza la loro causa con un gesto violento ed epocale, ma tutti sottolineano che dovrebbe essere così, quindi da qualche parte a un certo punto succede qualcosa che lascia perplesso parecchio pubblico, spingendo alcuni a chiedersi dove sia finita la sceneggiatura. nicholad cage red carpet

31 Agosto : Child of God, Philomena, Kaze Tachinu

Sabato all’insegna dei nomi di peso in concorso. Prima però una confessione: nel delirante programma di ieri mi sono persa completamente Kill Your Darlings (da noi “Giovani ribelli”) e un po’ mi vergogno perché è evidente che si tratta del titolo a più alto coefficiente di omoaffettività rielaborabile a livello di fandom. La convinzione già granitica di molti che Daniel Radcliffe non ce la racconti giusta verrà cementificata, a giudicare dai pochissimi commenti di chi è riuscito a non bucare la prima proiezione, date le sovrapposizioni di rilievo. Siccome il programma di Venezia 70 è baroccheggiante, ne riparleremo dopodomani. Lasciatemi solo dire che la Warner Bros ai tempi del primo Harry Potter c’aveva visto lunghissimo, in fase di casting. dakota fanning venezia 70 Oggi in gara ci sono nomi parecchio popolari e le prime voci parlano di proiezioni già piene. Attendiamo i primi responsi sui lavori di Stephen Frears e (ehm) James Franco e intanto vi spiego per sommi capi di che si tratta. philomena locandinaPhilomena è il tentativo di Frears di tornare in auge dopo un paio di film passati un po’ in sordina (però “Tamara Drewe” è una delle cose migliori capitate a Gemma Arterton, quindi da queste parti è in ampio credito) grazie al coinvolgimento di Judi Dench e Steve Coogan. Un giornalista politico viene suo malgrado coinvolto nel tentativo di questa anziana donna di ritrovare il figlio che fu costretta ad abbandonare in gioventù. Tema drammatico ma, dato il nome alla regia, un po’ di amaro umorismo british dovrebbe essere assicurato. [TRAILER] Ok, partiamo dal presupposto che io in James Franco sto ancora tentando di trovare tutta l’attorialità che ne ha fatto una sorta di ibrido tra il culto e il meme tra gli appassionati, quindi figuratevi il mio scetticismo verso James Franco scrittore e James Franco regista. Vedremo cosa si dirà di questo Child of God, che sembra anche parecchio PESO: la storia di un uomo sfrattato e dal carattere violento che scende nelle spire del selvaggio nel suo drammatico tentativo di vivere al di fuori di qualsiasi ordine sociale. Dite che fa molto Cormac McCarthy? Appunto, perché è tratto da un libro di McCarthy. [TRAILER]

Michelle Dockery venezia 70

La Dockery è così oltre che Prada la invita a Venezia 70 senza alcun particolare motivo…deal with that.

