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jfm3Jane, la volpe & io, Fanny Britt (storia) e Isabelle Arsenault (illustrazioni), Mondadori, 16 euro, marzo 2014. 
Consiglio veloce dal sempre più gettonato reparto delle graphic novel, anche se in questo caso per pubblico e contenuti parlerei di libro illustrato, realizzato e pubblicato in Canada. “Jane, la volpe & io” l’ho recuperato al volo in biblioteca, ma l’avevo adocchiato da tempo. Copertina illustrata, titolo accattivante e la promessa di tornare per interposta persona nelle atmosfere del classico di Charlotte Brontë mi avevano già fatto notare uno “tra i dieci migliori libri illustrati del 2013” secondo il The New York Times.
Nonostante il passaparola favorevole anche tra il pubblico adulto è importante sottolineare come prima cosa che ci troviamo di fronte a una storia indirizzata ai giovanissimi (o forse alle giovanissime) che, senza mancare di profondità o sfaccettature, mantiene essenziale il suo messaggio ed elementare il suo linguaggio scritto, riservando a illustrazioni a tutta pagina e colori il commento psicologico ed emotivo sull’intera vicenda.

Helene è una giovane studentessa che improvvisamente viene ostracizzata da quelle che erano fino a poco prima le sue amiche di scuola. Prima isolata, poi coperta d’improperi con scritte nei bagni della scuola, infine attaccata direttamente con epiteti, battutacce e scherzi crudeli. La madre, spossata dal lavoro e da una vita casalinga altrettanto intensa, non sembra consapevole di quanto succede, il padre è invisibile o noncurante, così come il corpo docenti e i due fratellini “ninja” minori. L’unico supporto alla giovane protagonista è Jane Eyre, la protagonista del romanzo che legge sulla corriera mentre va a scuola o rincasa.
Questo l’incipit di questa storia tenerissima ma anche ficcata con precisione nel punto centrale del problema bullismo. Fanny Britt non ne fa una questione tragica, non sguazza nella violenza iperbolica o nel risvolto drammatico, no. Tutto sommato si può dire che Helene (privata del nome accentato dell’edizione originale, poverina!) viva un periodo difficile comune a tanti studenti, dietro cui, intelligentemente, non si cela il piano accuratamente premeditato da una banda di giovani aguzzini, ma semplicemente il caso che può guidare la crudeltà dei più giovani. Spesso questo tema viene trattato puntando sull’eccezionalità della violenza, sul climax drammatico che investe la vittima. Qui invece in una situazione di quotidianità e relativa sicurezza viene sottolineata l’eccezionalità della tristezza e del dolore che prova la protagonista, senza farne una questione di perpetuatori e maltrattati. Il messaggio finale arriva quindi a tutti, a chi è stato Helene e a chi ha tormentato una Helene; perciò diventa immediatamente comprensibile a tutti il potere destabilizzante di prese in giro e scherzi “innocui”, su scala minore.

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Se a livello narrativo la storia ha indubbi meriti, la sua riuscita sul piano emozionale è da accreditare alle bellissime illustrazioni di Isabelle Arsenault, capaci di trasportare stati d’animo e diverse sfumature d’angoscia e solitudine su carta con uno stile immediatamente accessibile, facilmente fruibile dai piccoli e pregno di senso per i grandi. A una seconda lettura più distaccata ci si stupisce dalla scarsa varietà di colori che domina gran parte del volume, declinato sulle tinte del beige, marrone e grigio. Detto così suona molto triste a tratti miserabile, invece Arsenault non perde mai la luminosità e la grazia che rendono scorrevole il volume, tanto che inizialmente si è portati a pensare che sia una scelta legata all’ambito cittadino dove si svolge la storia. I momenti più intensi della storia sono narrati da illustrazioni a tutta pagina, senza scritte, gli spazi dove si sfrutta il mezzo dell’immagine per descrivere le risposte emotive della protagonista. In queste tavole torna a giocare un ruolo fondamentale la palette cromatiche neutra utilizzata. Esempio bellissimo: a un certo punto Helene è a disagio perché le sudano le palme delle mani. Segue una tavola in cui lei è immersa in un’acqua densa e opaca, che rende esattamente la sensazione d’imbarazzo sudaticcio della ragazza.

Se vi state chiedendo: e Jane? E la volpe?, tranquilli, ora ci arriviamo. Lo ammetto: fosse stato un libro esclusivamente dedicato al bullismo nelle scuole, avrei saltato a piè pari. #PESO. Fortunatamente un altro dei temi trattati è uno di quelli che amo di più, ovvero il potere salvifico della lettura per chi è in difficoltà e ci si attacca con tutte le sue forze. Come Morwenna si aggrappa disperatamente ai libri perché sa che finché ne avrà uno al suo fianco non mollerà, così il mondo di Helene riacquista improvvisamente colore, letteralmente, quando si immerge nelle pagine di “Jane Eyre”. Helene finisce per rapportare continuamente la sua situazione a quella dell’orfana letteraria, traendo forza dal suo esempio, ma talvolta questo legame si incrina e Helene realizzare che un personaggio fittizio ha comunque dei vantaggi rispetto alla sua condizione:

Sono comunque una salsiccia.
Jane Eyre sarà anche orfana, sporca, trascurata, sola e abbandonata, ma non è mai stata né mai sarà una grossa salsiccia.

La salsiccia è il guizzo geniale di “Jane, la volpe & io”, l’immagine che porterò dentro di me a fine lettura (lo so, sono una persona orrenda). Helene è una ragazzina normalissima ma la percezione del suo corpo è totalmente sfasata dalle ripetute prese in giro delle ex amiche, tanto che si percepisce terribilmente grassa. Si vede e si sente come una salsiccia, così qua e là viene rappresentata come tale, nel costume da bagno che deve comprare per andare in gita o al posto di Jane viene piazzata una salsiccia-Helene (e, mancando completamente il punto, voglio dirvi che è supercarinissima! *O*).
E la volpe? Vi lascio almeno qualcosa da scoprire, ma vorrei comunque sottolineare la genialata del rosso aranciato volposo che domina ogni apparizione di Jane Eyre, un’allusione cromatica all’avvento dell’animale. Se siete proprio curiosi, vi lascio una brevissima anteprima qui sotto.

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Lo leggo? Un ottimo regalo per una sorellina / cuginetta / nipotina che potrete sgraffignarle mentre è distratta e leggervi in un’oretta di relax. Purtroppo il costo di copertina non è bassissimo anche considerando il formato grande, a colori e con copertina rigida. Se però vi capita l’occasione, vi consiglio di sfogliarlo. Se poi Jane Eyre ha ispirato anche voi, allora vi tocca proprio.
L’edizione italiana di Mondadori mi sembra molto buona, bella la carta e la resa dei colori sulla stessa. Mi lascia perplessa solo un passaggio a pagina 14, però non ho modo di confrontarlo con l’edizione inglese (che è comunque una traduzione dall’originale canadese).

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