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la grande bellezza locandina rossaMancano meno di ventiquattro ore all’annuncio delle nomination agli Oscar 2014 e mi pare il momento ideale per rimettere in carreggiata il blog, sopraffatto dalla classica abbuffata di classifiche di fine anno e dal stagionale malanno che ha colpito la scrivente.
Occhio: dalla serata dei Golden Globes non è uscito il messaggio che l’Italia è il (non ancora) candidato da battere. Se i Globes (votati dalla stampa estera in America, rammentiamolo), i Goya, i Bafta, gli EFA e tutti i premi vinti dal film in questi mesi hanno lanciato un messaggio, è che l’estetica ultrapatinata e la vibrazione autoriale del film piacciono tantissimo in Europa. Molto più di quanto siano piaciute alla stessa stampa italiana, particolare che a Toni Servillo non ama particolarmente ricordare. Le giurie americane invece tendono a votare col cuore e a preferire film più accessibili.
Però dai, con tutti questi post di analisi, controanalisi, pronostici e gufate ai cugini d’Oltralpe, se non arrivasse la nomination la prenderei anche un po’ sul personale.


Nomination da non dare per scontata, dato che quest’anno le scelte delle due commissioni sono state ancora più all’insegna del gusto da vecchi barbagianni bacchettoni del solito (commissioni di cui vi ho spiegato composizione e funzionamento QUI). O questa versione o Sorrentino e Servillo hanno qualche santo in paradiso, perché già la prima shortlist di 9 candidati ha visto esclusi alcuni titoli veramente forti per la vittoria finale e su cui molti puntavano per le nomination più che certe. E che io ovviamente avevo già recuperato, dannazione.

I Grandi Esclusi

gloria locandinaIl grande escluso di quest’anno è il Cile. Dopo la nomination di No, i giorni dell’Arcobaleno in un anno in cui la statuetta era già bloccata dal film di Haneke, quest’anno si era puntato su Gloria, altra pellicola con recensioni più che positive, a riprova dell’esistenza della tanto chiaccherata new wave del cinema cileno. Non solo sembrava uno dei pochi film dalla nomination sicura, ma era il cliente più scomodo per la vittoria, considerando appunto il crescente apprezzamento per la cinematografia cilena e la lodatissima interpretazione della protagonista. E sì, anche il pezzo di Tozzi che avrebbe consentito un c’è anche un po’ d’Italia stiracchiato ma comunque spendibile da Mollica e compagni.

il passato locandina

Altra nomination che sembrava blindata era quella per Le Passé, il candidato dell’Iran. Come già vi avevo detto QUI, l’ho trovato bello ma meno ispirato e riuscito del suo predecessore, che peraltro aveva già valso al regista nomination e vittoria agli Oscar in questa categoria.
Certo che il passaggio a Cannes e la vittoria della protagonista francese come miglior attrice sulla Croisette lo rendevano un candidato tosto, ma immagino che qui abbia pesato in negativo la vittoria recente del regista con un film per tematiche tutto sommato piuttosto simili.

wadjda locandinaUn altro film parecchio amato sulle sponde americane ma meno noto internazionalmente era il candidato dell’Arabia Saudita, Wadjda (da noi distribuito come “La Bicicletta Verde”). Io l’ho già recuperato e, dal basso del mio cinismo più bieco, l’avrei dato per certo come film dalle solide motivazioni extracinematografiche. Insomma, l’opzione dei cinici. Non che non sia un film caruccio, ma la sua attrattiva risiedeva nell’alto senso di politically correctness che avrebbe generato la candidatura. In due parole, il film racconta la storia di una ragazzina che in Arabia Saudita cerca di procurarsi il denaro necessario per acquistare una bicicletta. Sarebbe stata la prima nomination di sempre per il Paese, in un continente in genere poco considerato. Una nomination per un film che descrive (e a volta velatamente critica) dall’interno molti aspetti della società islamica contemporanea, tra cui la poligamia e la condizione femminile. Inoltre dietro la macchina da presa c’è una donna a cui è stato vietato di essere presente ad alcune riprese proprio perché femmina, ma lei non si è arresa e si è arrangiata con cellulari ed altri espedienti di circostanza. Un paio di anni fa l’Academy non avrebbe saputo resistere a una presentazione del genere.