…e Stephen Frears mette a segno un colpo da maestro, alla fine della prima proiezione la stampa è decisamente entusiasta. Si tratta ancora una volta di un film interamente costruito sulle perfomance dei protagonisti ed è una gara a chi sottolinea meglio la performance sublime di Judi Dench, assistita da un a quanto pare altrettanto eccellente Steve Coogan. Qui c’è aria di premio. Invece Child of God a qualcuno è anche piaciuto eh, ma è talmente indifendibile che persino Vincenzo Mollica su Rai1 ha glissato sulle sue qualità tecniche, sottintendendo che fa un po’ pena. Mollica che non parla bene di qualcosa? Non riesco a pensare a un verdetto più inappellabile, ma almeno, a quanto pare, il protagonista Scott Haze con la sua recitazione salva il salvabile. kaze tachinu locandinaIn serata arriva l’attesa proiezione di Kaze Tachinu (“The Wind Rises”) di Hayao Miyazaki. Essendo una vera impudente mi preme sottolineare che, quando uno rischia di vincere il leone, almeno potrebbe avere il buon gusto di portarlo veramente come anteprima mondiale il film in gara. Dato che abbiamo scomodato Mollica, vorrei segnalare lo spendibilissimo c’è anche un po’ d’Italia nel film di Miyazaki: si tratta infatti di una sorta di biografia di Jiro, ragazzo amante del volo ma impossibilitato a fare il pilota a causa di una forte miopia. Ispirato dal famoso ingegnere aeronautico Italo Caproni, il ragazzo entrerà a far parte di una grande azienda, continuano a coltivare la sua passione per il volo ma rimanendo segnato dai numerosi grandi avvenimenti che investirono l’Arcipelago all’inizio del 1900. I responsi, gente che non ha ancora superato il blocco mentale verso l’animazione, sono ottimi ed evidenziano generale stupore per come, partendo da tematiche care al regista, Miyazaki abbia saputo sfoderare un approccio nuovo, inconsueto, ma soprattutto incredibilmente maturo. [TRAILER] Ci sarebbe anche Palo Alto, l’ennesimo film dell’ennesimo Coppola, ma si è fatta una certa e comunque, così a naso, non ci siamo persi niente. Conviene andare a letto, anche perché domani c’è il film su cui, se amassi scommettere come un certo dottore con “quell’aria un po’ medica un po’ militare”, punterei tutto: il film di Xavier Dolan. Ha persino una locandina da urlo che non vedo l’ora di postare. judei dench venezia 70

1 Settembre: Miss Violence, Parkland, Tom à la ferme, Kill Your Darlings

Giornatina impegnativa, oggi al Lido. Per Dolan bisognerà aspettare l’ingratissima proiezione delle 22, perciò mi metto il cuore in pace e passo in rassegna gli altri film in concorso. miss violence locandinaMiss Violence è un film greco che forse non si merita il trattamento che sta avendo ancor prima della proiezione, con una pletora di intellettualoidi già pronti ad appiccicargli addosso sovraletture perché la Grecia, la crisi. Rimaniamo ancorati ai fatti: una giovane 11enne si getta dal balcone, la famiglia sembra impegnata a tornare il più in fretta possibile alla vita di tutti i giorni sostenendo si tratti di una fatalità, la polizia non è dello stesso parere. Piccolo particolare rivelatore: la ragazzina sorrideva nella sua ultima espressione catturata dal rigor mortis. Anche solo dal trailer, un certo richiamo a una certa Lady omonima non è del tutto inappropriato. Potrebbe rivelarsi interessante. [TRAILER] parkland locandinaParkland è il film che porterà in concorso Zac Efron e allieterà le nostre vite con i tweet delle fan sull’orlo di una crisi di nervi perché il nostro magari tira il pacco. Il film cerca di affrontare il celebre assassinio di JFK attraverso uno scorcio inedito, quello di un affresco corale di persone più o meno comuni le cui vite sono state sfiorate da questo omicidio epocale. Non per voler essere disfattisti, ma chi è appena uscito dalla proiezione mattutina sta già spalando badilate di sterco, quindi difficile essere ottimisti. Almeno ci divertiremo coi complottisti irritati da “l’avvallamento della versione ufficiale”. I Nazisti! Gli Alieni! La Lobby Gay in Vaticano! [TRAILER] dakota fanning blu venezia 70 Baba Richerme (gr3) e Stefano Masi (Rainews) hanno deciso che la sinossi da me sintentizzata di “Miss Violence” priva di spoiler non rende appieno il senso del film, quindi sottolineano come la pellicola ci metta tutta la sua durata a spiegare il motivo di quanto successo, descrivendolo nel dettaglio. Che fossero due spoileratori seriali con l’aggravante del futile motivo lo sapevo già, ma che rincorressero il facile servizio sulla crisi è stata una vera delusione. Meno male che c’era Federico Pini (Studio Aperto) a illustrarci gli eventi veramente importanti di un tappeto rosso dove, cito, “ci sono molte bacchette magiche e scollature mozzafiato”. Seriously. Finito l’excursus sulle gioie e i dolori del giornalismo cinematografico italiano, com’è questo “Miss Violence”? Beh, ha suscitato schifo più o meno in egual misura con “Parkland” ma più per l’estrema furberia e sintesi stilistica ubercompiaciuta con cui il regista pianta lì una storia nerissima realmente accaduta. Su “Parkland” mi permetto di essere una vipera: sarà mica che gli inviati Rai hanno sentito applausi e commenti positivi di cui non trovo traccia perché Rai Cinema lo distribuirà da noi a novembre? kill your darlings locandinaFinalmente sento di poter sfoderare tutte le mie tag omo-related, dato che è arrivato il turno di Kill Your Darlings che, vorrei ribadire, il titolo italiano “Giovani Ribelle” è un po’ un eufemismo, no? Insomma, è pur sempre una storia biografica che coglie lo sbocciare nella beat generation attraverso l’incontro tra Burroughs, Kerouac e Ginsberg, coinvolti in una storia di omicidio. Come già saprete, questo ruolo di certo non aiuterà Daniel Radcliffe a mettere a tacere certe voci, ma pare che se la cavi proprio bene, anche se si sente dire che Dane DeHaan gli tenga testa in una pellicola che tira fuori da un genere spesso poco ispirato un mirabile affresco di un’epoca. Mi accontentavo di molto meno.

