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ender1Ci sono adattamenti letterari la cui storia è già travagliata ben prima che approdino nelle sale. Il classico per ragazzi di Orson Scott Card ha attirato per anni l’attenzione del mondo cinematografico, vuoi per la trama complessa e ricca di momenti cinematografici (ve ne ho parlato QUI), vuoi perché sono tutti alla ricerca di un titolo per ragazzi con una buona base di giovani ammiratori da trasformare nella prossima saga remunerativa.
Alla fine l’ha spuntata Gavin Hood, che cura sia la sceneggiatura sia la regia di questo titolo di scarso successo, ostacolato da una resa poco più che mediocre e da un boicottaggio che ha investito il film ancor prima che arrivasse in sala, a causa di alcune controverse affermazioni dell’autore del libro.

Ender’s Game come film è fallimentare, nonostante sia evidente come Gavin Hood, uno che nella carriera ha messo le mani in parecchia fantascienza, abbia cercato di adattare la materia alle esigenze del grande schermo senza snaturarla.
Da lettrice ero ben consapevole che la crudezza di molti passaggi del libro – che vede poco più che bambini scannarsi vivi in una scuola militare nello spazio per essere pronti a un’imminente seconda invasione aliena – non poteva che essere attenuata in un prodotto che cerca di attirare in sala il grande pubblico.
Perciò Ender ha qualche anno in più e vive qualche trauma in meno nel suo duro addestramento per diventare lo stratega che guiderà il genere umano durante la seconda invasione di una razza aliena che in un primo attacco è stata vicinissima a conseguire l’estinzione del genere umano.

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Il gioco a cui Ender è costretto a partecipare è meno crudele e meno pericoloso; sostanzialmente il protagonista vive il suo tracollo più per un singolo episodio traumatico che per la concatenazione di esperienze al limite della tortura pilotate con maestria dal comando di adulti che ha individuato in lui il prescelto. Se il lettore vive la dolorosa esperienza dei tradimenti subiti capitolo dopo capitolo da Ender ad opera degli adulti, pronti distruggere ogni legame affettivo o punto di riferimento pur di farne il comandante geniale che intravedono in lui, lo spettatore assiste a poco più di un duro addestramento, con l’aggravante che in questa versione il sadismo degli adulti è sempre più che giustificato ancor prima che venga messo in atto.

Il livello raggiunto dagli effetti speciali e dalla computer grafica rende possibile dare vita a una delle parti più affascinanti del libro, la stanza d’addestramento a zero g dove le orde di ragazzi si affrontano in duelli a squadre, senza dubbio la parte più riuscita del film. Nonostante i vigorosi tagli alle svariate sfide, la sfida è vinta con una resa fluida, realistica e sorprendente, che dona a un film altrimenti fin troppo parlato quel minimo d’azione che ne ovvia una certa staticità.

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Quello che manca davvero al film è una dimensione emozionale più estrema. L’errore più grande è stata questa collocazione tiepida, che non rende la drammaticità dell’opera originale, la crudeltà con cui le torture psicologiche inflitte a Ender lo portano a raggiungere il suo obiettivo, nonostante lui sia pienamente consapevole di quanti pezzi di se stesso stia perdendo per strada.
Se fosse stato un film glaciale e impersonale, il distacco avrebbe permesso di evidenziare in maniera migliore il sadismo del gioco di Ender, se fosse stato più emotivo l’empatia avrebbe permesso alla pellicola di bissare l’enorme tradimento che il lettore vive assieme al protagonista quando le vere implicazioni del gioco vengono a galla nell’indimenticabile spiegone finale.

Quello che rimane, con amara ironia, è una pellicola il cui sforzo realizzativo è evidente ma il risultato mediocre non viene purtroppo evitato. Peccato davvero, perché Asa Butterfield (Hugo Cabret) aveva l’intensità emotiva giusta per un ruolo tanto gravoso e Hailee Steinfeld (True Grit) la bravura per rendere Petra un personaggio intenso e non poco più di un riempitivo, senza contare l’impressionante cast degli adulti (Harrison Ford, Ben Kingsley, Viola Davis).

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Lo recupero? Sarebbe un vero peccato scoprire il gioco di Ender attraverso la pellicola quando il libro è un classico per ragazzi di rara potenza, che si legge agevolmente in qualche ora e lascia molto più che questo film dietro di sé.
Ci shippo qualcuno? Nel libro è molto più di un sospetto (nonostante in seguito Orson Scott Card sia diventato uno degli omofobi più vituperati) e nonostante il film si sforzi di rendere quel velo di ambiguità che permea tutti i rapporti di Ender con i due fratelli e gli amici dell’Accademia, fallisce miseramente.

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