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interstellarTra poche ore arriverà anche nelle sale italiane uno dei film più attesi dell’anno, il ritorno di Jonathan e Christopher Nolan alla fantascienza. Un film enorme, ambizioso, audace e molto, molto fantascientifico. A seguire trovate una serie di considerazioni personali in qualità di amante del cinema e della fantascienza, il tutto in termini vaghissimi e completamente privi di spoiler, per rispettare la volontà del regista di sorprendere spettatori quasi del tutto ignari di cosa si troveranno di fronte. Più che una recensione è una serie disconnessa di considerazioni, perché sarebbe davvero difficile dare un giudizio effettivo al film senza potersi sbilanciare più nel dettaglio sul suo sviluppo narrativo. Vi anticipo in estrema sintesi quello che ne penso: Nolan non è il mio regista preferito, non amo alcuni sui film osannatissimi, lo apprezzo ma lo trovo un regista troppo ingombrante, un artigiano capacissimo ma non al livello che la sua fama suggerirebbe. Interstellar ero pronta a snobbarlo (come buona parte della critica ha fatto) invece l’ho amato. Non per la precisione stilistica e narrativa di The Prestige e Memento (al momento i suoi lavori migliori secondo la sottoscritta) ma perché è una splendida pellicola di hard scifi e un’incessante appello allo spettatore a ritrovare fiducia verso il futuro. Inutile consigliarvi di andare a vedere questo film o di evitarlo: nel bene e nel male Interstellar era già il film su cui ci si sarebbe accapigliati nel 2014 e la sua ricchezza narrativa e filosofica non farà che accendere ancora di più di dibattito, oltre che a rendere consigliabile una seconda visione. Partiamo dai difetti: Interstellar ancora una volta è una summa del Nolanismo, una serie d’esagerazioni su cui davvero nessuno ha il diritto di veto, non con gli incassi che la premiata ditta Nolan riesce a portare a casa con film lontani dalle logiche dei blockbuster, pur condividendone i budget astronomici. In questo momento, Christopher Nolan è l’unico regista al mondo che può bussare alla porta di uno studios come la Warner e chiedergli l’esorbitante cifra di 165 milioni di dollari per un film fantascientifico scritto col fratello e con la consulenza di un fisico di fama internazionale. L’unione di un genere già ostico per molti a un approccio realista, tecnico, proprio del hard scifi, roba che se non sei Nolan la porta te la sbattono in faccia. Il problema di questa libertà espressiva estrema è saperla gestire e già dalla durata biblica è evidente che ciò di cui più avrebbe bisogno Nolan è un suo pari che ne vagli le scelte. Seppur in maniera più contenuta rispetto a Inception, siamo ancora una volta di fronte a un film talvolta esibizionista, talvolta poco coerente, sicuramente difficile da seguire per chi non mastica il genere, con i suoi mille e mille prestiti dal passato glorioso della hard scifi. Alzi la mano chi saprebbe disegnare un tesseratto o spiegare esattamente cosa sia un wormhole. Ecco. Il film fa un notevole sforzo per coniugare plausibilità scientifica con comprensibilità dei contenuti almeno a livello basilare (qualcuno ha detto spiegone?) ma nella seconda parte è così preso dall’ingigantirsi della portata filosofica di questi novelli Lazzaro e Prometeo da lasciarsi dietro gli spettatori meno avvezzi, rischiando fortemente l’effetto cagata pazzesca. Personalmente trovo che il problema di Interstellar non sia né la coerenza interna della storia (ben più solida del passato recente) né il suo approccio realista, bensì il fatto che si posizioni in un genere molto preciso che in molti non amano e altrettanti rifiutano a priori. Lo fa coraggiosamente, senza usare lo spazio come contorno accattivante a una storia che é altro, lo fa apertamente. Questo è solo uno degli aspetti che rendono Interstellar il film più coraggioso dell’anno. interstellar2 I due paragoni scomodati più di frequente sono Gravity (sicuramente migliore a livello cinematografico) e i Guardiani della Galassia, inteso un po’ come l’antipodo per tono e registro stilistico. Se come film Interstellar può soffrire