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xmenFinalmente è arrivato il momento di parlare del ritorno di Bryan Singer al timone di quella che rimane la sua creatura cinematografica più riuscita, gli insuperabili X-men!, abbandonati in malo modo alla vigilia del terzo capitolo della prima trilogia. A perderci sono stati tutti: Singer si è infilato in un tunnel senza uscita di film disastrosi, mentre i mutanti vivacchiavano sulle spalle di film non all’altezza del personaggio di Wolverine.
Dopo il piccolo miracolo di X-men First Class (soldi zero ma tanta ironia e un cast di attori promettenti ora famosissimi) si è ovviamente tentato di ricapitalizzare, però per una volta lo si è fatto in maniera oculata, richiamando Singer all’ovile, coinvolgendo gente come Matthew Vaughn e Jane Goldman per elaborare una storia all’altezza di un cinecomics di seconda o terza generazione e soprattutto mettendoci una marea di soldi (addio effetti speciali stile Windows 95, non ci mancherete).
Il risultato è forse il miglior film sui mutanti che abbiamo visto al cinema, una sorta di oculato aggiornamento delle svolte topiche delle storie di Bryan Singer utile all’approccio scanzonato e tumblraro del film che ha aperto la strada per la concreta rinascita di questo filone cinecomics. Lo troverete al cinema da domani, mentre qui sotto trovate un rapido commento, con [SPOILER] sempre segnalati. 

Forse l’unico difetto di X-Men – Giorni di un futuro passato è di limitarsi all’usato sicuro, seppure in grande stile. Per chi ha amato e consumato i primi film dedicati ai mutanti, rituffarsi in quelle atmosfere sarà questione d’istanti. L’impianto della storia, i titoli di testa, la centralità della figura di Wolverine, l’uso di numerosi nuovi mutanti come grazioso riempitivo per le storie di un nucleo di personaggi più ristretto: tutto profuma di Singer, ma stavolta in maniera più misurata e consona a chi negli ultimi anni è rimasto scottato da più di un progetto.
Le novità sostanziali sono due: la centralità di un personaggio femminile attivo, diverso dalla gregaria tutto fare e dalla vittima sacrificale (ruoli comunque relegati al resto del cast femminile) e l’inserimento di un filone narrativo preso di peso dai fumetti Marvel: le Sentinelle (grande classico dei mutanti, potenzialmente declinabile all’infinito) e il viaggio su linee temporali diverse per tentare di rimediare a casini vari / cambiare il futuro (potenzialmente infinito anche questo ma spesso concretamente disastroso). Il risultato è un film i cui toni sono decisamente più vicini al mondo dei fumetti di quanto i precedenti lungometraggi siano riusciti a fare, vuoi perché il pubblico non ha bisogno di essere rassicurato come nei primi tentativi di adattamento, vuoi perché più che altrove le storie originali sembrano una risorsa concreta più che una forma d’ispirazione.

Il babilonico cast di questo film stavolta inserisce tutti i mutanti classici della prima ondata in ruoli poco più che fugaci e i nuovi in posizioni più o meno di prima linea, sbarazzandosi in fretta dei personaggi meno riusciti e concentrandosi sulle incarnazioni più amate e sugli attori più talentuosi. Jennifer Lawrence, diventata nel frattempo una stella hollywoodiana di notevole fulgore, viene messa finalmente al centro della vicenda e la differenza si sente eccome, vuoi perché il suo comodo schermo di eterosessualità permette di combinare le peggio cose a livello di fangirlaggio acuto, vuoi perché funziona da spiegazione molto convincente per parecchie svolte della trama, vuoi perché la sua interazione smorza un po’ la priorità da sempre assegnata alle figure di Charles ed Erik. Anche Hugh Jackman si mette a nudo a disposizione per il ruolo del personaggio che fa avanzare la storia, senza avere granché per le mani a livello di storia personale, così come il resto del cast della precedente trilogia, in un’operazione accettata più per nostalgia o magri successi di carriera (chi è che ha migliorato la propria posizione, forse solo Anna Paquin ed Ellen Page), ma con un mettersi a disposizione che permette di utilizzare una miriade di piccoli contenuti per rendere ora più solida, ora più divertente, ora più nostalgica l’ennesima pellicola incentrata sul dramma sentimentale in corso tra Erik e Charles, con fine del mondo apocalittica a fargli da velato contorno. Sfruttando il clima d’intesa e di divertita partecipazione tra Ian McKellen, Patrick Stewart, James McAvoy e Michael Fassbender, il film si rituffa nel racconto della tormentata amicizia che ha di fatto decretato il successo del suo predecessore.

