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la ragazza meccanicaLa ragazza meccanica di Paolo Bacigalupi, traduzione di M. Gardella, Multiplayer.it Edizioni, 408 pp., 17,90 euro (ebook 7,99 euro), 17 giugno 2014.
In una strenna estiva già ricchissima per l’appassionato di fantascienza arriva in Italia uno dei libri simbolo della fantascienza contemporanea, un titolo imprescindibile per il genere (e non solo) dell’ultimo decennio. “The Windup Girl” è il romanzo d’esordio di Paolo Bacigalupi, eppure ha vinto tutto: Hugo, Nebula, Locus, Campbell Memorial. Una simile striscia di successi non è facile da ottenere, specie se capiti nell’annata in cui China Miéville tira fuori un tomo come “The city & the city”, anch’esso assurto allo status di mezzo capolavoro del decennio.
Ovvio che con queste premesse il libro di Bacigalupi fosse attesissimo anche da noi, perennemente richiesto agli editori, che hanno fatto capire a più riprese che il costo di acquisizione dei diritti era proibitivo. Poi è arrivata Multiplayer.it e ha mollato questa bomba, sia in edizione cartacea che digitale, assicurando di avere in cantiere una sorta di collana dedicata al genere. Purtroppo le tempistiche lunghe (il libro venne pubblicato nel 2009) e una copertina italiana che non mi conquistava del tutto mi hanno fatto capitolare prima del previsto. Ho letto il libro nell’edizione inglese pochi mesi prima dell’uscita italiana e sono qui per segnalarvelo e dirvi che sì, ne vale veramente la pena.

Bangkok, un futuro successivo alla fine dell’era petrolifera. Il livello delle acque innalzandosi ha spazzato via intere città, la penuria di cibo ha distrutto intere nazioni. Il regno thailandese di Re Rama XII resiste, assediato dalle acque tenute a bada dalle mura della città e pompate fuori da un complesso sistema di pompaggio. Vengono tenute a bada anche le multinazionali delle calorie, divenute la moneta corrente e il metro per misurare ogni evento nella vita di tutti. Stretto in un isolamento simile a quello del Giappone nel periodo Edo, il popolo thailandese tenta di sopravvivere alla penuria di energia e alle cicliche malattie che distruggono i raccolti o rendono il cibo mortale, in un mondo in cui la biodiversità è irrimediabilmente perduta. Ad assediarlo sono i calorie men, gli uomini delle multinazionali che detengono le sementi e vendono a caro prezzo le ultime versioni modificate geneticamente per resistere per alcuni cicli alle numerose contaminazioni. Sementi rese sterili per aumentare la dipendenza dei Paesi in difficoltà, spesso causate da interventi dietro le quinte delle stesse corporazioni. 
Anderson Lake lavora sotto copertura per una di queste aziende, perché se la sua professione fosse rivelata significherebbe fronteggiare il linciaggio (circostanza che ha già dovuto fronteggiare nel misterioso, tragico incidente in Finlandia). Finge di essere un danaroso straniero a cui è stato permesso di aprire un’industria in loco, mentre il realtà è sulle tracce di un misterioso sostenitore del regno, che riesce a procurare alla nazione frutta di specie credute estinte, non contaminata, a prezzo accessibile. 

Questo è grosso modo l’incipit di The Windup Girl, ma ci vorrebbero decine di paragrafi per rendere la complessità del mondo tratteggiato da Bacigalupi, una sorta di distopia che non sembra per niente tale, fondata com’è sul nostro presente (in cui le sementi sono già gestite da grandi corporazioni e talvolta sono già “sterilizzate” a scopi commerciali) e su un futuro in cui l’umanità è compressa in poche sacche di relativa civiltà, priva di materie plastiche e con l’energia limitata, fornita da sistemi a molle (no, dico, molle!) che alimentano tutto, persino le armi da fuoco, scossa da quei rari frammenti che testimoniano la vita incomprensibilmente ricca di calorie del nostro presente. Si è sfiorata l’apocalisse, l’estinzione della razza umana era vicina e il pericolo è sempre lì, nelle vesti di un parassita che potrebbe infettare anche le sementi delle multinazionali.

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Nonostante lo scenario cupo, alcune migliorie tecnologiche portano le alte sfere del governo a paventare un nuovo periodo di espansione, in un mondo in cui anche gli spostamenti non sono scontati perché tutto ciò che richiede un dispendio energetico, una caloria, viene pagato a caro prezzo; persino il ghiaccio nei drink è un simbolo di lusso, perché richiede un vero e proprio spreco di risorse per la sua creazione. Se l’affascinante quadro geopolitico internazionale è intuibile da alcuni accenni nel corso del romanzo, la battaglia politica all’interno del regno thailandese è uno dei punti forti del romanzo. A fronteggiarsi sono il ministero del commercio, desideroso di eliminare le restrizioni a danno degli stranieri e il ministero dell’ambiente, l’istituzione in declino che salvò il regno dalla distruzione, che tenta di fronteggiare i colpi bassi e lo spionaggio delle multinazionali, disposte ad affamare la nazione pur di accedere al suo mercato.