ilo ilo locandinaA Singapore si saranno incazzati come delle bisce quando hanno scoperto chi era stato preferito a Ilo Ilo per rappresentare il continente.
Infatti questa pellicola vinto di tutto in ambito asiatico, è passato nella Quizainne a Cannes, ha una storia drammatica ma capace di scaldare il cuore. Aveva tutte le carte in regola e anche qualcuna in più.
Ilo Ilo, ambientato durante la tremenda crisi economica che imperversò nel sud est asiatico negli anni ’90, narra le vicende di una tata filippina che viene assunta da una famiglia alto borghese di Singapore per badare al primogenito.
In molti lo davano per sicuro nella cinquina finale, la maggioranza sostiene che sia davvero un gran bel film.

I Nove in Shortlist

an episode in the life of an iron picker locandinaBosnia ErzigovinaAn Episode in the Life of an Iron Picker Danis Tanović si è portato a casa l’oscar nel 2002 con “No Man’s Land” costruendosi una certa fama, parecchio influente nei festival dove gira la roba più pesa. Guarda caso in alto a sinistra della locandina c’è l’Orso di Berlino, eh! Niente, storia di un lavoratore zingaro (credo) che si trova in difficoltà economiche per pagare le cure alla moglie malata (e vedrete, il familiare malato sarà un motivo ricorrente in questa lista).
Girato con du lire e attori non professionisti.
Ce la farà? Girano opinioni contrastanti in merito. Diciamo che si piazza tra quelli con chance medio basse, vuoi per l’avversione dell’Academy verso le pellicole dell’est europeo molto “sporche”, vuoi perché è palesemente il film più PESO del filotto. Spero vivamente di no, perché i 5 finalisti ho intenzione di recuperarli come ogni anno e il solo pensiero di vederlo mi fa crollare il mondo addosso. Senza offesa eh Danis.

the broken circle breakdown locandinaBelgioThe Broken Circle Breakdown narra la storia di due genitori musicisti folk alle prese con l’improvvisa malattia della figlia (visto?) ma come si intuisce dalla locandina siamo a mille miglia dal titolo precedente. Colonna sonora da urlo, stile visivamente accattivante e curato, buon passaparola anche su suolo americano. Sono già pronta a recuperarlo in caso di nomination.
Ce la farà? Il Belgio vanta sei nomination e il regista è già stato selezionato in passato per rappresentare il Paese all’Academy, la storia è drammatica ma senza incedere nel PESO gratuito. Sì, senza troppi problemi.

the missing picture locandinaCambogiaThe Missing Picture documentario che ha fatto parlare parecchio di sè per come coniuga la storia personale del realizzatore, che ha perso l’intera famiglia nel genocidio di Khmer Rouge (1975/79) e il suo tentativo di ricostruire un simulacro della sua memoria attraverso alcune figurine in terracotta. O almeno, io l’ho capita così. Indubbiamente roba parecchio PESO ma a quanto pare davvero ben realizzata.
Ce la farà? Una nomination sarebbe un bel punto d’arrivo per la cinematografica asiatica e del Paese ma direi che le probabilità sono bassine, dato che nella categoria documentaristica è già fuori dalla shortlist. No, non ce la farà.

jagten locandinaDanimarcaJagten è il candidato da battere e quello che ad oggi ha le più alte possibilità di portarsi a casa la statuetta, a differenza di quanto la stampa italiana si ostini a sostenere. Il film l’ho visto, è stupendo e ve ne ho già parlato QUI.
Ce la farà? Sicuramente sì. La Danimarca è stata spesso nominata negli ultimi anni, Mads Mikkelsen, ormai star di caratura internazionale, scodella una performance notevole (e vincitrice a Cannes) sul tema controverso ma che paga sempre della pedofilia, il regista si è già guadagnato una menzione passata all’Academy e, dati i concorrenti, sarebbe la vittoria più bilanciata e meritoria. C’è persino un fottuto cervo metaforico.

