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gonegirlGone Girl di Gillian Flynn, Crown Publishing Group, 2012, 432 pp.
Saprete di provare una vera ossessione quando l’annuncio del prossimo film di David Fincher corrisponderà per voi a dare priorità massima alla lettura del libro su cui si baserà il suddetto. Sì, la ragione principale che mi ha spinto alla lettura di Gone Girl è che Mr. Fincher ha deciso di girarci un film. Se vi può consolare, a fine lettura sono stata contattata da chi aveva fatto esattamente lo stesso ed era ansioso di poterne finalmente parlare a spoiler spiegati.
Come molti critici hanno evidenziato, fornire un’idea precisa sul contenuto del libro e un commento a chi non ne sa nulla è un processo spinoso e spiegare il perché comporterebbe già enormi spoiler che pregiudicherebbero il gusto della lettura/visione. Sintetizzando brutalmente, “Gone Girl” è un thriller incentrato sulla scomparsa di Amy Dunne, giovane moglie di Nick. Spendere la parola thriller però è già un mezzo passo falso, che nervi.

Dopo numerose elucubrazioni, ho deciso di partire con alcune informazioni base opportunamente sterilizzate ma informative.
Gone Girl è un thriller anomalo, che coniuga il classico caso poliziesco della scomparsa di uno dei protagonisti con un racconto alla “visto da lui, visto da lei”; l’intero libro infatti vive l’alternanza di capitoli in cui il punto di vista (POV) salta da quello del marito a quello della moglie. Mentre Nick Dunne è impegnato nella ricerca della moglie e nel smentire i sospetti che la scomoda posizione di marito della scomparsa e primo sospettato compartano, il diario della moglie scomparsa Amy delinea via via l’evoluzione del loro rapporto da sconosciuti a coniugi travolti dalla crisi economica.

La bancarotta e il senso di rovina imminente infatti ammantano il romanzo sin dalle prime battute ed è una delle descrizioni più efficaci di quelle post 2008 che ho avuto occasione di leggere. I due lavoravano nel settore dell’editoria e sono entrambi newyorkesi nel senso più spirituale del termine, almeno fino a quando i problemi familiari di Nick e il doppio licenziamento li spingono a tornare nella sua terra natia, sulle rive del Mississippi, in piena Bible Belt americana. Se per Nick è un bagno nella nostalgia giovanile con cui rifuggire l’attuale squallore di quegli stessi luoghi, per Amy si rivela un cambiamento più arduo, sradicata dalle cerchie e dalla stessa attitudine vitale in cui è sempre stata immersa. La bancarotta e la mancanza di valore pervade tutto: la piccola comunità in cui vivono i protagonisti, il loro rapporto di coppia, i ruderi dei fasti passati che pian piano si popolano di flashback, l’aria stessa che si respira. Qualcosa di molto simile a una cappa opprimente di rassegnata attesa della catastrofe.
Anche dentro la coppia però i fasti iniziali sono ormai degradati in una situazione problematica. Il libro è sostanzialmente diviso in tre blocchi: il primo è l’inesorabile descrizione del lento logorarsi di un matrimonio. A fine blocco però arriva una svolta quasi inaspettata, che cambia completamente le carte in tavola. Nick continua a cercare Amy, ma intenzioni, motivazioni e significati cominciano ad assumere tinte sempre più fosche. A questo punto è chiaro che il caso poliziesco è un genere dai meccanismi consolidati in cui la Flynn si è accomodata per parlare di tutt’altro. Definire Gone Girl un romanzo sentimentale forse è azzardato, ma vi sarà presto chiaro come l’indagine metta sotto esame il rapporto dei Dunne, inserendo la scomparsa di Amy in un mosaico sempre più vasto e variandone costantemente la posizione all’interno di un rapporto nato e sviluppato su proiezioni e aspettative artificiali.

Gone Girl è Gillian Flynn che prende i Dunne e, come una cipolla, ne sbuccia a uno a uno gli strati, cercando i veri Nick e Amy dentro le parole di due narratori squistamente inaffidabili. Ne emergono anni di stratificazioni, di bugie, di influenze genitoriali, di aspettative sociali e mediatiche. Se la stessa professione d’innocenza di Nick ne rende ancora più brutale il risveglio dalla un rapporto vissuto con crescente egoismo e superficialità, il colpo di genio arriva con Amy, la cui assenza fisica rende ancora più efficace il gioco di continue proiezioni che i media e la famiglia creano in sua vece. Il romanzo pullula di Amy: la bimba plasmata a immagine e somiglianza della controparte narrativa che ha reso ricchi i genitori, la ragazza dell’alta società dalla figura impeccabile, la cool guy sogno di ogni giovane, la sposa volenterosa e mai oppressiva, fino a che si tocca il cuore vivo del personaggio e, come con la cipolla, l’effetto non può che essere urticante. Nel mentre la galleria di uomini di Amy completa l’universo maschile che ne ha plasmato il carattere e l’attitudine. Amy però non è una bambola senza volontà, tanto che il suo status di vittima finisce per vacillare di fronte alle svolte del secondo e terzo blocco. Se già Flynn non risparmia cinismo e considerazioni caustiche nascoste nei flussi interiori di Nick e Amy, il finale è un piccolo gioiello di inevitabile disperazione, una scelta coraggiosa che suggella con il ritratto di un futuro raggelante un libro che fa crescere un brivido capitolo dopo capitolo, e non certo per la preoccupazione per le sorti dell’ensemble di personaggi, diverse sfumature di umanità orrenda e manipolatrice.

