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kand1Se l’appuntamento con questa tipologia di post è così sporadico è perché mi rapporto all’arte a livello puramente estetizzante, avendo come priorità quella di soddisfare il mio gusto personale.
Ho pensato quindi di segnalarvi questa mostra milanese dedicata a Kandinsky proprio perché visitata in circostanze fortuite, aspettandomi di trovarla lontana dalle mie preferenze. Invece sono rimasta colpita dall’esposizione più di quanto potessi aspettarmi e so di non essere l’unica ad essere uscita da Palazzo Reale sorpresa, contenta di aver superato la naturale diffidenza dell’ignorante verso un qualsiasi esponente dell’astrattismo.
Non male, soprattutto considerando che mi ero avventurata alla ricerca di un vecchio sussidiario.

Il mio rapporto con Vassily Kandinsky, artista russo padre dell’astrattismo, inizia con la copertina di un sussidiario di letture che mi ha tenuto compagnia per tutta la prima elementare. Arrivata nei pressi di Palazzo Reale in una bella giornata primaverile con l’intenzione di fiondarmi a visitare la mostra appena inaugurata su Klimt alla fine ho deviato verso Kandinsky, nella speranza d’incontrare dal vivo il leone che avevo imparato a conoscere da bambina.
Per inciso il leone è in realtà un vago profilo umano in quello che è forse il quadro più famoso e una delle tele più d’impatto dell’ottantina in mostra: Giallo, rosso e blu (1925) è un po’ lo spartiacque di un percorso fantastico nella carriera dell’artista, comprensivo di una serie di opere davvero rilevanti (ovvero riconoscibili anche per gli ignoranti come la sottoscritta) che si è riusciti ad ottenere dal Centre Pompidou, che gode di un lascito pazzesco ottenuto dalla moglie del pittore come ringraziamento della serenità che Parigi ha saputo donare alle fasi finali della vita del marito.
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La disposizione dei dipinti in ordine cronologico e l’ottimo commento fornito dall’audioguida compiono un piccolo miracolo: rendere pieno di senso l’astratto.
Sala dopo sala si entra in intimità con lo studente russo avviatosi già da adulto alla carriera pittorica, inizialmente influenzato dal tardo impressionismo e via via avviatosi all’astrattismo. Astrattismo dentro cui però è evidente ogni cambio di città, mutamento di condizione storica, maturazione della base teorica su cui Kandinsky costruisce la propria carriera nel travagliato periodo delle due guerre che squassano l’Europa.
Così dai primi esperimenti su punto, linea e superficie si passa a un astrattismo fortemente influenzato dalla rigidità stilistica e strutturale del mondo teutonico, dell’ambiente fertile e dinamico del Bauhaus. Costretto a lasciare la Germania, i contorni e le linee della pittura di Kandinsky divengono a vista d’occhio più morbide, i colori assumono i toni del pastello, compaiono le prime forme biomorfe.
Il commento è così curato ed immediato da rendere persino rintracciabile la fascinazione per le navi o la mai sopita influenza delle icone russe viste da ragazzo , anche quando le tele diventano più via meno immediate nella lettura.
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Personalmente sono rimasta molto colpita dalla prima parte della mostra, quando l’influenza dell’impressionismo è ancora forte ma traspare una malinconica nostalgia verso la Russia, uno spiritualismo che permea quelle griglie, quelle forme geometriche sparpagliate con un senso dell’equilibrio e della composizione non scontato.
Anche l’ultima stanza, che raccoglie le opere realizzate poco prima di morire, riesce a trasmettere lo spirito ottimista e lo sguardo positivo di un uomo costretto a scappare tante volte da tante città con la moglie, capace di trovare una precaria serenità in una Parigi alle cui porte stanno bussando i nazisti stessi.
La serenità espressa da un dipinto come Blu di cielo (1940) è rivolta verso il mondo onirico, ripiegata verso un’interiorità unico rifugio dal travaglio e dalla malattia, popolata da buffe creaturine a metà tra forme monocellulari osservate al microscopio di conoscenti e residui di creature dei giochi d’infanzia.

Uscendo dalla sala si è pervasi da un senso di tranquillità, influenzati dall’equilibrio raggiunto da un uomo che nella sua vita ha affrontato delusioni e preoccupazioni incapaci di sottrargli il piacere di una pittura vivace e consapevole, della ricerca di un equilibrio geometrico specchio di un’interiorità lontana dai tormenti di tanti suoi colleghi.

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La mostra dedicata a Kandinsky sarà visitabile a Palazzo Reale (polo espositivo a pochi passi dal Duomo di Milano) ancora per un mesetto, fino al 17 aprile. Il costo del biglietto è di 11 euro, ma sono disponibili tante riduzioni, tra cui quella ottenibile presentando l’abbonamento Trenord o anche solo un biglietto vidimato in giornata. Il costo scende a 5,5 euro, comprensivi di audioguida, consigliatissima.

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