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weare mpNegli anni ’80, quando le giovani sognavano di esibirsi in tute da aerobica dai colori sgargianti sulle note di canzoni disco spensierate e i giovani si inebriavano della tristezza diffusa dai dischi dei Joy Division, Bobo e Klara sono due studentesse delle medie rimaste ancorate agli stilemi e alle tematiche della cultura punk, anche se secondo tutti è morta già da un pezzo.
In una Stoccolma in piena cotonatura laccata, le due finiscono per fondare una punk band di soli elementi femminili, un po’ per scherzo, un po’ per protesta contro l’ora di ginnastica. Questo l’incipit di We are the best!, il film meno chiassoso in uscita questo giovedì, quello che forse non avreste notato ma a cui dovreste davvero dare un’occhiata, in nome della vostra adolescenza.
Non lo dico solo per coloro che sono stati adolescenti in quegli anni (e magari hanno tremende foto dei loro outfit in spandex accuratamente occultate in qualche cassetto), ma per chi è stato adolescente in generale, cioè tutti. “We are the best!” sarà anche un film piccolo, uno slice of life ambientato in un periodo ben specifico sullo sfondo di un mondo svedese in cui non è sempre facile ambientarsi, però è una pellicola adorabile e riuscitissima.
La musica funge da collante, la passione che permea le vite delle protagoniste e trabocca dai loro discorsi. Non è poi così difficile trovare pellicole che abbiano saputo ritrarre efficacemente l’amicizia adolescenziale, vissuta in un’altalena emotiva tra valenza totalizzante e tradimenti iperbolici, però spesso si è calcato sul drammatico, sul violento o sull’autoreferenziale (riferimenti cultural-estetici immediatamente interpretabili solo per chi li ha vissuti in prima persona), mentre il film di Lukas Moodysson ha il pregio di risultare universale, pur confinato in un’epoca storica ben precisa.

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L’amicizia tra l’insicura Bobo, la ribelle Klara e la riflessiva Hedvig (una credente cristiana coinvolta in un secondo momento per la sua conoscenza della teoria musicale e per la sua bravura con la chitarra) è ritratta con termini autentici, incentrata com’è su registri e tematiche che risultano totalizzanti durante l’età della crescita. Tuttavia il film riesce a rendere partecipe ai piccoli drammi della vita delle tre ragazze anche lo spettatore adulto, emozionandolo, senza però far deragliare il racconto della vicenda dal livello “di vicinato”, dalla realtà locale e quotidiana in cui è stata collocata fin da subito. La sceneggiatura, scritta dal regista con il supporto della fumettista svedese Coco Moodysson, vanta il raro pregio di sapere introdurre elementi di critica sociale senza che la storia risulti pesante o drammatica. Su tutto balza agli occhi l’impressionante pressappochismo con cui i genitori crescono le proprie figlie, con Bobo abbandonata a se stessa dalla madre in perenne ricerca dell’anima gemella, Klara stretta nell’imbarazzo di un padre che vorrebbe mettersi al livello delle amicizie della figlia e Hedvig costretta ad assistere impotente alla madre che le fa giustizia anche a costo di farle perdere le uniche amicizie che ha. Per fortuna su tutto vince il clima di libertà, ribellione e spensieratezza che corona le avventure del trio “di ragazzacce”, in cui la musica rimane un motivo armonizzante ma laterale rispetto alla centralità dell’evoluzione della loro amicizia. Le interpreti poi sono azzeccatissime e davvero talentuose: se Mira GrosinLiv LeMoyne hanno dalla loro l’impressionante bellezza dei tratti che consente al volto di bucare continuamente lo schermo, Mira Barkhammar esce benissimo da quello che è forse il ruolo più centrale e ingrato, riuscendo a non far mai cadere Bobo nelle maglie del personaggio lagnoso e odioso.

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Lo vado a vedere?
“We are the best!” è uno di quei film che fanno bene al cuore e non perché indugi in passaggi rassicuranti o facili sentimentalisti. Colpisce al cuore con la sua storia schietta e l’energia cinetica delle sue tre protagoniste, lasciando dentro una bella sensazione di libertà e leggerezza.
Ci shippo qualcuno? Eh vabbé, con tre protagoniste adolescenti carine a quel livello di complicità qualche timido accenno lesbo, se uno lo vuole vedere, lo vede.

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