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ancillaQuarantasette anni, originaria del Missouri, Ann Leckie ha esordito nel mondo della fantascienza con l’effetto di un ciclone, capace di travolgere un’intera annata di produzione letteraria. Ancillary Justice è senza ombra di dubbio il libro SFF dell’anno: il primo volume della trilogia Imperial Radch, ha venduto ad oggi più di 30000 copie (contro una media per esordio di 1000), vincendo Hugo Award, Nebula Award, Arthur C. Clarke Award, BSFA Award, Locus Award e Kitschies Golden Tentacle.
L’impresa compiuta da Ann Leckie è ancora più eccezionale se si pensa al sottogenere a cui il libro appartiene, quello della space opera (quando la gente dice di non amare la fantascienza perché detesta Star Wars, in realtà sta dicendo che non gradisce la space opera, ovvero avventure a sfondo spaziale dal piglio epico, più slegate dal conformismo scientifico). La space opera di stampo classico sta vivendo un certo revival negli ultimi anni, dopo un lungo periodo in cui sembrava aver perso il suo appeal presso il pubblico. Questo fino all’arrivo del libro della Leckie.

[recensione spoilerfree]

Tra i numerosi meriti di Ancillary Justice c’è infatti quello di aver mostrato come sia possibile impostare e portare avanti una complessa riflessione su temi universali (la religione, la politica, l’economia, le differenze di genere e razze) all’interno di un genere che anche nelle sue espressioni contemporanee sembra refrattario ad abbandonare il solco più avventuriero e divertito.
Mentre John Scalzi (tra i primi estimatori dell’opera) e altri raggiungevano il successo scrivendo tomi che aggiornavano di pochissimo gli stilemi della space opera classica, Ann Leckie scriveva e riscriveva un libro dalla cosmogonia e cronologia così composite da avere un singolo limite: quello di non essere una storia in cui ci si ambienta facilmente.

“Thoughts are ephemeral, they evaporate in the moment they occur, unless they are given action and material form. Wishes and intentions, the same. Meaningless, unless they impel you to one choice or another, some deed or course of action, however insignificant. Thoughts that lead to action can be dangerous. Thoughts that do not, mean less than nothing.”

Il gioco però val bene la candela, perché Ancillary Justice è un esordio memorabile che ha scosso il mondo della SFF letteraria, ma soprattutto è una fucina di spunti e riflessioni che rimandano alla produzione più alta della letteratura contemporanea. Una tale ricchezza tematica, che si spinge ben oltre i confini dei temi cari alla fantascienza, mette in difficoltà non solo l’autrice (costretta a mettere da parte alcuni spunti per i volumi successivi) ma anche chi lo recensisce, perché fornire un’idea di cosa vi troverete davanti con semplicità e chiarezza senza togliergli il gusto della scoperta dell’impero radchaii è un’impresa ardua.

La voce narrante del libro è un’intelligenza artificiale governante la Justice of Toren, una nave spaziale deputata al trasporto di truppe radchaii. Per consentire alle loro navi di assistere gli ufficiali e i cittadini e mantenere in sicurezza l’enorme impero Radch, alla fine di ogni nuova annessione parte dei ribelli prigionieri viene tramutata in ancillaries, corpi svuotati del precedente proprietario umano e governati dall’AI della nave spaziale. Le ancillaries sono morti che camminano la cui volontà è azzerata, pronti a seguire le direttive delle AI e dei loro ufficiali e a diventare gli occhi, le orecchie e le braccia delle navi spaziali sulla terra ferma.
All’inizio del romanzo un ancillary della Justice of Toren in incognito salva la vita a Seivarden Vendaai, un tenente che aveva prestato servizio sulla nave spaziale migliaia di anni prima. Come è sopravvissuto per tanto tempo? Cosa ci fanno i due su uno sperduto pianeta ghiacciato? Questi i misteri con cui si apre il romanzo. Fin da subito appare chiaro che l’ancillary protagonista si muove in incognito nella galassia da anni alla ricerca di qualcosa, essendo sopravvissuta inspiegabilmente (e segretamente) alla distruzione della nave madre ordinata 19 anni prima.

“And I can’t help but think you inexplicably, unexpectedly naive,” said the head priest. “One Esk will shoot me if you order it. Without hesitation. But One Esk would never beat me or humiliate me, or rape me, for no purpose but to show its power over me, or to satisfy some sick amusement.” She looked at me. “Would you?”

