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Per l’appassionato di fantascienza la Pasqua ha riservava un dessert tanto goloso quanto la colomba (da sostituirsi con il dolce tipico della vostra zona in questa nazione di esasperati localismi gastronomici); proprio il 20 aprile infatti sono stati annunciati i finalisti dello Hugo Award, uno dei più importanti premi nell’ambito della letteratura di genere. Si è rivelato un boccone piuttosto amaro, dato che parecchi dei titoli che l’hanno spuntata non sono esattamente rare primizie che chi aveva già avuto modo di assaggiare non faceva che consigliare. Dato che con queste ultime nomination si chiude la panoramica sulla rosa di libri di genere che quest’anno saranno protagonisti della sfida, ho pensato di cogliere l’occasione al volo e fare il punto sulla situazione per chi, pigro come la sottoscritta, aspetta di conoscere le nomination e i vincitori prima di decidere quali titoli recuperare dell’annata. hugo 2014

HUGO AWARD 2014

EDIT – Ha vinto “Ancillary Justice” di Ann Leckie
Doverosa premessa: ai fini della nostra indagine esplorativa, esiste solo la categoria “miglior romanzo”, perché suvvia, è la Categoria. Sarebbe interessante occuparsi dei racconti brevi, ma purtroppo il tempo è quello che è e la vostra soglia di attenzione già limitatissima, per cui atteniamoci all’essenziale.

ancilla

Ancillary Justice di Ann Leckie Il libro di fantascienza del 2013, almeno basandosi sui volumi di buzz generato. Senza dubbio il libro più chiaccherato dell’anno nel comparto in questione, non a caso è riuscito a centrare una nomination in tutti i premi di spicco e lo ritroverete anche nelle categorie a seguire. State osservando la copertina del favorito alla vittoria per tutti e tre i premi, quantomeno per mancanza di altri titoli più irreprensibili. Ann Leckie è una scrittrice al debutto e si è parlato bene della sua space opera considerando la sua inesperienza, perciò si supponeva avrebbe spuntato qualche nomination, non che sarebbe stata l’autrice da battere! Il libro narra di un pilota e una navicella sopravvissuti alla distruzione delle nave madre in cerca di vendetta. Gli aspetti più interessanti sono la coscienza della nave spaziale che alberga ancora nella piccola unità sopravvissuta e la presenza di una razza aliena che non fa distinzioni di genere e che quindi è incapace di rilevarle nel genere umano. In molti però si sono detti scarsamente interessati a continuare la trilogia dopo questo primo tomo, quindi non è il libro super-eccitante che state immaginando, ma sicuramente quello da leggere per rimanere aggiornati.

neptune

Neptune’s Brood di Charles Stross Uno scrittore navigato (è l’autore di “Accelerando”) con un buon seguito di fan noto per le sue idee stravaganti e sempre inedite se la gioca a casa sua (quest’anno la premiazione si terrà a Londra). Questa volta inserisce un raffinato (e a quanto pare economicamente coerente e credibile) filone finanziario in un romanzo tutto viaggi spaziali. Un’entità femminile tra l’umano e l’artificiale gestisce la finanza mentre viaggia a bordo di una nave spaziale. L’idea è davvero intrigante, ma pare ci siano due problemi: 1-il sostrato economico è molto complesso e prende una marea di spazio e spiegazioni 2-le idee e i colpi di scena sono ottimi, la scrittura dell’autore è mediocre.

parasiteParasite di Mira Grant Ovvero la pluripremiata scrittrice Seanan McGuire, che scrive sotto pseudonimo questo biothriller farmaceutico (così, inventato su due piedi). Nel futuro la salute degli esseri umani sarà garantita grazie ai cestodi, vermi parassiti creati a livello genetico da un’azienda farmaceutica affinché rendano il corpo umano costantemente immunizzato e in salute. Mi pare di capire che ai vermazzi non stia benissimo fare gli schiavetti per i sottoscritti e quindi, a occhio, cacchi amari per tutti e vermi nel cervelloooooo! Se ne parla bene, ma io ho un rifiuto verso le copertine blister, vai a capire perché. Inoltre per me gli unici essere viscidi che hanno il diritto di infestare i cervelli umani sono gli Yerk, e chi ha orecchie per intendere intenda.