il confronto, come opera di fantascienza asfalta la concorrenza. Da una parte si affronta la sopravvivenza spiccia nello spazio, dall’altra il tono con cui parlare di umanità che lo percorre. Il vero discrimine è la tradizione in cui le prime due pellicole finiscono sempre per incanalarsi. Interstellar ha il grosso merito di non rinnegare mai la sua tesi umanistica e familistica,  anche a costo di sfiorare il paternalistico. La sua filosofia è a tratti pura allegoria biblica e a tratti universale, il suo vivido realismo è il filo che percorre la storia e però non ferma il film dall’esplorare l’inesplorabile, dentro e fuori l’essere umano. Interstellar è caparbiamente e splendidamente umanista, in un modo più vivido e convinto di Gravity e per certi versi ancora più positivista dei Guardiani. Il quid di Interstellar non è la produzione senza pari, un cast stellare ed ispiratissimo in cui è davvero impossibile scegliere un’interpretazione sull’altra, una regia dall’artigianale maestria o una colonna sonora di nuovo assolutamente strepitosa di Hans Zimmer. La vera forza del film è la sua ambizione, che lo spinge a non voler essere il film migliore del genere bensì il film che detta una nuova strada e delle nuove regole allo stesso. In questo la sceneggiatura dei Nolan è un capolavoro, un viaggio avventuroso percepibile dalla poltrona in sala e insieme la pura ambizione di usare la fantascienza non come specchio del presente, bensì come megafono della speranza. In un mondo letterario e non d’onnipresente distopia e di così scarsa fiducia nel futuro dall’essere concepito con l’unica variante di diverse sfumature di rassegnazione e oppressione, Nolan rimette l’uomo al centro e la speranza inestinguibile davanti a lui. Benché vessato dalla natura e dagli errori passati, l’uomo si erge come specie in un discorso quasi profetico, prima per assicurarsi la propria sopravvivenza, poi per riprendere in mano le redini dell’universo e tornare a guardare con speranza, con desiderio, con orgoglio al esso, proprio quando è tangibile la possibilità che l’umanità non ne faccia parte. interstella4 Interstellar è forse il prodotto migliore dell’ambizione di Nolan, quello disinteressato alla propria gloria, impegnato com’è a dirci che se il futuro è grigio e opprimente è perché non facciamo che proiettarci le ansie di un presente completamente svuotato di speranza, perché lo vogliamo noi così. Per analizzare la miriade di elementi e citazioni presenti nel film (dai lens flare al rapporto con le intelligenze artificiali, dal confronto tra scienza e umanità negli scienziati al rapporto spazio temporale scelto da Nolan, passando per il ruolo di Murph, del dottor Mann e di Cooper) ci saranno tempo, post e tesi di laurea, adesso è il momento di andare al cinema e respirare di nuovo fiducia nell’uomo e nella sua sete di sopravvivenza, conoscenza e altruismo. Senza dimenticare quanti hanno fatto la stessa cosa di recente senza beneficiare degli stessi mezzi (tipo questo film) ma ammettendo che qualunque sia il punto d’arrivo, difficilmente un altro titolo quest’anno vi farà fare un’esperienza di viaggio e scoperta così tangibile. A grande richiesta – cos’è un tesseratto? Nolan era così preso dal climax finale che non si è reso conto che ad eccezione dei fattoni come la sottoscritta, la proiezione nello spazio quadrimensionale del quadrato non è esattamente un concetto popolare. Non è propriamente corretto ma rende molto l’idea: in tre dimensioni il quadrato sta al cubo come il cerchio sta alla sfera, in quattro il quadrato sta all’ipercubo come il cerchio sta all’ipersfera. L’ipercubo è la proiezione di un quadrato nelle quattro dimensioni (quadrato 2, cubo 3, ipercubo 4 dimensioni): il tesseratto è un sinonimo di ipercubo. QUI trovate un paio di figure illuminanti (così a naso quello del film ha la forma come quella croce violacea a metà pagina), ma l’esempio più chiarificatore è un breve racconto di Robert A. Heinlein contenuto nella raccolta “Il Mestiere dell’avvoltoio”. Lo trovate per due spicci in ebook e ne vale la pena.

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