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palm d'orTempo di bilanci, sulla Croisette, tempo di palme, premi e polemiche. Anzi no, tempo di WTF!?, perché eccettuata la Palma d’Oro andata al super favorito, si è assistito a un diluvio di premi assegnati contro ogni pronostico, all’insegna del MACCOSA!? / Eh!? / Chi?? / no comment.
In un’edizione per molti sottotono e senza nessun capolavoro assoluto (anche se i film osannati non sono certo mancati), impallidita al confronto con la superba e inarrivabile scorsa annata, l’impressione è che la giuria capitanata da Jane Campion abbia voluto salvare capra e cavoli, il vecchio e il nuovo, senza però soccombere alle scelte più prevedibili.
Ecco quindi i premiati nelle sezioni principali e qualche veloce commento da chi, in concreto, non ne ha ancora visto uno per ora ne ha visto solo uno e sta ancora superando il trauma. Non sarà certo questo a fermarmi, così come non fermerà buona parte della stampa nostrana, pronta a salire sul carro della vintrice italiana.

 

 

fehen isten
Un Certain Regard

Fehen Isten (White God) di Kornél Mundruczò
Ovvero il film in cui Hachiko il tuo più caro amico si trasforma nell’apocalisse canina in cui bande di randagi danno la caccia agli umani. Tipo che ho rotto le balle a chiunque sulla Croisette e nessuno è andato a vederlo e poi ha vinto Un Certain Regard! WOW! A me ispirava troppissimo, ma per le ragioni più sbagliate (e non avrei comunque dato due lire per la vittoria, beninteso). Spero di poterlo recuperare presto ma manco per un secondo mi è passato per l’anticamera del cervello che possa arrivare da noi. Cioè, già è stato annunciato l’arrivo di Mommy (il primo Dolan in Italia), due miracoli all’anno sono troppi. White God ha anche vinto la Dog Palm, il premio annuale per la migliore interpretazione canina.

the tribe
Semaine de la Critique
The Tribe di Myroslav Slaboshpytskkiy
Mea culpa, questo nel postone non è stato nemmeno citato, mi è sfuggito e ha finito per vincere.
Film ucraino di cui è difficilissimo non trovare un’immagine promozionale con la gente nuda, narra le vicende di un ragazzo sordomuto costretto a sottoporti ai riti di passaggio della “tribù” che governa il collegio speciale in cui è entrato. Qui si innamora di una ragazza costretta a vendere il proprio corpo e, per amore di lei, finirà per mettersi contro i simpaticoni della banda.

combattens
Quinzaine des Réalizateurs
Les Combattants (Love at First Fight) di Thomas Cailley
Quanto amore nelle sezioni minori! Film dal respiro nostalgico, incentrato sull’estate dei due adolescenti Arnaud e Madeleine, lui determinato a conquistarla, lei a imparare le tecniche di sopravvivenza per l’imminente fine del mondo. Classico fulgore di gioventù irripetibile, ne ho sentito parlare molto bene e lo vedrei più che volentieri. Dopo i cani assassini, il più desiderabile delle sezioni minori.

timothy
Miglior attore 

Timothy Spall in Mr. Turner
Facciamo che saltiamo i pomposi nomi francesi dei premi ed andiamo al sodo. Vittoria praticamente annunciata per un’interpretazione umana e sfaccettata, andata a quello che è stato forse il più osannato dei numerosissimi biopic presentati quest’anno. Vorrei far notare che il film, molto lodato anche al di fuori dei giornalisti tifosi inglesi, non ha ancora un distributore italiano (e non è certo la pellicola più PESO vista in giro)

julianne
Miglior attrice

Julianne Moore in Maps to the Stars
Il culmine del MACCOSA, anche perché il film l’ho già visto, ne ho già parlato QUI e ha nel tratteggio del personaggio della Moore proprio uno dei punti più bassi. Non è un bellissimo personaggio in un film mediocre, è un personaggio esagerato e stereotipato in un film incapace di gestirlo. Io non posso non pensare che l’abbiano voluta in qualche modo ripagare per il marchio d’infamia della scena delle scoregge (anche Nicole Kidman faceva pipì in Eyes Wide Shut, ma era Kubrick!!) e per averla costretta a cantare la canzone della Ringo (a 1:18, per i miscredenti).