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Stavolta però l’attenzione è tutta sul Professor X, colto nel pieno di una crisi spirituale ed esistenziale, ossessionato dal dolore e dal passato, dalla perdita di Raven, autodistruttivo persino nel look e tagliente nelle risposte. James McAvoy si prende una bella rivincita rispetto a un ruolo di spalla del primo capitolo, consegnando uno splendido ritratto del suo personaggio, sempre in bilico tra manipolazione e dipendenza, liberato da un paio di svolte narrative che rendono la sua resa scenica diversa da come la si aspetterebbe (si, sto guadando un torrente di spoiler) e, attraverso una brillante trovata di Bestia, in grado di affrontare una rappresentazione topica nel mondo cinematografico con la scusa delle sue invenzioni. Così come nel primo film qualsiasi dialogo poteva essere facilmente ridotto a un metaforone sull’accettazione della propria omosessualità della propria diversità, qui McAvoy ha modo di affrontare il tema della dipendenza e dell’abbandono mascherandolo da ridente blockbuster estivo. In un mix esplosivo di saccenza e fragilità emotiva (diciamo che la sua scorza di uomo indurito dalla vita dura circa 5 minuti prima che la prima di una lunga serie di single manly tear righi il suo volto), Charles continua ad essere in tandem con Erik l’anima dell’intera questione mutante. Il fatto che entrambi persistano nelle proprie posizioni e nei propri errori, privandoli dello status di personaggi interamente positivi, conferisce quella vibrazione emotiva che rimane il punto debole dei cinecomics di questi anni, tutti esplosioni ed effetti speciali ma un po’ impacciati sul piano emotivo. Mentre McKellen e Stewart si limitano a consolidare la posizione raggiunta sul finire della prima trilogia, McAvoy e Fassbender continuano ad approfondire il rapporto tra i due nel passato, rendendolo uno dei più articolati e complessi della galassia fumettistica.

Sui nuovi acquisti del cast (e sulle terribili parrucche a cui sono stati sottoposti), mi limiterò a una lode e una critica. Evan Peters è un Quicksilver (sulla falsariga del personaggio visto negli Young Avengers) da cui mi aspettavo poco e invece è non solo protagonista di una delle scene più incisive e meglio realizzate dell’intera pellicola, ma con la sua strafottenza giocosa e la sua allegra leggerezza segna un formidabile punto a favore di Singer nella battaglia con Whedon su chi sia/sarà l’interprete di questo personaggio importante, come l’occhiolino strizzato al pubblico che ne conosce i natali lascia ad intendere. Il supposto villain della faccenda è Peter Dinklage, non esattamente l’ultimo fesso del giro. Nonostante abbia apprezzato il suo villain (o supposto tale) più sottile e meno caricaturale del consueto (tranquilli, il filotto di generali dell’esercito ritratti sulla base del mero stereotipo razziale e desiderosi di sganciare bombe non manca!), dispiace un po’ che la sua presenza sia tutto sommato poco sfruttata, specie per come altrove (monologhi di Game of Thrones in testa) abbia dimostrato di poter alzare immediatamente la portata della vicenda con un pugno di battute azzeccate.

