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imitation1Le mie aspettative nei riguardi di The Imitation Game erano molto alte, ma per i motivi più sbagliati. Prendete mezzo cast di Tinker, Tailor, Soldier, Spy, aggiungete Lorenzo maestroechef Matthew Goode e Tywin Lannister Charles Dance (in divisa!), vestiteli tutti come negli anni ’40/’50 e fateli confrontare sulla lacrimosa omosessualità nascosta di uno con i precedenti incriminanti di Benedict Cumberbatch. E Keira Knightley. In genere basta uno di questi elementi per suscitare una mia potente deriva fangirlistica, quindi capirete bene il potenziale nucleare che questa miscela prometteva d’innescare.
Mi spiace deludere quanti avranno liquidato i miei vaneggi fangirlistici con sufficienza, ma la lista qui sopra racchiude il meglio del meglio che il biopic di Alan Turing ha da offrire.

Rivelato l’insabbiamento del suo contributo determinante durante la guerra e ottenute le regali scuse, alla tragica figura del geniale precursore dell’era dei calcolatori elettronici Alan Turing serviva solo un film celebrativo per trasformarsi da figura portatrice d’infamia a novella icona dell’eroica resistenza inglese nei terribili giorni dell’isolamento imposto dai tedeschi durante la Seconda guerra mondiale.
Se la tragica vita di Turing aveva tutte le caratteristiche per confezionare un film con cui convincere l’Academy a consacrare il più amato attore inglese dell’anno con una statuetta, forniva anche un ottimo materiale per rileggere un periodo storico ritratto principalmente con atti eroici d’azione, spionaggio e violenza in chiave molto differente e perfino più intrigante: un gruppo di matematici e noiosi professorini d’Inghilterra che, seduti ad un tavolo in una remota località inglese, ribalta gli equilibri della guerra decifrando il simbolo stesso della supremazia tecnologica tedesca, Enigma. C’è un mistero, c’è un crescendo di tensione, c’è una corsa contro il tempo, c’è persino già la paranoia della guerra fredda, ma su tutto regnano le prime avvisaglie di un’epoca in cui sarà la tecnologia a stabilire vincitori e vinti, quasi la costruzione di una genesi della più stretta attualità, seppur in chiave meccanica e retrò.

imi3Altro elemento che sposa classico, contemporaneo e altamente oscarabile, lo stigma che affligge il protagonista, l’omosessualità, allora suprema infamia e reato penale. Stiamo poi parlando di un’omosessualità più parlata che mostrata, gestita ai margini della pellicola, il cui trattamento brutale e disumano viene condannato ma sulla cui sostanza si preferisce glissare, appoggiandosi alla mastodontica espressività del suo interprete e ai flashback dell’infanzia per riempire alcuni non detti enormi: insomma, una gestione piuttosto classica (per non dire datata), che non avrebbe stonato nei cinema di un paio di decenni fa.

Chiamare il nome più quotato tra i grandi attori inglesi della sua generazione per interpretare Turing e attorniarlo di un cast altrettanto blasonato e piacente sembra l’approccio corretto per tributare un omaggio postumo a questa grande figura della storia e della scienza moderna finora insabbiata. Ci sta anche che il film ruoti tutto attorno alla solita perfomance carismatica ed intensa di Benedict Cumberbatch, capace di uscire dalla trappola Sherlock per l’ennesimo personaggio tanto disfunzionale quanto geniale, lacrimando per la buona metà del secondo tempo senza mai calcare la mano o dare l’impressione di essere a caccia di riconoscimenti. Questo nonostante il resto dell’ottimo cast sia sacrificato alla causa, imprigionato in figure poco più che stereotipate, completamente sucubi del dramma di Turing e, nel caso di Keira Knightley, completamente a servizio della sua storia.

imi4Quello che squalifica il film e lo rende poco più di una visione mediocre è la pochezza del taglio impresso al racconto, poco sostenuto da una sceneggiatura mal scritta e peggio gestita, canonica, prevedibile, paternalista, buonista, imbarazzante nei dialoghi e incapace di raccontare l’uomo dietro al mezzobusto da nobilitare. Nel momento giustamente celebrativo dedicato a Turing, produzione e sceneggiatura imboccano la strada che da anni è diventata la corsia preferenziale delle fiction Rai: l’incensazione di santi e laici via celebrazione delle loro imprese in chiave puramente positiva, ignorando volutamente ogni pagina che possa aggiungere complessità  e ambiguità al personaggio, appiattendo le singole personalità distintive sugli abusatissimi topoi del retorico racconto dell’eroe qualunque contro i cattivissimi nazisti e il cattivissimo sistema.

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Lo vado a vedere?
Più che un film brutto, un’occasione davvero sprecata, specie considerando i nomi prestati alla causa. Forse vale comunque la pena recuperarlo per capire qualcosa di più su una delle figure più affascinanti del Novecento, che però avrebbe meritato un film ben più complesso e stratificato.
Ci shippo qualcuno? Nonostante le premesse e l’immagine qui sopra che riassume le mie speranze disattese, no. Tuttavia mi preme segnalarvi un tratto distintivo dell’altrimenti incolore regia di Morten Tyldum: l’azzurritudine. Quando l’atmosfera nel gruppo che lavora alla decriptazione del codice Enigma si fa tesa e gli animi si scaldano, Tyldum rende il picco drammatico puntando sull’azzurritudine micidiale degli occhi dei suoi protagonisti.
Più o meno lo schema che si ripete più volte nella pellicola è:
– divergenza d’opinione nel gruppo con agli estremi opposti Cumberbatch e Goode
– scambio di battute forti
– primo piano degli occhi di Cumberbatch
– primo piano degli occhi di Goode
– ripetere zoomando sempre di più sulle iridi dei due protagonisti.
L’effetto è così potenzialmente devastante che talvolta riesce persino a distrarre dalla pochezza delle battute che i due stanno recitando. Azzurritudine killer: è una tattica sporca, ma funziona. E si merita una nuova tag dedicata.

NOTA SPOILER – come si fa a fare un film su Alan Turing rinunciando volontariamente all’immagine più iconica, cinematografica e melodrammatica della sua intera vita, quella mela che avvelenò e poi addentò per uccidersi, specie se hai uno con la propensione dal dramma teatrale come Benedict Cumberbatch a disposizione!? Come si fa, come!?!? Vi dico solo che nei mesi precedenti all’uscita io parlavo solo della possibile riuscita di quella scena. Vi lascio immaginare la mia rabbia nel scoprire che sarebbe rimasta per sempre solo nella mia immaginazione e sul retro dei prodotti Apple.

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