tom a la ferme locandina

E ora lui, Tom à la Ferme, mia croce e delizia. Pur lasciando generalmente deliziati quelli che “Dolan chi?”, tra gli estimatori e quelli che lo aspettavano al varco regna la convinzione che non sia il miglior film del (ribadiamo) 24enne regista canadese al suo quarto lungometraggio. Non è delusione però, è più un approccio che osa e nel farlo finisce per sbagliare qualcosa, ma il tentativo è sì nobile che il risultato diventa persino interessante. Qualcuno lo ha definito an interesting failure, altri hanno sottolineato i suoi debiti a un certo tipo di cinema dei ’60 con sfumature decisamente più queer: ringrazio entrambe le categorie. La storia? Come hanno detto in molti, sostanzialmente questo Tom (che è Xavier Dolan stesso) se ne va a vivere in un fattoria. Poi spuntano thriller e horror a profusione, ma questo film non me lo riuscirete a spoilerare, dannati!
daniel radcliffe venezia 70

2 Settembre: The Zero Theorem, Locke, Ana Arabia

the zero theorem locandinaFinalmente scatta il momento del “ve l’avevo detto”. Mi riferisco a Terry Gilliam, che ultimamente sembra stabilizzato su livelli decisamente meno esaltanti rispetto a qualche annetto addietro. Nonostante mi parta già la salivazione alle parole “distopia col potere in mano alle Corporazioni Malvagie” (ahhh, quanto le amo, le Corporazioni Malvagie!), non sentivo una vibrazione positiva da questa futuristica ricerca del senso della vita da parte di un genio del computer, terzo capitolo di una ipotetica distopica trilogia formata da “Brazil” e “Twelve Monkeys”. No, nemmeno se aggiungiamo il (sotto)peso di Ben Wishaw  con i capelli a cesta al totale. Io ci sento tanta forza salvifica dell’Ammmore, spero di essere smentita al più presto. In ogni caso, Venezia ha applaudito più per affetto che per il contenuto effettivo del film, che è stato amato e snobbato in egual misura. L’aggiornamento di Brazil non è manco nemmeno lontanamente Brazil. Certo, non è un brutto film da scappare dalla sala piangendo, ma qui ci si puntava molto. Inoltre, secondo The Guardian, Terry Gilliam dice che non riuscite a farvi una relazione stabile perché c’è Internet. *facepalm* Mr. Gilliam, lei è pericolosamente vicino al dibattito del pomeriggio su una rete generalista italiana. [CLIP]

io ti ho lasciato parlare fino alla fine e tu MI STAI INTERROMPENDO!