Tutto sommato però non c’è davvero poco di cui lamentarsi, in un film che finalmente si allinea per budget ed effetti speciale ai fratelloni prodotti direttamente dalla Marvel. A differenza degli esempi più recenti (Captain America: The Winter Soldier e Thor: The Dark World) qui riesce quella difficile alchimia tra tono divertito e vicende drammatiche che altrove non si è saputo assolutamente raggiungere. “X-Men – Giorni di un futuro passato” ci ricorda com’era il cinema di supereroi prima del realismo e del tormentato livore dei Batman di Nolan, film in cui potevi vedere morire/ferire/soffrire anche i personaggi più amati e divertirti da morire, senza che una delle due componenti sminuisse o ridimensionasse l’altra.
In particolare questo X-men risulta riuscitissimo nel giochino del falso storico in chiave mutante proposto già nel primo capitolo. Oltre alla facile ironia sugli eccessi d’arredamento e vestiario, a farla da padrone è la guerra in Vietnam e il clima tra paranoia e sconfitta che regnava negli Stati Uniti. Impossibile trattenere le risate di fronte al rilancio più ambizioso della pellicola, quello riguardante JFK. Stavolta il tutto è genuinamente divertente, senza le sfumature poracce del primo capitolo, grazie a un budget che rende scenografie e costumi quantomeno credibili (parrucconi esclusi).

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Una veloce lista di considerazioni SPOILER, saltate a dopo l’immagine per tornare in zona spoiler-free:

  • La voglia di sorprendente e non adagiarsi sugli allori, senza lasciarsi troppo influenzare dai continuity nazi del fandom, la si sente tutta quando a Wolverine vengono sottratti i suoi poteri canonici, scelta che rende meno spettacolari ma più imprevedibili le scazzottate.
  • L’unica scena che mi ha lasciato davvero con l’amaro in bocca è stata quella in cui si decreta la sostanziale cancellazione del mio mutante preferito, Emma Frost, da qualsivoglia linea temporale. Vero, January Jones era tremenda, però privarsi di una carta così versatile e figa non è proprio genialissimo. D’altronde Singer ha questa strana mania per cui inserisce mutanti abbastanza pietosi (vedi i poteri dei nuovi arrivati) schifando personaggi pilastro del mondo cartaceo dai poteri giusto un filo più fighi.
  • La crocifissione di Wolverine, l’imprigionamento di Magneto e la successiva liberazione, il dialogo mentale con Charles, il sacrificio di un mutante donna (Kitty Pride) per salvare il mondo: questo film non solo è il rip off delle scene più riuscite dei primi due film della mitologia, ma anche quello in cui si respira davvero un’area da spillatino. A ciò contribuisce parecchio l’introduzione delle Sentinelle (in versione vintage e futuristica, quando finiscono per somigliare tremendamente a il Distruttore), a cui seguono a cascata le visioni apocalittiche con il sacrificio di tutte le scartine poi annullato dalla riuscita della missione. In generale inoltre c’è un livello di tolleranza per la sofferenza e la distruzione sconosciuto ai primi film (la scena della tortura di Wolverine non è proprio gradevolissima) che rende il film meno smanioso di essere rispettabile e carino.
  • Stesso discorso per la dipendenza stile eroinomane di Charles, un colpo magistrale con la scusa del siero di ‘sto piffero. Più dieci punti.
  • Ammetto la mia più totale ignoranza riguardo alla scena extra dopo i titoli di coda, ma leggo in giro sarebbe collegata a “X-men:Apocalypse”. Chi sa qualcosa parli nei commenti e avrà la mia eterna gratitudine.
  • Jean! Ciclope! Anna Paquin presa da lontanissimo per un secondo per non far vedere che, a differenza di Ellen Page, adesso è adulta! Awwwwww!

Vado a vederlo? Sì! Assolutamente sì! La soddisfazione e il sollievo di vedere un film all’altezza della piacevole sorpresa fornita dal suo predecessore, di un film migliore del precedente e forse tanto riuscito da essere il primo della lista in casa Xmen è immensa. Divertente e cazzaro senza mai risultare inconsistente, grandioso visivamente e interessante narrativamente, a meno di non nutrire un odio scellerato verso i prodotti di casa Marvel (che però vorrebbe dire privarsi di tanto McAvoy, Fassbender e Lawrence da costituire quasi un peccato capitale!) è assolutamente da non perdere. Se poi siete delle fangirl o dei fumettari, vi rassicuro: lo amerete.

