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thermae Questa settimana cinematografica estiva ce la risolvono quei santi della Tucker Film portando nei nostri cinema una commedia sì un filo stagionata (è del 2012 e ha già un sequel), ma si tratta pur sempre di uno dei maggiori successi in Giappone degli ultimi anni e per giunta è davvero divertentissima senza essere mai (troppo) imbarazzante.
Thermae Romae nasce da un manga di Mari Yamazaki (edito anche in Italia da Star Comics) ed è la summa dell’idea di comicità giapponese incastonata in una storia stramba e piena di gag. Non solo, questa pellicola è anche la degna erede dei peplum storicamente fantasiosi e invariabilmente pacchiani della Hollywood d’annata, tanto che il film è stato girato a Cinecittà, perciò abbiamo anche un bel c’è anche un po’ d’Italia da piazzare subito, Mollica style. Potete già percepire la sottile sfumatura di pacchiano che sta per colorare questo post, vero?

Il film si nutre dello spunto geniale della Yamazaki, sfruttando buona parte delle sue gag per presentare Lucius Modestus, un architetto dell’antica Roma imperiale in piena crisi creativa. Sogna di costruire bagni termali che arginino il lento degrado del popolo romano, ma i suoi progetti sono troppo classicheggianti per piacere alla committenza. Questo finché attraverso uno strano gorgo nell’acqua termale sbuca in un bagno pubblico dell’odierno Giappone, che crede una lontana terra di schiavi, “il popolo dagli occhi allungati”. Ovviamente i fraintendimenti e le gag seguono a ruota, così come la fama di Lucius, che “copia” quanto visto nei suoi viaggi fino ad entrare nelle grazie dell’imperatore Adriano.
Gran parte del merito, oltre che a una produzione che ha davvero creduto al progetto e, a occhio, ci ha messo un bel po’ di soldi per andare in trasferta, va attribuito a Abe Hiroshi, che si sobbarca il delicato compito di sembrare un antico romano credibile. Sicuramente il suo fisico statuario -inquadrato abbondantemente e quasi integralmente- dà una mano, ma è la sua interpretazione a convincere davvero, il suo stupore e l’erronea comprensione di un mondo legato al suo solo dall’amore per i rituali termali.

thermae romae

Ahimé, lo stesso non si può dire di Ueto Aya, l’imbranata compagine femminile aspirante mangaka (una sorta di versione fittizia della stessa Yamazaki), caruccia sì, ma inabile a recitare come l’attrice media di fiction italiana, che René Ferretti definirebbe…lo sapete. Così nel secondo tempo, quando le battute sui tecnologici wc giapponesi e altri improbabili gadget per il bagno vengono meno, la storia risulta affaticata e perde di ritmo, complice una vena romantica che funziona poco, vuoi per una scrittura meno attenta, voi perché Ueto Aya è veramente pietosa. Per fortuna il film è pieno di caratteristi all’altezza. Come non adorare la pacchianeria del tenore finto Pavarotti che inframezza i passaggi da un’epoca all’altra (per non parlare dell’utilizzo criminale di brani d’opera A CASO, perché fanno così Italia) o gli improbabili antichi romani interpretati da giapponesissimi attori (in testa un’Adriano orientaleggiante ma saggio ed elegante come l’originale) che popolano il film?

Takeuchi Hideki (che aveva già diretto Nodame Cantabile) non è certo il regista giapponese dallo stile più originale o incisivo, ma in questo caso la sua regia che concede pochissimo agli stilemi stilistici dei drama giapponesi (se chiedete a me sono IL MALE ASSOLUTO) consente a un film dalla comicità molto giapponese di non risultare troppo respingente verso il pubblico occidentale poco smaliziato, assumendo uno stile piuttosto sobrio. Per quanto si possa essere sobri girando un film in una Cinecittà invasa dalle comparse ma capeggiata da un manipolo di giapponesi in tunica, intendo.

thermae romae 2
Lo vado a vedere? La premessa fondamentale è un approccio molto permissivo rispetto alla fedeltà storico. Se poi la pacchianeria sotto sotto vi piace e non temete la comicità giapponese, allora avete trovato il vostro film della settimana.
Ci shippo qualcuno? Sicuramente sì, però lasciatemi dire che io amo Adriano con l’eyeliner e il coccodrillo patacco alla follia.
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