Locke è il classico film che prima ancora di capire come sia, percepisci il PESO strisciante: Steven Knight piazza Tom Hardy su una macchina, da solo (sììì, solo lui, la macchina e la stradaaaa cit.) e gli distrugge la vita e la carriera con una semplice telefonata, seguendo la guida del suo uomo durante una notte che gli cambierà la vita. Ovviamente il gioco per funzionare ha bisogno di una sceneggiatura perfetta e di un attore all’altezza: a quanto pare è andata proprio così, la critica ne è uscita entusiasta. Tom Hardy mette a segno l’ennesimo film che lo consolida come molto più che una promessa della sua generazione; ormai è un attore a cui guardare per ruoli impegnativi e importanti, oltre che un vero signore che alza il culo, viene a Venezia e fa cominciare tardi la proiezione per i troppi autografi firmati. Potrei quasi perdonagli la sciatteria dimostrata al photocall. Peccato sia fuori concorso, sennò un premio scappava sicuro.

tom hardy venezia 70

Fermi lì, perché arriva un PESO colossale, di quelli da cineforum serio che dopo ci si scanna nel dibattito, anche se durante la visione si è sonnecchiato. Ana Arabia è un piano sequenza di un’ora e venti in cui una tizia fotoreporter si aggira per un quartiere di Jaffa, credo, per documentare gli amori arabo-israeliani. Problemi: la noia, la protagonista fotomodella che non sa manco fingere di usare un blocchetto per gli appunti e un robustissimo “se ne sentiva il bisogno?” rivolto alla regista Amos Gitai. Fun fact: su twitter si trovano esclusivamente tweet promozionali sugli assorbenti Nuvenia, perché a quanto pare laggiù la marca si chiama “Nana Arabia”.

3 Settembre: Moebius, Still Life, Under the Skin

moebius locandinaKim Ki-Duk è uno che si è conquistato il pubblico che non ha in patria in Occidente, proponendo una serie di film rarefatti, appena sussurrati, dai sentimenti lievissimi. Poi è impazzito o è affiorato l’istinto da assassino seriale che c’è in ogni coreano attivo al cinema e ha cominciato a fare cose molto forti. Moebius si inserisce in questo solco con le sue dure tematiche che i giornalisti italiani non mancano di spoilerarci nel dettaglio. Presentato fuori concorso, questo dramma familiare a tinte fosche ha diviso la critica per tutti i commentatori, che è il modo istituzionale di dire “boh, non saprei, è una roba veramente strana”. Visto così, mi sembra un Pietà (di cui vi parlavo QUI) con ancora meno parlato. Si narra di uno che è uscito dalla sala e ha vomitato. Io me ne starò qui a ripetere “Moebius…viaggio nel mondo senza fine della scienza”. Se capite questa, siete irrecuperabili.  [TRAILER]

Still Life di Uberto Pasolini è il film per cui veramente ci si sta stracciando le vesti, anche tra la stampa estera. Il commento più diffuso è l’incredulità per un film che meriterebbe molto più di altri di stare in concorso e non semplicemente nella sezione Orizzonti. Pasolini è un regista e produttore italiano che lavora stabilmente nel Regno Unito e pare che la sua seconda pellicola sia riuscita ad attrarre i buyers finora sonnacchiosi in Mostra. Protagonista dicono un ottimo Eddie Marsan, nei panni di un impiegato che si occupa di organizzare funerali e sepolture per coloro che muoiono in solitudine e non hanno parenti. A un certo punto si trova davanti al suo ultimo servizio funebre, con l’imminente licenziamento già avviato. Quello che forse non sapete che c’è un altro riciclo downtonabbeyiano, ovvero Joanne Froggatt, nel cast. Personalmente, sento profumo de “Le conseguenze dell’Amore”.

