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golemj3Il genio e il golem di Helen Wecker, Neri Pozza, 590 pp, 2013
La migrazione di fine Ottocento dall’Europa e l’Asia verso l’America è la genesi del multiculturalismo che ha profondamente caratterizzato l’identità americana recente e l’immagine letteraria della metropoli newyorchese. La difficile traversata dell’Oceano, la vista mozzafiato su Manhattan, il passaggio cruciale ad Ellis Island, la ghettizzazione culturale e geografica delle piccole (little appunto) città nella città.
Questa sorta di percorso di formazione del migrante sembra conoscere delle tappe obbligate nella notevole produzione culturale scaturita da quell’incredibile momento storico in cui New York accoglieva chiunque fosse disposto a rischiare il proprio futuro per poterlo migliorare. Il romanzo di Helene Wecker segue il medesimo sentiero, raccontando però i destini di due migranti molto speciali, sottoposti al medesimo processo di trasformazione e crescita dei loro vicini umani.

Il romanzo d’esordio di Helene Wecker si sviluppa a partire uno spunto originale: introdurre due creature del folklore ebraico e arabo e seguirle nel loro difficile processo d’adattamento a New York, facendogli vivere le stesse difficoltà dei migranti delle loro terre d’origine, la medesima solitudine amplificata dalla necessità di nascondere la propria natura soprannaturale agli astanti umani. Così l’ennesimo mattone dedicato al tema della migrazione diventa un sofisticato historical fantasy, dove a stemperare la durezza della vita dei migranti ci pensano i continui innesti magici e folcloristici di un gruppo che porta con sé un bagaglio di storie ed esperienze magiche nel nuovo mondo.

La scelta delle due creature ricalca il sottobosco culturale in cui Wecker e il marito sono cresciuti; lei d’origine ebrea, lui arabo, entrambi integrati ma consci di un bagaglio iniziale diverso, con cui a volte è necessario fare i conti. Il romanzo d’altronde riflette nelle paure delle tante comunità di diversa origine stipate a New York molti temi ancor oggi sentiti: le difficoltà di convivenza tra culture diverse, le tensioni tra confessioni regione e tra scienza e superstizione, i timori di scontri culturali e le tensioni nate nel vecchio mondo e trasportate nel nuovo.

Sometimes men want what they don’t have because they don’t have it. Even if everyone offered to share, they would only want the share that wasn’t theirs.

Due creature del folclore euroasiatico finiscono per approdare a New York: un golem, sintesi della tradizione ebraica europea del servo d’argilla dalla forza sovrumana creato dai rabbini votatisi all’occultismo, e un jinni, un solitario spirito del deserto fatto di fuoco, capace di assumere varie forme e forgiare i metalli.

golemjLe due creature a ben vedere sono versioni attentamente ricalibrate della loro origine mitologica, accomunate dall’impossibilità di capire appieno la natura umana e dalla sudditanza verso i loro padroni mortali. Sono però entrambe dotate di libero arbitrio e di personalità distinte e per certi versi opposte: il genio volubile, dispettoso e seduttore, la golem coscienziosa, altruista e prudente. Entrambi poi condividono il disagio procurato dalla loro parziale umanizzazione: la golem femmina (una rottura rispetto a una tradizione di mostri servitori maschili) costretta a conciliare la sua forza sovrumana e la sua capacità di percepire segreti e bisogni umani con il basso profilo che ci si aspetta da una vedova, il genio imprigionato suo malgrado in una forma umana che ne limita le capacità e ne influenza la psiche.

Parallelamente ai due grandi interrogativi dei protagonisti su cui si articola il romanzo (chi ha imprigionato il Genio? Riuscirà la Golem a sopravvivere senza essere distrutta?), Wecker dipinge un affresco di storie tra il fantastico e il fiabesco che vedono coinvolti gli abitanti di Little Syria e del quartiere ebraico che entrano in contatto con i due esseri, alternando flashback che motivano il loro arrivo nel nuovo mondo alle difficoltà e le interazioni della vita presente. Il risultato è un affresco delle due comunità di migranti, la cui vita dura nasconde passati dolorosi o tentativi di riscatto.

He’d lived so long in anticipation of his own death that to contemplate his future was like standing at the edge of a cliff, staring into a vertiginous rush of open sky.

I punti forti del romanzo, che è valso alla Wecker una nomination al Nebula e al World Fantasy Awards, sono sicuramente lo stile di scrittura semplice ed estremamente scorrevole, impreziosito dalle tante storie di spiriti e magia che inscrivono nel romanzo una meta-raccolta di aneddoti popolari e fiabe ricolme di magia. Inoltre il libro riesce a mantenersi quasi sempre lieve e rassicurante anche se, come in tutte le storie di migrazione, non mancano i perdenti, quelli che non ce la fanno, oltre a un buon numero di morti.

golemj1Purtroppo c’è da segnalare anche qualche passo falso, che denuncia la natura esordiente dell’autrice, soprattutto nelle fasi concitate del finale, quando la narrazione si fa più disordinata e confusa, a tratti incoerente con quanto era venuto prima. Qualche ingenuità la si nota anche nella scarsa malizia dell’autrice nel lasciare in giro gli indizi che i suoi protagonisti seguiranno, rendendo evidente al lettore che oggetti o luoghi appena presentati torneranno presto in scena e acquisteranno importanza.
La mancanza più dolorosa della Wecker è però legata alla sua incapacità di introdurre con naturalezza i numerosissimi incontri fortuiti con cui i protagonisti si incontrano e scontrano per tutto il libro, rendendoli sempre più macchinosi ad ogni nuovo incontro casuale. Presa dall’ansia di dover giustificare in qualche modo l’ennesima riunione fortuita di personaggi che inconsciamente potranno dare uno una mano all’altro, la scrittrice rende fin troppo evidenti i meccanismi narrativi sotto la storia e alla lunga questo processo genera un po’ d’imbarazzo nel lettore.

I prefer reason and agreement. Allies much more useful than bodies.

Lo leggo? Il libro ideale per chi non ama troppo né il romanzo storico né il fantastico: la commistione dei due attenua i punti deboli di entrambi i generi. Lieve, garbato e scorrevolissimo, è il libro ideale per chi ama le atmosfere del folklore popolare ma è stanco di raccolte antologiche e storie brevi.
Ci shippo qualcuno? Mhhh, no.
L’edizione italiana é a cura di Neri Pozza e tradotta da Simona Fefè. Fa sorridere, dato che in passato questa casa editrice ha dichiarato orgogliosamente di non proporre romanzi di genere nel proprio catalogo. Rassicurati quindi quanti temono il fantastico, è un motivo ricorrente ma talmente lieve da non scoraggiare nemmeno i tipini di Neri Pozza. Edizione al solito è buona, la traduzione da qualche confronto fatto al volo sembra puntuale e precisa, peccato per qualche banale svista nella trascrizione, solitamente rara nel catalogo di questo editore.

QUI il bel book trailer.

Helene Wecker

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