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cap1La prima brutta notizia per voi è che “Captain America: the Winter Soldier” si prende talmente sul serio che una recensione cazzara à la Thor 2 gif incluse stavolta è sostanzialmente impossibile.
La seconda brutta notizia è che rimanere del tutto spoiler free è sostanzialmente impossibile, a meno che noi non si voglia parlare tutto il tempo dei complessi sentimenti di Steve Rogers verso una contemporaneità che non gli appartiene. Vi prego no. Diciamo che nella prima parte di post sono inserite anticipazioni che il conoscitore medio dell’universo Marvel non teme (l’identità del Soldato d’Inverno, tipo), mentre nella seconda parte si andrà più nel dettaglio, perciò attenzione alla grossa scritta rossa SPOILER.
Adesso rimbocchiamoci le maniche e cominciano a sezionare questa sorta di tie-in tra i due megagigafilm sui Vendicatori, cercando di capire quali siano le intenzioni di casa Marvel per il futuro e se la piega presa dai loro cinecomics ci piaccia o meno.

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Sotto la scorza del cinecomics con budget da capogiro Captain America: the Winter Soldier è un film che riunisce forti ispirazioni da tanti altri generi cinematografici; il vostro gradimento dipenderà quasi interamente da quanto siate a vostro agio con gli stessi.
Il primo strato, quello che balza immediatamente agli occhi, ha a che fare con un’opulenza produttiva che non è poi tanto inferiore al gigantesco sforzo messo in atto per “The Avengers”. The Winter Soldier è un film enorme, che utilizza un cast di personaggi Marvel già affermati in un intreccio narrativo complesso e di respiro globale, la cui potenza distruttiva nell’epilogo non è poi lontanissima dalla New York squassata dalla battaglia dei Vendicatori.
Altro motivo per considerare questo film una sorta di Avengers 1.5 è l’affollamento e la prevalenza dello S.H.I.E.L.D. sul protagonista putativo della pellicola. Circostanza non nuova (basti pensare a Iron Man 2), con la differenza che Steve Rogers non ha su grande schermo il carisma di Tony Stark e perciò finisce per essere uno dei protagonisti, assieme a Natasha Romanoff e Nick Fury. Il che non è nemmeno un male; il primo film era tedioso anche perché Chris Evans si era dimostrato incapace di proiettare l’aurea di autorità e predisposizione per il comando propria del personaggio. Qui la sua faccia è definitivamente scongelata e qua e là si intravede persino la forza morale del suo personaggio (specie quando mette in dubbio le pratiche dello S.H.I.E.L.D.) ma quando la sua prestazione diventa meno brillante, arrivano in soccorso personaggi ampiamente rodati. Non sarebbe nemmeno sbagliato considerare Samuel L. Jackson il vero protagonista della prima parte del film, alle prese con un Nick Fury che finalmente acquista uno spessore umano, senza perdere il viziaccio per il doppio gioco e le bugie a rullo. Anche il personaggio della Vedova Nera subisce una notevole evoluzione durante la pellicola, grazie anche a una collaborazione col Cap che fortunatamente non sfocia mai nel romantico (e a una catenina che suggerisce un risvolto romantico per una delle coppie più amate in zona Tumblr). Capelli lisci a parte, Natasha riesce a rivelare un po’ più di sé e dei suoi sentimenti senza mai abbandonare il suo approccio spietato e molto da “la spia che venne dall’Est”.

"Cosa ci fai tu nel mio film?"

“Cosa ci fai tu nel mio film?”

Il respiro da guerra fredda è  la ventata che introduce il Soldato d’Inverno, personaggio ovviamente attesissimo in questi lidi che però mi ha entusiasmato solo moderatamente. Non perché Sebastian Stan non sia all’altezza sia a livello fisico (ormai è pompatissimo) sia a livello espressivo (le faccette! Le mani addossoooo!), ma perché in un film così impegnato a smantellare lo S.H.I.E.L.D., a risolvere le questioni lasciate aperte nel primo Captain America (toccante la scena di Peggy Carter, povero Cap!) e ad aprire la strada al secondo Avengers di fatto di spazio per il negativo dell’eroe americano ne rimane veramente poco. La speranza è che quel contratto di Stan per nove film con la Marvel non solo preluda a una promozione a Captain America (come nei fumetti) una volta che Chris Evans avrà esaurito i film a disposizione da contratto (è già stato confermato per Captain America 3 e Avengers 2) ma che possa inserirsi in filoni Marvel più deboli quando necessario. Diciamocelo: se la dipartita di un Robert Downey Jr. sembra insuperabile, io firmerei anche domani per Stan nel ruolo del Capitano tormentato dal suo passato, anche perché vorrebbe dire Civil War e lo ship che scorre a fiumi.

[SPOILER] più consistenti a partire dal prossimo paragrafo.