marsan still life photocall

Ben peggiori le critiche per Under The Skin di Jonathan Glazer, che quantomeno ha il merito di portare finalmente in laguna un po’ di glamour hollywoodiano con la sempre splendida Scarlet Johansson. Sulla carta sembrerebbe interessante: la diva interpreta un’aliena dalle fattezze umane a caccia di vittime nella Scozia. Una sorta di road movie fantascientifico? In realtà ne hanno parlato tutti più o meno malissimo, tranne uno zoccolo duro che non saprei definirvi che lo ha definito interessante e ha accusato il resto del mondo di cercare copertine consolatorie tipo Philomena e non cinema. Vabbè, mettiamola così: mi appiglierò a qualsiasi scusante pur di dare una chance a Scarlett sexy aliena, ok? [TRAILER]
scarlett johansson venezia 70

harlock space pirate locandinaUltimo film in competizione della giornata, The Unknown known di Errol Morris, una sorta di biografia in prima persona di Donald Rumsfeld, a cavallo tra stile documentaristico e thriller. Niente per cui strapparsi i capelli. Il personaggio Rumsfeld fornisce abbastanza meschinità e sotterfugi da creare una buona storia, ma il film si appoggia a questo senza metterci del suo. Carino ma dimenticabile.
Presentato anche fuori concorso Harlock: Space Pirate 3D, per la gioia dei nostalgici trentenni o giù di lì presenti al Lido. Difficile percepire qualcosa oltre la nostalgia, ma a quanto pare visivamente è uno spettacolo (sul 3D invece si sono sbilanciati in pochi) e anche a livello narrativo non è male. Insomma, i giapponesi che lo vedranno oggi nei loro cinema potrebbero non rimanere delusi.

4 Agosto : L’intrepido, La Jalousie, Jiaoyou

locandina intrepido venezia70Oggi il compito di mantenervi informati pur essendo io stessa lontano dal Lido si fa complicato, dato che una presenza italiana in concorso come Gianni Amelio è un catalizzatore potente dell’attenzione dei giornalisti italiani. L’intrepido è una sorta di commedia agrodolce dei nostri giorni di crisi, dove un Antonio Albanese disoccupato di offre si rimpiazzare altri lavoratori costretti ad assentarsi dal loro posto di lavoro per un qualsiasi motivo. La sfumatura familiare è però subito dietro l’angolo, basta che vi dica “rapporto difficile col figlio arstista”, no? L’impressione è che non sia nemmeno vagamente al livello del miglior Amelio, ad armi così spuntate da dividere il pubblico già alla prima proiezione tra chi fischiava e chi applaudiva. [TRAILER]

jealousy garrell locandinaChe non sia giornata di grandi proiezioni lo conferma La Jalousie di Philippe Garrel. La pellicola, a quanto capisco presentata in un classico bianco e nero, narra ciò che rimane al povero Garrel, attore disoccupato e con una figlia avuta da un precedente rapporto a cui non riesce ad essere di sostegno, quando l’attuale, amatissima compagna lo tradisce e poi se ne va, portandolo a tentare il suicidio. Dato il titolo, si desume che un sentimento appassionato e passionale come la gelosia coroni i scarsissimi resti della vita di lui dopo il fattaccio, ma a quanto pare l’inclinazione naturale dei francesi verso questo tipo di storie non salva un film che a molti è parso persino freddo. Da quel poco che intuisco, ai francesi presenti in sala però è piaciuto molto, quindi forse si tratta di una lost in traslation globale?

scarlett johansson red carpet venezia

A quanto pare però la vera pugnalata verso le speranze di un giorno di concorso salvabile vengono da Stray Dogs (Jiaoyou) che nei suoi 138 minuti di dramma sulla povertà più assoluta degli ultimi di Taipei inanella così tante inquadrature fisse (di cui l’ultima dura più di un quarto d’ora) da far ribellare anche il più indulgente dei critici, a parte quelli che se deve essere PESO il contenuto, non è che la forma possa essere gradevole o accattivante, sia mai. Ancora un po’ di pazienza e tutti i Paesi dell’Estremo Oriente avranno anche il loro film sull’estrema povertà nella periferia urbana delle megalopoli orientali.

