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atozContinua a imperversare la stagione dei pilot, si avvicina la stagione degli Oscar e quella delle influenze già miete le sue vittime nella pianura padana: si accettano scommesse su quale delle tre mi metterà definitamente KO.
Ne frattempo continuo a visionare episodi pilota che confermano la mia impressione iniziale: quest’anno la serie bomba imperdibile o la gradita sorpresa ancora non ha fatto capolino sui nostri schermi. Qualcosina di vagamente apprezzabile  comincia a intravedersi all’orizzonte, quindi continuiamo a sperare.
A sottoporsi alla visione di tutto, dalle primizie al letame più ributtante, ci pensa al solito il gruppo di Serialmente. QUI trovate il bollinario della scorsa settimana ma aggiornato alle ultime visioni e ancora più bollinoso di prima! Se invece volete sapere in dettaglio cosa ho visto, cosa vi consiglio e quale gif sto per usare come premio qualitativo della settimana, continuate a leggere.

Da questa settimana per vivacizzare un po’ il post (sempre molto sintetico e volante, siete avvertiti) attribuirò alla miglior pilot visionato in settimana il premio pop corn, che a differenza di quello omonimo di MTV è super carino e sembra anche edibile.

popcornA to Z
Appena cominciato e già si palesa l’iconcina. A to Z è forse il pilota più curato a livello di scrittura e design di titoli di testa, sigla e graficume vario visto finora. Sia per impostazione che per trama non è del tutto originale, ma attrae a partire dal suo peculiare voice over iniziale l’attenzione, promettendo di ritagliarsi un’identità tutta sua. Anche lo spunto pare in grado di reggere un’intera stagione, punto su cui più di una comedy sembra già spacciata. Andrew e Zelda lavorano uno di fronte alla finestra dell’altro e ora stanno per incontrarsi ed innamorarsi. La serie, una lettera alla volta, presenterà tutte le fasi del loro rapporto amoroso, dalla A alla Z (una lettera ad episodio), fino al finale della relazione, il cui esito è comunque ignoto. Lui, Ben Feldman, è sognatore e idealista, lei, Cristin Milioti, un avvocato coi piedi ben piantati a terra ma ironica e divertente. Entrambi sono adorabili nel senso fighetto del termine e hanno amici e colleghi di lavoro ugualmente adorabili nel senso hipster del termine. Sullo sfondo, uffici, vestiti, interni ed esterni molto secondo decennio del nuovo millennio con un tocco retrò (e quindi hipster, sì). Se eravate nella schiera del sostenitori di 500 days of Summer, il primo riferimento che balza immediatamente alla mente durante la visione, vi conviene darci un’occhiata. Lo sconsiglierei solo a chi ha odiato quel film o a chi proprio non è interessato al genere. Andate tranquilli, Zelda non è la solita manic pixie dream girl.

foreverForever
Guardate, io ho l’attitudine e la soglia di sopportazione di un over 50 di fronte ai procedurali polizieschi e serve davvero poco per convincermi a guardarli. Il problema è che ne vengono realizzati così tanti che essere originali risulta difficilissimo. Anche qui spunto già visto (coroner che nasconde la sua natura immortale mentre da una mano alla detective della squadra omicidi) e solite deduzioni stile BBC Sherlock che ormai posso accettare giusto da Benedict Cumberbatch. In questo caso le basi per la trama orizzontale sarebbero anche interessanti (il Moriarty di turno è immortale pure lui e ha deciso di ammazzare il tempo dedicandosi al crimine) e il comprimario allevato dal protagonista e ora più anziano di lui è una bella novità, ma a mio parere sono proprio i protagonisti a non avere la chimica necessaria a risultare naturali sullo schermo o a indurmi a interessarmi a loro. Ioan Gruffudd e Alana De La Garza non convincono mai veramente fino in fondo e la scrittura del caso poliziesco non era così accattivante da farmi rimanere per un altro episodio.
scorpionScorpion
Il discorso di qui sopra copincollatelo pure qui. Devo dire che nonostante sia ben più cazzaro ed esagerato di Forever (ci vuole coraggio per includere nel pilot la scena del carrello di un aereo di linea che si appoggia a una Maserati a tutta velocità per attaccare il cavo della connessione a un laptop e permettere un download più veloce di un software che eviterà una catastrofe – davvero) Scorpion mi ha coinvolta di più, soprattutto perché al posto dell’obitorio c’è un baretto che si riempie di smanettoni disadattati ma geniali che con l’aiuto del tizio del FBI cazzutissimo cercano di evitare una catastrofe aerea. I due protagonisti funzionano, sì, ma li riempirei di sberle (oh, io povera cameriera col bimbo difficile, oh, io super genio incompreso che ricordo a tutti quanto siano delle bestie rispetto a me) mentre i comprimari nel team messo insieme dal geniaccio protagonista hanno delle buone potenzialità. Cazzaro è cazzaro, procedurale è procedurale, ma se riesce a ingranare nella direzione giusta potrebbe diventare anche interessante.

transparentTrasparent
A parte che vedere il mio primo telefilm a marchio Amazon mi ha fatto un’impressione pazzesca, tipo pietra miliare, fine di un’era o inizio della dittatura televisiva del marchio del sorriso. Qui i compiti a casa li hanno fatti eccome, anche se non al livello delle prime serie Netflix, che rimangono ancora l’esordio da battere.
Slice of life e family drama insieme, è scritto molto bene e girato con quel finto realismo leccato alla Looking e i dialoghi fitti fitti di nulla di Girls, le due serie a cui più somiglia. Sostanzialmente gente che parla dei cazzi (in prevalenza sessuali) suoi con una regia con finta presa diretta e un sacco di camera a braccio, poi però improvvisamente tutte le informazioni più stupide formano il quadro abbastanza preciso ed emotivamente devastato di una famiglia con genitori in crisi d’identità e figli pervasi dall’egoismo e finalmente qualcuno appoggia la telecamera su un treppiede. La serie è già stata rilasciata integralmente perciò non c’è bisogno di aspettare. Tutto molto ben fatto, attento, ben recitato e curato, ma manca di un’identità davvero sua (anche se forse bisognerà solo dargli tempo).

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