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edge mpMentre in questo 2014 non si è ancora palesato un film d’autore capace di convincere davvero tutti, succede che i blockbuster estivi si stiano rivelando uno più bello dell’altro, capaci di coniugare spettacolarità a un certo contenuto qualitativo, tanto che sarà davvero difficile stabilire un vincitore morale del genere.
Alla lista dei possibili candidati si accoda anche Edge of Tomorrow, il kolossal fantascientifico a sfondo militare messo in campo da Warner Bros. Così a prima vista, nonostante lo splendore visivo di una produzione imponente e di effetti speciali all’altezza di un’invasione aliena, la premessa non sembrava poi così invitate. Loop temporali alla “Il giorno della Marmotta”, capaci di cogliere in fallo sceneggiature men che coerenti, e Tom Cruise protagonista, segnale allarmante di un certo lassismo in fase di pre-produzione.
Insomma, la classica circostanza in cui serve un uomo comune che diventi un eroe e salvi l’umanità. In passato Cruise tentò di convincerci che lui è uno qualunque confuso nella massa (“La guerra dei Mondi” di Spielberg provò il contrario) o l’uomo pregno di quel sottile solipsismo che permea tanti protagonisti fantascientifici (“Oblivion” dimostrò che di sottile non c’era proprio niente).
Citando la locandina italiana, l’unica in cui la tagline si è trasformata in un lunghissimo hashtag twitter (ma che davvero Warner Bros ITA? #ViviMuoriRipeti?), sotto quel tremendo sottotitolo “Senza Domani” e tutte queste funeste premesse ci piazzerei un #einvece.

Edge of Tomorrow è un ottimo film d’azione, parecchio inconsueto per i canoni del genere declinati all’americana. Quello che proprio non ti aspetti è che sia anche un gran bel film fantascientifico, dove il continuo riavvolgimento del giorno rivissuto in loop dal protagonista, le differenti linee temporali che vengono via via scartate e l’intera storia dell’invasione aliena risultano solide e quasi sempre coerenti. L’idea che mi sono fatta è che per una volta la sceneggiatura si sia appoggiata ampiamente alla fonte, un romanzo intitolato “All you need is kill” del giapponese Hiroshi Sakurazaka (#want), fattore che spiegherebbe sia la solidità di una trama così fortemente legata ai canoni di un genere solitamente usato come facciata al cinema sia un equilibrio inedito nella coppia protagonista.
Impossibile infatti non notare che, pur partendo da un incipit tutto sommato prevedibile -un lui truffaldino e sbruffone costretto ad allearsi con una lei brusca e algida- la storia cresca rispettando la parità tra i due, con Rita che non capitola mai davvero agli sguardi piacioni di Cage e rimane sempre fedele alla sua natura spigolosa e poco espressiva. Effetto Pacific Rim? Nel 2014 quando gli uomini indossano armature per fare il mazzo ad alieni cattivissimi è impossibile sfuggire al paragone, anche se “Edge of Tomorrow” ha tutto un’altro stile, più vicino ai toni sommessi dell’ultimo “Godzilla” che alle caciarate del mitico Del Toro, pur non negandosi una sfumatura ironica.

In questa difficile alchimia di lunghe scene di combattimenti da “Salvate il soldato Ryan” mecha, complicati loop temporali di una trama che non abbandona mai il film alla mera azione -riservando sempre nuovo materiale per rendere appassionante il riavvolgersi del giorno per decine e decine di volte- le scelte di cast risultano tutt’altro che pigre. Non l’avrei mai detto, ma Tom Cruise funziona da Dio proprio perché è il classico ruolo che ne esalta le qualità istrioniche del bellone dal grande carisma, aggiungendoci una venatura arrogante e vigliacca che lo rende assolutamente irresistibile. Non è Tom Cruise uomo d’oro, è Tom Cruise uomo di merda che paga a carissimo prezzo la sua trasformazione nel salvatore dell’umanità. Uno dei più bei ruoli del Cruise recente.
Emily Blunt è caduta da un po’ in una striscia di ruoli scontrosi, ma chi l’ha scoperta in “Young Victoria” sa che si tratta solo di ottima recitazione. Nel suo primo action movie risulta davvero convincente anche a livello fisico, portando con disinvoltura sulla spalle il ruolo di icona e simbolo, non senza una certa sensualità spigolosa, soprattutto senza dover capitolare al classico stilema della guerriera invincibile ma fragile dentro. Col cazzo. Da un personaggio femminile così riuscito io mi farei uccidere centinaia di volte con piacere.