Similarmente a “Il fiume degli Dei” di Ian McDonald – con cui divide l’ambientazione “esotica”, la pluralità delle voci narranti, la centralità della lotta per le poche risorse rimaste e la complessità del quadro geopolitico descritto – le alterazioni genetiche la fanno da padrone, tanto che “The Windup Girl” è considerato un romanzo biopunk. Se ormai l’intero comparto agricolo è soggetto alle modificazioni genetiche, anche il regno animale non è rimasto immune alle alterazioni dettate dall’uomo, con esiti disastrosi. Dopo un primo esperimento in chiave estetica che ha portato all’estinzione dei gatti (eh lo so, è un romanzo molto crudo), i Giapponesi (e chi altri?) hanno creato una specie umana artificialmente perfezionata per ovviare alla penuria di nascite nella loro nazione. Memori dell’annientamento della “razza naturale” dei gatti, ai new people vengono predisposte delle forti limitazioni genetiche; sono immediatamente riconoscibili come tali (con movimenti indotti di natura “meccanica”), hanno stringhe di genoma che li rendono arrendevoli e sottomessi più che degli schiavi. Nonostante le loro possibilità sovraumane, sono geneticamente incapaci di ribellarsi ad ogni angheria loro inflitta.

That is the nature of our beasts and plagues. They are not dumb machines to be driven about. They have their own needs and hungers. Their own evolutionary demands. They must mutate and adapt […] We have released demons upon the world, and your walls are only as good as my intellect. Nature has become something new. It is ours now, truly. And if our creation devours us, how poetic will that be?”

thewind bcAccanto all’avanzata frontiera tecnologica Bacigalupi declina una Thailandia in cui convivono vecchie e nuove superstiziosi, un misto di tradizione e cultura popolare che rende ancora più realistico e palpitante il setting della narrazione. Così la gente considera la ragazza meccanica del titolo, Emiko, un’empietà ed è diffidente verso Anderson perché lo considera un diavolo straniero. Parlando in generale e senza il benché minimo spoiler, i protagonisti di “The Windup Girl” – con o senza POV (punto di vista) – sono delle carogne micidiali, disposti a qualsiasi tradimento e violenza pur di sopravvivere. Personaggi di tale complessità e per giunta mai mitigati nel loro agire da qualsiasi remora dello scrittore fanno fare il salto di qualità al romanzo, un gran bel romanzo in toto. A differenza di tanti altri ottimi titoli fantascientifici, La ragazza meccanica non gode solo di un’ottima ambientazione, di un futuro delineato con maestria e coerenza scientifica, è proprio un romanzo di prim’ordine, scritto da un autore che sa rendere complessi, brutali ma interessanti i propri personaggi e i loro demoni, inserendoli in una sorta di thriller vertiginoso che rende la lettura appassionante anche per chi non ama il genere. Una volta entrati nella Bangkok di Bacigalupi, la sua atmosfera diventa tanto vivida da far passare in secondo piano la speculazione scientifica, portando il lettore a girare freneticamente le pagine per scoprire chi riuscirà a sopravvivere un altro giorno. Mi sbilancio: secondo me “Il fiume degli dei” gli è superiore come qualità e contenuto scientifico, ma “La ragazza meccanica” stravince la sfida come esperienza di lettura. Sicuramente entrambi i titoli lasciano dietro di sé quesiti su cui vale la pena riflettere e atmosfere, personaggi e speculazioni il cui eco si fa sentire a lungo.

Un paio di riflessioni molto, molto [SPOILER] per chi il romanzo lo ha già letto:

  • Uno degli elementi che mi convince meno è il titolo. Emiko è senza ombra di dubbio il perno attorno a cui ruota la struttura del romanzo e negli ultimi capitoli diventa la depositaria del futuro dell’umanità, ben più di Kanya, tuttavia avrei preferito un titolo che rendesse giustizia alla pluralità di personaggi indimenticabili che rendono possibile la sua presa di coscienza, nel bene e nel male. Anche perché il titolo e la copertina italiana finiscono inevitabilmente per suggerire quello scenario malizioso da giapponesina robotica pronta a soddisfare ogni sordido desiderio. Sarà pur vero che Emiko è stata creata per questo, ma riassumere così un romanzo così ricco e complesso non è proprio il massimo.
  • Se il romanzo è costellato da personaggi senza scrupoli e da tradimenti epocali – in primis quello del tutto inaspettato di Kanya -, se Honk Seng è una sordida carogna redento nel finale da Mai e i vari uomini con cui ha a che fare Emiko sono la peggio umanità, io ho adorato alla follia Anderson, che è bastardo fino al midollo e nemmeno per motivi di stretta sopravvivenza. Stronzo di suo, nemmeno l’aver protetto Emiko lo redime dal fatto di averla venduta a un sadico conclamato per raggiungere il suo scopo.
  • Nella mia mente a un certo punto Anderson è diventato Iain Glen, che vedrei benissimo come protagonista di un adattamento filmico/televisivo che, in mano alla gente giusta, diventerebbe una cosa che ho già la lacrime agli occhi al solo pensiero. Ma anche Daniel Craig, se proprio. Certo, sarebbe una bella spesa, però in un mondo in cui c’è cronica mancanza di sceneggiature che risultino inedite e di storie poco prevedibili, com’è che nessuno ha ancora opzionato questo libro?
  • Alla fine è sempre colpa dei giapponesi eh.

paolo bacigalupi

Lo leggo? A parer mio è uno dei romanzi dell’estate da leggere e non per gli appassionati del genere SF, proprio in generale. Complesso ma avvincente, è perfetto da portarsi sotto l’ombrello o in qualsiasi altro posto. Occhio però: è un romanzo per adulti e, senza essere violentissimo o oltremodo impressionante, contiene un paio di scene di sesso molto, *molto* forti e una particolarmente disturbante. Se vi angoscia questa tipologia di contenuti o se cercate un romanzo rassicurante, ecco, magari leggete altro.
Ci shippo qualcuno? Mhhh, forse nel libro no ma con gli attori giusti nel film giusto mi vengono in mente un paio di scene che sto già ghignando ma lo sapete, io sono una causa persa.

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