Andrey Zvyagintsev cannes
Miglior sceneggiatura
Leviathan di Andrey Zvyagintsev
Secondo alcuni un premio di consolazione dato nella categoria meno indicata, secondo altri la scelta migliore per l’accostamento tra drammatico e comico della sua scrittura. Sta di fatto che è già un mezza sorpresa che un film presentato tanto a ridosso della chiusura (quando ormai i giochi sono fatti) si sia fatto strada fino a uno dei premi importanti. Senza nemmeno aver contestato la censura russa!

xavier dolan
Premio della giuria

Mommy di Xavier Dolan
Adieu Au Langage di Jean-Luc Godard
Il più giovane e il più vecchio (a spanne), l’enfant terrible e la leggenda dei cinefili, un ex-equo che mette d’accordo un po’ tutti, dà il contentino ai francesi e agli estimatori del talentuoso regista canadese (grazie a Good Films che colma questa lacuna gigantesca portando Mommy da noi). Capra, cavoli, barca e traghettatore, in pratica. Se Dolan è da anni che vogliono disperatamente premiarlo (e li ripaga con il discorso migliore della serata e un omaggio a “The Piano” di Jane Campion), Godard ovviamente sarà stato a casa a far la pennichella. Se Dolan lo meritava con questo film e per meriti pregressi (perché si sa, i premi funzionano anche per accumulo), quella di Godard suona come una marketta che fa contenti giusto gli irriducibili de IL CINEMA! L’ARTE! LA CONTRORIVOLUZIONE! Almeno alla prossima marketta italiana a Venezia avremo qualcosa da controbattere.

bennett miller
Miglior Regista
Foxcatcher di Bennett Miller
E qui mi limito a citare l’immortale TZN “non me lo spiegare io…nananana e l’amo ancora!
Sarà stato il fascino proibito di COLLO in tenuta da atleta di lotta greco romana (sì, proprio quella abbastanza ridicola che state pensando)? Se avessi dovuto sbilanciarmi, avrei scommesso sulla regista giapponese, dato che gente come la Campion o la Coppola sembrava pronta ad impazzire per un film simile. E invece la quota rosa dove è andata a finire? IN ITALIA.
Piccolo aneddoto: trovare ora le foto della premiazione è quasi impossibile. Finito il festival, i fotografi saranno tutti a bere, dormire o farsi un pediluvio #stima. Tranne gli americani, che zac!, hanno già caricato la fotina d’ordinanza. Premio talmente sentito che persino l’espressione di Miller nella foto è un po’ tipo “mah, se lo dite voi”.

cannes alice
Gran Premio della giuria
Le Meraviglie di Alice Rohrwacher
#ceancheunpoitalia: la vendetta.
Non fingerò nemmeno per un secondo che a-Le Meraviglie fosse favorito per il secondo premio più importante b-Io sappia scrivere il cognome Rohrwacher senza l’aiuto di un motore di ricerca. Di fatto quando Alice e Sophia Loren (ormai consegnatrice ufficiale di premi per il cinema italiano) sono rientrate in tutta fretta sulla Croisette, si sapeva che qualcosa sarebbe saltato fuori ma anche lì, nessuno mai si sarebbe aspettato il gran prix, non prima della spoilerossissima presentazione di Sophia nostra. La vittoria è stata uno shock quasi quanto Nicolas Winding Refn che dice “mi ha fatto piangere”. Complimenti ad Alice e sorvoliamo sul discorso disconnesso oltre ogni limite (timidezza e manco per l’anticamera del cervello che potesse servire un Discorso), però diciamoci la verità (sulla base del pregiudizio, per ora): altri meritavano di più, specie in una sezione tanto importante.
nuri bilge ceylan
Palma d’Oro
Winter Sleep di Nuri Bilge Ceylan
L’eterno secondo della Croisette (insieme a Sorrentino, che si è portato a casa di tutto tranne la dannata Palma) vince confermando almeno una voce dei pronostici della vigilia. Credo che a farlo uscire vincitore in un’edizione senza nessuna vittoria blindata siano state le mie ardenti preghiere perché non vincesse, perché, per quanto, i bellissimi film PESO sopra le tre ore preferisco sempre non doverli recuperare tassativamente (cosa che la vittoria della Palma d’Oro impone). Tutto sommato però Ceylan se lo meritava: bella carriera, bei film, film premiato assolutamente non inferiore ai predecessori che avrebbero meritato di vincere. Bravo.

Ci vediamo l’anno prossimo, con un nuovo Festival di Cannes!
Oppure brace yourself, Venice is coming!

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