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monsters university locandinaChe alla Pixar il senso di già visto abbia preso il posto del senso di meraviglia è cosa detta e stradetta. Non stupisce quindi che si sia finito per rimettere le mani sul materiale che ha dato vita a quello che è ancor oggi uno dei migliori film sfornati dalla Lampadina, ovvero Monsters, Inc.
Se a distanza di dodici lunghi anni il film ancora dice (e fa piangere) tantissimo, già a partire dal concept il suo successore prequel non ispirava sensazioni altrettanto positive: la storia di come Sullivan e Mike si sono incontrati all’università di spaventologia? Ma anche no, grazie lo stesso.

Superato lo shock dell’acquisizione e accettato il fatto che la Pixar versione orecchiotopoluta avrà sempre meno predisposizione al nuovo e al rischio, almeno finché non finirà il filone aureo dei sequel/prequel/spin off (tra cui vi segnalo l’imminente e imbarazzante Planes), rimane una domanda: veramente non si può fare meglio di così?

Monsters University è un film d’animazione grazioso, che sfrutta i classici valori di amicizia e positività delle differenze tra individui per portare a casa una pellicola tutt’altro che sgradevole. Il punto è che per imbastire una storia di amicizia ed esclusione basata sui più classici stereotipi della vita da college americana (meno quelli di natura sessuale, beninteso), non c’era certo bisogno di andare a scomodare così eminenti personaggi. O forse sì, perché è proprio quello il (triste) punto: perché inventare un nuovo universo e caratterizzare un numero imprecisato di personaggi inediti quando si può sfruttare un modello già ampiamente rodato, limitandosi a inserire un po’ di storia pregressa qua e là e un paio di spalle comiche ove necessario?

Nell’intera pellicola (corto iniziale incluso) c’è veramente pochissimo d’inventivo o inaspettato. Anzi, il livello di battute e trovate comiche è quasi omologato a quello della sempre bistrattatissima Dreamworks. Il film funziona meglio nelle svolte più marcatamente legate al nucleo narrativo originale dei mostri che spaventano i bambini per raccoglierne le urla ed alimentarci il loro mondo, mentre diventa mediocre quando si focalizza sulla vita da campus e sulla gara tra confraternite. Insomma, a fine visione rimane il divertimento di un’ora e mezza passata in allegria, ma Monsters University non scalfisce minimamente i sentimenti dello spettatore come faceva l’emotivamente potentissimo predecessore.

Il problema principale della pellicola è che non è possibile credere che non si potesse fare meglio di così rielaborando il materiale di un film di un decennio precedente e sfruttando un salto temporale. Non per chi ha visto “Toy Story 3”, capace di rivaleggiare con i propri (osannatissimi) predecessori perché aveva tanto, tantissimo da dire, sostituendo il sense of wonder dei primi due capitoli con un senso di ineluttabilità e di perdita che l’hanno reso un film meraviglioso, uno dei pochi grandi film sfornati dalla Pixar dopo l’acquisizione (sempre non considerando il disneyano con troupe pixariana John Carter, che voi tanto schifate ma queste ultime pellicole pixariane se le pappa a colazione).

monsters university mike sullivan

Lo vado a vedere? Solo per pixariani incalliti capaci di negare oltre l’evidenza o per cultori del merchandise sullivaniano, ovvero il target di riferimento del film. Per gli altri, attendete tranquillamente il passaggio (natalizio?) in tv.
Ci shippo qualcuno? Sullie e Mike sono una scelta fin troppo ovvia, ma in nome delle memorie d’infanzia stavolta dico no.
Coefficiente Fazzoletto? Zero assoluto, se non per una singola, virilissima lacrima versata in nome della Pixar che fu.

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