Il romanzo ha un intreccio molto complesso, che si dipana su tre linee temporali differenti; quella degli ultimi giorni di servizio di Seivarden Vendaai migliaia di anni prima, quella dell’incidente che ha causato la distruzione della Justice of Toren e quella attuale. A ben vedere anche le voci narranti sono tre, perché l’ancillary sopravvissuta non solo ha una visione più limitata degli eventi rispetto alla Justice of Toren di cui conserva le memorie (memorie di migliaia di ancillary che si muovevano nello spazio e sui pianeti dove si svolgono le vicende del romanzo) ma dice chiaramente che quando usa il pronome io, si riferisce ad entità radicalmente differenti per valori, propositi ed aspirazioni rispetto a quelle di 3000 o 19 anni fa.

ancillaryLe tre linee temporali concomitanti permettono ad Ann Leckie di realizzare un world building assolutamente magistrale, perché l’impero Radch viene descritto minuziosamente in tre momenti molto diversi della sua storia, non fornendone solo un’istantanea, ma un resoconto davvero realistico dell’ascesa e della caduta di un impero storico. Non a caso dai titoli e termini utilizzati dovreste già aver intuito che i Radchaii hanno molti punti in comune con l’impero romano, sia come attitudine bellica sia come organizzazione economica del loro gigantesco impero. Conquistano pianeti e civiltà e li inglobano nella loro area d’influenza permettendo loro dopo un certo periodo di tempo di mantenere i propri culti religiosi “riadattandoli” e di diventare cittadini, così da poter entrare nella gigantesca macchina amministrativa radchaii.

Questa però è solo una base di partenza “storica” su cui poi Leckie innesta una serie d’idee così intriganti e meritevoli di riflessioni post lettura da rendere l’universo in cui è ambientato il romanzo un piccolo capolavoro di coerenza storica, contraddizione culturale e precarietà economico-sociale. Al centro dell’affascinante e complessa cultura Radchaii si dipana via via il mistero riguardante il suo capo supremo, Anaander Mianaai, di cui non anticiperò nulla perché scoprire come riesca a governare su un impero tanto vasto è uno degli aspetti più appassionanti del libro. Mi limiterò a farvi maliziosamente notare come Mianaai sia una sorta di traslitterazione fonica di me and I. 

L’aspetto dell’impero Radchaii che ha fatto più parlare di sé è il fatto che questo popolo umanoide ma alieno, che misura il grado di purezza delle varie famiglie nobili in base al grado d’intesità del colore della carnagione (inserire qui l’urlo di gioia della Tumblr social justice per un romanzo i cui protagonisti sono tutti people of color) non presenta distinzioni linguistiche o sociali tra uomini e donne. L’ancillary protagonista usa she/her per riferirsi a tutti personaggi del romanzo, il cui aspetto è abbastanza ambiguo (e ambiguamente descritto) da rendere impossibile l’immediata comprensione del sesso. La stessa difficoltà si riflette anche sulle razze aliene, perché le intelligenze artificiali radchaii condividono con i loro creatori la stessa confusione nel distinguere gli attributi di genere nelle altre specie. Solo il genere di alcuni personaggi viene chiaramente esplicitato (o vagamente suggerito), ma l’attenzione linguistica dedicata dalla Leckie a questo aspetto rende presto il lettore tanto acclimatato agli usi Radchaii da non fare più caso al genere dei protagonisti, tanto che avrei delle difficoltà a piazzare nell’insieme giusto anche quelli di cui è stato rivelato il sesso.

I saw them all, suddenly, for just a moment, through non-Radchaii eyes, an eddying crowd of unnerving ambiguously gendered people.

Lo leggo? Lettura assolutamente imprescindibile per gli appassionati o i curiosi di SFF, Ancillary Justice è un inizio complesso ma superbamente thought provoking di una trilogia che promette di regalarci la costruzione di un universo che sarà difficile dimenticare. Considerando che gli interscambi spaziali sono ridotti all’osso e la straordinaria attualità dei temi trattati dalla Leckie, mi sento di consigliarlo anche a tutti coloro che si interessano di tematiche razziali o gender issue, perché ha davvero poco da invidiare a certa letteratura americana d’alta fascia di grido. Infine se dalla lettura volete il viaggio in mondi meravigliosi, diversi ma credibili e palpitanti, siete invitati alla festa. Ironicamente gli unici che rischiano di rimanere scontenti sono gli appassionati di space opera classica (anche se John Scalzi l’ha amato, perciò c’è speranza anche per voi!).
Ci shippo qualcuno? Ed eccoci qui, a parlare di un libro la cui confusione di sessi è tale da rendere facilmente trasformabile ogni relazione nel suo equivalente omoerotico. Grazie Ann, io ho apprezzato molto. In realtà pur essendo così concentrato su un discorso sociale e filosofico, le radici più profonde di Ancillary Justice sono tutte collegabili all’amore e all’affezione. Ho evitato prima di parlare di storia d’amore perché non c’è deterrente più efficace tra gli estimatori di SFF, ma l’intensità delle relazioni che vengono tratteggiate ai margini della storia (penso a Lieutenant Awn, Lieutenant Skaaiat, a Seivarden e ovviamente a Breq) arricchisce il libro, rende più credibile l’impero Radch e più vivide le motivazioni dietro alla ricerca di giustizia del protagonista. Io per esempio stravedo per quell’idiota di Seivarden Vendaai <3.