L’atmosfera da guerra fredda però va bene oltre la presenza del supersoldato creato dal KGB. Infatti The Winter Soldier è un film che richiama innegabilmente i grandi film di spionaggio e complottismo degli anni ’70, forte di una vena politico governativa che ben si sposa con l’ambientazione a Washington DC e con un revival del mondo diviso in due blocchi che stiamo vivendo in questi giorni. In questo senso la presenza di Robert Redford (a cui a dire il vero tocca il personaggio più stereotipato dell’intero filotto) risulta quasi un omaggio al genere. La portata delle infiltrazioni nello S.H.I.E.L.D. è tale da donare al film quel tono drammatico da apocalisse imminente di Avengers e da renderlo a tratti un vero e proprio thriller di un pugno di fedelissimi contro tutti, impegnati contro le tecnologie avanzatissime che loro stessi hanno contribuito a creare.
Su questo canovaccio classico si innesta un filone attualissimo e quasi fantascientifico, quello del controllo mondiale. Il tema è sempre quello: quanta libertà d’azione dare a un’organizzazione per garantire la sicurezza dei cittadini? Curioso che la tematica più attuale venga poi sfruttata dal cattivo più demodè del film, che sfrutta un buon plot twist per ricongiungersi idealmente al debole primo capitolo. L’aspetto negativo è che il film subisce una grossa battuta d’arresto proprio a metà, dopo l’adrenalinica fase iniziale, tutta inseguimenti, sparatoie e tradimenti. La pellicola procede con un ritmo così concitato che prima della seconda parte è costretta fermarsi per fornire un lungo spiegone fornito dal cattivo che si autocompiace della propria intelligenza, per poi riprendere a menar le mani come se niente fosse.
L’aspetto più riuscito è stato invece l’accostamento tra vecchie e nuove tecnologie, equiparandone a livello di possibilità e pericolosità (e creando un villain evidente calco del cattivone tipo dell’era della protoinformatica), richiamando il passato di Steve, pronti a introdurre poi il ritorno straziante del suo più caro amico, creduto perduto per sempre e ritrovato nella maniera più traumatica possibile.

L’omaggio più problematico è quello al Superman di Zack Snyder, che si giura e spergiura non esserci sebbene sia la prima pellicola che torna in mente di fronte all’immensa distruzione causata dagli scontri tra i protagonisti. Il che dovrebbe far riflettere, dato che l’influenza di Snyder rimane pressoché immutata, sia che i suoi film vadano bene sia che vengano massacrati. A posteriori si potrebbe quasi dire che se economicamente Marvel per scommesse riuscite stravince su DC, stilisticamente prima Nolan poi Snyder (assistito non a caso da Nolan) hanno finito per costringere Marvel a preferire storie dal grande pathos e dai toni più drammatici rispetto alle prime, scanzonate e riuscitissime pellicole. Il problema è che a molti appassionati e non questo genere di pellicole non piace e quindi The Winter Soldier rischia di risultare divisivo con le sue botte da orbi spalmate su tutta la pellicola e l’ironia scacciona di Avengers ridotta all’osso.
Personalmente ho molto amato il film perché la regia di Anthony e Joe Russo è tra le prime ad impegnarsi a portare su schermo contenuti da comics senza addolcimenti e alterazioni. L’intera scena d’apertura e gran parte del Cap in missione richiamano nei toni e nei contenuti gli spillati Marvel, fondendoli con un’estetica da film d’azione/thriller/intrigo internazionale vecchio stile (che bello il ritorno della divisa retrò di Steve, che delusione la modernizzazione del costume di Falcon, per quanto figa).

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A preoccuparmi però è l’escalation che trame e complotti sempre più grandi comporta. Se scontri che distruggono mezza città e complotti che affossano lo S.H.I.E.L.D. escono dal perimetro del film evento come Avengers (l’equivalente delle maxisaghe Marvel) e invadono film singoli, le problematiche diventano via via più pressanti. Difficile sfornare sceneggiature che non risultino sciatti ridimensionamenti (ovvero quello che sembra “Thor: the Dark World” dopo aver visto questo film), difficile dedicare un film a un singolo vendicatore senza tirare in ballo tutto il carrozzone, difficile infine mantenere un certo livello di credibilità quando sei costretto a inscenare morti come quella di Nick Fury, sgamabilissima ancora prima del suo svolgimento e capace d’indebolire anche la percezione dei protagonisti che ci cascano in pieno.
Ad arginare questo fenomeno ci pensa in parte l’introduzione di nuovi comprimari, delle seconde file necessarie a rimpiazzare quella che è la prima generazione di attori Marvel, più o meno tutti con contratti in scadenza (e sappiamo quanto Marvel si sia rivelata braccina, anche a costo di mandare in vacca interi franchise, suonare Edward Norton). In questo film gli innesti sono parecchi: la nascita tormentata (e da rating restrittivo per un film che è parecchio violento per gli standard disneyani) di Winter Soldier, l’introduzione di Falcon come nuova spalla di Captain America e Sharon Carter, operazione che il casting di Emily VanCamp e una sceneggiatura avara di spazio per farla brillare secondo me fanno fallire (almeno per ora). Tra i tre a uscirne meglio è forse il Falcon di Athony Mackie, capace di farsi carico della parte più ironica del film senza svilire il suo personaggio, già legato al Cap nonostante la continua sottolineatura della dimensione sovraumana del primo.