warboundWarbound di Larry Correia E qui scatta la polemica, perché pur non avendo nessun pregiudizio contro il pulp e le sue copertine di gusto discutibile, oh, questo libro è la prova provata che lo Hugo si sta trasformando in una lotta tra fandom. Terzo capitolo di una trilogia non esattamente acclamata al di fuori del suo pubblico, è ambientato in una realtà steampunk con tocchi noir, all’incirca 1930. Violento, esplicito e adorato dai lettori abituali di Correia (nemmeno una recensione al di sotto delle 3 stellette su Goodreads ma una cronica mancanza di recensioni nei siti che contano) sembra occupare lo spazio dei grandi esclusi: un terzo capitolo che sarà anche divertente e scritto piacevolmente, ma non ha apportato niente all’annata letteraria che si premia, a differenza di altri volumi conclusivi ben più quotati. Insomma, non se ne sentiva il bisogno, ecco. Nota di colore: io non ho mai letto nulla di Correia anche perché mi assicurano essere di un omofobo allucinante.

wheelThe Wheel of Time di Robert Jordan and Brandon Sanderson Altra forzatura del fandom, seppur con intento più lodevole. Robert Jordan è morto prima di riuscire a mettere la parola fine a questa lunghissima (issima) saga fantasy, conclusione affidata alla penna di Brandon Sanderson (che mi dicono avere lo stesso problema di Correia). Gli appassionati di questa saga che fa impallidire A Song of Ice and Fire per numero di volumi si sono mobilitati affinché la saga ottenesse un riconoscimento agli Hugo, iscrivendosi e votandola in blocco, come se fosse un unico volume (vabbé, ma così siamo capaci tutti!). Capisco la rabbia di non vedere al proprio beniamino mai riconosciuta almeno una menzione in tanti anni e tanti volumi, però non sono d’accordo con questo genere d’iniziativa, perché finisce per rendere ancor meno rappresentativa la selezione dedicata all’anno letterario appena passato. Kubrick è uno dei più grandi registi di sempre eppure non ha mai vinto un Oscar nella categoria dedicata. Avrebbe senso oggi fargliene vincere uno, a discapito di chi veramente lo merita in quell’annata? No. Il fatto che Kubrick e Jordan siano citati come i grandi esclusi fa capire la dimensione del torto e la loro grandezza. Sul valore intrinseco della saga poi a me qualche dubbio rimane. Vi rimando al commento di Brandon Sanderson stesso su questa vittoria del fandom. I  quattordici volumi della saga sono stati tradotti e pubblicati da Fanucci Editore. 

NEBULA AWARD 2013

EDIT – Ha vinto “Ancillary Justice” di Ann Leckie
Lo so, stesso anno ma due datazioni diverse per i principali premi del settore. Rassegnatevi, in questo territorio niente ha un senso. I Nebula, grazie alla loro selezione ben più ristretta dei votanti, hanno proposto nominations (tantissime nominations!) decisamente più variegate ed interessanti. Se un po’ di anni fa il premio “della critica” era caduto in disgrazia per colpa di scelte inqualificabili, adesso sta tornando ad essere più affidabile, almeno considerando la rosa di candidati. Ovviamente tutti gli appassionati giurano e spergiurano di considerare Nebula e Hugo alla stregua di spazzatura, però alla fin fine non è che leggano titoli radicalmente diversi, perciò diamo un’occhiata anche qui. Prima considerazione: un sacco di nominations ma solo una in comune con gli Hugo, il che prova quanto si sia andati fuoripista con quella cinquina. Qui invece ci sono parecchi titoli la cui presenza era stata pronosticata.