l'amore bugiardo copertinaLa debolezza del libro risiede principalmente nell’approccio della Flynn per creare l’affresco di relazioni sentimentali. Descrivere la sensazione di lettura del primo blocco è complicato: non la definirei noia, perché lo stile asciutto e tagliente non è certo pesante (il carattere minuscolo con interlinea enorme invece sì) e non mancano continui apporti alla trama. Tuttavia si prova una sensazione di pesantezza, del tutto differente da quella “positiva” di quando il romanzo ingrana e le tinte sempre più scure che assumono gli avvenimenti rendono cupo ma intrigato il lettore. Credo dipenda molto dalla percezione di artificialità dei personaggi, per molteplici motivi. Alcuni legati agli sviluppi successivi, altri al fatto che Flynn non li “senta” da subito come veri e propri esseri umani, quanto come costrutti artificiali su cui innestare il discorso più ampio. Ma mano che il romanzo procede questa sensazione tende a scomparire (a parte in qualche svolta meno credibile e qualche incauto indizio chiave poco amalgamato al resto), soprattutto perché si percepisce la partecipazione biografica di chi scrive. Una rapida ricerca conferma che in Nick disoccupato pare esserci molto della Flynn licenziata dopo anni di lavoro presso Entertainment Weekly.

Dopo aver chiuso il volume non ho potuto fare a meno di pensare che Fincher e la sua vocazione per i thriller dai risvolti umani più tenebrosi sono la scelta ideale per questo adattamento. Il grosso scoglio sarà in realtà la sceneggiatura, divisa com’è tra flussi interiori, il lungo segmento in forma di diario, l’alternanza dei POV e una trama parecchio complessa. Purtroppo non c’è Zaillian come sceneggiatore (pare ci abbia lavorato l’autrice stessa), ma se le cose andranno per il verso giusto, il film potrebbe risolvere facilmente le mancanze del libro e finire per sfruttarne magistralmente i punti di forza, tra cui spicca la spietatissima analisi dell’ingranaggio mediatico in cui Nick finisce suo malgrado.
Sulle scelte di cast invece sono convinta a metà. Era dall’Orgoglio e Pregiudizio di Wright che aspettavo un ruolo per quantificare il talento di Rosamunde Pike e Amy è una sfida dalla complessità notevole (sempre che sopravviva al metodo Fincher, s’intende), senza trascurare l’innegabile rassomiglianza fisica. Ben Affleck invece si avvicina poco alla mia idea di Nick (e anche Fincher si è lamentato per il suo pompatissimo aspetto in vista di Batman), senza contare che…mettiamola così, generalmente lo preferisco come regista. Inoltre non ha la faccia del douche bag figo, dai.

gone girl book

ovviamente data la qualità della foto, si tratta di un’immagine stile hipster presa da Tumblr.

Lo leggo? Una buona parte del fascino del libro sta nell’approccio largamente inconsapevole del lettore, quindi è uno di quei casi in cui o libro o film, perché chi arriva secondo rischia di risultare rindondante. Oltre al problema del primo blocco, c’è una svolta che potrebbe risultare forzata a una certa fascia di pubblico. Dato che c’è in ballo Fincher, non credo sia assolutamente obbligatorio, a meno che non siate già incuriositi. Insomma, se il film sarà realizzato a dovere forse non converrà recuperare il libro ma dirlo ora è difficile. Si tratta comunque di un best seller molto apprezzato, la cui esclusione dai premi più prestigiosi ha sollevato parecchie critiche verso un presunto razzismo verso i libri di genere da parte delle giurie…discorsi che in questo lido di fantascienza e fantasy suonano così inconsueti!

ben affleck gone girl

la prima immagine ufficiale del film

L’edizione italiana a cura di Rizzoli vanta nelle prime edizioni una delle copertine più brutte di sempre che mi rifiuto di pubblicare sul blog, scegliendo la più raffinata (e pertinente) copertina della ristampa. Ignorerò il sottotitolo perché mi sento magnanima.
Peraltro le ciocche di capelli sull’edizione inglese hanno un senso, mentre la boccetta rovesciata di smalto rosa shocking, oltre che ad essere parecchio fuorviante, beh, non ne ha. Ve l’ho già detto da noi che si intitola “l’amore bugiardo” che magari sarà anche consono, ma avrei preferito un titolo meno definito (come l’originale) e magari che suonasse anche meno Harmony serie hot?
Segnalo però un particolare molto intrigante: sono stati impiegati due traduttori, Francesco Graziosi per Nick e Isabella Zani per Amy. Però la prima copertina copertina è un vero e proprio abominio, non posso accettarlo!

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