Molto più problematica la reintroduzione dell’organizzazione Hydra, che magari la non eccelsa qualità del primo film sul Cap ci avevano fatto felicemente dimenticare. Sicuramente la fuga di un letale Frank Grillo e tutta la gente che si affolla nella prima scena dopo i bellissimi titoli di coda retrò grafici ci fanno capire che l’organizzazione è ben lontana dall’essere smantellata e si propone come contraltare malefico alla potenza dello S.H.I.E.L.D., a sua volta seriamente compromessa dalla copertura saltata di Natasha e dalla distruzione di tre Helicarriers nuovi di zecca e della sede fighissima, per non parlare della figura di merda rimediata da Nick Fury. Il reperto alieno nella teca, la presenza di Pietro e Wanda (“i gemelli”) pronti a far danni e la ritrovata identità del Soldato d’Inverno nella seconda scena dopo i titoli di coda sono il prologo per Avengers 2. A quanto pare che si vuole un soggetto più ironico e una sfida più rischiosa e appassionante, bisogna rivolgersi all’operazione più rischiosa di questa Marvel sempre più affetta da titanismo: il tentativo di lanciare un gruppo di supereroi praticamente sconosciuti e con un’identità di genere che non risparmia flora e fauna, ovvero l’imminente “I Guardiani della Galassia”.

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Lo vado a vedere? Sicuramente Captain America meritava un film che rendesse giustizia al suo personaggio e questo The Winter Soldier gli restituisce parte della sua statura fumettistica. La sua natura quasi episodica (più simile all’episodio di una serie televisiva che a un film sé stante) e il suo tono molto calcato e distruttivo però rischiano di scontentare chi ama i film Marvel prima maniera.
Ci shippo qualcuno? Non ho shippato il soldato d’inverno e il Cap quanto avrei voluto (purtroppo no, non scatta il limone), però è innegabile la tensione affettiva di un Cap disposto a farsi prendere a mazzate piuttosto che uccidere il suo più caro amico, con corredo di mezze faccette. Certo, se al posto di Chris Evans (sempre inbolsito nei panni del Cap, uno dei miei crucci più grandi rispetto all’universo Marvel) ci fosse stato qualcuno più faccettoso l’impatto emotivo di Bucky che perde la maschera sarebbe stato devastante, ma ci accontenteremo dello sguardo drammatico con cui Sebastian Stan cerca di ricordare, delle scene decisamente forti del suo elettroshock e del suo salvataggio del Cap morente. Poi le mani addosso in un film in cui tutti menano le mani tutto il tempo non mancano mai, quindi si può sostenere che la relazione tra i due prenda da subito una svolta molto fisica (sono tremenda, lo so).
Ovviamente se vi piacciono gli approcci meno angst c’è sempre Falcon ma la sua introduzione mi è arrivata a tratti, distratta da una magliettina così attillata fatta indossare al povero Evans che pareva fosse a tutti gli effetti nudo.
I masculi in lettura non temano; anche se meno rispetto al passato, il sedere della Vedova Nera è sempre protagonista nelle sue scene di combattimento.

Le scene post titoli di coda di The Winter Soldier

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Nella prima scena nel quartiere generale segreto della sopravvissuta hydra appare  il Barone Von Strucker e vediamo quello che sembra un frammento di un’arma degli alieni di Avengers, ma soprattutto ci vengono introdotti Pietro e Wanda, ovvero i gemelli. La loro presenza è già stata confermata in Age of Ultron, quindi siamo di fronte a 5 minuti introduttivi a quanto accadrà nella nuova pellicola di Joss Whedon.
Sarebbe poi interessante sapere come verranno gestiti Quicksilver e Scarlet Witch, ovvero i figli di Magneto, in un film in cui gli Xmen per obblighi contrattuali non esistono. In particolare poi Scarlet potrebbe rivelarsi un elemento chiave per il futuro, dato che a differenza del fratello il suo potere magico è enorme. Vi basti sapere che nel passato un suo ormai iconico “No more Mutants!” ha decimato la popolazione mutante coppando una miriade di Xmen. Mutanti che però in questa versione non esistono e Wanda&Pietro sembrano ancora giovanissimi e immuni da tutti i tormenti psicologici che il padre gli ha causato. Certo, sono anche prigionieri di folli ex nazisti, ma si è mai visto un eroe Marvel non vessato da sfighe micidiciali?
Ricordatevi di sorbirvi tutti i titoli di coda perché al termine c’è una seconda scena extra, anche se sostanzialmente inutile ai fini dell’easter egg. Qui vediamo Bucky alle prese con la scoperta di un passato che gli è stato sottratto dalla memoria a suon di elettroshock, ripercorrendo il percorso che Steve fa all’inizio del film. Sarà un eroe ramingo, farà pace con Steve, aiuterà i buoni nel momento del bisogno? Vedremo.

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