nebula 1

We are complewearetely beside Ouverselves di Karen Joy Fowler L’apice del WTF!? alla lettura delle nomination perché di speculative qui c’è pochissimo, almeno stando all’incipit. Fern da bimba chiaccherona è diventata una giovane adulta trincerata nel suo silenzio, una sorta di cappa protettiva rispetto a qualcosa di terribile che è successo e che l’ha trasformata. Qualcosa in cui potrebbe essere coinvolto il fratello fuggiasco ricercato dal FBI per terrorismo. Mh. E adesso vi sgancio questa e vi perplimo del tutto: il libro più famoso e quotato di Karen Jow Fowler è “Il club di Jane Austen”, sì, proprio quello da cui hanno tratto il film cinemozioni5 con Hugh Dancy. Generalmente è piaciuto abbastanza e secondo molti è più vicino alla prima scrittura dell’autrice, quella pre successo e pre Dancy. So che tra voi c’è qualcuno che l’ha già testato e lo prego gentilmente di far luce sulla vicenda e dirci la sua in merito. Il libro è tradotto e pubblicato in Italia da Ponte delle Grazie.

the oceanThe Ocean at the End of the Lane di Neil Gaiman BOOORING. Una scivolata nell’ovvio e nel canonico di cui non si sentiva il bisogno, anche perché tra gli stessi estimatori di Gaiman questo non è certo considerato un libro riuscito e appassionante, quindi perché nominarlo? Il protagonista torna ormai adulto nel Sussex per un funerale. Nel vortice dei ricordi si ritrova nei pressi della fattoria in fondo al sentiero dove viveva Lettie, una ragazzina affascinante che chiamava il laghetto accanto a casa “oceano”. Partono i flashback. Pubblicato in Italia sulla collana strade blu di Mondadori, credo sia uno dei pochi libri la cui copertina italiane è nettamente superiore all’originale.
[La mia recensione QUI]

firewfireFire with Fire di Charles E. Gannon Quest’anno c’è solo roba fantasy o space opera così becera che già dalla copertina mi passa la voglia anche solo d’informarmi. Comunque sia: primo volume di una trilogia (yawn!) in cui un analista dell’intelligence scopre un complotto che ha come base la Luna terrestre e viene criocongelato. Si risveglia parecchi anni dopo, con i viaggi interstellari a velocità della luce diventati realtà e viene subito spedito su un pianeta da colonizzare per accertarsi se le specie locali siano senzienti. Tentano di ammazzarlo a più riprese e lui capisce che forse, mh, c’è di più dietro la sua missione. Forse con un titolo meno banalotto e una copertina meno oscena sarei già qui a sbavare, lo ammetto. Così a occhio, è altamente probabile ritrovarselo tra un paio d’anni su Urania.

hildHild di Nicola Griffith  Romanzo a sfondo storico stile Hilary Mantel sulla cui qualità sono abbastanza convinta dato che ne ho sempre sentito parlare più che bene, nonostante Griffith sia nota come autrice strettamente fantascientifica. Nell’Inghilterra medioevale del settimo secolo, la giovane acuta Hild (che se non ho capito male sarebbe la versione adolescente di santa Hilda di Whitby) anche se nata donna diventa una stretta collaboratrice del Re in un momento di estremo pericolo per la sua famiglia e l’avvenire del suo popolo. Molto dettagliato nel far respirare l’ambiente medioevale dove è ambientata la vicenda, non è piaciuto solo a chi non ha digerito l’articolatissima ricostruzione storica, tratto che invece ha appassionato più di un lettore. La copertina è molto bella ma ha il difetto di farlo sembrare un romanzo per ragazzi.