5 Settembre : Sacro GRA, Une Promesse, At Berkley

Non ho ben capito cosa sia successo durante il mio sonno ristoratore, ma l’ultimo film (nel senso dell’ormai proverbiale “dopo questo mi ritiro per sempre!”) di Tsai Ming Liang di cui vi parlavo qui sopra è passato dall’essere una sbobba insostenibile alla pellicola più quotata per il Leone d’Oro. Manco fosse ancora la Venezia a direzione mulleriana in cui qualsiasi film asiatico è favorito perché sì. Decidetevi.

richard madden venezia 70

Essendo ormai agli sgoccioli, oggi c’è solo un film in gara, il documentario di Gabriele Rosi che molti attendevano con trepidazione. Questi molti ci hanno visto giusto, a quanto pare Sacro GRA è davvero un bellissimo ritratto del Grande Raccordo Anulare che abbraccia una Roma spinta verso il baratro. Sulla tipologia di film è presto detto: è una sorta di London Orbital di Sinclair in salsa romana. Iain Sinclair percorreva la M25, Rosi il raccordo (giusto per rimettere al loro posto quelli che “questa idea così innovativa”), descrivendo paesaggi naturali e umani. Probabile premio anche per sostenere l’approdo del documentario in gara. Per alcuni è Leone, ma suvvia, qualsiasi film proiettato a 72 ore dai premi che non sia una ciofeca viene pronosticato favorevolmente.

une promesse locandinaIn attesa dell’ultimo film in gara domani, due recuperi necessari. Une Promesse merita perché ha una gradevole locandina, è uno dei pochi film in costume dell’intera mostra e ha un cast di volti molti noti (Rebecca Hall, Alan Rickman e Richard Madden). Il film? Ecco, il film di Patrice Leconte deve essere veramente irrecuperabile, dato che a- giungono voci di risatine imbarazzate durante la proiezione b- non c’è un dissidente che sia uno pronto a difenderlo. E dire che Stefan Zweig è una fonte sempre promettente, specie se si tratta di un epistolario tra due amanti divisi dalla guerra e dall’ineluttabilità dell’Oceano. Cosa è andato così storto da rendere invedibile un film così piangerone?

une promesse red carpet

Infine At Berkley, monumentale racconto universitario della durata di oltre quattro ore che descrive la prima università pubblica californiana, immortalata mentre cerca di mantenere inalterato il livello dell’istruzione fornita a fronte dei pesanti tagli ai fondi ricevuti dallo stato della California. Tra i pochi che hanno trovato il tempo necessario per recuperar il documentario di Frederick Wiseman se ne parla un gran bene, specie del taglio socioeconomico dato alla descrizione della vita studentesca presso il campus. Sembra interessante ma realisticamente, arriverà mai da noi?

6 Settembre : Es Stouh e La Prima Neve,

Il film di Merzak Allouache chiude mestamente il film. “La terrazza” incrocia storie e balconi della moderna Algeri un po’ come si potrebbe fare in una Napoli d’Oriente e infatti in molti hanno rimproverato alla regista tanti scivoloni che in genere si sottolineano ai danni del cinema italiano. Sinceramente ci vorrebbe ben di più per convincermi dopo questo tour de force a scrivere qualcosa più di queste due righe striminzite e comunque temo che nessuno sentirà la mancanza di un ulteriore approfondimento.

