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penumbra1Dietro questa recensione c’è un inganno, perpetuato ed amplificato dalla tragica traduzione italiana del titolo del romanzo d’esordio di Robin Sloan. Un “libreria a orario continuato” nel titolo e una gamma di copertine dal design di tendenza sempre incentrate sulle varianti libri/scaffali/libreria: sembra un indizio che conduce dritto dritto al filone dei libri sull’amore per i libri, il genere incidentalmente autobiografico scritto da e per bibliofili.
La risposta è sì e no, ed è così peculiare che ha spiazzato parecchi lettori nostrani, insoddisfatti dal taglio e tono contemporaneo del libro, diametralmente opposto a quanto promesso dalla confezione italiana. Quanto alla definizione migliore per descrivere Mr.Penumbra’s 24-Hour Bookstore, è meglio rifarsi allo stesso Sloan: a story of recession, data visualization and romance.

Per decifrare il contenuto di un esordio che è piaciuto a molti ma che hanno saputo descrivere efficacemente in pochissimi, sarebbe opportuno partire dal creatore dietro il protagonista Clay Jannon, giovane designer disoccupato finito senza troppa convinzione dietro il bancone di una libreria parecchio stramba di San Francisco.
Robin Sloan è enigmatico quasi quanto la serie di misteri che fa risolvere a Clay e se per biografia sono notevoli le somiglianze tra il commesso notturno fittizio e il media mediator divenuto scrittore a tempo pieno, per la calcolata precisione con cui diffonde informazioni su di sé ricorda più il personaggio che dà il nome alla libreria e al romanzo.
Classe 1979, nato in Michigan ma residente più che convinto della San Francisco culla della innovazione tecnologica che ha cambiato il volto della seconda era di Internet, Robin Sloan si è praticamente inventato un mestiere, quello di mediatore di contenuti e messaggi tra un media e l’altro, condividendo un pezzo di strada con altri giovani talenti che hanno trasformato Twitter nel colosso che è oggi.

penumbra 3Anche se ha lasciato Mountain View e dintorni, uno degli aspetti più interessanti del libro è proprio lo spaccato di questo mondo lavorativo, dell’ideologia che lo governa, ancora più cruciale da capire e decifrare ora, in un momento storico dove una singola decisione presa laggiù impatta sul nostro mondo e sul nostro modo di conoscerlo, capirlo e descriverlo. Robin Sloan ambienta parte del libro nel quartiere generale di Google e il funzionamento della casa fisica del motore di ricerca più famoso al mondo occupa una buona fetta del romanzo, così come i suoi impiegati pesano parecchio sulle sorti della missione di Clay e nella sua vita privata. Pur cambiando social, l’autore ha il grande merito di darne una testimonianza di prima mano priva di giudizio, soggettivamente entusiasta ma senza lesinare istantanee sulle criticità e su una sorta di radicalizzazione che queste forme societarie operano sulle vite dei loro dipendenti: c’è il logo sparso letteralmente ovunque, c’è un concilio democratico che prende le decisioni alla maniera ateniese, c’è cibo gratuito calibrato per ogni dipendente affinché sia nutrito in maniera da non intaccare il suo rendimento intellettivo, c’è il personaggio di Kat, il love interest del protagonista, dall’ingegno senza limiti eppure talvolta limitatissima da una visione della vita inscindibile dalla mission di Google.

Leggere Robin Sloan equivale ad entrare per una porticina nel cervello di un giovane 30enne bianco americano dalla deriva geek più o meno marcata a seconda del vostro stesso livello di relazione con la tecnologia. Alle volte può essere alienante (San Francisco è la nuova Venezia e in alcuni passaggi si sentono tutte le migliaia di miglia che separano il nostro Paese da laggiù), altre volte irritante (white people problems, come si direbbe su Tumblr) ma il più delle volte la sua prosa ha il sapore di un rapporto cordiale e di un’atmosfera positiva punteggiata da note sorprendenti di cinico realismo. Il libro ha un approccio sicuramente adatto a chi cerca una lettura divertente e positiva, ma qua e là, forse nei punti in cui l’esperienza personale Sloan fa capolino, lo scrittore dimostra di avere una visione così nitida della contemporaneità da risultare quasi cinica.

But I kept at it with the help-wanted ads. My standards were sliding swiftly. At first I had insisted I would only work at a company with a mission I believed in. Then I thought maybe it would be fine as long as I was learning something new. After that I decided it just couldn’t be evil. Now I was carefully delineating my personal definition of evil.

