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nymph 2Facciamo che diamo per assodato che io, tu, noi si sia già oltre la polemica sulla pornografia / la mancata carica controversa del nuovo film di Lars von Trier, perché siamo adulti e non pruriginosi, certi servizi da tiggì della sera li abbiamo superati.
Nymphomaniac è un lungo film che narra per capitoli la vita sessuale di una ninfomane, dalle prime turbe infantili fino ai suoi 50 anni, quando un solitario cultore della pesca e della musica classica la trova riversa senza sensi in un vicolo vicino casa. Incuriosito dalla donna, se la porta nella casa e le offre un tè mentre lei gli racconta vari episodi della sua vita per provargli quanto sia una persona orrenda. E se non siete nuovi al cinema di Lars von Trier, avrete già intuito una forte vena ironico-depressiva che permea il tutto.

Non fare polemica sul livello di esplicito presente nel film non significa non fare polemica, quindi via alla polemica! Nel caso specifico è bene specificare fin da subito che, come per Antichrist, la versione che uscirà nei nostri cinema non è quella integrale concepita da von Trier, bensì una (da lui solo parzialmente riconosciuta) che tra i due capitoli taglia circa un’ora e mezza di film. Ora, secondo quanto dichiarato dalla produttrice, ad essere tagliati sono stati principalmente primi piani di genitali ed altre scene esplicite. I problemi sono due: perché tagliare primi piani di genitali in una versione censurata che comunque trabocca di primi piani di genitali, close up di penetrazioni e via andare? Perché farlo con dei tagli che pregiudicato irrimediabilmente il montaggio, sistemando alla meglio i tagli e lasciando degli evidentissimi scatti tra una battuta e l’altra, dove si trovava la scena tagliata? A vedersi questi passaggi sono abbastanza tremendi. Novanta minuti di tagli, anche se divisi su due pellicole, sono tanti, senza contare che alcuni sono posizionati tra una battuta e l’altra, lasciando quantomeno il dubbio che ad essere state tagliate siano parti di dialogo. Stando a quanto comunicato alla presentazione delle due versione, alcuni tra i finanziatori del film volevano due ore di film per ogni capitolo, così è stato. Ma allora presentarla come la versione tagliata non è un tornare ad insistere sul pruriginoso per spingere il film sulla facile onda della contestazione (vi ricordo come si è presentato Shia LaBoeuf sul red carpet della Berlinale)? Mhhh.

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Tornando al film, finalmente. Anno dopo anno, mentre guardo le nuove pellicole di von Trier mi ritrovo sempre più spesso a pensare che il sentimento che sappia esprimere meglio è una sottile cappa di depressione per permea tutto, sfumandolo spesso in un’ironia nerissima. Qui a incarnare questa attitudine è Charlotte Gaisbourg, un personaggio che a pensarci bene è più freudiano che provocatorio: una giovane insofferente verso la madre e attaccatissima al padre, la cui dipendenza dai rapporti con uomini nasce in maniera trasgressiva in giovane età e si va aggravando quando la solitudine esistenziale che ha sempre provato va ad aggravarsi dopo la perdita del padre. Il lavoro sporco però nella prima parte lo fa la giovane Stacy Martin, tutta provocazione alternata a sguardi vacui, mentre la Gaisbourg si limita a tentare di convincere un Stellan Skarsgård solitario e acculturatissimo di essere la persona peggiore sulla terra. Von Trier provoca noi, Gaisbourg provoca lui, ma l’esito è lo stesso: alti e bassi erotici senza mai un vero momento disturbante, il che non è necessariamente un male. Da segnalare due ottime performance di Christian Slater e Uma Thurman, tra i personaggi più riusciti nonostante le premesse traballanti.

Come tutti i film episodici, Nymphomaniac è condannato a una continua alternanza tra momenti riusciti e altri poco ispirati, che distaccano immediatamente il pubblico dalla vicenda e rischiano di risultare un po’ ridicoli. L’impatto autoriale di Lars von Trier funziona in campo musicale (lo splendido attacco dei Rammestein a inizio film) o registico (le scritte in sovrimpressione, il montaggio visivo-musicale alla De Palma), mentre sul fronte della scrittura ha alcune scivolate nella pura vanità di voler essere sempre ricercato fino al posticcio. Personalmente più che la provocazione adolescenziale che manco “Thirteen – tredici anni”, ho amato le continue allusioni all’inaffidabilità dei due narratori e gli interventi spesso spiazzanti di Seligman. Il limite che ha messo a dura prova la mia capacità di credere nel realismo della vicenda è stato il personaggio di Shia LaBoeuf e non (solo) per la sua abbastanza conclamata inutilità attoriale. No, Lars, io davvero rimango profondamente scettica nei confronti di una pellicola che fra tutti propone proprio il suo personaggio, Jerôme, come il sogno impossibile d’amore e l’amante perfetto. WTF alle stelle.

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Lo vado a vedere? “Delirium” è il capitolo più bello e straziante di questa prima parte, a mani basse, e guarda caso è proprio quello quasi scevro del risvolto più scandaloso della vicenda. Pur limitato dai tagli e dall’essere una prima parte che non dà risposte alle domande che pone all’apertura (e, diciamolo, al quesito dei quesiti: ma poi Joe e Seligman cosano?), non è nemmeno malaccio, risultando una sorta di Anderson della provocazione (e ora linciatemi pure ma i capitoli e le scritte in sovrimpressione!). Decisamente sconsigliato se non sostenete von Trier in piena forma, è sostanzialmente diretto agli amanti dei film provocatori, agli amanti dei film sottilmente depressivi e sì, a chi cerca il film morbosetto. Per tutti gli altri, conviene pensarci un po’ su, anche perché rimanere lì fermi a metà film in attesa del 27 aprile è abbastanza frustrante.
Ci shippo qualcuno? Shia LaBouef mi  toglie tutta l’ispirazione, comunque è parecchio eterodiretto.

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