Per non sentir di aver fatto un affronto verso un piccolo film nella selezione “Orizzonti” vi parlo anche de La Prima Neve, il film che ha dominato coi commenti positivi una giornata dedicata a partenze e visioni ritardatarie. Il film di Andrea Segre ha un’impostazione molto italiana: immigrato del Togo attende la neve che non ha mai visto mentre aiuta un falegname e apicoltore italiano a dirigere la sua attività. Il film però sembra più incentrato sul rapporto bruscamente interrotto tra l’uomo e suo figlio e sul suo rapporto umano con la famiglia del datore di lavoro. Certo che un po’ di predisposizione ci vuole sempre.
Dato che si è seguita tutta la Mostra giorno per giorno, perché non partecipare al gioco dei pronostici (dove, per inciso, faccio pena)?

Il pronostico su un festival cinematografico, e in particolare su Venezia, non è mai basato sul film migliore a livello artistico o con la miglior ricezione da parte di critica e pubblico. Bisogna innanzitutto soppesare i gusti del presidente della Giuria, nel nostro caso Bernardo Bertolucci, e degli altri giurati, se li si è abbastanza inquadrati. Bisogna poi prestar orecchio sulle voci di ritorni affrettati in laguna e sui rumours, perché spesso pellicole inizialmente bistrattate prendono quota quando comincia a filtrare che in Giuria sono piaciute, perché è questo quello che conta. Infine bisogna considerare che, a differenza degli Oscar, questo tipo di premiazioni sono estremamente geographically correct e tendono a spartire i premi maggiori per non lasciare nessuno a bocca asciutta, almeno ragionando per generi e continenti.

premio leone d'oro

Secondo i bookmakers inglesi, il film favorito è Philomena, quello che sicuramente ha ricevuto l’accoglienza migliore da parte di critica e pubblico tra le pellicole in concorso. Un conto è predire stando a Londra, un conto è respirare il pettegolezzo della croisette, dove nelle ultime ore la voce sempre più insistente è che Stray Dogs sia il superfavorito. La verità sta nel mezzo: Bertolucci ha parlato di film che sorprendano e Philomena è tutto tranne che lontano dal canone. Non può nemmeno giocarsi l’autorialità che lo metterebbe in buona luce di fronte al regista italiano, come appunto il film del regista cinese. Date le parole di Bertolucci, è più probabile che la spunti un film più radicale e divisivo, dato che poi “Philomena” potrà rifarsi facilmente con una più che meritoria Coppa Volpi a Judi Dench. Allora chi rimane? Il film di Tsai, appunto, è il favorito, ma a questo punto anche il film tedesco diviso a capitoli e pesissimo o il molto duro e molto leccato Miss Violence tornano in gara.
Miyazaki ha già vinto al Lido, non ha concesso il film in anteprima mondiale e non rientra di certo nel cinema di rottura. Xavier Dolan ha gettato al vento un’occasione preziosa: in una gara senza vere pellicole forti, bastava mantenere il suo solito (notevole) livello per avere il leone in tasca. Appunto per questo livello medio senza picchi, le quotazioni di Tom a La Ferme stanno risalendo e c’è chi si spinge a dire che gli echi da novelle vague di Garrell che non hanno emozionato nessuno potrebbero sortire il loro effetto sul cuore bertolucciano.

Il mio cuore avrebbe già voluto dire Dolan dall’annuncio dei titoli in concorso, ma ora come ora la mia mente è più propensa a un film più peso.
Qualcosa tipo:
Leone d’Oro a Stray Dogs
Coppa Volpi interpretazione femminile a Judi Dench
Coppa Volpi interpretazione maschile a Tom Hardy (ma già siamo troppo patinati, potrebbe benissimo finire a qualche attore delle pellicole meno blasonate)
Premio per la regia a Xavier Dolan o qualcuno dei registi della roba più PESO.

Di una cosa invece potete star certi: il film di apertura fuori concorso, Gravity, ha beneficiato enormemente della presentazione al Lido e dei commenti più che positivi dalla critica, tanto da farne uno dei nomi più autorevoli nei pronostici per gli Oscar, sia nella regia sia per la Bullock sia per il film in sé. C’e’ da dire che gli Oscar però sono sempre stati avari di riconoscimenti per lo spazio…

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