Lo stile del libro sembra rifarsi alla data visualiazation, mescolata all’ironia della comicità secca e veloce delle serie comedy americane. La lingua è costruita come un linguaggio HTML, assolutamente priva di fronzoli, distillata da ogni componente non necessaria, concentrata sull’unico obiettivo di costruire la storia e i suoi personaggi. La pulizia con cui questo approccio è mantenuto dona una certa eleganza al libro, il cui punto forte rimane indubbiamente il contenuto, perché la forma garantisce una notevole fluidità di lettura ma a livello letterario è risibile.

penumbra4La trama invece è inattaccabile, capace di catturare il lettore nel contrasto tra uno svolgimento classico e una voce narrante così inusuale da rendere spesso imprevedibili gli esiti delle svolte narrative. Robin Sloan è una nuova propaggine della grande crisi del 2008, quella di cui sono figlie musicalmente Lorde e letterariamente Gillian Flynn. Clay Jannon è un giovane uomo di belle speranze anestetizzato nei suoi obiettivi dalla crisi che gli ha tolto il lavoro ma non l’ironico distacco con cui lui e la sua generazione stanno affrontando questo periodo. Mentre punta a tirare avanti facendo il commesso notturno in una strana libreria in apparenza fallimentare, da lettore tiepido qual è viene man mano risucchiato (e risvegliato) da una sorta di organizzazione segreta che si serve del negozio come base per lo scambio di libri particolari, dietro cui si nasconde un mistero irrisolto da secoli. Attorniato da amici e patroni dalle spiccate qualità, Clay sembra l’unico personaggio senza arte né parte, ma la sua straordinaria malleabilità e la sua capacità di utilizzare l’ambiente e le sue risorse per risolvere le varie “quest” a cui è sottoposto (quello che nel mondo lavorativo si chiama problem solving e nel mondo videoludico rende degli ottimi giocatori) lo renderanno il protagonista di una sorta di GDR letterario, un’incredibile avventura moderna sulla falsariga di quelle fantastiche che da piccolo sognava con l’amico Neel mentre leggevano la loro trilogia preferiva, The Dragon-song Chronicles.

There is no immortality that is not built on friendship and work done with care. All the secrets in the world worth knowing are hiding in plain sight.

Senza anticiparvi nulla più del necessario, Mr. Penumbra finisce per essere una sorta di riscoperta interiore di un giovane americano narrata come un’avventura; ad ogni passo avanti corrisponde un enigma risolto, un grado di consapevolezza superiore, fino ad arrivare a un’invidiabile equilibrio tra modernità e tradizione, la prima incarnata dagli amici di Clay, l’altra dal misterioso datore di lavoro Penumbra e dal circolo di lettori che animano il suo negozio.
E i libri? direte voi. L’approccio di Sloan rischia di scontentare qualcuno, perché diametralmente opposto a quello feticista che l’ambientazione in una libreria suggerirebbe. L’autore pare possedere l’invidiabile capacità di scindere perfettamente tra contenuto e supporto, finendo per descrivere con ammirabile capacità la guerra tra oggetti libri: Mr. Penumbra è un viaggio davvero a 360° gradi nel mondo del libro oggi, che parte da preziosi volumi rilegati ma descrive ogni tipologia d’esperienza letteraria, dalla comodità del Kindle alla particolarità degli audiolibri. Il tutto con un approccio perfettamente bilanciato tra il nostalgico e il pragmatico, tra il romantico e il funzionale.

I always imagine the books staring and whispering, Traitor! – but come on, I have a lot of free first chapters to get through. My Kindle is a hand-me-down from my dad, one of the original models. […] There are newer Kindles with bigger screens and subtler industrial design, but this one is like Penumbra’s postcards: so uncool it’s cool again.

Insomma, un libro che è tanto calcolato nella sua confezione esterna (design studiatissimi e copertina che si illumina al buio perché, come dice l’autore, se vuoi che qualcuno compri il cartaceo oggi devi dargli un ottimo motivo per farlo) quanto nel suo primo capitolo (la summa di tutte le migliori strategie per fornire ad Amazon l’estratto gratuito perfetto): forse la mancanza di spontaneità è l’unico limite che divide questa ottima lettura ricreativa dall’essere una lettura rilevante a livello emotivo. Precisa ed elegante, come un design, ma più frutto di calcolo che d’ispirazione.

Robin Sloan

Lo leggo? Mr. Penumbra è un buon libro che racconta la contemporaneità letteraria e tecnologica risultando scorrevolissimo, divertente, un filo nerd alla “Ready Player One” o “Player One” e spesso illuminante e riflessivo. I continui misteri da svelare lo rendono appassionante, ma forse l’aspetto più rilevante è la descrizione cristallina che dà di cosa significhi lavorare, avere amici e passioni, risollevarsi da una crisi oggi. Per questo però tende ad essere una delusione micidiale da chi vuole letture rassicuranti, più rivolte a come vorremmo che fosse il presente rispetto a com’è, che ce ne tirino fuori, anche per la breve dimensione di qualche centinaio di pagine.
L’edizione italiana è pubblicata da Corbaccio con l’infelice titolo di “Il segreto della libreria sempre aperta” e un’immagine di copertina che più falsamente tradizionale e rassicurante di così non si può. La traduzione è di Giovanni Arduino.
Se volete provate l’edizione originale non abbiate troppi timori, nonostante si parli molto di tecnologia: lo stile e la lingua sono quelli a cui ci hanno abituato tante serie televisive americane, colloquiale e facilmente accessibile. Sloan inoltre è così calcolato da fornire in un modo o nell’altro la spiegazione di ogni contenuto che potrebbe disorientare il lettore, anche quello poco avvezzo alla tecnologia.

Per chi lo ha già letto, butto lì una provocazione: a mio parere il personaggio più riuscito è Moffat.

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