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Se “Godzilla” fin dal trailer denunciava una forte influenza dal mondo dei videogiochi, qui è innegabile un forte influsso a livello di trama ed economia del racconto, forse dovuto all’autore del libro (sì, mi sto rifacendo allo stereotipo degli asiatici smanettoni di videogiochi, sue me). L’introduzione dell’invasione aliena è sintetica e perfetta: ci sono, sono cattivi, hanno queste caratteristiche, dobbiamo sconfiggerli. Alieni polipettoni stronzi impersonali, incarnazioni di un pericolo tangibile del tutto estraneo all’umanità, senza motivazioni o ulteriore dose di sadismo. Ci vogliono uccidere, attaccano l’Europa e cominciano ad invaderla. Punto. Da questa premessa il film si concentra su quest’unico obiettivo, utilizzando la forma dei loop temporali per introdurre tutte le tappe obbligate del genere (l’allenamento, la trappola, le immagini che assumono un nuovo significato via via che si ripetono, i vicoli ciechi, la disperazione, colpi di scena che mantengono l’attenzione alta fino al finale), curandosi di non lasciare dietro di sé incongruenze. Le opzioni disponibili per liberarsi degli alieni vengono via via esplorate e accantonate, in maniera precisa e mai frettolosa. Questo tipo di trama permette di nobilitare anche il nemico, tutto sommato simile al villain collaterale di Avengers ma stavolta rivalutato proprio dall’incomunicabilità che lo rende un continuo muro contro cui Rita e Cage vanno a sbattere. Certo, forse un finale un filo meno rassicurante avrebbe fatto guadagnare parecchi punti al film, però considerando che dovrebbe essere una pellicola riempisale estiva il tono è sorprendentemente serio, gli avvenimenti realistici, i messaggi lontani dalle americanate del passato, senza per questo essere depressivo.
Il tutto gestito da dietro la cinepresa da Doug Liman in maniera eccellente ma talvolta troppo mimica, riallacciandosi visivamente ai classici del secondo conflitto mondiale, seguendo di pari passo i rimandi suggeriti dall’invasione aliena (il Regno Unito che non si piega dopo la caduta della Francia, lo sbarco decisivo nel nord del Paese, il fronte fermo sulla Linea Gotica in Italia). Unico neo: perché spendere così tanti quattrini e poi incollare sui titoli di coda un brano già strasentito e anonimo? Lì ci voleva un bel pezzone con le chitarre elettriche, altroché.

EDGE OF TOMORROW
Lo vado a vedere? Tocca schiodare le chiappe un’altra volta, perché anche Edge of Tomorrow vale la vostra attenzione, nonostante il trailer non sia in grado di rivelarne le potenzialità. L’unica vera controindicazione, oltre a un’insormontabile avversione per uno dei generi mixati nella storia, è l’aspettativa di un film fracassone e muscolare. In questo caso, aspettate “Transformers 4” (con più 20% di dinosauri!). In caso contrario, si può fare e va fatto, soprattutto perché i loop temporali sono gestiti così bene da risultare semplici da seguire e chiarissimi in tutti i passaggi, tanto che a fine film saprete chi è in che linea temporale senza alcun problema. Inoltre non c’è nemmeno un adolescente scassapalle in tutto il film! Promesso.
Ci shippo qualcuno? No, non in un film così povero di personaggi di contorno di rilievo. Però nella squadra di Cruise ci sono tutti i classici membri del commando scaccione che se amate il genere adorerete.

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