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graceApertura difficile quest’anno al Festival di Cannes, che si è ritrovato per la serata inaugurale un film che ancor prima di debuttare in anteprima mondiale aveva racimolato un consistente codazzo di polemiche. Niente sembra essere andato per il verso giusto durante la lavorazione dell’ultimo biopic di Olivier Dahan: conflitti con gli studios riguardo il montaggio finale da presentare, continui slittamenti della data d’uscita (notoriamente sinonimi di un film tra il poco convincente e il disastroso) e infine il sigillo d’infamia della casata monegasca, che ha bollato come inutilmente glamour e fedifrago questo film biografico dedicato all’iconica principessa simbolo del Principato di Monaco.
In effetti Grace di Monaco questa bocciatura senza appello se la merita tutta, riuscendo nel difficile compito di rendere Nicole Kidman ancora più artefatta e sostenuta di quanto abbia già fama di essere.

Ho scelto questa tra le tante locandine disponibili perché sintetizza al meglio il film: un continuo, fastidioso primissimo piano sugli occhi di una piangente Grace Kelly, intrappolata dalla propria incapacità di prendere una decisione. Ad ogni scena, il film si prende un lungo momento per indugiare sul volto di Nicole Kidman (che poveretta, fa quel che può di fronte a tanta insistenza della regia), per esasperarne la risposta emotiva e la fragilità. Ma anche no, grazie.

Il film di Olivier Dahan si concentra sul difficile periodo trascorso dall’ex attrice hollywoodiana dopo la nascita dei suoi figli, quando la guerra fallimentare con l’Algeria spinse De Gaulle a mettere sotto assedio finanziario e militare il Principato, nella velata speranza di poter bloccare la fuga di capitali verso il paradiso fiscale e magari riannetterlo alla nazione. Durante la drammatica crisi politica e il difficile momento vissuto dal marito Principe Ranieri, la fu Grace Kelly viene tentata dall’amico Alfred Hitchcock, desideroso di rivederla davanti alla cinepresa nel ruolo da protagonista di “Marnie”.
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Non so quale fosse l’intento originario di una sceneggiatura che si concentra su un periodo tanto limitato della vita di Grace (quello che coincide con la crisi diplomatica con la Francia), ma il risultato è un ritratto patinato e dai toni melò di una donna non autosufficiente, sempre bisognosa di appoggiarsi a una figura maschile, incapace di prendere una decisione senza lasciarsi influenzare da qualcuno. Una magnifica Paz Vegas (che interpreta Maria Callas) a un certo punto esclama “ma siamo ancora nel 1962?” ed è il quesito silenzioso dello spettatore perplesso, di fronte a un ritratto medioevale di un’icona del secolo scorso, la cui risoluzione consiste nel piegarsi come richiestole nel suo ruolo di angelo del focolare ultrachic monegasco.
Il film esalta questa scelta, regalando gli unici momenti di proattività e felicità a Grace proprio quando si arrende a inseguire la propria realizzazione. Un ritratto femminile indigesto imperdonabile in un’epoca in cui Betty Draper in “Mad Men” ha mostrato che anche la casalinga più asservita e disperata può essere un grande personaggio, non importa il decennio maschilista di riferimento.

Concentrato su un’impiantito ultraclassico (con tanto di monologo finale in chiave Oscar), ultra glamour e ricercato senza essere consistente in chiave narrativa, il film risulta oltremodo pretenzioso e sostenuto, tanto da sfociare apertamente nel ridicolo nei momenti più drammatici del complotto di casa Grimaldi e della vita della Principessa. Un film che trasforma le migliori intenzioni in un ritratto grottesco di Grace Kelly, l’americana divenuta principessa, ben più della rindondante stampa rosa dell’epoca. Un film che Grace Kelly e Nicole Kidman non meritano, qualsiasi colpa abbiano da espiare. Fossi in Kate Middleton, tremerei.

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Lo vado a vedere?
Non lo consiglierei neppure ai fan sfegatati delle casate reali, nemmeno a quelli segretamente innamorati dei drammoni melò stucchevoli. Si tratta di un film sfuggito di mano e caduto nel ridicolo, purtroppo per chi ne è rimasto coinvolto. La caduta farà molto male.
Ci shippo qualcuno? No.

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