nebula 2

Ne mancano ancora tre: maledetti parimerito! thered

The Red: First Light di Linda Nagata  Mi sono assicurata che quella non fosse una fan art brutta ma no, è proprio la copertina del libro, con quel font lì. Brrrr. Dovrebbero stabilire anche uno standard copertinistico, certe immagini non si possono vedere. Una summa di tematiche e generi che rifuggo: fantascienza di stampo militare, narratore in prima persona, descrizioni dettagliate di equipaggiamenti militari che magari anche no, ma grazie lo stesso. Sembra in piena zona “Old man’s war” di John Scalzi che come sapete non amo particolarmente. Pare che l’autrice goda dell’appoggio di Charles Stross (vedi sopra) ma se non ricordo male ho letto anche molti pareri critici a riguardo.

olondriaA Stranger in Olondria di Sofia Samatar Particolarissimo titolo a partire dalla copertina, gode di poche, entusiastiche segnalazioni ed è una delle pochissime candidate (forse l’unica?) a non avere un’estrazione puramente angloamericana. Olondria è un luogo raffinato e incantevole, con le cui leggende Jevick è diventato grande. Nell’assumere il controllo delle attività di mercante del padre, decide di recarvicisi di persona e la visita non delude le sue aspettative. Rimane però invischiato nello scontro tra i due più potenti culti dell’impero, perseguitato dal fantasma di una ragazzina analfabeta di cui è costretto a scoprire la storia per potersene liberare. Un debutto davvero originale, forse penalizzato dalla copertina e dal nome poco altisonante. Una vittoria lo farebbe entrare all’istante nella mia lista di libri da recuperare, affermazione che potrei spendere per pochi altri titoli presenti in questo post.

golemThe Golem and The Jinni di Helene Wecker Momento copertina che da sola mi fa venir voglia di acquistare il libro. Lista d’attesa in biblioteca permettendo, avrei già letto questo libro, che avevo già inserito della lista dei titoli da recuperare per quest’anno. Tra i titoli più famosi della selezione, è piaciuto molto in giro. Pubblicato in Italia da Neri Pozza che, vi ricordo, non ha nel suo catalogo libri di genere fantascientifico o fantastico, mwuahahaha.
[La mia recensione QUI]

ARTHUR C. CLARKE AWARD 2014

EDIT – Ha vinto “Ancillary Justice” di Ann Leckie
Sicuramente meno prestigioso dei due premi precedenti ma comunque molto rilevante, almeno per i miei gusti letterari. Il premio viene assegnato al miglior romanzo di fantascienza (come avete notato qui sopra, non è che sia poi così scontato). Dato che il vincitore verrà annunciato il primo maggio, o ora o mai più. Fortunatamente quest’anno il sestetto finale prevede anche scrittrici (l’anno scorso era scoppiato il finimondo), anche se gli organizzatori ci tengono a precisare che tra i libri candidati il rapporto tra autori e autrici è di quattro a uno.

clarke gods

God’s War di Kameron Hurley Primo volume di nonsoquantologia, questo lo conoscevo già per via del mio assiduo monitoraggio su Reddit di thread quali “quality fantasy gay story telling” (ehm). Trattasi della storia di una cacciatrice di teste bisessuale sempre pronta a decapitare i ricercati e a conquistare il letto di chi le pare, senza curarsi del suo sesso. Nyx è, a detta dell’autrice, la risposta alla cronica mancanza di “Conan al femminile”, di eroine toste che poi lo siano davvero, fino al limite della violenza e della crudeltà. Io qui ci sento tantissimo Richard Morgan, anche se le influenze dichiarate sono Moorcock e Dune (dici poco), dato che nella guerra tra etnie umanoidi aliene un peso rilevantissimo è giocato dalla diffusione interplanetaria dell’Islamismo e di altre evoluzioni religiose in cui è facile rintracciare questa o quella influenza monoteistica. Mi ci sarei già buttata dentro, ma a frenarmi è la consapevolezza che qui la guerra e i pugni nelle mani sono il fine e non il mezzo, come appunto in Morgan. Le riflessioni interessanti sul ruolo della genetica (fortemente influenzata dal mondo degli insetti), della religione e della componente femminile rimangono, purtroppo per me, ai margini. Pare però sia parecchio divertente da leggere e a volte basta questo.

