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asm1Dopo un inizio parecchio deludente, rieccoci qui a parlare dell’Uomo Ragno hipster, parvenza adolescenziale (a essere generosi col dawson cast) e un nessuno mi capisce! grosso così. Devo essere sincera: la voglia di vederlo non era esattamente ai massimi e la scoperta che la durata dichiarata era di 142 minuti mi ha portato a un passo dalla resa. Tuttavia non potevo esimermi, non dopo aver ammirato la zazzera bionda e il talento di Dane DeHaan in “Chronicles” e “Kill Your Darlings“. Il rimpiazzo di James Franco (ehm) con un talento simile era l’unico movimento qualitativo ascensionale, in netta controtendenza con il resto del franchise, ormai pericolosamente vicino all’irrilevanza. E a quella zazzera bionda (e a una strepitosa colonna sonora) qualcuno deve un enorme grazie.

NOTA: Così come richiesto da SONY, la recensione che segue è assolutamente spoiler free. Attenderò la fine di aprile (ovvero: avete una settimana, cocchi!) e poi inserirò un paio di considerazioni ben più spoiler. Quindi leggete pure senza timore.
EDIT: Spoiler in coda al post, occhio!


Dane DeHaan, hai vinto. Dopo questo film sarò sempre lì in sala ad assistere alle tue perfomance, anche in film clamorosamente sbagliati. Voglio dire, sto seguendo da vicino le terrificanti filmografie di Eva Green, Gemma Arterton e Taylor Kitsch, te lo devo. E non solo per la tua adorabile zazzera bionda o i tuoi ruoli così pericolosamente vicini allo slash più selvaggio, no. Tu, ragazzo mio, hai un talento pazzesco.
Devo ancora capire se il tuo talento esuli dai ruoli “Nessuno dei miei amici mi capisce, non mi vogliono bene come glielo voglio io. Gli voglio tanto bene che adesso tenterò di ucciderli per farglielo capire meglio” e da quelli simil Draco Malfoy, dato che interpreti il suddetto personaggio in ogni film tranne che per la saga ispirata dalla Rowling. Sei davvero così bravo o è solo questo ruolo che ti riesce tanto bene? Chissà se un giorno interpreterai una parte che mi dia modo di scoprirlo.

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Gli ormai onnipresenti e indivisibili Alex Kurtzman e Roberto Orci firmano una sceneggiatura che si adegua senza batter ciglio a quello che è diventato lo standard per le grandi trilogie cinematografiche, ma che funziona veramente solo nell’ultima mezz’ora, quella in cui spadroneggia Goblin. “The Amazing Spider-man 2” non avete nemmeno bisogno di immaginarlo, è esattamente come Hollywood ha deciso che saranno i film di collegamento tra inizio e fine di una trilogia: più spettacolare, più danaroso, più drammatico, poco autonomo se considerato come film a sé stante e in definitiva, l’anello debole della catena. So di ripetermi ma è difficile non vedere nella gestione di Marc Webb tanto di Zack Snyder, dai rallenty esasperati a una spettacolarizzazione della parte action che però manca dell’ambizione e della sfrontatezza dell’originale per funzionare veramente.

In aggiunta, “The Amazing Spider-man 2” ha il forte handicap di non avere un bell’esordio a coprirgli le spalle e a rimediare alle sue debolezze, anzi, deve convincere il pubblico che la saga è destinata a migliorare, che vale la pena attendere il terzo capitolo. Pur essendo migliore del suo predecessore (fatto non scontato), il secondo obiettivo viene raggiunto solo grazie alla promessa di nuovi scontri tra Goblin e Spider-man.
Anche per quanto riguarda i villain la gestione è più che tradizionale, con Electro usato da riempitivo per introdurre con calma e maggior precisione la vera nemesi della saga. Già bistrattato dalle esigenze di trama a cui viene piegato il suo personaggio, Jamie Foxx lo inabissa del tutto, dando una performance così insistita e forzata nel suo disagio iniziale e nella sua genesi che il passaggio agli effetti speciali e la scomparsa del volto dell’attore rendono più sopportabile il neo-cattivo. Foxx proprio non riesce a gestire la componente fumettistica del personaggio, così la sua estremizzazione verso la solitudine e il disadattamento sociale ne fanno una macchietta, un cattivo a cui viene quasi da augurare la trasformazione che gli tocca subire.
DeHaan invece nel lato più ossessivo da villain psicolabile ci sguazza, passando con naturalezza dal ritrovato rapporto con l’amico d’infanzia Peter alla risata da far accapponare la pelle di Goblin. Bisogna riconoscere che la sceneggiatura si dedica molto alla rifondazione del suo personaggio, costruendogli un genesi tutta nuova e un bel parallelo tra lui e l’amico Peter. Solitamente i due sono divisi dal denaro e dall’indole, qui invece il loro gigantesco father issue, la manipolazione degli adulti più vicini a loro e la loro ricerca della verità sono identiche, ma li conducono a schieramenti opposti. Detto questo, è così a suo agio con la materia da evidenziare tutti i limiti di Foxx e anche del duo protagonista.

