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thinker taylor soldier spy locandinaGiunge l’autunno, si avvicina l’inevitabile bilancio di vita e cinema di fine anno. Di fronte a tanto malinconico tirar di somme, un po’ di nostalgia dovrebbe essere consentita.
Trovo che una delle sfumature più ammaliatrici del cinema sia il fatto che, a furia di mimetizzare la finzione nella sua mimica della realtà, finisca spesso per replicarne i meccanismi.
A differenza della realtà governata dalla natura, nel cinema ogni legge dettata dalla scienza e dalla quotidianità viene rispettata o infranta secondo il volere dell’uomo, con l’unico limite della tecnologia. Spesso il Maestro è colui che apre una strada inesplorata per ovviare le ristrettezze tecnologiche che lo costringono. Fare cinema, come in ogni ambito creativo, significa essere il dio cui spetta l’ultima scelta, anche se solo per la spanna temporale di una pellicola. A differenza delle altre arti, qui si tenta di rendere naturale questa creazione, con gli strumenti più efficaci per farlo: immagini al posto dell’immaginazione del lettore, rumori e voci al posto della musica del compositore, il buio della sala ad occultare la realtà.

Non è un segreto che i due film a cui accenno in seguito siano tuttora due grandi amori per me, finiti appena possibile della mia collezione su supporto fisico. Non è solo una questione qualitativa, sebbene entrambi non abbiano bisogno di essere giustificati come scelte, dato il livello di realizzazione. Si tratta pellicole che sento ciclicamente il bisogno di tornare a vedere, atmosfere in cui amo tornare ad immergermi. Esistono film migliori nelle medesime annate? Probabilmente sì, ma non ci sono film che soddisfino tanto il mio gusto come questi due. A distanza di mesi, vorrei parlarne ancora e ancora e ancora. Spero che tutti abbiano almeno un film così, perché tutti se lo meritano.

Il dramma del passaggio da copie fisiche a copie digitali o allo streaming è che si privilegia l’istantaneità, la comodità e la velocità sul contenuto. Io amo gli oggetti nella loro dimensione fisica testimone del contenuto, chiariamo: quei 10 cm cubi scarsi che questi due bluray occupano non li sostituirei con nient’altro. Però amo anche la classificazione dei contenuti interna, la possibilità di gestirli, gli extra e gli audio commentaryovvero le tracce audio aggiuntive in cui realizzatori, produttori, registi e attori (il gruppo è variabile in base alla cura di chi ha realizzato questo extra, quasi sempre presente nelle edizioni degli ultimi anni) raccontano la realizzazione del film man mano che scorre la pellicola su schermo.

Ahhh, adoro gli audio commentary, nonostante spesso lascino una sensazione amarissima. L’unico modo per conoscere davvero un film è ascoltare la testimonianza di chi lo ha realizzato, anche se spesso finisce per distruggere almeno una parte di senso che lo spettatore dà per assodata. Esempio: la scena cardine del personaggio di Peter Guillam (il solito magistrale Benedict Cumberbatch) ne “La Talpa” l’ho sempre considerata prioritaria, forse per l’impatto fortissimo che mi suscitò in sala (e mi suscita ogni volta). Non l’ho presa benissimo quando ho scoperto che Tomas Alfredson l’ha fatta girare al suo secondo per problemi di programmazione, considerandola quindi secondaria.

Arrivo al dunque, il motivo per cui sto scrivendo il post: i piccoli dettagli, quei paralleli del tutto involontari che però danno un senso aggiuntivo, metafora involontaria del caso. I piccoli dettagli che scovi all’ennesima visione e poi guardi quasi ammiccando, perché ormai sono un segreto tra te e il film. Voglio svelarvi un piccolo dettaglio, scoperto proprio grazie a un audio commentary.

Mr. Smiley, la creatura di John Le Carré, è sempre stata additata come il ribaltamento speculare del James Bond di Ian Fleeming. Entrambi mimesi dei propri autori, entrambi icone british, entrambi spie al servizio di Sua Maestà, sebbene rappresentino gli antipodi del genere: tanto Bond è proattivo, votato all’azione e apertamente fuori dall’ordinario quando Smiley è metitabondo, votato alle macchinazioni per interposta persona, assolutamente anonimo.

Eppure dalle scrivanie dei loro capi c’è qualcuno che controlla e veglia su entrambi:

Thinker, Taylor, Soldier, Spy, dogs, john hurt

[2011] Thinker, Tailor, Soldier, Spy

skyfall judi dench dog

[2012] Skyfall

L’apparizione del cagnolino di terracotta con la Union Jack come coperta riflette lo stile dei film: esibita e investita di un senso metaforico in Skyfall, così defilata in Thinker, Tailor, Soldier, Spy da notarla solo dopo l’appunto di Alfredson nel commentary.

Dietro questa apparizione c’è una storia ancora migliore: i due soprammobili appartenevano a Le Carré e stazionavano a casa sua, almeno finché il regista in procinto di adattare uno dei suoi romanzi più famosi gli fece i complimenti per le due suppellettili in un incontro organizzato per parlare del film. Lo scrittore decise di donarglieli, aggiungendo che sarebbero stati il tipo di oggetto presente nell’ufficio del suo Control.

Purtroppo non conosco ancora i retroscena del cagnolino di Skyfall, perché questa faccenda dei commentary richiede un quantitativo di tempo enorme, ma prima o poi ne verrò a capo. Giusto il lasso di tempo necessario a voi per recuperare questi due film stupendi o dedicare di nuovo del tempo a un film che amate.

[Ho già scritto di entrambi: Skyfall QUI, La Talpa QUI]

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