zwei lebenGermaniaZwei Leben è uno di quei titoli che avrei già recuperato se non fosse di così difficile reperibilità. Il dramma a sfondo storico in genere è una mattonata micidiale ma in Germania hanno saputo tirarci fuori un capolavoro come “Le vite degli altri”. Qui invece seguiamo le tracce di una donna figlia di un soldato tedesco e una donna norvegese, che si trova sua malgrado coinvolta in un processo per crimini di guerra.
Ce la farà? Anche se è difficile trovare testimonianze di prima mano, pare sia davvero un ottimo film con una strepitosa performance di Juliane Köhler, non ignota in zona Oscar. Era più che favorito già prima della shortlist e lo rimane per la fase finale. Gli rema contro solo l’alta presenza di pellicole europee, ma è un fattore che gioca a sfavore anche delle altre contendenti (Danimarca esclusa).

the grandmaster locandinaHong KongThe Grandmaster è stato il titolo più inaspettato, per non dire proprio un WTF!? collettivo tra i quattro stronzi che si appassionano a questo genere di cose. Wong Kar-Wai non ha certo bisogno di presentazioni e visivamente il film è inattaccabile, ma l’Academy ha sempre detestato il genere wuxia, pur mediato dal taglio biografico di un lungometraggio incentrato sulla vita di Ipman, maestro di Bruce Lee. Inoltre non gode di recensioni particolarmente positive, il regista sembra vivere una parabola discendente e il film è stato rieditato per il mercato americano, altra operazione poco gradita ai giurati.
Ce la farà? Se è arrivato fin qui, è merito di quei maneggioni dei Weinstein, non nuovi a questi incredibili risultati. Però è già un mezzo miracolo, perpetrato ai danni di altri titoli asiatici più forti. Per me non ha speranze di andare oltre.

la grande bellezza locandina amacaItaliaLa Grande Bellezza non è il film con cui vorrei vedere Paolo Sorrentino vincere un Oscar, ma non è nemmeno detto che riesca a tirare fuori un’altra pellicola al livello de “Il Divo” o “Le Conseguenze dell’Amore”. Poi qui si tratta di campanilismo istintivo e animale (e comunque sempre meglio di “This Must Be the Place”) e di un film che a livello tecnico non ha rivali nella categoria. Inoltre grazie a Servillo ora possiamo rivaleggiare con i francesi anche per la miglior uscita da primadonna punta nel vivo.
Ce la farà? Con il cuore vorrei dire sì, ma la mia testa propende per il no. Abbiamo più possibilità dall’annuncio della shortlist perché hanno segato una marea di candidati più equilibrati e forti, però rimane un film decisamente troppo artistico per i gusti di quanti giudicheranno. Inoltre Servillo ha perso a Cannes proprio contro Mikkelsen. C’è da dire che la stampa americana lo ha quasi sempre adorato ma purtroppo le due commissioni in questione sono un po’ più…caserecce? In bilico tendente al no.

omar locandinaPalestinaOmar uno scrive Palestina e bam! tutti a pensare che sia un film sulla diatriba israelopalestinese molto drammatico e con tanti morti. Sì e no, nel senso che su questo sfondo il già candidato all’Oscar Hany Abu-Assad intesse un thriller che mi dicono essere adrenalinico, velocissimo e pieno, strapieno di colpi di scena. Suona benissimo.
Ce la farà? Anche qui pareri contrastanti. Paradise Now ce la fece nonostante le forti critiche contro Israele, presenti anche in Omar, però è sempre un elemento che può rendere più appetibili altre nomination. Per come la vedo io, manca della visibilità festivalara necessaria e la striscia di Gaza non è più controversa come un decennio fa, almeno cinematograficamente parlando. No per un pelo?

the notebook locandinaUngheriaA Nagy Füzet (conosciuto come The Notebook) è stata l’unica scelta in cui l’Academy ha ceduto alla propria indole. L’Ungheria veniva snobbata da decenni, ma quest’anno ha piantato lì una pellicola summa di ogni aspetto che manda in visibilio i barbagianni della commissione maggiore: Nazisti! Bambini in pericolo! Seconda guerra mondiale! Gli esperti lo avevano citato tra quanti potevano spuntarla nella prima fase proprio per questo motivo ed è probabile che sia andata davvero così.
Ce la farà? Non credo. Il film pare essere bruttarello e, fattore poco amato dalle commissioni, piuttosto cruento nel ritrarre il masochistico viaggio dei due protagonisti verso l’accettazione di violenza e dolore come normalità. Roba un po’ troppo forte per quei sentimentaloni che decideranno.

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