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Parte del ritmo sincopato del primo tempo è figlio dell’intenzione (lodevole) di dare complessità al personaggio di Gwen Stacy, processo iniziato con la decisione di farle scoprire da subito l’identità del fidanzato. Il problema di renderla più proattiva e avvicinarla al centro della vicenda è che la storia d’amore con Peter si traduce in un continuo tira e molla snervante per lo spettatore, specie perché ha poco tempo per svilupparsi come concreta crisi di coppia e risulta più figlio dell’umore del momento di Emma Stone. L’inserimento dell’ironia di Spider-man, uno dei capisaldi su carta, sta a cuore ai realizzatori ma non sempre risulta riuscito, anzi. Andrew Garfield in calzamaglia continua a non conquistarmi e non solo per l’insistenza con cui si sottolinea quando sia imbranato, imbarazzato e propenso a strisciare i piedi per terra con aria mortificata. La prossima volta che lo vedrò balbettare avrò una reazione violenta. In questo film è meno adolescenzialmente prono al “nessuno mi capisce!” (anche perché c’è Harry Osburn a ricoprire questo ruolo) però sembra subire gli eventi più che starne al centro. Certo che con gli sviluppi che il finale suggerisce non ci si può aspettare questa stasi anche nel prossimo capitolo. L’unico particolare che mi ha colpito riguardo al suo personaggio è quanto sia perseguitato dal rimorso e dal fantasma del padre di Gwen. È bello vedere che tra un film e l’altro non è scattata l’amnesia da nuovo film, nuovo inizio. Certo, fossi lo zio di Peter un po’ mi risentirei dato che sono morto pure io e sarei pure tuo parente, ma non stiamo a sottilizzare. Altro quesito irrisolto: se Peter è un genio dell’informatica, perché deve usare ancora lo scomodissimo metodo con i fili rossi (peggio che peggio, il nastro adesivo!) per costruirsi una mappa degli avvenimenti? Non poteva farsi un powerpoint? Mi stupisco che la zia non lo porti a fare psicoanalisi dopo che ha conciato così la camera.

Un discorso a parte lo merita la colonna sonora. Nel campo dello strumentale epico tamarro con incursioni elettroniche è imbattibile, semplicemente superba. Vorrei ben vedere, essendo firmata da Hans Zimmer coi the Magnificent Six (Pharrell Williams, Johnny Marr, David A. Stewart, Mike Einziger, Junkie XL, Andrew Kawczynski, Steve Mazarro) gruppo di nomi enormi anch’essi che fanno il verso ai Sinister Six qui introdotti. Come se non bastasse ci sono anche pezzi eccellenti di Alicia Keys, THE NEIGHBOURHOOD e un sacco di gente giusta. Oltretutto le tracce sono inserite in maniera ottimale nella pellicola e la scena ambientata a Times Square guadagna in drammaticità e pathos non certo per l’apporto di Jamie Foxx, bensì per “My Enemy”, un accompagnamento musicale da pelle d’oca.