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Ci shippo qualcuno? Siccome si tratta di un argomento centrale per la pellicola e di uno dei versanti fonte di apprensione e attesa per il gentile pubblico, vorrei sgombrare il campo da qualsivoglia dubbio:

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Sì, direi che può bastare.
Anzi, voglio sbilanciarmi e dirvi che qui si shippa quanto nel primo, se non di più. GIURO.
Il che è un’impresa titanica, perché il film non ha più l’effetto sorpresa dalla sua e anzi, fronteggia un quantitativo abnorme di aspettative e speranze, ricamate da gigabyte di fanfiction attorno alla scena della reunion tra Charles ed Erik (assolutamente all’altezza), ma non solo. Perché, rimanendo nell’ambito spoilerfree, è tutta una fiera di sguardi penetranti, rip off di scene iconiche che hanno allietato un’intera estate (la partita a scacchi! Lo sconquassamento in aereo! LE MANI ADDOSSO! Le faccette ferite! In confronto finale! Magneto che mette in pericolo Charles! Charles che tira il cazzione a Magneto!) e nuove scene che rischiano di riempirne un’altra.
Ovviamente la presenza di Bryan Singer non è che abbia costituito un deterrente, anzi, di fronte ai sordidi tentativi di farli confrontare i nostri da bagnati per aumentare il pathos (tipo sotto la pioggia, con i capelli bagnati! Criminali!!) sotto il tenue velo del loro “affetto” per Raven (che vivaddio, almeno ha un ruolo oltre a quello della loro scusa ufficiale per lanciarsi occhiate risentite) si capisce che si è presto unito al carrozzone la cui agenda è, chiaramente, far saltare i server di Tumblr per sovraccarico di traffico e gif.
Il vero colpo di genio però è stato l’inserimento di Logan a mo’ di nume tutelare della coppia, il consulente venuto dal futuro per guidarli nella difficile crisi del…beh, di quel cazzone di Erik che sostanzialmente ferisce Charles quando il secondo avrebbe tutto il diritto di vomitargli il suo risentimento per averlo reso invalido, tipo. Quanto angst! Vedere il scorbutico Logan tutto prodigo di consigli e attenzioni per riappacificare i due e sgamarlo mentre FINGE INDEGNAMENTE di dormire per godersi le occhiate sexy sopra la scacchiera è senza prezzo. Logan ti amo! Logan quanta pazienza, quanta! Per non parlare delle occhiate da “vabbé, son due checche ma in fondo sono molto affezionato a loro”.
E questo (e la mano sul petto correlata da quel “NOOOO ERIK!” che mi ha strappato il primo di una lunga serie di disperati urli della fangirl in incognito) giustifica solo una metà del gregge.
L’altra è originata dal guazzabuglio emotivo generato dalle interazioni di un Charles così angst con il resto della banda, che si trasforma ben presto in un gary stu d’antologia. Adesso, possiamo soffermarci un secondo sul fatto che Bestia e Professor X vivono insieme da anni, il primo prendendosi cura del secondo e monitorandone la dipendenza, proteggendolo dagli attacchi del mondo crudele? Perché davvero la scena della fontana è cagionata solo da Mystica? La risposta, ovviamente, è NO. Adesso voglio le fic in cui Bestia porta Charles incosciente a letto dopo una notte di droga e lacrime, grazie.
Intanto che passo dalla cassa vorrei sottolineare l’intesa e la complicità tra il vecchio Wolverine e il giovane professore, tutto fragile e da proteggere, soprattutto da quello stronzo micidiale di Magneto. Dai, non è da Logan tutta quella pazienza e quella solerzia, c’è qualcosa di sospetto dietro!

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