la scrittrice Ann Leckie

la scrittrice Ann Leckie

NOTE ED EXTRA

  • Ancillary Justice è stato recentemente opzionato dalla moribonda FOX per tentare di realizzarne un adattamento televisivo. Ann Leckie stessa ha dato l’annuncio e ha parlato di come i produttori l’abbiano rassicurata sulla fedeltà al complesso discorso di generi e razze che è l’anima stessa del libro. [fonte]
  • Ann Leckie parla della sua esperienza di lettrice di SFF e degli autori e dei libri che l’hanno più influenzata come scrittrice QUI.
    • In Italia il primo capitolo della trilogia verrà pubblicato da Fanucci, che in questi giorni ha rivelato la copertina e il titolo italiano del volume, che potete vedere qui sopra. Dovrebbe essere disponibile dal 20 novembre in libreria al prezzo di 17 euro. Intanto però è già disponibile l’ebook a poco meno di 7 euro sui principali negozi online. La presenza del titolo originale in copertina è da imputarsi alle resistenze di un certo gruppo di losche figure a cui non piaceva il sottotitolo (kind of) spoileroso e vagamente starwarsiano. Ringrazio Fanucci per averci dato ascolto e aver chiesto l’opinione dei lettori. Rimango curiosa di dare un’occhiata alla traduzione italiana di un volume che oggettivamente presenta un glossario e una marea di passaggi quantomeno ostici da trasporre da una lingua all’altra. Il traduttore/la traduttrice hanno già tutta la mia solidarietà, non vi dico la difficoltà per evitare ogni riferimento al sesso dei personaggi e ai vari spoiler solo in questa misera recensione!
  • Nel frattempo a livello internazionale è già disponibile il secondo volume, Ancillary Sword. Nonostante ci fossero molte titubanze in merito (dato che la conclusione del primo rende difficile immaginare che piega prenderà la storia nel secondo) pare sia un ottimo volume, spiccatamente differente del primo ma più space opera nel collegare il precedente al finale. Le recensioni sono ancora una volta entusiastiche, soprattutto in vista del terzo. Non escludo di potervi dire qualcosa a riguardo pure io nel breve periodo perché è già scattato hype.

L’EDIZIONE ITALIANA – CONSIDERAZIONI E COMPARAZIONI

A più di sei mesi dalla pubblicazione della recensione rimetto mano a questo pezzo per fornire qualche informazione utile e necessaria sull’edizione italiana, criticatissima per anche scelte di traduzione.
Ho letto da più parti come la traduzione sia così mal fatta da pregiudicare l’esperienza di lettura, ma finalmente ho per le mani alcuni esempi concreti da sottoporvi. La fonte è questa discussione tra lettori.

  • Primo importante dato: nell’edizione italiana non è stata rispettata la stesura completamente al femminile dell’opera, rendendo difficoltosa la lettura. Non parlando ungherese (dove la lingua non ha generi, così come in Ancillary Justice) e non avendo ricevuto indicazioni diverse dall’autrice (e lo dico dopo averla interpellata su Twitter in merito), viene da chiedersi perché il pubblico italiano sia sottoposto a uno strazio simile:

    A giudicare dalle ferite che aveva altrove era possibile che fosse stata violentato, ma era difficile stabilirlo con certezza.

    confrontandomi poi con alcuni lettori, ho scoperto che diventa ancora più difficile capire alcuni passaggi del romanzo dove l’unificazione del genere permette di capire alcune differenze tra personaggi (e il loro sesso), mentre la mescolanza manda solo in confusione.

  • La cosa grave e non del tutto inaspettata è che la traduzione, al solito, è scorretta, in maniera così grave da lasciare il dubbio che chi l’abbia realizzata abbia una conoscenza sufficiente della lingua inglese.

    the icy back end of a cold and isolated planet
    il fondoschiena ghiacciato di un pianeta freddo e isolato

    che è il classico errore di adesione totale che perde di significato nel passaggio tra una lingua e l’altra, per non parlare di

    I would have seen any and every injury merely by wishing it. Now I was blind. Clearly she’d been beaten—her face was swollen, her torso bruised.
    A giudicare dalle ferite che aveva altrove era possibile che fosse stata violentato, ma era difficile stabilirlo con certezza.

    Non solo è una traduzione a spanne, ma quel che è peggio è che l’implicazione che sia stato abusato sessualmente è puro frutto della traduzione italiana! In inglese si dice che ha evidenti segni di un pestaggio, che è stato picchiato. Perché permettersi di dare una connotazione simile?

    Sarebbe interessante sapere cosa dice Matteo Diari, il traduttore, a riguardo.

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