Il paragrafo [SPOILER]: Parte della mancata riuscita dal film è da imputare al tentativo di rendere interessante e proattivo il personaggio di Gwen Stacy poco prima di copparla in quella che è forse la scena più riuscita e fumettistica del film, tra gli ingranaggi dell’orologio. Per chi è avvezzo alla saga cartacea non è stata certo una sorpresa, la scelta di posizionare un Peter così giovane a inizio saga era sintomo che si voleva andare a parare proprio qui, alla (terza o quarta) morte traumatica della sua vita. Sinceramente pensavo avrebbero aspettato almeno il terzo film, per chiudere con pathos la trilogia e poi attaccare con Mary Jane, invece hanno fatto fuori qui Gwen, dopo averla sottoposta a un inutile tira e molla amoroso (ti lascio, mi lasci, ti amo ma non ti merito me ne vado vengo insieme a te EEEEERRRR), dannosissimo per l’economia del film e per l’umore dello spettatore. C’è poco da fare, far funzionare un personaggio femminile così damsell in distress in un film in cui i protagonisti maschili hanno tutti i superpoteri è davvero difficile. Consoliamoci col fatto che, messa così, sembra veramente che Harry abbia voluto togliere di mezzo la sua rivale in amore (LOL) e questo omicidio promette vagonate di angst per il prossimo film, senza contare quel gratuito Paul Giamatti / Rhino che forse vorrebbe stare a significare che Harry sta fondando una roba tipo gli oscuri vendicatori e quindi Dark Reign? Scusate, a volte mi faccio prendere la mano.
Però a quanto sembra almeno abbiamo sfangato  Shailene “wood” Woodley come Mary Jane. Questa ragazza è ovunque (OVUNQUE)però, sinceramente, con tutta l’apertura mentale che posso dimostrare in merito, il mio unico commento è:

no maria

Staremo a vedere se riusciranno a fare di peggio. Poi mi spiegheranno perché hanno preso Emma Stone, già naturalmente rossa Mary Jane, per fare la biondissima Gwen Stacy, mettendosi poi alla caccia di una bionda naturale per tingerla di un rosso fiamma falsissimo.

Attenzione: nella versione proiettata per la stampa non c’era la scena dopo i titoli di coda!

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Lo vado a vedere?
Seguendo il blog vi sarete di certo accorti che qui non si salta un cinecomics di casa Marvel che sia uno. “The Amazing Spider-Man 2 : Il potere di Electro” è stato il primo titolo in cui la mia granitica fedeltà al filone ha vacillato e il culopensantismo ha quasi avuto la meglio. Meglio del suo predecessore ma comunque troppo lungo e troppo debole a livello di narrazione e personaggi, mi ha irretito solo per merito di una certa zazzera bionda, più unta del solito in quanto malvagia (poi un giorno qualcuno mi spiegherà perché i cattivi Marvel siano così refrattari allo shampoo). Quel poco di buono che si vede (DeHann e un paio di scene lungo la pellicola) va tutto a vantaggio dei 20 minuti finali, comprensivi di uno degli scontri più brillanti e pieni di tensione di cui l’Uomo Ragno sia mai stato protagonista. Tuttavia non sono comunque sicura che il gioco valga la candela, se non per gli appassionati più focosi.
Ci shippo qualcuno? Finalmente! Dopo quattro lunghi mesi qualcuno mette alla prova il mio contegno in sala tentando di strapparmi un disperato urlo silenzioso della fangirl in incognito e quasi ci riesce, a suon di “tu sei il mio più caro amico” “non mi sono mai dimenticato di te” e allusioni sexy ai sopracciglioni di Garfield (vi giuro). Se ormai la rilettura omo-cinecomics non manca mai, gli abbracci stretti stretti e LE MANI ADDOSSO! non sono così comuni e insomma, già qui un ghigno satanico si allargava silenziosamente sul mio viso. Alla scena del divano, che è fraintendibile almeno quanto il nome che le ho dato, circa metà film, ho capito che era arrivato il momento di salire ai pascoli, perché dopo tanta assenza sarebbero tornate loro…
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LE SHIP SHEEP.
La fraintendibilità aumenta ulteriormente ma purtroppo non posso davvero dirvi una parola senza farvi degli spoiler micidiali. Per fortuna a volte basta un’immagine.
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La seconda parte del delirio mistico da fangirl arriverà a una settimana dall’uscita nelle sale, a fine aprile.

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