thedisestaThe Disestablishment of Paradise di Philipp Mann Il grande vecchio della letteratura inglese di genere torna in libreria dopo una pausa cominciata nel 1996. Qui in molti hanno storto un po’ il naso perché Mann non ha davvero niente di nuovo da dire rispetto alla sua precedente produzione e pare sia anche parecchio sottotono. Se proprio si voleva includere un nome già noto in un sestetto che in effetti rappresenta le nuovi voci della narrativa di genere, c’erano le ultime fatiche di Terry Pratchett, Alastair Reynolds, Kim Stanley Robinson e Ruth Ozeki, che hanno riscosso ben più successo di pubblico e critica. Il libro narra di un pianeta paradisiaco che improvvisamente smette di essere tale e sembra rigettare l’uomo e le sue colture. Mentre ci si appresta ad abbandonare il pianeta, un piccolo gruppo di ricercatori lo esplora alla ricerca di un metodo per renderlo di nuovo abitabile.

nexusNexus di Ramez Naam Altra copertina blister, altra forte perplessità. Qui sono le origini egiziane dell’autore e il politically correct a spuntarla perché personalmente non ho mai sentito parlare men che terribilmente di questo libro, bistrattatissimo da critica e recensori. Non è che non ci piace perché non sei un esordiente inglese, no, è che è proprio brutto, a quanto dicono. Non lo toccherei neanche con un bastone, specie considerando quella copertina lì. Il prossimo.

theadiaThe Adjacent di Christopher Priest Un cocco di casa Gollancz, quindi a riguardo ne sapevo già abbastanza ben prima della nomination. Primo punto a favore: ha una copertina piacevole. Raccontare la trama è invece alquanto complesso, dato che è un intreccio delle testimonianze di una miriade di personaggi avatar di un uomo e una donna che nel loro complesso narrano una storia che parte dal tentativo di rendere invisibili al nemico gli aerei durante la seconda guerra mondiale e arriva fino all’ascesa di una repubblica islamica inglese (presentata senza alcuna pregiudiziale), tipo. Una sorta di Cloud Atlas più scifi e meno poetico, sicuramente originale e lontano dai soliti stereotipi del genere. Eh, suona bene sì, altroché, anche se non credo abbia chance di vittoria.

thmachThe Machine di James Smythe Già gli voglio bene perché è l’ultimo di questa infinita carrellata, nonostante la sua copertina (soprattutto nell’edizione paperback) sembri più quella di un’autobiografia che quella di un tomo fantascientifico. Forse il titolo del cui valore letterario sono più certa, dato che la storia viene lodata sempre tanto quanto il talento come scrittore di Smythe, uno di quei nomi via via sempre più stimati nel panorama inglese, uno dei pochi capace prima o poi di tirar fuori Il Libro, anche al di fuori della narrativa di genere. Presentato come il Frankestein del nuovo millennio e rinvigorito da un ritmo che i lettori assicurano essere inarrestabile, “The Machine” narra di un futuro distopico in cui la macchina del titolo è quella che può registrare i ricordi di una persona, conservarli e reinnestarli, non senza controversie etiche e pesanti effetti collaterali. La macchina finisce infatti per essere messa al bando ma Beth, rifugiatasi in una piccola cittadina in riva al mare, è determinata a utilizzarla e a ricostruirsi il marito, devastato dalla guerra a cui a partecipato, pezzo per pezzo. Vi dico solo che alcuni hanno scomodato King a paragone.

Cosa rimane da dire? Che vinca il migliore, anche se ne dubito fortemente. Ci vediamo più avanti per parlare (e magari leggere) uno dei vincitori. Ovviamente attendo i vostri pensieri / consigli / espressioni di disgusto in merito nei commenti qui sotto.

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